Joyce Carol Oates.
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Blonde. Parte 4. MARILYN 1953 1958.
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Titolo originale: Blonde.
Traduzione di: Sergio Claudio Perroni.
2000. RCS Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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BLONDE.
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Blonde  un romanzo. Bench alcuni personaggi qui ritratti abbiano una corrispondenza nella vita e nell'ambiente di Marilyn Monroe, le caratterizzazioni e gli eventi sono interamente frutto della fantasia dell'autrice. Pertanto Blonde va letto unicamente come romanzo e non come biografia di Marilyn Monroe. Tutte le note nel testo sono del traduttore.
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Indice di questa parte.
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Parte 4: MARILYN 1953 1958.
Famosa.
I magi.
Il salsicciotto non le basta mai.
L'Ex-Atleta: l'avvistamento.
I cipressi.
Dove vai quando scompari?
L'Ex-Atleta e l'Attrice Bionda: l'appuntamento.
Fr Elise.
L'urlo. La canzone.
L'Ex-Atleta e l'Attrice Bionda: la proposta.
Dopo il matrimonio: una sequenza.
La dea dell'amore sulla grata della metropolitana.
Mia bella figlia perduta.
Dopo il divorzio.
La donna affogata.
Il Drammaturgo e l'attrice bionda: la seduzione.
Il messaggero.
Dancing in the Dark.
Il mistero. L'oscenit.
Chrie 1956.
La ballerina (americana) 1957.
Il reame sul mare.
L'addio.
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Fine Indice.
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MARILYN 1953-1958.
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FAMOSA.
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Dovete costruire un cerchio ideale, un cerchio di luce e di attenzione.
Non dovete permettere che la vostra concentrazione oltrepassi il perimetro
di tale cerchio. Se sentite allentarsi il controllo, ripiegate subito in un cerchio pi piccolo.
Konstantin Stanislavskij.
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Il lavoro dell'attore su se stesso.
Questo 1953 nuovo anno di prodigi. Mai e poi mai Norma Jeane se lo sarebbe
aspettato. L'anno in cui Marilyn Monroe divenne una stella e l'anno in cui Norma Jeane rimase incinta.
Sono felice! I miei sogni si sono avverati.
Le scrosciavano addosso come le onde salse e pungenti sulla spiaggia di
Santa Monica quand'era bambina. Lo ricordava come se fosse ieri. Solo che
adesso la madre sarebbe stata lei, e la sua anima era guarita. Ben presto avrebbe ridotto al silenzio quella voce monotona.
Dovunque tu sia, io sono l. Prima ancora che tu raggiunga la tua meta io sar l, ad aspettarti.
Non posso accettare, mi spiace... S, lo so che un ruolo cos "capita solo una volta nella vita". Ma  cos con tutto.
Il ruolo di Lorelei Lee nella commedia musicale di Anita Loos Gli uomini
preferiscono le bionde. Un grande successo di Broadway acquistato dai pezzi
grossi dello Studio apposta per Marilyn Monroe, che dopo Niagara era diventata
la loro attrice pi redditizia. Mi stai dicendo che non vuoi farlo? le chiese
il suo agente, incredulo. Marilyn. Mi rifiuto di crederci.
Marilyn. Mi rifiuto di crederci. Norma Jeane ripet in silenzio quelle parole
scandalizzate. Peccato che fosse sola, senza Cass ed Eddy G con cui riderci sopra.
Non rispose. Il suo agente stava snocciolando altre formule melodrammatiche.
Quell'uomo la conosceva soltanto come Marilyn. La temeva e la disprezzava.
Non le voleva bene come le aveva voluto bene I. E. Shinn. Rin Tin
Tin lo chiamava lei dietro le spalle, perch era il tipo d'uomo che adora spaventare
la gente digrignando i denti e abbaiando, uno di quegli uomini gi
vecchi anche da giovani, terribilmente ambizioso e furbo pur senza essere intelligente;
Rin Tin Tin era servile coi potenti e sgarbato e dispotico con gli altri,
giovani segretarie del suo ufficio, impiegati, camerieri, tassisti. Com'era
possibile che il prodigioso I. E. Shinn fosse scomparso e al suo posto fosse
comparso Rin Tin Tin? Come posso fidarmi di te? Tu non mi vuoi bene.
Adesso che Marilyn Monroe era diventata come si suol dire famosa, Norma
Jeane non poteva fidarsi di chi gi non la conoscesse e non avesse gi dimostrato
di volerle bene. Cass Chaplin l'aveva avvisata che se li sarebbe ritrovati
tutti addosso, come zecche. Cass aveva detto: Il motto preferito di mio
padre  "Se hai milioni di dollari hai milioni di amici". Di milioni di dollari
Norma Jeane non ne avrebbe mai avuti, ma ci non toglie che per la gente la
fama era comunque una forma di patrimonio cui attingere a volont. La fama
era un incendio che nessuno era in grado di controllare, neppure i pezzi
grossi dello Studio, che se ne attribuivano il merito. E le mandavano mazzi di
fiori! E la invitavano a cena! E ai ricevimenti che davano nelle loro sfarzose ville
di Beverly Hills! Anche se continuano a considerarmi una sgualdrina.
Al ricevimento dopo la prima di Niagara, Norma Jeane, che sicuramente
non era Rose ma che comunque si era scolata vari bicchieri di champagne, si
era rivolta all'impenetrabile Z dicendogli col tono sarcastico di Rose: Si ricorda
quel giorno di settembre del 1947? Ero ancora una ragazzina. Avevo una
tale paura! Lei mi aveva invitato a vedere la sua collezione di animali impagliati
- il suo "aviario". Quando non avevo ancora il mio nome d'arte. Si ricorda
che mi fece mettere a quattro zampe? Si ricorda quanto mi fece male, Mr. Z?
Si ricorda di avermi fatto sanguinare? E di avermi per giunta sgridata? Anni fa,
Mr. Z, ricorda? E poi non mi rinnov il contratto. Ricorda, Mr. Z?
Z guard sbalordito Norma Jeane e fece no con la testa. Si lecc le labbra;
sinistro scintillio di dentiera. Bench la sua faccia fosse l'impenetrabile faccia
di un pipistrello, la sua pelle scabra, specialmente quella del cranio che balenava
sotto i radi capelli, era quella di una lucertola. Cranio che adesso si voltava
piano da una parte all'altra, no, no. Malvagi occhi giallastri, torbidi.
Davvero? Non ricorda?
Temo proprio di no, Miss Monroe.
E il sangue sul suo tappeto di pelliccia bianca, non ricorda neppure quello?
Temo di no, Miss Monroe. Io non possiedo nessun tappeto di pelliccia bianca.
E Debra Mae se la ricorda?  stato lei a ucciderla? E a fare a pezzi il suo cadavere?
Ma Z le aveva voltato le spalle. Distratto da un altro potente uomo-lucertola.
Non aveva sentito le ultime parole di Norma Jeane, sibilate con la voce furibonda
e veemente di Rose Loomis. L'atmosfera del ricevimento era troppo
allegra. Voci, risate, un'orchestrina di negri. Non era quello il momento adatto
per un regolamento di conti con il nemico. Perch gi altri incombevano, si
avvicinavano, ansiosi di congratularsi con Marilyn Monroe per il suo successo.
Niagara era un film a basso costo, girato in fretta e con pochi mezzi, e quindi
avrebbe fruttato parecchio, sicch era proprio il caso che Norma Jeane soffocasse
ogni rancore e sorridesse, sorridesse, sorridesse graziosamente nei panni di Marilyn.
Nonostante la gran voglia di afferrare Mr. Z per il bavero dello smoking e
urlargli in faccia il fatto suo. Ma una voce intervenne.
No! Non farlo. Sarebbe una cosa degna di Gladys. In un momento come questo,
davanti a tutta questa gente. Tu che sei Marilyn Monroe non devi far niente del genere, perch tu non sei pazza come me.
Cos l'insidiosa tentazione di quel momento sfum. Norma Jeane cominci
a respirare con maggior naturalezza. In seguito avrebbe ricordato lo stupore e
il conforto per aver ricevuto da Gladys un cos buon consiglio. Quello era proprio
un punto di svolta nella vita di entrambe! Sapere che mi voleva bene anzich male. Sapere che era felice per me.
Al suo fianco ecco Rin Tin Tin. Che digrignava i denti in una specie di sorriso fiero, come se Marilyn Monroe l'avesse inventata lui.
Rin Tin Tin era parecchio pi alto di Rumpelstiltskin, non aveva la gobba,
e la sua testa non era deforme n sproporzionata. I suoi occhi erano gli occhi
di un uomo avido come la maggior parte degli uomini di Hollywood; eppure
di tanto in tanto gli sfuggivano lampi di gentilezza, sorrisi fanciulleschi fulminei
come tic. Che per nulla potevano contro il suo sospetto e il suo malcelato
disprezzo nei confronti di quella bionda cliente diventata famosa apparentemente
nel giro di poche ore. Come tutti gli agenti di attori arrivati improvvisamente
al successo, Rin Tin Tin aveva paura che la cliente potesse venirgli
soffiata da qualcuno leggermente pi bravo di lui a essere come lui. Quanto le
mancava Mr. Shinn! In quel genere di occasioni pubbliche la sua assenza la investiva
come un lezzo di piatti sporchi, di spazzatura stivata in una cucina dietro
le quinte. Non le sembrava possibile che I. E. Shinn non ci fosse pi mentre
quegli altri gnomi continuavano a esistere. E Norma Jeane continuava a esistere.
Se Isaac rosse stato presente si sarebbe accorto che Norma Jeane cominciava
a sentirsi a disagio, nervosa per tutto quel gran sorridere a gente completamente
sconosciuta; il nervoso la spingeva a bere, e i complimenti e le smancerie
che le piovevano addosso da tutti i lati non facevano altro che confonderla,
lei che invece aveva bisogno di sentirsi rimproverata per non esser riuscita a dare il meglio di ci di cui era capace.
Abbiate paura degli ammiratori! Parlate della vostra arte soltanto con chi sappia
dirvi la verit. Ecco il monito del grande Stanislavskij.
Era circondata da ammiratori. O sedicenti tali.
Mr. Shinn si sarebbe ritirato in un angolo con Norma Jeane, il buon vecchio
scaltro Rumpelstiltskin l'avrebbe fatta ridere col suo sarcasmo e i suoi
commenti acidi. Ecco, lui per esempio sarebbe rimasto sconvolto dalla notizia
della gravidanza - dapprima furioso, giacch I. E. Shinn disprezzava pi di
Cass Chaplin soltanto una persona, e quella persona era Eddy G. Robinson
jr.; il buon vecchio Rumpelstiltskin non sapeva che i Gemelli avevano salvato
la vita di Norma Jeane - e tuttavia, nel giro di qualche giorno, Norma Jeane
ne era certa, anche lui sarebbe stato contento per lei. Ci che la Principessa
Buona desidera,  giusto che le sia concesso.
... in linea? Marilyn?
La trance di Norma Jeane fu interrotta da una fastidiosa vocina radiofonica.
No, da una vocina telefonica. Era semisdraiata sul divano, e la cornetta del telefono
era scivolata sul cuscino accanto a lei. Teneva entrambe le mani premute
sul ventre, dove Baby dormiva il suo segreto sonno senza parole.
Norma Jeane sollev il ricevitore, confusa. S-s? Come?
Era Rin Tin Tin. Se nera dimenticata. Quando aveva chiamato? Che cosa
imbarazzante! Rin Tin Tin che le chiedeva se si sentisse bene - chiamandola
Marilyn come se ne avesse il diritto. SI, mi sento benissimo. Cosa volevi?
Ti spiace starmi a sentire un attimo? Tu non hai mai fatto una commedia
musicale, e questa  un'opportunit fantastica. Il contratto...
Una commedia musicale? Ma io non so n cantare n ballare.
Rin Tin Tin abbai una mezza risata. Che cliente sim-pa-ti-ca! Una seconda Carole Lombard.
Disse: Hai preso lezioni sia di canto che di danza, e tutti quelli con cui ho
parlato allo Studio dicono che sei... Indugi, cercando il termine giusto,
plausibile ... molto promettente. Un talento naturale.
Era vero: quando anzich essere se stessa era in musica si sentiva pervadere
da un'energia infantile. Cantare, ballare! Ma adesso aveva qualcosa di cui essere
felice. Mi spiace. Non posso. Non adesso.
Ci fu un secco sbuffo di furia canina. Una folata.
Non adesso? E perch non adesso?  proprio adesso che Marilyn Monroe  la regina degli incassi.
Questioni private.
Come hai detto? Marilyn, non riesco a sentirti.
La mia v-vita privata. Ho anche una vita privata, io! Non sono soltanto... una cosa al cinema.
Rin Tin Tin prefer non sentire. Una tattica usata anche da Rumpelstiltskin.
Prefer informarla - precipitosamente, come se fosse una notizia letta in quel
momento su un telegramma - che: Z ha comprato Gli uomini preferiscono le
bionde apposta per te. Ha rifiutato Carol Channing, l'attuale protagonista della
versione teatrale, anche se  stata lei a farne uno dei pi grandi successi di
Broadway. L'ha comprato per te, per farne una vetrina per te, Marilyn.
Una vetrina! Per cosa?
Con noncuranza Norma Jeane disse, carezzandosi il ventre come avrebbe
fatto Rose, carezzando l'appena percettibile turgore che era il suo Baby: Quanto mi pagherebbero?
Rin Tin Tin esit. Quello che prevede il tuo contratto. Millecinquecento la settimana.
Quante settimane?
Hanno calcolato una dozzina.
E Jane Russell quanto prende?
Daccapo Rin Tin Tin esit. Doveva averlo stupito il fatto che Norma Jeane,
che pure sembrava sempre cos vaga e distratta e remota, cos indifferente ai
pettegolezzi di Hollywood in generale e in particolar modo alle ciance sui
compensi dei divi, e che addirittura sosteneva di non aver mai letto quasi
niente di tutto quello che era stato scritto su Marilyn, non solo sapesse che Jane
Russell sarebbe stata la co-protagonista del film ma anche che la sua curiosit
sul compenso di Jane Russell avrebbe messo a disagio l'agente.
Evasivamente, Rin Tin Tin disse: Ancora non hanno firmato niente. La
Russell  sotto contratto con un altro studio.
Lo so. Quanto?
La cifra non  stata ufficializzata.
Quanto?"
La richiesta  centomila.
Centomila? Norma Jeane avvert una fitta di sdegno. Nel ventre. A un pelo
da Baby. Ma il sonno di Baby non ne avrebbe risentito. Perch quello che
Norma Jeane avvert fu perlopi un senso di sollievo. Disse, ridendo: Se le
settimane di ripresa sono dodici, allora il mio compenso totale ammonta a diciottomila
dollari. E Jane ne busca centomila? "Marilyn Monroe" deve farsi valere,
giusto? Ecco, e allora sappiate che questa cifra  un insulto. Jane Russell e
io eravamo al liceo insieme, a Van Nuys. Lei era un anno pi vecchia di me e
recitava nella filodrammatica, mentre io no, per eravamo amiche lo stesso. E
se sentisse quanto mi avete offerto sarebbe imbarazzata per me! Norma Jeane
tacque. Aveva parlato molto velocemente; anche se non era arrabbiata, il suo
tono faceva pensare che lo fosse. E adesso r-riattacco. Ciao.
Marilyn, aspetta...
Al diavolo Marilyn. Qui non c' nessuna Marilyn.
E giunse il mattino della convocazione urgente a Lakewood. Gladys Mortensen era scomparsa!
Durante la notte era uscita dalla sua stanza, e poi dalla clinica e infine (come
ormai erano costretti a supporre, avendo cercato in lungo e in largo) anche
dal parco della clinica. Norma Jeane poteva venire prima possibile? Oh s. Oh s.
Non l'avrebbe detto a nessuno. Non al suo agente, n a Cass Chaplin e a
Eddy G. Per non affliggerli. Questo tormento  soltanto mio. E temeva l'evidente
mancanza di interesse che vedeva negli occhi dei suoi amanti ogni volta che
accennava, per quanto vagamente, alla madre malata. (Anche noi abbiamo
una madre malata, le aveva detto una volta Cass, sbuffando. Se tu mi risparmi
la tua io ti risparmio la mia. Ci stai?)
Norma Jeane si mise addosso il primo vestito che le capit sotto mano, pi
un cappello di paglia di Eddy G, pi un paio di occhiali da sole. Consider
l'opportunit di mandar gi una delle compresse di benzedrina che Cass teneva
ammonticchiate nel bagno, ma decise di non farlo. Dormiva in media sei
ore a notte, sonni profondi e riposanti, perch la gravidanza le faceva bene, come
le aveva detto il medico guardandola radioso come se fosse lui il futuro padre,
talmente radioso che per qualche istante Norma Jeane aveva temuto che
l'avesse riconosciuta. Che sarebbe successo se le avessero scattato delle foto
mentre era anestetizzata, al momento del parto?
Si infil nel traffico mattutino e guid fino a Lakewood. Preoccupata per
Gladys, perch che avrebbe fatto se a Gladys era successo qualcosa di brutto?
In qualche modo deve aver capito della gravidanza. Possibile? Norma Jeane sapeva
di dover smettere di attribuire doti di onniscienza a Gladys; non era pi
una bambina, e Gladys non era pi la sua terribile madre al-corrente-di-tutto.
Eppure in qualche modo potrebbe averlo capito. Ed  per questo che  scappata.
Sulla strada per Lakewood, Norma Jeane pass davanti a uno, due, tre cinema
che davano Niagara. Distesa sopra l'insegna di ciascun cinema c'era MARILYN
MONROE. La sua pelle vellutata e luminosa, MARILYN MONROE in abitino rosso
cortissimo che conteneva a stento il seno florido. MARILYN MONROE sorriso
provocante e lustre labbra voluttuose che Norma Jeane sbirci timidamente.
La Principessa Buona! Mai prima di allora Norma Jeane si era resa conto di
come la Principessa Buona sbeffeggiasse e al tempo stesso aizzasse i suoi ammiratori.
Lei era cos bella, e loro cos qualunque. Lei era fonte di emozione, e
loro erano schiavi di quell'emozione. Chi mai avrebbe potuto essere un Principe Misterioso alla sua altezza?
S, sono orgogliosa! Lo confesso. Ho lavorato duro, e lavorer ancor pi duro.
La donna su quel cartellone non sono io. Per  il prodotto del mio lavoro. E io merito la mia felicit.
Merito il mio bambino. Questo  il mio momento!
Quando Norma Jeane giunse a Lakewood, un miracolo aveva fatto ricomparire
Gladys. L'avevano trovata addormentata in un banco della chiesa cattolica
sul Bellflower Boulevard, a meno di cinque chilometri dalla clinica. Confusa
e disorientata, ma senza opporre resistenza, Gladys era stata riportata in
clinica dalla polizia di Lakewood. Quando Norma Jeane la vide scoppi a
piangere e strinse a s in un abbraccio che sembrava non dovesse finire mai
quella povera donna che puzzava di stoffa bagnata e di urina.
Ma se non  neanche cattolica, cosa mai ci sar andata a fare l?
Il direttore della clinica si scus profusamente con Norma Jeane. Premurandosi
di chiamarla Miss Baker. (Il fatto che Gladys Mortensen fosse la madre
di una certa attrice del cinema era strettamente confidenziale. Non mi tradisca!
lo aveva implorato Norma Jeane.) Le assicur che ogni sera alle nove in
punto il personale della clinica verificava la presenza dei pazienti nelle rispettive
stanze e la chiusura di tutte le finestre e di tutte le porte; le garant che il
perimetro della clinica e del terreno circostante era sottoposto a controllo costante
da parte del personale di vigilanza. Norma Jeane si affrett a tranquillizzarlo:
Guardi che non sono affatto arrabbiata. Anzi, sono contentissima, perch
a mia madre non  successo niente di brutto.
Norma Jeane trascorse il resto della giornata a Lakewood. In fondo, quello
poteva essere un giorno importantissimo! Riflett su come dare la buona notizia
a Gladys. Non sempre le madri sono pronte a sentirsi dare belle notizie
dalle figlie, poich talvolta nei confronti delle figlie certe madri sono pi figlie
che madri. Come Gladys, che adesso Norma Jeane accudiva quasi fosse sua figlia,
fragile e incerta nei movimenti, e forse anche incerta su chi fosse Norma
Jeane, a giudicare dalle occhiate stranite con cui la guardava.
Norma Jeane aiut la madre a lavarsi, poi le lav i capelli sudici e aggrovigliati,
e glieli pettin con cura. Le parlava con tono gaio, di tanto in tanto canticchiando
come si fa coi bambini. Ci hai fatto stare tutti in pensiero, Mamma.
Prometti che non scapperai pi? Durante la notte, Gladys era riuscita
chiss come ad aprire non una bens diverse porte (che forse, contrariamente a
quanto sosteneva il direttore, non erano state n chiuse n controllate) e ad allontanarsi
non vista sul prato della clinica; una volta in strada era riuscita a percorrere,
sempre senza dare nell'occhio, i quasi cinque chilometri fino alla St.
Elizabeth's Church, dove era stata trovata al mattino, quando i parrocchiani
erano entrati in chiesa per la messa delle sette. Indossava un vestito di cotone
beige, senza niente sotto. Quand'era scappata dalla clinica aveva ai piedi un
paio di pantofole di panno, ma doveva averle perse durante il tragitto; i suoi
piedi ossuti erano ricoperti di piccole ferite. Norma Jeane lav teneramente i
piedi della madre e disinfett le ferite con la tintura di iodio. Mamma, mi
spieghi dove volevi andare? Se avevi voglia di andare in chiesa o anche da qualche
altra parte potevi telefonare a me. Sarei stata felice di accompagnarti.
Gladys scroll le spalle. Sapevo dove stavo andando.
Potevi farti male. Finire sotto una macchina, o magari perderti.
Io non mi perdo mai. Sapevo dove stavo andando.
Cio dove? Dove stavi andando?
A
A casa.
Quell'ultima parola rimase a fluttuare nell'aria, strana e meravigliosa come
una farfalla esotica. Norma Jeane, turbata, non sapeva cosa rispondere. Vide
che Gladys stava sorridendo. Una donna con un segreto. Tanto tempo prima,
in un'altra vita, era stata una poetessa. Era stata una bella ragazza che affascinava
gli uomini, inclusi i potenti uomini di Hollywood, come il padre di Norma
Jeane. Prima dell'arrivo di Norma Jeane, a Gladys era stato somministrato
un farmaco per calmarle i nervi. Adesso non mostrava alcun segno di agitazione
e nemmeno di imbarazzo per aver provocato tutto quel trambusto.
Mentre dormiva sul duro legno di quel banco di chiesa se l'era fatta addosso,
ma anche quello non sembrava averla imbarazzata.  una bambina. Una bambina
crudele. Ha preso il posto di Norma Jeane.
Gli occhi di Gladys non avevano pi la bellezza di un tempo, erano incavati
e inespressivi come pietre, e la sua pelle era opaca, con una sfumatura verdognola;
eppure, stranamente, nonostante le sue condizioni e nonostante la nottataccia,
non sembrava pi vecchia di come la ricordava Norma Jeane. Era come
se anni prima qualcuno le avesse fatto un incantesimo: intorno a lei sarebbero
invecchiati tutti, ma Gladys no. Con tono di garbato rimprovero, Norma
Jeane le disse: Mamma, ricordati che quando vuoi puoi venire a casa con
me. Ci fu un momento di silenzio. Gladys tir su col naso, poi se lo soffi.
Norma Jeane immagin la sua risposta sarcastica. A casa! Con te? E dove? Norma
Jeane disse: Tu non sei vecchia. Non dovresti sentirti vecchia. Hai solo
cinquantatr anni. Poi azzard: Che ne diresti di diventare nonna?
Ecco. L'aveva detto. Nonna!
Gladys sbadigli. Uno sbadiglio infinito. Norma Jeane era delusa. Doveva ripetere la domanda?
Norma Jeane aveva aiutato la madre a infilarsi a letto, dove adesso era comodamente
distesa tra linde lenzuola di cotone e con indosso una linda camicia
da notte di cotone. Il pungente e sgradevole odore di urina era scomparso
dal corpo di Gladys ma rimaneva, come un'eco ostinata, nella stanza. La stanza
privata di Gladys, per la quale Miss Baker pagava ogni mese un bel po' di
soldi, era poco pi grande di un ripostiglio, con una sola finestra, molto piccola,
che dava sul parcheggio della clinica. C'erano un comodino, un abatjour,
una sedia di ferro, un angusto letto da ospedale. Sul cassettone di alluminio,
tra articoli da bagno e biancheria, c'erano varie pile di libri, regalati nel
corso degli anni da Norma Jeane. Perlopi si trattava di libri di poesia, smilzi
libriccini che avevano l'aria di non esser mai stati sfogliati. Comodamente sistemata
nel suo lettuccio, Gladys sembrava sul punto di sprofondare nel sonno.
I suoi capelli castano-grigi si erano asciugati in ciocche ispide. Le palpebre
erano socchiuse, le labbra esangui penzolavano inerti. Norma Jeane not con
una fitta di malinconia che le mani della madre, quelle mani solcate da vene
robuste, le mani di Nell, un tempo cos inquiete, cos animate da una sorta di
loro rabbiosa volont, si erano fatte immote e fiacche. Norma Jeane le prese
tra le proprie. Oh, Mamma, hai le dita gelate. Adesso te le scaldo io.
Ma le dita di Gladys non si lasciarono scaldare. E fu Norma Jeane a sentirsi gelare, e rabbrivid.
Norma Jeane cerc di spiegare a Gladys come mai quel giorno non le avesse
portato nessun dono. Come mai quel giorno non sarebbero andate in citt, a
portare Gladys dal parrucchiere e poi a mangiare qualcosa in una bella sala da
t. Cerc di spiegarle come mai quel giorno non avrebbe lasciato a Gladys i
soldi per le sue piccole spese - Nel portafogli ho soltanto diciotto dollari!
Che vergogna, eh? Pensa, guadagno millecinquecento dollari la settimana, ma
ho talmente tante spese... Era vero: Norma Jeane era spesso costretta a farsi
prestare cinquanta, cento, duecento dollari dagli amici, o da amici degli amici.
C'erano uomini ben contenti di prestare soldi a Marilyn Monroe. Di farle firmare
qualche pagher. Di regalarle gioielli - anche se Norma Jeane non amava
molto i gioielli. Cass Chaplin ed Eddy G, giovanotti assai pratici, non si offendevano
per quei regali. Sia l'uno sia l'altro erano stati diseredati dai rispettivi
padri, sicch gli sembrava perfettamente logico che altri uomini, uomini anziani
e padri di un altro genere, li mantenessero. E cercavano in tutti i modi di
convincere Norma Jeane che la cosa valeva anche per lei. Anche lei era stata
privata del sostegno economico paterno. E tra l'altro Cass ed Eddy G avevano
deciso che finch Norma Jeane fosse stata incinta avrebbero dovuto trasferirsi
tutt'e tre da qualche parte nelle Hollywood Hills. Se non fossero riusciti a trovare
una casa decente senza pagare affitto, avrebbero avuto bisogno dei soldi
per l'affitto. E avevano anche deciso che ciascuno di loro doveva assicurarsi per
centomila dollari - ma forse anche duecentomila - e nominare gli altri due
beneficiari. Non si sa mai. La prudenza non  mai troppa. Con un bambino
in arrivo. Anche se, ovviamente, ai Gemelli non pu capitare niente di brutto!
Assicurarsi? A quell'idea Norma Jeane non aveva saputo cosa rispondere.
La prospettiva di assicurarsi la atterriva, perch implicava il fatto che un giorno dovesse morire.
Marilyn invece no, Marilyn non poteva morire. Lei era nei film e sulle foto. Dappertutto.
All'improvviso Gladys spalanc gli occhi e cerc di mettere a fuoco ci che
la circondava. Norma Jeane ebbe la sgradevole sensazione che quella reazione
non fosse dovuta alle sue parole. Gladys disse, eccitata: In che anno siamo? In che anno ci ha portati la Macchina?
Norma Jeane cerc di tranquillizzarla: Mamma, siamo nel 1953. Maggio
1953. Io sono Norma Jeane, e sono qui per prendermi cura di te.
Gladys la guard con aria sospettosa. Per hai i capelli cos bianchi
Gladys chiuse gli occhi. Norma Jeane le carezz le dita, e nel frattempo
cerc un modo per dare la buona notizia a Gladys senza turbarla. Un figlio. Ha
gi quasi sei settimane. Non sei contenta per me? Era convinta che in qualche
modo Gladys gi lo sapesse. Ecco perch era cos sfuggente, cos ansiosa di sprofondare nel sonno.
Norma Jeane disse, esitando: Mamma, quando tu hai avuto m-me, non eri
sposata, vero? Non avevi un uomo che ti mantenesse. Eppure mi hai voluta lo
stesso.  stato un gesto molto coraggioso, sai? Al posto tuo un'altra ragazza
avrebbe preferito... be', sai bene cosa voglio dire. Avrebbe preferito liberarsene.
Liberarsi di me!" L Norma Jeane se ne usc con una risatina stridula. E a
quel punto io non sarei mai esistita. Non sarebbe esistita nessuna "Marilyn".
Che tra parentesi sta diventando famosa, sai? Riceve lettere di ammiratori, e
telegrammi, e mazzi di fiori!  tutto cos... strano.
Gladys aveva gli occhi ostinatamente chiusi. La sua faccia sembrava sul
punto di cedere, come cera sciolta. In un angolo della bocca luccicava un bolo
di saliva. Norma Jeane parlava senza capire cosa stesse dicendo. Una parte di
lei sapeva perfettamente quanto fosse ridicolo e assurdo il suo progetto di avere
un figlio. Un figlio, senza avere un marito? Peccato che non avesse accettato
la proposta di matrimonio di Mr. Shinn. Peccato che V non l'avesse amata un
po' di pi e non le avesse chiesto di sposarla. Un figlio adesso significava la fine
della sua carriera cinematografica. Sicuro, fine della carriera. Anche se avesse
cercato di rimediare sposando uno dei Gemelli, lo scandalo l'avrebbe distrutta.
Marilyn Monroe, appena approdata alla fama, pallone gonfiato dai
media, sarebbe stata allegramente distrutta dai media.
E invece tu sei stata coraggiosa. Hai fatto la cosa giusta. Hai messo al
mondo la tua bambina. Hai messo al mondo... me."
Ma gli occhi di Gladys rimanevano chiusi. Le sue labbra esangui penzolavano
inerti. Era sprofondata nel sonno come in un'acqua scura e misteriosa dove
Norma Jeane non poteva seguirla. Anche se sentiva le onde scrosciare accanto al letto.
Dalla clinica di Lakewood, Norma Jeane telefon a un numero di Hollywood.
All'altro capo del filo, il telefono squillava, squillava, squillava. Aiutatemi, vi prego! Ho bisogno di aiuto.
Norma Jeane avrebbe preferito andarsene subito dalla clinica, perch aveva
pianto e sentiva la pelle intorno agli occhi bruciare e tirare. Era Nell, disorientata
e atterrita ma costretta dalla presenza del prossimo a comportarsi come se
fosse normale. Ma il direttore insisteva per parlarle in privato. Era un ometto di
mezza et, con la faccia tonda e gli occhi assurdamente ingranditi dagli spessi
occhiali con la montatura di plastica nera. Dall'eccitazione che sentiva nella
sua voce, Norma Jeane cap che quell'uomo non vedeva in lei la figlia della paziente
Gladys Mortensen bens un'attrice del cinema. Forse una bionda bomba
del sesso. Voleva chiederle l'autografo? In un momento simile? Se si fosse
azzardato, Norma Jeane l'avrebbe coperto di improperi. Sarebbe scoppiata a
piangere. Non avrebbe tollerato una cosa del genere!
Il Dottor Bender, invece, cominci a parlarle di Gladys Mortensen. Dei
progressi che, dal punto di vista generale, Gladys Mortensen aveva fatto da
quando era arrivata a Lakewood. Tuttavia, di tanto in tanto, come molti altri
pazienti nelle sue condizioni, aveva delle ricadute e si comportava in maniera
imprevedibile e pericolosa. La schizofrenia paranoide, spieg il Dottor Bender
col tono garbato e premuroso di una registrazione didattica,  una malattia
misteriosa. Per certi versi mi ricorda molto la sclerosi multipla. Malattie misteriose
che nessuno comprende davvero. Una sindrome di sintomi. Alcuni
studiosi sostengono che la schizofrenia paranoide possa essere spiegata con
l'interazione, o meglio con la mancata interazione, del paziente con l'ambiente
circostante e con il prossimo; altri studiosi, freudiani, ritengono che possa essere
spiegata con l'infanzia del paziente; altri ancora ritengono che abbia un'origine
organica puramente biologica. Norma Jeane annuiva per mostrare che
stava ascoltando. Sorrideva. Anche in un momento come quello - spossata e
depressa e col ventre che le doleva, e la testa che improvvisamente pullulava di
tutti gli appuntamenti che quel giorno aveva allo studio e dei quali si era completamente
dimenticata, neppure una telefonata per scusarsi e rimandarli - sapeva
di dover sorridere. Sorridere era un obbligo di tutte le donne, e specialmente suo.
Norma Jeane disse, avvilita: Capisco. Tant' vero che ho smesso di chiedere
quando verr dimessa mia madre. Suppongo che non succeder mai. Immagino
che il massimo che posso sperare  che non soffra e che sia... f-felice.
Il Dottor Bender replic con aria grave: In questa clinica non ci arrendiamo
mai. Mai! Per... dobbiamo anche essere realisti.
 ereditaria?
Come?
La malattia di mia madre.  una cosa che si trasmette di madre in figlia, col sangue?
Col sangue? Il Dottor Bender ripet quelle parole come se non avesse mai
sentito niente di simile. Poi disse, con tono evasivo: Diciamo che, s, in alcune
famiglie  stata notata una certa tendenza, ma in altre assolutamente no.
Speranzosa, Norma Jeane disse: Mio p-padre era un uomo normalissimo.
In tutti i sensi. Personalmente non l'ho mai conosciuto, l'ho visto solo in fotografia.
Ne ho sentito parlare.  morto in Spagna, nel 1936. Ucciso. In guerra.
Quando Norma Jeane si alz per congedarsi, il Dottor Bender le chiese un
autografo, scusandosi profusamente e spiegandole con foga di non essere il tipo
di persona che chiede l'autografo alle celebrit, per, se non le dava troppo
fastidio...  per la mia Sasha. Ha tredici anni. Vuole diventare anche lei una stella del cinema.
Norma Jeane sent la bocca curvarsi in un sorriso garbato, com'era stata addestrata
a fare. Anche se avvertiva l'incombere di un'emicrania. Da quando era
rimasta incinta, e senza mestruazioni, non aveva pi n quei crampi atroci n
quei mal di testa accecanti, per adesso sentiva incombere l'emicrania, e si
chiese terrorizzata come avrebbe fatto a trasportare se stessa e Baby incolumi
fino a casa. Tuttavia appose amabilmente la propria firma sulla copertina di
Photoplay, vergandola con gli ariosi e slanciati caratteri che gli specialisti
dello Studio avevano ideato per Marilyn. (La sua vera firma, Norma Jeane
Baker, era invece minuscola e rachitica.) La copertina di Photoplay ritraeva
Marilyn come Rose, voluttuosa, sexy, testa rovesciata all'indietro e occhi socchiusi
e sognanti, e labbra increspate in un bacio audace. Il seno gagliardo
sembrava pronto a straripare da un attillatissimo prendisole blu elettrico che
Norma Jeane poteva giurare di non aver mai indossato in vita sua. In realt
aveva dimenticato quel servizio fotografico. Aveva dimenticato quella copertina.
Forse non era mai successo?
Eppure quel Photoplay dell'aprile 1953 dimostrava il contrario.
A Baby
In te,
il mondo nasce di nuovo.
Prima di te - nessuno c'era al mondo.
...
.
...
I MAGI.
...
.
...
Erano, tra gli altri, Hedda Hopper, P. Pukham (Hollywood dopo il crepuscolo),
G. Belcher, Max-the-Man Mercer, Dorothy Kilgallen, H. Salop Keyhole(1),
Skid Skolsky (che rastrellava pettegolezzi su Hollywood appollaiato sul ballatoio
dello Schwab's Drugstore), Gloria Grahame, V. Venell, Buck Holster,
Smilin Jack, Lex Aise, Cramme, Pease, Coker, Crudloe, Gagge, Gargole,
Scudd, Sly Goldblatt, Pett, Trott, Leviticus, M. Mudd, Wall Reese, Walter
Winchell, Louella Parsons, e HOLLYWOOD ROVING Eye(2). I loro brillanti e
spietati corsivi comparivano su Variety, Los Angeles Times, Los Angeles
Beacon, Los Angeles Confidential, Hollywood Reporter, Hollywood
Tatler, Hollywood Confidential, Hollywood Diary, Photoplay,
PhotoLife, Screen World, Screen Romance, Screen Secrets, Modern Screen,
Screenland, Screen Album, Movie Stories, Movieland, New York Post,
Filmland Tell-All, Scoop! e altri giornali. Venivano distribuiti dalla Associated
Press e dalla American Press. La loro strenua missione era quella di far
girare le voci. Di sventolare panni sporchi e appiccare incendi. Versavano taniche
di benzina nel sottobosco per accelerare l'impeto delle fiamme. Strombazzavano,
gridavano ai quattro venti, sbandieravano. Davano fiato a trombe,
corni e tromboni dall'alto delle mura di Hollywood. Suonavano campane a festa
e campane a morto. Insieme e individualmente, in coro e in a solo, proclamavano
e acclamavano, diffondevano e confondevano. Spifferavano. Rivelavano
e propagandavano. Elogiavano, disprezzavano, promulgavano e divulgavano.
Erano vulcani di parole. Erano maremoti di parole. Lanciavano, stoppavano,
aprivano falle e tappavano buchi. Mettevano in luce. Mettevano in ombra.
Mentivano e smentivano. Enfatizzavano, incensavano, ventilavano e
iperventilavano. Predicevano, e contraddicevano. La irresistibile ascesa di, e la tragica
discesa di. Erano astronomi che tracciavano traiettorie di stelle e stelline.
Scrutando incessantemente il cielo notturno. Erano l quando una stella nasceva,
ed erano l quando moriva. Epicizzavano la carne e si spartivano le ossa.
Avidamente leccavano la pelle succulenta e avidamente succhiavano il delizioso
midollo. In quel grassetto cos congeniale agli anni Cinquanta magnificando
MARILYN MONROE MARILYN MONROE MARILYN MONROE. Attrice Rivelazione
del 1953 per Photoplay. Fidanzata del Mese per Playboy del novembre
1953. Miss Cannonata Bionda 1953 per Screen World. Su riviste patinate
come Life, Collier's, Esquire, Saturday Evening Post. Su manifesti dove
un bimbo poliomielitico in sedia a rotelle alzava lo sguardo sulla sua sfolgorante
bellezza bionda: RICORDATE DI FARE OFFERTE GENEROSE ALLA MARCH OF DIMES(3). MARILYN MONROE.
A Cass avrebbe detto, sorridendo a disagio: Be'... in fondo s,  carina. Questa
foto. Questo vestito. Oddio. Ma non sono mica io, no? Che dir la gente quando lo s-scoprir?
Quella strana opacit luminosa dei suoi occhi da bambola, Cass sarebbe
riuscito a decodificarla solo retrospettivamente, e a quel punto con certezza assoluta.
Perch non le aveva dato granch retta. Era difficile dar retta a Norma.
Era come se parlasse con se stessa, parole come pensieri traboccati da quella testa
intasata di pensieri. Quel suo modo di tormentarsi le mani, di flettere e distendere
le dita, di toccarsi le labbra come per assicurarsi - di cosa? Di avere le
labbra? Che le sue labbra fossero ancora giovani, carnose, sode? E poi Cass
aveva i suoi, di pensieri. Dicendo, mentre carezzava distrattamente la mano di
Norma, che come sempre ricambiava afferrandogli la mano e serrandola con
quelle sue dita sorprendentemente forti: Cavolo, tesoro: noi l'abbiamo scoperto, e ti vogliamo bene comunque. OK?
Secondo Cass aveva a che fare con l'essere incinta, e spaventata.
...
.
...
IL SALSICCIOTTO NON LE BASTA MAI.
...
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...
I suoi amanti! Secondo il voluminoso fascicolo dell'FBI classificato MARILYN MONROE ALIAS NORMA JEANE BAKER.
Risultavano Z, D, S, e T, oltre ad altri cinque o sei dello Studio. Risultavano
il fotografo comunista Otto Ose, lo sceneggiatore comunista Dalton Trumbo,
l'attore comunista Robert Mitchum. Risultavano Howard Hughes, George
Raft, I. E. Shinn, Ben Hecht, John Huston, Louis Calhern, Pat O'Brien,
Mickey Rooney, Richard Widmark, Ricardo Montalban, George Sanders, Eddie
Fisher, Paul Robeson, Charlie Chaplin (senior) e Charlie Chaplin (junior),
Stewart Granger, Joseph Mankiewicz, Roy Baker, Howard Hawks, Joseph
Cotten, Elisha Cook jr., Sterling Hayden, Humphrey Bogart, Hoagy
Carmichael, Robert Taylor, Tyrone Power, Fred Allen, Hopalong Cassidy, Tom Mix,
Otto Preminger, Cary Grant, Clark Gable, Skid Skolsky, Samuel Goldwyn,
Edward G. Robinson (senior), Edward G. Robinson (junior), Van Heflin, Van
Johnson, Tonto, Johnny Tarzan Weissmuller, Gene Autry, Bela Lugosi, Boris
Karloff, Lon Chaney, Fred Astaire, Leviticus, Roy Rogers e Trigger, Groucho
Marx, Harpo Marx, Chico Marx, Bud Gianni Abbott e Lou Pinotto Costello,
John Wayne, Charles Coburn, Rory Calhoun, Clifton Webb, Ronald
Reagan, James Mason, Monty Woolley, W.C. Fields, Red Skelton, Jimmy Durante,
Errol Flynn, Keenan Wynn, Walter Pidgeon, Fredric March, Mae West,
Gloria Swanson, Joan Crawford, Shelley Winters, Ava Gardner, Lassie, Jimmy
Stewart, Dana Andrews, Frank Sinatra, Peter Lawford, Cecil B. DeMille, e
numerosi altri. E ancora era solo il 1953, quando aveva appena ventisette anni!
La parte pi scandalosa doveva ancora arrivare.
...
.
...
Note.
1. Buco della Serratura.
2. Occhio di falco.
3. Letteralmente la marcia delle monetine. Gioco di parole basato sull'assonanza con March of Times.
4. Yankee Slugger.
Fine note.
...
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...
L'EX-ATLETA: L'AVVISTAMENTO.
...
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...
Mi piacerebbe uscirci.
L'Ex-Atleta stava arrivando ai quaranta. Era ormai da anni che aveva sferrato
l'ultimo colpo di mazza nel campionato di baseball, che aveva fatto l'ultimo
home-run, che aveva sorriso timidamente mentre settantacinquemila ammiratori
balzavano in piedi osannandolo. Ai suoi tempi aveva infranto record sportivi
che resistevano dal 1922. C'era chi lo paragonava a Babe Ruth, in meglio.
Era diventato un mito. Un'icona. Si era sposato, aveva procreato, e aveva divorziato
dalla moglie per motivi di crudelt. Cavolo, aveva anche lui i suoi
momentacci! Tutti gli uomini normali hanno i loro momentacci, no? E poi era
italiano, e geloso. Era italiano, e non dimenticava mai uno sgarbo, e non
perdonava mai un nemico. Aveva un naso italiano, un rude fascino italiano.
In pubblico si comportava civilmente. In pubblico era calmo, educato. Aveva
fama di essere timido. Aveva fama di essere galante. Di sera amava vestirsi elegante,
completi scuri fatti a mano, di giorno amava vestirsi sportivo. Era nato
a San Francisco in una famiglia di pescatori. Era cattolico. Amava gli amici.
Amava la famiglia. Gi, ma dov'era finita la sua famiglia? Usciva con le modelle.
Usciva con le stelline. Il suo nome figurava spesso nelle rubriche di
pettegolezzi, in neretto. Al momento del suo ritiro dallo sport agonistico guadagnava
centomila dollari l'anno. Aveva regalato soldi ai genitori, aveva comprato
terreni, aveva fatto buoni investimenti. Si diceva che avesse contatti
con certi affaristi italiani di San Francisco, Los Angeles e Las Vegas. Ovviamente
aveva un debole per i ristoranti italiani: scampi, pasta e qualche volta
risotto. Ma doveva essere un risotto preparato scrupolosamente. In genere lasciava
mance generose. Se lo servivano male diventava pericoloso. Non era
igienico contrariare un tipo del genere, n per sbaglio n tantomeno apposta.
Era un uomo che sapeva farsi valere. Le donne lo chiamavano maliziosamente
re di mazze(4). Beveva. Fumava. Si angustiava. Era malato di sport. Aveva un
sacco di amici, perlopi maschi, alcuni erano ex-atleti come lui, e tutti erano
malati di sport. Ma si sentiva solo. Voleva una vita normale. Guardava il baseball
e il football e la boxe in TV. Quando andava allo stadio per assistere a
qualche partita di baseball, il pubblico puntualmente lo riconosceva e lo
applaudiva. La gente adorava quel suo modo di alzarsi in piedi - sorriso schivo,
gesto con la mano - e di rimettersi subito a sedere, arrossendo. Con gli amici
si vedeva al ristorante e nei locali notturni. Spesso schiamazzavano, tormentavano
i camerieri con ordinazioni assurde, erano gli ultimi a levare le tende.
Per lasciavano mance generosissime. Nei luoghi pubblici l'Ex-Atleta era sempre
pronto a rilasciare autografi, ma spesso si spazientiva con gli ammiratori
troppo assillanti. Gli piaceva farsi vedere con qualche bella ragazza al fianco.
Sorridente, vistosa. Spesso c'erano i fotografi. Gli piaceva quando le ragazze gli
si appendevano al braccio, ma non gli piaceva che si appendessero a lui. Non
gli piacevano le donne che cercavano di essere uomini. Le donne innaturali,
quelle che non volevano avere figli, lo disgustavano e lo riempivano di rabbia.
Era contrario all'aborto. Forse praticava la contraccezione, nonostante il
divieto della Chiesa. Non amava n i comunisti n i simpatizzanti comunisti,
cio n i rossi n i rosa. Non leggeva un libro da quando si era diplomato,
a San Francisco. Si era diplomato con voti mediocri. A diciannove anni era diventato
giocatore professionista. Gli piaceva il cinema, specialmente i film di
guerra e quelli comici. Era alto e robusto, smaniava quand'era costretto a star
seduto a lungo. In chiesa ci andava raramente, ma a Pasqua non mancava mai
di andare a messa e fare la Comunione. Quando si inginocchiava per ricevere
l'ostia chiudeva gli occhi, come gli avevano insegnato da bambino. L'ostia non
la masticava, lasciava che gli si sciogliesse sulla lingua, come gli avevano insegnato
da bambino. Per lui fare la Comunione senza prima essersi confessato
sarebbe stato come mettersi a bestemmiare davanti all'altare. Credeva in Dio,
e credeva nel libero arbitrio. Per caso vide Marilyn Monroe in una foto pubblicitaria
sul Los Angeles Times. La bionda attrice di Hollywood era in posa
tra due giocatori di baseball. Comincia la stagione sportiva. Battitori all'erta!
L'Ex-Atleta guard a lungo quella foto. Una mazza da baseball, una palla da
baseball, una ragazza incredibilmente bella, con un sorriso dolcissimo e un
corpo scolpito che sembrava la Venere di Milo, e quei capelli di zucchero filato.
Un angelo, un angelo con tanto di tette e culo. L'Ex-Atleta telefon immediatamente
a un amico a Hollywood, proprietario di un rinomato ristorante
di Beverly Hills. Questa Marilyn Monroe, l'attrice, la bionda.
L'amico disse: S? Che ha fatto?
Mi piacerebbe uscirci.
Con quella? rise l'amico. Prima di tutto  una finta-bionda. Poi  una
vacca. Una sgualdrina. Se la fa con gli ebrei e abita con due finocchi drogati.
Va in giro senza mutandine. Ha ciucciato tutti i cazzi di Hollywood e dintorni.
Nei fine settimana va a Las Vegas a ciucciarlo agli amici degli amici. Uno
dietro l'altro. Si chiude in albergo e non esce se prima non se l' ciucciati tutti.
Il salsicciotto non le basta mai.
Silenzio. L'amico a Hollywood pens che l'Ex-Atleta avesse riagganciato,
perch spesso faceva cos. Invece l'Ex-Atleta disse: Voglio uscirci. Vedi di organizzare.
...
.
...
I CIPRESSI.
...
.
...
Era la sesta settimana di Baby. Era la settimana del compleanno di Norma Jeane.
Ventisette! Quasi troppo vecchia per il primo figlio, dicono.
Era periodo di rivelazioni improvvise.
Ehiiii, sapete cosa m' appena venuto in mente?
I Gemelli, quel trio armonioso, stavano andando a visitare una villa da
prendere in affitto. I Cipressi, nelle Hollywood Hills. In cima alla Laurei
Canyon Drive. Era la sesta o settima villa che i Gemelli visitavano dall'inizio
della loro epica ricerca. (Parole di Cass. Cass era il loro fornitore di parole.)
Stavano cercando l'ambiente ideale sia per la gravidanza di Norma Jeane sia,
dopo la nascita, per i primi mesi di Baby. Noi siamo il prodotto della nostra
epoca e del nostro paese, disse Cass. Non siamo puro spirito. Siamo nati da
questa terra e dai preziosi metalli di stelle remote. Dobbiamo elevarci sopra
l'affumicata Citt degli Angeli cos come sopra la storia - ehi, ma mi state
ascoltando? (S, s! Norma Jeane, occhi sgranati d'amore, non smetteva mai di
ascoltarlo; Eddy G annuiva: certo che lo stava ascoltando.) Per ogni nuovo
nato, il mondo stesso rinasce. A maggior ragione rinascer con questo! Il futuro
della civilt pu dipendere da un singolo neonato. Il Messia. Qualcuno mi
dir che secondo la statistica non ci sono grandi probabilit che sia il Messia.
Ma che importa? Il dado  tratto.
Quando Cass Chaplin parlava con tanta eloquenza, con tanta passione, chi
erano mai Norma Jeane ed Eddy G per dubitare!
Norma Jeane era la Serva Stracciona amata da due principi focosi. Uno le
dava da leggere libri, libri che per lui significavano molto, l'altro le dava fiori,
fiori solitari, fiori che avevano l'aria d'esser stati raccolti in uno slancio di
passione, gambo tagliato corto, delicati e bei petali appena oltre il loro momento
di grazia, foglie punteggiate di macchioline scure.
Norma, bella e dolce, noi ti amiamo.
Cos felice. E mai sentita cos bene, tanto da convincermi che in Dio adoriamo
lo spirito della Divina Salute (o Guarigione).
Non esiste il Demonio. Il Demonio  malattia della mente.
Quel giorno, Eddy G stava portandoli in cima alle Hollywood Hills, alti sopra
la citt fumosa e malvagia. Il cielo sopra di loro era di un bell'azzurro sfumato.
L'aria era animata da una leggera brezza tiepida e secca. Ciottoli scricchiolavano
sotto le ruote della Caddy verde chiaro guidata con la consueta maestria da
Eddy G e con l'aria di disastro incombente tipica di Eddy G, che al cinema faceva
sempre la parte del bel-ragazzo-spericolato-che-muore-prima-della-fine,
in genere violentemente. Norma Jeane sedeva accanto a Eddy G, e accanto a
Norma Jeane c'era Cass Chaplin. (Povero Cass! Oggi non mi sento me stesso,
anche se proprio non so chi cazzo sia questo me stesso.) Norma Jeane, bella
pi che mai, sedeva tra i suoi due amanti Gemelli, il palmo della mano destra
premuto protettivamente sul ventre. La mano umida e calda, il ventre che cominciava appena a ingrossarsi.
La sesta settimana di Baby. Possibile?
I Gemelli, quel trio armonioso, procedevano nella tiepida aria mattutina
lungo la Laurei Canyon Drive, diretti all'appuntamento con l'agente immobiliare
che si era sobbarcata l'epica ricerca e che contava di concluderla quanto
prima con grande successo. L'avevano soprannominata Theda Bara, perch
vestiva secondo la moda sexy-torbida di un'epoca ormai superata; veniva voglia
di compatirla (a Norma Jeane veniva voglia di compatirla) ma anche (a
Cass ed Eddy G) di riderle in faccia. E all'improvviso, cos spontaneamente da
far credere che davvero ci avesse pensato proprio in quell'istante, Eddy G url,
dando una manata sul volante: Ehiiii, sapete cosa m' appena venuto in mente?
Norma Jeane gli domand cosa, ma in quel preciso momento Cass grugn
qualcosa di incomprensibile (oddio, le viscere di Cass stavano rimescolandosi
con tanta furia che a Norma Jeane pareva quasi di sentirle; in quei giorni Cass
l'aveva sottilmente fatta sentire in colpa dicendole di soffrire di nausea mattutina
riflessa, acuita dal fatto che Norma Jeane non soffriva quasi per niente di
nausea mattutina). Eddy G continu, eccitato:  come una rivelazione, avete
presente? Quello che noi tre dovremmo fare, ovviamente prima che Norma
Jeane partorisca,  metter gi ciascuno il proprio testamento e farci una bella
assicurazione, cos, se a uno di noi succede qualcosa di brutto, gli altri due e
Baby riscuotono. Eddy G tacque. La sua espressione di entusiasmo infantile,
la sua foga fuori copione. Conosco un avvocato. Nel senso che  uno di cui
mi fido. Eh? Che ve ne pare? Ehi, ma mi state ascoltando? Non sarebbe un bel modo per tutelare Baby?
Ci fu una pausa. Norma Jeane era perduta nel sogno. Avviluppata nei sogni
della notte precedente. Sogni strani, vividi e allucinatorii! Una flottiglia di sogni,
sogni di gravidanza che aveva raccontato a Cass dicendogli di non aver
mai fatto sogni simili prima di allora, davvero, mai! La sua insonnia era scomparsa
di colpo, come se non ne avesse mai sofferto. Nessuna tentazione di attingere
dalla scorta comune di pillole. Quasi nessuna tentazione di bere.
Sprofondando nel sonno praticamente appena toccava il cuscino, anche se poi
quei due baldi giovani si divertivano a palparla e leccarla e mordicchiarla e penetrarla,
ridendo e azzuffandosi come bambini intorno e talvolta sopra al suo
comatoso corpo di femmina. La chiamavano Bella Addormentata. Le
assicuravano che il suo seno stava cominciando a riempirsi di deliziosa crema. Mmm!
Eppure il fiume del sonno non cessava neppure per un istante di trascinarla con s, di nutrirla di s.
Mai sentita cos bene, Mamma! Perch non mi hai mai detto che essere incinta  cos bello?
Cass disse, schiarendosi la voce, leggermente teso, come un attore non ancora
pronto per l'entrata in scena: Ehi, che splendida idea, Eddy! Davvero!
Spesso capita anche a me di stare in pensiero per Baby. Non si sa mai. La faglia
di Sant'Andrea, per esempio. Si volt verso Norma Jeane per chiederle garbatamente:
Tu cosa ne pensi, Mammina?
Anche qui, una pausa. Norma Jeane non sembrava rispondere a quel dialogo
come avrebbero voluto i Gemelli. In seguito ne avrebbe ricordato la stranezza:
talvolta, sul set, capita di vedere che l'attore con cui stai girando vorrebbe che ti
comportassi in un certo modo, che gli facessi da ponte per la battuta successiva,
e invece tu ti trattieni, cio non tu bens uno strano istinto nel tuo animo di attore
ti trattiene, ti spinge a resistere, a non seguirlo su quella strada.
Norma? Che te ne pare di quest'idea?
Eddy G diede una gran botta di acceleratore alla Caddy. Stavano volando
su per la strada stretta nel canyon.  arrabbiato, pens Norma Jeane. Eddy G
cominci a smanettare con l'autoradio, pessima abitudine soprattutto a quella
velocit. Dagli altoparlanti sgorg The Song from Moulin Rouge.
La Laurel Canyon Drive era lunga e piena di curve. Norma Jeane era decisa
a non ripensare al posto di blocco di molto tempo prima. E a Gladys in camicia da notte.
Allora ero una bambina. E adesso guardatemi un po'!
Cass premeva una mano sulla mano di Norma Jeane, sempre poggiata sul
ventre. Su Baby. Dei due ragazzi, Cass era il pi affettuoso, quand'era dell'umore
giusto; Cass era un gigante delle scene romantiche, non nello stile comico
di Chaplin senior bens in quello solenne di Valentino, uno stile cui nessuna
donna poteva resistere. Eddy G, sin dall'inizio della gravidanza, esprimeva
il proprio strano affetto stuzzicandola nervosamente e facendo battute, ed era come se volesse evitare di toccarla.
La cosa fondamentale, tesoro,  che Baby va tutelato. Dalle avversit del
fato. Ci pensi se arriva un'altra Depressione? Non si sa mai. Quando arriv la
prima nessuno se l'aspettava. O se l'industria del cinema va a gambe all'aria?
Non si sa mai. Quanto prima ogni famiglia del paese posseder un televisore.
"Chi soffre di fissazioni non le riconosce mai come tali," dice Freud. Qui da
noi le fissazioni sono parte integrante dell'aria che respiriamo. Sicch credo
proprio che sarebbe un'ottima idea se ci preparassimo finanziariamente per il futuro di Baby.
Norma Jeane si dimen sul sedile, a disagio. Toccava a lei parlare. Era una
lezione di recitazione; era nel bel mezzo di un'improvvisazione su copione,
uno di quegli esercizi dove ti mandano fuori dall'aula e poi ti richiamano per
recitare a braccio una scena insieme ad altri due o pi attori che recitano su copione.
Cass sfregava la propria guancia contro quella di lei. Il suo alito sapeva di denti
non lavati e di qualcosa di dolce, qualcosa che le faceva venire in mente un glicine
bagnato. Sempre tenendo presente, Mammina, che comunque a noi non
potr mai succedere niente di brutto. Le nostre buone stelle siamo noi stessi!
Adesso ricordava! Quel sogno in cui lei cercava disperatamente di allattare
Baby, ma le labbra di Baby non volevano succhiare. Le labbra di un neonato
succhiano automaticamente? per riflesso naturale? Dev'essere qualcosa che ha
a che fare con l'istinto, con la natura, come gli uccelli che si costruiscono il nido,
le api che si costruiscono l'alveare. Che strano, per, che nei suoi sogni
Baby non avesse volto (ancora!) e che al posto del volto avesse un alone di luce
scintillante. Norma Jeane disse: Oddio, ci avevate mai pensate?. Che quello
che la gente chiama "Dio" potrebbe essere nient'altro che l'istinto! Cos' che ci
fa sapere cosa fare quando ci troviamo in una situazione che per noi  totalmente
nuova? Come gli animali quando finiscono in acqua e sanno gi come fare a nuotare? Anche se sono cuccioli?
I due Gemelli maschi continuarono a guardare davanti a s la strada nel canyon che sfrecciava.
Ecco Theda Bara ferma ad aspettarli. Davanti al cancello aperto della villa.
Con un sorriso forzato sulle labbra carnose dipinte di rosso scuro, e agitando
una mano come se fosse uno scacciamosche. Il suo fascino sexy apparteneva a
un'era tramontata; doveva avere tra i trentacinque e i quarantacinque anni,
forse di pi. Pelle color argilla, tesa e lustra intorno agli occhi. A Norma Jeane faceva pena, e rabbia. Svegliati! Cresci!
Eddy G grid, in tono sinceramente dispiaciuto: Ci scusi tanto! Siamo in
ritardo, vero? Era cos bello, anche con la barba incolta e i pantaloni stazzonati
e quel leggero lezzo di sudore, che gli si sarebbe potuto perdonare qualsiasi
cosa, quasi qualsiasi cosa. E Cass Chaplin, con quella faccia da bamboccio
imbronciato e i capelli scarmigliati da Vagabondo, capelli dove le donne sognavano
di poter infilare le dita. E la timida e silenziosa e distratta bionda, che
l'agente immobiliare aveva subito riconosciuto come Marilyn Monroe, la rivelazione
di Hollywood, ma il cui desiderio di discrezione intendeva sicuramente
rispettare. Quel famigerato trio! Altroch se erano in ritardo, in ritardo di
oltre un'ora, i Gemelli erano sempre in ritardo. E comunque era gi un miracolo che arrivassero.
Theda Bara, col suo trucco esagerato, tailleur color ruggine e scarpe di coccodrillo
coi tacchi alti, si precipit a stringere la mano ai clienti. Com'era ansiosa
di tranquillizzare quegli splendidi esemplari di giovent hollywoodiana!
Macch in ritardo! Non ditelo nemmeno! Io adoro venire qui sulle Hills. E
poi questa villa  la mia preferita, basterebbe solo il panorama. Soprattutto
quando l'aria  limpida. Se non fosse per la nebbia, o lo smog o quel che , si
potrebbe vedere fino a Santa Monica, fino all'oceano! Tacque, forzando ancor
di pi il sorriso. Spero proprio che I Cipressi sar di vostro gusto.  una villa di una bellezza tutta speciale.
Cass fischi ammirato. Me ne sto accorgendo, madame 
Anch'io me ne sto accorgendo, madame, e sono assolutamente sconvolto,
disse Eddy G. Voleva essere una battuta, perch a quell'ora del mattino Eddy
G non era mai assolutamente sconvolto.
La giovane donna bionda, che in precedenza si era presentata all'agente immobiliare
come Norma Jeane Baker, stava guardando la villa attraverso gli
occhiali da sole, rapita e solenne come una bambina. Non sembrava truccata,
eppure aveva la pelle luminosissima. I capelli biondo platino erano seminascosti
da un turbante vermiglio di quelli indossati da Betty Grable negli anni
Quaranta. Il petto era coperto da un'ampia tunica di seta bianca. Indossava
pantaloni di seta bianca un po' stazzonati sul cavallo, e sandali gialli senza tacco.
Con voce trasognata e stupita disse: Oh! -  proprio splendida.  come
quella di una fiaba, ma non ricordo quale.
Theda Bara sorrise, perplessa. Decise che forse non era il caso di chiedere quale fiaba.
Disse che avrebbe cominciato mostrandogli il parco. Cos poi potremo
orientarci meglio. Li precedette a passo svelto lungo sentieri di ghiaia, attraverso
terrazze in cotto, intorno a una piscina a forma di fagiolo piena di un'acqua
limacciosa sulla cui superficie galleggiavano fronde secche di palma e cadaveri
di insetti e di uccellini. La piscina viene lavata ogni luned mattina,
disse con tono di scusa. Ma temo che luned scorso non l'abbiano pulita.
Norma Jeane credette di vedere sul fondo della piscina un paio di ombre
sguscianti, simili a spettri di nuotatori; prefer non guardare troppo da vicino.
Eddy G sal sul trampolino e cominci a saltellare sull'asse, come se volesse
tuffarsi. Cass si volt verso le due donne e gemette: Vi prego, non guardatelo.
Fate come se non ci fosse, cos la smette. Non ho nessuna intenzione di morire
annegato per tentare di salvarlo. Vaffanculo, moccioso ebreo, disse Eddy G.
Sorrideva, ma sembrava seccato sul serio.
Theda Bara si affrett a riprendere la visita.
Norma Jeane si avvicin a Eddy G e gli sussurr: Sei stato molto villano. E se quella donna fosse ebrea?
Guarda che ha capito benissimo che scherzavo. Anche se tu non l'hai capito.
Lass, alti com'erano sulla citt, il vento si faceva sentire parecchio. Norma
Jeane pens con terrore a come si sarebbe fatto sentire durante la stagione del
Santa Ana. Forse non era il posto ideale per una donna incinta, n per un neonato.
Ma Cass ed Eddy G, entrambi cresciuti in ville sfarzose, volevano una
casa sulle colline, qualcosa di esotico, di speciale. Il lato economico non
sembrava preoccuparli - ma da dove, esattamente, sarebbero saltati fuori i soldi
per pagare l'affitto? E per i domestici? Con una casa del genere ci voleva
uno stuolo di domestici. Per Niagara lo Studio non le avrebbe sganciato
neanche un dollaro pi del suo stipendio, anche se il film stava incassando cifre da
capogiro; lei era una semplice attrice sotto contratto, e non poteva pretendere
nulla. Cass ed Eddy G lo sapevano benissimo! Adesso che era incinta non
avrebbe girato film per un anno. Se non di pi. (E forse la sua carriera era finita.)
Ma quando si era azzardata a chiedere a Cass ed Eddy G quanto costasse
l'affitto di quella villa, loro le avevano detto di non preoccuparsi, si trattava di
una cifra ragionevolissima. Possiamo farcela. Unendo le forze.
Norma Jeane stava esaminando un'altra crepa, stavolta su una parete decorata
con splendidi mosaici messicani. Nella crepa c'era un gran viavai di formiche nere.
Il nome della villa derivava dalla gran quantit di cipressi piantati lungo il
perimetro, al posto delle solite palme. Qua e l i cipressi avevano mantenuto la
loro elegante sagoma originaria, ma perlopi erano stati smozzicati dal vento
incessante, storpiati come figure infernali. Sembrava quasi di vederli fremere
di dolore. Nani, elfi, streghe cattive. Ma Rumpelstiltskin non era stato cattivo,
Rumpelstiltskin era stato l'unico amico di Norma Jeane. L'aveva amata con
tutta l'anima. Peccato che non lo avesse sposato - e che fosse morto. A quell'ora
Norma Jeane avrebbe avuto un figlio da lui, e avrebbe abitato in una bella
casa tutta per lei, e Hollywood l'avrebbe rispettata, anche i pezzi grossi dello
Studio. (Per Isaac l'aveva tradita, nonostante tutti i suoi proclami d'amore.
Non le aveva lasciato niente, neppure un penny! E l'aveva incatenata allo Studio
con un contratto da sette film, un contratto che in pratica ne faceva una schiava.)
Theda Bara li stava precedendo all'interno della villa. Nel sontuoso atrio
principale. Era come un museo: pavimento di marmo, candelieri di cristallo e
candelabri di ottone, carta da parati in seta, specchiere alle pareti, e un enorme
scalone avvolgente. Il salone era talmente grande che Norma Jeane dovette
sforzarsi per riuscire a vedere la parete opposta. L i mobili erano coperti da tele,
e il pavimento era nudo. Sopra un camino gigantesco campeggiavano due
sciabole incrociate. Accanto, un'armatura medievale. Cass fischi ammirato.
D. W. Griffith. Una di quelle sue epopee in costume. Specchi ovali racchiusi
da cornici d'oro riflettevano specchi ovali racchiusi da cornici d'oro, in un gorgo infinito che sconvolse Norma Jeane.
L dentro c' la follia! Non entrare!
Ma era troppo tardi, non poteva tornare indietro. Cass ed Eddy G si sarebbero infuriati.
L'attuale proprietario dell'immobile era la Bank of Southern California. La
villa era disabitata ormai da anni, a parte qualche inquilino a breve termine.
Prima era appartenuta a un'attrice degli anni Trenta, una stellina dalla carriera
molto breve ma che si era sposata bene e aveva avuto la fortuna di sopravvivere
di decenni al marito produttore. Figura leggendaria del posto, la donna non
aveva mai avuto figli, per aveva adottato un gran numero di orfanelli, perlopi
messicani. Uno o due di quei bambini erano morti per cause naturali,
altri erano scomparsi o erano scappati. Nella villa la donna aveva ospitato svariati
parenti e assistenti che a turno l'avevano derubata e avevano approfittato
di lei. Su di lei si raccontavano storie scabrose a base di droga, alcol, tentati
suicidi. Ma veniva ricordata anche per le generose donazioni alle organizzazioni
caritatevoli locali, compresa quella delle Sorelle dell'Eterna Piet, suore
cattoliche votate al digiuno, alla preghiera e al silenzio. Norma Jeane aveva
preferito non prestare ascolto a quelle storie. Sapeva quanto potessero essere
fuorvianti le chiacchiere della gente. Anche se si parte dalla verit, si finisce
sempre per raccontare frottole. Il cuore di Norma Jeane fremeva di sdegno
per l'ingiustizia di quelle testimonianze, per quel modo crudele di sparlare di
una povera donna che aveva concluso la propria esistenza vivendo sola e solitaria
in quella casa enorme. Un giorno una domestica l'aveva trovata morta stecchita
nella stanza da letto. Il coroner aveva parlato di morte accidentale dovuta
a denutrizione, barbiturici e alcol. Ripensando a quella poveraccia, Norma
Jeane sussurr: Non  giusto. Che avvoltoi!
Davanti a lei, Theda Bara, in bilico sui tacchi a spillo, chiacchierava e rideva
con i due Gemelli. Cominciava a convincersi che ormai fosse quasi fatta. Rivolgendosi
a Norma Jeane disse: Non trova che sia proprio una casa fantastica?
Cos originale, cos estrosa. I suoi amici mi dicono che avete intenzione di
passare qualche mese in solitudine, vero? Bene, questo  proprio il posto ideale, mi creda.
La visita stava facendosi lunga. Norma Jeane cominciava a sentirsi stanca.
Che casa enorme! Che manie di grandezza! Otto stanze da letto, dieci bagni,
innumerevoli salotti e soggiorni, un'enorme sala da pranzo con candelieri di
cristallo che scintillavano e vibravano come se il soffitto scorresse su chiss
quali cardini segreti, e un'altra sala, per la colazione, con un tavolo grande
abbastanza da far accomodare due dozzine di ospiti. Era un continuo scendere
e salire brevi rampe di scale. In una zona soprelevata che dava sulla piscina c'era
un salottino con un lungo bancone ad arco, una decina di spar in cuoio,
una pista da ballo, e un juke-box. Norma Jeane and dritta verso il juke-box,
che non solo era spento ma per giunta completamente privo di dischi. Cavolo!
Non c' niente di pi triste di un juke-box vuoto. Si volt, avvilita, scoraggiata.
Le sarebbe piaciuto mettere un disco e ballare. Jitterburg! Era da anni
che non ballava il jitterburg. E l'hula: a quattordici anni era stata una straordinaria
ballerina di hula, un ballo che le piaceva da impazzire. Adesso aveva ventisette
anni ed era incinta, e un po' di esercizio non poteva farle altro che bene;
perch mai non avrebbe dovuto ballare? Se Marilyn avesse accettato di fare
Gli uomini preferiscono le bionde avrebbe dovuto esibirsi in numeri da ballerina,
con costumi sfarzosi ed elaborati, e coreografie complicate come quelle di
Ginger Rogers e Fred Astaire, roba pretenziosa e fasulla, nulla a che vedere con
i balli che piacevano a Norma Jeane.
Tranquilla, Norma Jeane: la prima cosa che faremo sar riempire di dischi
il juke-box, le promise Eddy G.
Era stato deciso? Senza il suo consenso?
Comunque la visita continu, con Theda Bara in testa. Che parlava e rideva
civettuola con Cass ed Eddy G. Con quegli abiti alla moda ma stazzonati e
non proprio lindi, Cass ed Eddy G sembravano esattamente quello che erano:
prole rinnegata dell'aristocrazia di Hollywood. Norma Jeane li seguiva a distanza,
mordicchiandosi il labbro inferiore. No, non poteva fidarsi dei suoi amanti! E neanche Baby poteva fidarsi di loro.
L'attore  istinto.
Ma per l'istinto non esiste attore.
A Norma Jeane torn in mente un sogno vivido e inquietante che aveva fatto
poco prima di svegliarsi quel mattino. In quel sogno Norma Jeane stringeva
Baby al seno gonfio e dolorante, sperando di riuscire finalmente ad allattarlo,
ma all'improvviso arrivava qualcuno e lo afferrava come per strapparglielo
via... Norma Jeane urlava no, no! ma quelle mani continuavano a tirare, e lei
riusciva a liberarsi da quell'orrore soltanto costringendosi a svegliarsi.
Norma Jeane, le stava dicendo cortesemente l'agente immobiliare, c'
qualcosa che non va? Volevo farle vedere questa... Norma Jeane si ripar gli
occhi da tutti quei maledetti specchi! C'erano specchi ovali, specchi rettangolari,
specchi verticali e specchi orizzontali praticamente su ogni parete della casa.
Uno dei bagni al pianterreno era interamente ricoperto di specchi, dal pavimento
al soffitto! Entravi in una stanza, e subito vi entrava anche il tuo riflesso,
e la tua faccia incombeva come un pallone, con gli occhi che si agganciavano
ai tuoi. Ecco che fine aveva fatto la bambina nello specchio della
Mayer's Pharmacy! Con il turbante vermiglio e gli occhiali da sole, Norma
Jeane sembrava una di quelle comparse tutte tette e gambe di Avventura in
Brasile, una di quelle davanti alle quali Bob Hope si divertiva a sbavare. Norma
Jeane si rese conto che la forza della sua Amica Magica era la discrezione.
Viverci continuamente davanti avrebbe significato annullarne il potere.
Cass sembr averle letto nel pensiero; disse che se tutti quegli specchi le davano
fastidio li avrebbe fatti togliere dal primo all'ultimo. Noi Gemelli possiamo
fare a meno degli specchi, perch ciascuno di noi fa da specchio agli altri, no?
Non lo so, Cass. Vorrei andare a casa.
Era innamorata di lui, ma non si fidava. Non si fidava di nessuno dei due
uomini che amava. Uno di loro era il padre di Baby, o magari l'avevano generato
tutt'e due? Non era la prima volta che tiravano fuori l'argomento assicurazione,
e adesso parlavano pure di testamenti. Temevano che lei morisse, magari
di parto? Speravano che lei morisse? (Eppure la amavano. Ne era certa!) Se
soltanto avesse potuto consigliarsi con Mr. Shinn. Perch no, allora, con l'Ex-
Atleta che voleva uscire con lei?
La sera prima, Norma Jeane aveva raccontato a Cass del famoso ex-campione
di baseball che voleva conoscerla, e Cass le era parso molto pi colpito di
quanto non fosse lei, dicendole che per molti americani l'Ex-Atleta era un idolo,
un mito importante come e forse pi di un attore del cinema, sicch forse
conveniva che Norma Jeane lo incontrasse. Norma Jeane aveva risposto infastidita,
dicendo che innanzitutto lei non sapeva assolutamente niente di baseball,
n gliene fregava niente, e seconda cosa era incinta - Dice che vuole
"uscire" con me! Sappiamo benissimo cosa significa, no? Be', potresti sempre
fare la difficile. O, meglio ancora, la difficile da fare. Splendido ruolo per Marilyn.
 famoso. Dev'essere molto ricco. Marilyn  famosa. E non  ricca.
Ehi, ma io non sono... famosa come lui. Lui ha avuto una lunga carriera prima
di ritirarsi. E tutti lo amano. E allora perch non provi a farlo anche tu?
Norma Jeane aveva lanciato un'occhiata ansiosa a Cass, per capire se era geloso,
ma non aveva notato niente di strano. Cass, per, a differenza di Eddy G, era difficile da decifrare.
Norma Jeane non aveva detto a Cass di aver rifiutato l'invito del famoso
Ex-Atleta. Non personalmente, giacch lui non l'aveva contattata direttamente
bens tramite una terza persona che a propria volta aveva contattato il suo
agente. Che faccia tosta! Come se Marilyn Monroe fosse merce. La vedi, telefoni
e fai un'offerta. Qual era il prezzo di Marilyn?
Al primo piano della villa, nella parte pi antica dell'edificio, l'oscillare dei
candelieri di ottone e di cristallo era ancor pi marcato. Dalle finestre filtrava
una sinistra luce dorata, che sembrava generata da una fonte diversa dal sole.
C'era odore di scarichi intasati, di insetticida, e di profumo stantio. E quel
vento incessante... A Norma Jeane sembr di udire delle voci, risate di bimbi.
Doveva essere il vento, il vento che faceva vibrare i vetri delle finestre. Vide
che Cass si guardava attorno nervosamente; anche lui doveva aver sentito quei
rumori. Si era svegliato male, come sempre dopo una sbornia, ma in pi quella
mattina aveva un inquietante sguardo assente. Mentre Theda Bara spiegava
il complicato sistema di citofoni della villa, Cass si strofin gli occhi e fece delle
strane smorfie con la bocca, come se in gola avesse qualcosa che non riusciva
a mandar gi. Norma Jeane cerc di passargli un braccio intorno alla vita,
ma Cass la schiv, imbarazzato. Lasciami stare. Non sono mica tuo figlio.
Perch siamo venuti in questo posto orrendo? Cercavamo una villa, non una casa degli specchi.
Theda Bara si sofferm a lungo sulla descrizione del dispositivo antifurto e
sui sistemi di sorveglianza. Il tutto, compresi i riflettori sulla cinta, era costato
non meno di un milione di dollari. L'ex proprietaria, disse l'agente immobiliare,
aveva una paura folle che qualcuno penetrasse nella casa e la uccidesse.
Proprio come mia madre, disse Eddy G, tetro.  il primo sintomo. Ma non l'ultimo.
Norma Jeane cerc di alleggerire l'atmosfera. Spesso mi chiedo perch mai
qualcuno dovrebbe voler uccidere me. Cio,  difficile che qualcuno sia cos
importante da volerlo uccidere, no?
Theda Bara disse, sorridendo: Be', in questa parte del mondo c' un sacco
di gente cos importante. E ricca.
Pur non capendo, Norma Jeane lo sent come un rimprovero. Sorridendo si
domand cos'avrebbe pensato l'Ex-Atleta se avesse saputo che lei era incinta -
e innamorata non di uno bens di due bei giovanotti sexy.
Forse ero una sgualdrina. Dio, lo si capiva da mille cose!
Fu allora che cominciarono le stranezze. Cominciarono mentre Eddy G
chiedeva qualcosa all'agente. Norma Jeane non ascoltava, e Cass nemmeno,
distratto, terreo, inquieto. Continuando a fare quelle smorfie con la bocca, come
se cercasse di deglutire. L'aria era talmente secca che ci si sentiva la bocca
piena di sabbia. Norma Jeane avrebbe voluto abbracciare Cass, baciarlo e tranquillizzarlo.
All'improvviso not con la coda dell'occhio un movimento fulmineo.
Un'ombra in fuga. Riflessa da uno specchio? N Theda Bara n Eddy G
parvero accorgersene, Cass invece si volt atterrito. Ma non era niente, o almeno
cos sembrava. Quando Theda Bara li introdusse nell'ennesima stanza
da letto, fu come se dietro un drappo di broccato ci fosse qualcosa che si muoveva,
che palpitava. Ehi! - guardate l! Norma Jeane aveva parlato senza riflettere.
Theda Bara disse in fretta: Non ... non  niente. Intrepida, l'agente
immobiliare si sarebbe avvicinata per controllare, ma Cass la trattenne. No!
Usciamo da qui. E chiuda la porta.
Uscirono, e la porta venne chiusa.
Norma Jeane ed Eddy G si guardarono preoccupati. Che gli era preso a Cass?
Norma Jeane aveva sentito soffocate voci da soprano, grida e risate di bambini,
ma ovviamente era il vento, nient'altro che il vento, nient'altro che la sua
fervida immaginazione, e, quando Theda Bara li fece entrare nella nursery,
Norma Jeane not con sollievo che era vuota; e silenziosa, tranne per il mormorio
del vento. Perch mi vengono in mente queste sciocchezze? Chi mai potrebbe
uccidere un bambino qui dentro? Che b-bella stanza! Norma Jeane si sent in
dovere di dire. Ma la nursery non era affatto bella, era soltanto larga. E lunga.
La parete che dava sull'esterno era quasi tutta a vetri, pannelli di vetro smerigliato
che davano sul nulla come sull'eternit; le altre pareti erano tinteggiate di
rosa confetto e decorate con pupazzi grandi come uomini adulti. C'erano personaggi
di vecchie fiabe tipo Mamma Oca, e gli assai pi recenti eroi dei cartoni
animati: Topolino, Paperino, Bugs Bunny, Pippo. Occhi vacui. Sciocchi sorrisi
umani. Guanti bianchi al posto delle zampe. Ma perch cos grandi? Norma
Jeane si trov faccia a faccia con Pippo, e fu lei ad arretrare. Disse, buttandola
sul ridere: Questo tizio non sembra granch sensibile al mio fascino.
Cos come spesso, durante i ricevimenti, strafatto come lo definivano affettuosamente
i suoi compari di bevute e di droga, Cass Chaplin attaccava a
concionare sulla filosofia tomistica o sulle faglie geologiche nella contea di Los
Angeles o sulla segreta pulsione al linciaggio degli americani che, a suo avviso,
non era stata importata dal Vecchio Mondo bens aveva accolto i Padri Pellegrini
quando erano approdati nel selvaggio Nuovo Mondo - ecco che adesso,
di colpo, come un sonnambulo destato all'improvviso dalla trance, Cass
cominci a parlare degli animali antropomorfi che popolano i libri e i film per
l'infanzia. Cristo! Sarebbe tremendo se gli animali parlassero. Cio se fossero
come noi. Eppure nel mondo dei bambini  sempre cos. Perch?
Norma Jeane lo stup dicendo:  perch gli animali sono umani! Non sanno
parlare come noi, per comunicano, altroch se comunicano. Hanno emozioni
come le nostre - dolore, speranza, paura, amore. Una madre col suo...
Eddy G intervenne. Ma non quelli dei cartoni animati. Quelli, per esempio, non sporcano.
Cass, con un tono sorprendentemente astioso, disse: La nostra Norma Jeane
adora gli animali. Forse perch non ne ha mai avuto uno. Lei  convinta
che le vorrebbero un bene dell'anima.
Norma Jeane disse, risentita: Ehi, non parlare di me come se non ci fossi.
E non trattarmi con quell'aria di degnazione.
I due giovanotti risero. Chiss, forse erano compiaciuti per quel suo scatto
fiero, si era addirittura sfilata di colpo gli occhiali da sole, come Bette Davis o
Joan Crawford nella scena madre di un film drammatico. Norma Jeane dice
di non "trattarla con degnazione". Pensa un po', persino Pesciolino ha il suo orgoglio.
Specialmente Pesciolino ha il suo orgoglio. Theda Bara guardava dall'uno
all'altro all'altro ancora, con le labbra tumide aperte in una smorfia di
stupore; che stava succedendo? Chi erano mai quei ragazzi cos arroganti?
Netta come una coltellata al cuore. Al ventre.
Lei. Norma Jeane era lei. Preclusa ogni altra possibilit che non fosse quella
di essere lei. La terza cuspide dei Gemelli. La remota terza cuspide dell'eterno
triangolo che Cass aveva chiamato Morte. Norma Jeane doveva accettare il fatto
che per loro non avrebbe mai fatto la minima differenza - quanto li amasse,
quanto si sarebbe sacrificata per loro, quanto la ammirasse il pubblico, quanto
fosse brava come attrice - perch per loro sarebbe sempre stata lei. Lei era la loro Pesciolina, lei era Pesce.
I due giovanotti avevano smesso di ridere. A parte il vento, c'era un gran silenzio.
Stavano per lasciare la nursery, Theda Bara stava schiarendosi la voce per dire
qualche parola che allentasse la tensione, quando di colpo si ud qualcosa
strisciare. Praticamente tra i loro piedi, in parte nascosta da un box per bambini,
c'era un'ombra sgusciante. Un serpente a sonagli! grid l'agente immobiliare.
Atterrito, Eddy G balz su un tavolo. Era un tavolino di plastica bianco, al
centro di un'isola di finta erba e palme in miniatura. Afferr per un braccio
Norma Jeane e la iss sul tavolino, poi tocc a Theda Bara e al povero e tremante
Cass, che era sbiancato in volto, quattro adulti in piedi sul tavolino, ansimanti e atterriti.
Il serpente!  sempre lo stesso, disse Cass. La sua faccia da bamboccio era
ricoperta di sudore, e gli occhi erano sbarrati.  colpa mia. Solo mia. Non avrei dovuto portarvi qui.
Norma Jeane, non capendo cosa diavolo volesse dire Cass e cercando di
tranquillizzare se stessa e gli altri, disse: Ma chi ci dice che davvero voglia farci
del male? In fondo  soltanto un serpente! Cio, dovrebbe esser lui ad aver paura di noi, no?
Theda Bara gemeva - Oh oh oh - come se fosse sul punto di svenire;
Eddy G dovette sorreggerla. Stia tranquilla, andr tutto bene. E comunque
non mi riesce proprio di vederlo, quello stronzo. Qualcuno di voi riesce a vederlo?
Norma Jeane disse: Io non ho visto nessun serpente. Per l'ho sentito, o almeno credo.
Cass, rannicchiato e tremante, disse:  colpa mia. Quei mostri. Ho cominciato
a vederli nei bagni, nelle tazze del cesso, e adesso li vedo dappertutto.  solo per me che sono qui.
Ma nella nursery non c'era nessun serpente. Norma ed Eddy G cercarono
di tranquillizzare sia Theda Bara, ancora atterrita, e ansiosa di scappare via da
quella casa, sia Cass, che era in preda a una specie di shock, con gli occhi sbarrati
e le pupille dilatate. Diceva frasi sconnesse, insensate. Era colpa sua, quei
mostri se li trascinava dietro dovunque andasse, prima o poi sarebbero riusciti
a ucciderlo, e non c'era niente da fare. Norma Jeane avrebbe voluto portarlo in
bagno e sciacquargli la faccia con l'acqua fredda, ma Eddy G le consigli di
non farlo, perch ammesso e non concesso che in quella casa ci fosse dell'acqua,
sarebbe stata acqua rossa di ruggine e calda come sangue - Lo atterrirebbe
ancor di pi. Su, invece, portiamolo a casa.
Norma Jeane domand: Tu ne sapevi qualcosa, Eddy? Di questi suoi "mostri"?"
Eddy G rispose evasivamente: Non ho mai capito se fossero suoi o miei.
Di nuovo in macchina, verso casa, con al volante Eddy G nuovamente padrone
di s, e accanto a lui Norma Jeane scossa e impaurita, una mano premuta
su Baby per calmarlo e l'altra che cercava di sbottonare la camicia di Cass, seduto
sul sedile posteriore, tremante e febbricitante, per farlo respirare meglio.
Norma Jeane disse a Eddy G, a voce bassa: Dovremmo portarlo da un medico.
 delirium tremens, vero? Portiamolo al Cedars of Lebanon, al pronto soccorso.
Eddy G scosse la testa. Norma Jeane disse, quasi in lacrime: Eddy,
non possiamo mica far finta che stia bene, no? Eddy G si volt verso di lei e disse: E perch no?
Una volta abbandonata la serpeggiante Laurei Canyon Drive e nuovamente
sul Sunset, Cass li sorprese raddrizzandosi di colpo, sospirando, gonfiando le
guance e ridacchiando, imbarazzato. Ges. Mi spiace. Non ho idea di cosa sia
successo, ma vi prego caldamente di non raccontarmelo, OK? Carezz la nuca
di Eddy G, carezz la nuca di Norma Jeane. Un contatto gelido, ma rassicurante.
Eddy G e Norma Jeane rabbrividirono d'uno strano e fulmineo desiderio.
Sapete, secondo me si tratta di gestazione riflessa. Su Norma la
gravidanza non sembra avere il minimo effetto negativo, sicch uno dei Gemelli
deve pur crollare, no? Sar dura, lo so, e lunga, ma io non ho paura.
Davanti a parole cos convincenti, e cos stranamente poetiche, che altro si poteva fare se non crederci?
Quel sogno. La bella donna bionda accoccolata davanti a lei, che la tirava per
le mani, impaziente. La donna bionda e talmente bella che non riuscivi a vederle
il viso. Era uscita da uno specchio. Le sue gambe erano lame di forbice, i
suoi occhi erano fuoco. I capelli erano sinuosi boccoli pallidi e frementi. Dammelo!
Dammela, razza di cagna patetica. Stava cercando di strappare la creatura
piangente dalle sempre pi deboli mani di Norma Jeane. No. Questo non  il momento giusto. Tocca a me. Non puoi negarmelo!
...
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DOVE VAI QUANDO SCOMPARI?.
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Vita e sogni sono pagine di un medesimo libro.
Arthur Schopenhauer.
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E giunse il giorno in cui cap cosa andava fatto.
Era un giorno dopo I Cipressi. Era un giorno dopo Lakewood.
Un giorno dopo una lunga notte di turbolenti sogni come macigni ruzzolanti sul suo tenero corpo indifeso.
Telefon a Z, al quale non parlava dalla sera della prima. Gli spieg la situazione.
Si mise a piangere. Forse un pianto lungamente provato, pens Z, ma
probabilmente no. Z ascolt in silenzio. Un silenzio che lei pot interpretare
come silenzio turbato, ma che in realt era un silenzio pratico, giacch molte
volte ormai Z si era trovato in quel frangente, aveva udito quelle parole, quel
trito copione scritto da uno sceneggiatore anonimo. La cosa migliore da fare,
Marilyn,  affidarti a Yvet. Il nome fu pronunciato I-vay. Non era un nome
che Norma Jeane avesse mai sentito. Yvet la conosci, no? Ci penser lei.
Yvet era la segretaria/assistente di Z. Norma Jeane la ricordava da quel giorno,
dal vergognoso giorno dell'Aviario. Quanti anni erano passati! Prima ancora
che le venisse imposto il nome. In un'epoca di innocenza per lei ormai cos
remota che neppure riusciva a ricordarsi la ragazza che era stata; e persino gli
uccelli impagliati dell'Aviario le sembravano indistinti - non che non li avesse
veduti, osservati, che non avesse udito i loro strepiti di strazio e di terrore, era
piuttosto come se quell'esperienza fosse capitata a qualcun altro, o magari in
un film che sicuramente Cass Chaplin avrebbe potuto individuare: qualcosa di D. W. GrifFith?
Yvet che distoglieva lo sguardo, quell'espressione di piet e disprezzo. C' un bagno in fondo al corridoio.
Yvet al telefono - premurosa, e spiccia, e apparentemente pi vecchia di come
la ricordava Norma Jeane. Chiamandola Marilyn. E perch no? Allo Studio,
lei era Marilyn. Nei titoli dei film, lei era Marilyn. In quel mondo cos luminosamente
vasto, tanto da poter essere l'eternit, lei era Marilyn. Yvet stava dicendo:
Marilyn? Non ti preoccupare, me la sbrigo io. Faccio un paio di telefonate
e organizzo tutto. Tu fatti trovare pronta domattina alle otto, passer
a prenderti a casa tua.  a pochi chilometri da l, sul Wilshire. Ascolta, non 
come te l'immagini tu, nessuno scantinato e nessuna mammana sudicia:  una
vera e propria clinica, e la persona che si occuper di te  un qualificato
medico. Con tanto di infermiera diplomata. Non sar una cosa lunga. Ma se vorrai
potrai fermarti l tutto il giorno. Per riposarti un po', qualche ora di sonno. Ti
faranno prendere qualcosa, per il dolore. Non sentirai... cio, non  che proprio
non sentirai niente, qualcosa lo sentirai per forza. Quando finisce l'effetto
dei farmaci. Per niente di terribile, un po' di indolenzimento, roba che passa
in fretta. E poi tornerai perfettamente in forma. Fidati. Marilyn, ci sei?
S-s.
Allora d'accordo, passo a prenderti domattina alle otto. Salvo contrordini.
Non ci furono contrordini.
...
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...
L'EX-ATLETA E L'ATTRICE BIONDA: L'APPUNTAMENTO.
...
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...
Credendo di recitare scoprirai a un tratto il tuo io pi autentico.
Da Il paradosso sull'attore.
...
.
...
La prima volta che uscirono insieme, l'Ex-Atleta port l'Attrice Bionda alla
Villars Steakhouse di Beverly Hills.
L cenarono, dalle otto e dieci alle undici.
Seduti a un tavolo che sprigionava un alone di luce sfavillante.
I clienti della Villars Steakhouse, uno dei ristoranti pi esclusivi di Beverly
Hills, non volendo apparire indiscreti preferirono osservare quella coppia di celebrit
sbirciandola di tanto in tanto in uno dei numerosi specchi del locale. Ci
fu chi not come l'Ex-Atleta, la cui laconicit era leggendaria quasi quanto la
sua carriera di campione di baseball, almeno inizialmente comunicasse pi a
sguardi che a parole. Sguardi roventi da italiano tenebroso. Il suo affascinante
volto equino era rasato di fresco, e ci fu chi, sempre sbirciando allo specchio, lo
giudic decisamente giovanile per l'et che aveva. I capelli quasi corvini, un po'
radi sulle tempie, erano comunque folti e senza un filo di grigio. Era in tenuta
da banchiere o da avvocato: gessato blu, camicia bianca inamidata e scarpe nere
lucidissime. Aveva una cravatta di seta blu, goffrata a minuscole mazze da baseball
color bianco sporco. Quando l'Ex-Atleta si rivolse al cameriere per ordinare,
lo fece con un tono che molti trovarono stranamente compito. Per lei... e
Invece per me... Per lei... e Invece per me... Per lei e Invece per me... L'Attrice
Bionda era molto bella, ma terribilmente nervosa. Come una debuttante la sera
della prima. L'inquietudine dell'Attrice Bionda nel corso della serata fu tale che
il suo riflesso negli specchi spesso si appannava di colpo come per un improvviso
sbuffo di vapore o di nebbia - e noi riuscivamo a stento a vederla. E in certi
momenti scompariva del tutto! Altre volte, quando rideva, quella sua bocca rossa
e lustra di rossetto sfolgorava, ed era l'unica cosa che riuscissimo a vedere.
Una bocca che sembra una fica. Ecco qual  il suo segreto. Possibile che sia cos scema
da non rendersene conto? Per alcuni avventori della Villars Steakhouse, l'Attrice
Bionda era esattamente come nelle foto; per altri, l'Attrice Bionda non
era affatto come nelle foto. Anzich uno dei suoi caratteristici abiti rossi o
bianchi o neri dalla scollatura vertiginosa, l'Attrice Bionda indossava - scelta
sorprendente che doveva aver lungamente meditato - un abito da cocktail in
jersey rosa pastello, gonna plissettata e corsetto in perline con una scollatura
molto castigata che le sue dita dalle unghie curatissime continuavano inconsapevolmente
a tirare verso il basso. Sopra il seno sinistro aveva appuntato una
gardenia bianca, a mo' di bouquet da ballo del liceo, e spesso la prendeva tra le
dita e la annusava sorridendo timidamente all'Ex-Atleta.
Che profumo! Ma come hai fatto a indovinare? La gardenia  il mio fiore preferito.
Il volto dell'Ex-Atleta si imporpor piacevolmente. Pareva sul punto di dire
qualcosa, ma non lo fece. Sorrise, poi aggrott la fronte. Aveva un tic quasi
impercettibile all'occhio sinistro. La luce emanata dal tavolo della coppia era
screziata e fluttuante come un riverbero d'acqua. L'Ex-Atleta era frastornato
dalla bellezza dell'Attrice Bionda, o forse intimidito. Secondo alcuni avventori
della Villars Steakhouse, l'Ex-Atleta cominciava gi a essere succube della bellezza
dell'Attrice Bionda, e in effetti di tanto in tanto scoccava occhiate livide
per la sala, come se si sentisse addosso i nostri sguardi, anche se ovviamente in
quei momenti ci affrettavamo a distoglierli.
Tuttavia: il Tiratore Scelto, in abiti borghesi e appostato in fondo alla sala,
in una nicchia semibuia situata tra la chiassosa cucina e lo studiolo del direttore,
mai nemmeno per un singolo istante distolse lo sguardo o allent l'attenzione.
Poich per il Tiratore Scelto quella non era una trascurabile digressione
bens un episodio cruciale in una trama cui lui, in quanto mero agente al servizio
di un'agenzia, non poteva n intendeva dare un nome.
Che fior di sbandata per l'Ex-Atleta! Poi si vedr.
No. Il poi  ora. Il futuro scaturisce dall'ORA.
Una cosa  certa. Pi volte, timido ma audace come un giocatore che conquista
una base per pochi centimetri, l'Ex-Atleta lasci cadere la mano sinistra su
quella dell'Attrice Bionda.
Un brivido elettrico nella penombra bisbigliante della sala.
Ci fu chi not come la mano dell'Ex-Atleta fosse grande il doppio della mano dell'Attrice Bionda.
Ci fu chi not come l'Ex-Atleta non avesse anelli n fede, e lo stesso l'Attrice Bionda, non aveva anelli n fede.
Ci fu chi not come la mano dell'Ex-Atleta fosse abbronzata e la mano dell'Attrice
Bionda fosse burrosa e di un pallore molto femminile.
L'Ex-Atleta cominci a rilassarsi. Stava sorseggiando uno scotch, e aveva ordinato
vino rosso. L'Ex-Atleta fu esortato dall'Attrice Bionda a dirle qualcosa
di s. Cominci a raccontarle una serie di aneddoti sul baseball, aneddoti che
forse aveva raccontato gi altre volte. Ma raccontare a un nuovo pubblico un
vecchio aneddoto cui si  affezionati lo trasforma in aneddoto diverso; nel raccontarlo
si diventa persone diverse. L'Attrice Bionda sembrava elettrizzata;
ascoltava con molta attenzione le parole dell'Ex-Atleta, di tanto in tanto aspirando
con la cannuccia dal bicchiere di vetro opaco che conteneva il suo
drink, una bibita da liceale, analcolica e zuccherosa; teneva i gomiti appoggiati
sul bordo del tavolo, protendendo verso l'Ex-Atleta il proprio magnifico corpo.
Spesso spalancava quei suoi occhioni blu-blu.
Se mi prometti di non ridere ti confesso una cosa... Io giocavo a softball! Davvero!
Al liceo, quando i ragazzi me lo permettevano, giocavo con loro.
In che ruolo?
Battitore. Ma solo quando me lo permettevano.
L'Ex-Atleta aveva due diversi modi di ridere: risatina soffocata e risata esplosiva.
La prima era accompagnata da uno strizzamento di palpebre; la seconda,
cogliendolo di sorpresa, era ilarit pura. L'Attrice Bionda si entusiasm alla vista
di quell'uomo cos cupo e taciturno che finalmente rideva di gusto. Oh!,
ma lo sai che mio pap rideva proprio come te? Pap aveva il dono di portare allegria ovunque andasse.
L'Ex-Atleta non approfond la questione Pap. Gli bast capire, mostrandosi
comprensivo e dispiaciuto nonostante un'intima sensazione di sollievo,
che il padre dell'Attrice Bionda doveva essere morto e fuori dai piedi.
L'Attrice Bionda scompariva spesso dalla nostra visuale, o piuttosto veniva
celata ai nostri sguardi da uno sfavillio di luce, e questo faceva s che anche la
sua risata non venisse percepita in maniera univoca. Per alcuni attenti osservatori
l'Attrice Bionda aveva una risata acuta come vetro tintinnante, piacevole
ma nervosa. Per altri la sua risata era stridente, come unghie sfregate su una
lavagna. Ovvero uno squittio soffocato, come di un topo agonizzante. Per
altri ancora era gutturale, roca, un vero richiamo sessuale.
Elegante in tenuta da baseball, in abiti civili l'Ex-Atleta risultava decisamente
sgraziato. Gi dopo un paio di sorsi di scotch si era sbottonato la giacca. Il
costoso gessato di sartoria gli stava stretto; chiss, magari da quando aveva
smesso di giocare si era appesantito di cinque o sei chili? Sgraziata risult anche l'Attrice Bionda.
Mentre sullo schermo Marilyn Monroe era una presenza magica, fluida
come musica, inimitabile e inconfondibile, nella cosiddetta vita reale (sempre
che una serata alla Villars Steakhouse in compagnia del pi famoso ex-giocatore
di baseball dell'epoca potesse essere definita vita reale) non era altro
che una bambina strizzata dentro il corpo di una femmina perfettamente sviluppata.
Il peso del suo seno abbondante la trascinava in avanti, sicch era
continuamente costretta ad addossarsi allo schienale; per la colonna vertebrale
doveva essere un vero strazio. E il reggiseno, ce l'aveva o no? Di sicuro non aveva proprio l'aria di avercelo.
E nemmeno le mutandine. Ma il reggicalze s, e pure un bel paio di calze con cuciture scure molto sexy.
L'Ex-Atleta trangugiava il cibo. L'Attrice Bionda lo piluccava.
L'Ex-Atleta aveva ordinato una lombata da tre etti, con cipolle saltate, patate
al forno e piselli lessi. A parte i piselli, ripul il piatto. Pi un filone di pane
francese imburrato a dovere. Per dessert, pecan pie con gelato al cioccolato.
L'Attrice Bionda, invece, filetto di sogliola con salsa al vino, patate novelle e
asparagi. Per dessert, una pera bollita. Spesso portava la forchetta alla bocca e
subito la riabbassava inconsapevolmente, come per non guastare la concentrazione
rapita con cui seguiva le parole dell'Ex-Atleta alle prese con uno dei suoi aneddoti.
Ne Il paradosso sull'attore l'Attrice Bionda aveva letto:
Gli attori sono puttane.
Vogliono soltanto una cosa: sedurvi.
Pens Be', se sono una puttana, allora eccomi spiegata!
L'Attrice Bionda accompagnava con ampi sorrisi gli aneddoti dell'Ex-Atleta. Sorrideva
ogni volta che se ne presentava l'occasione. Dal canto suo, l'Ex-Atleta andava
gradualmente avvicinando la propria sedia a quella di lei. Il proprio corpo
smanioso a quello di lei. A met dell'enorme bistecca si scus e si alz per andare
in bagno. Al ritorno avrebbe ulteriormente avvicinato la propria sedia a quella di
lei. Mentre l'Ex-Atleta fendeva la penombra della sala per andare in bagno, ci fu
chi not il suo odore di acqua di colonia e tabacco e whiskey. I suoi capelli odoravano
di lozione. Il suo alito sapeva di bistecca. Era un intenditore di sigari: sigari
cubani. Nella tasca interna della giacca ne aveva uno, accuratamente chiuso nell'involucro
di cellophane. I suoi gemelli d'oro erano a forma di palle da baseball e,
come la cravatta, erano il dono di un ammiratore. Quando sei una stella dello
sport, il mondo intero  tuo ammiratore. Eppure quella sera l'Ex-Atleta era leggermente
fuori fase. Sorrideva stranamente e inarcava spesso le sopracciglia. Fronte
increspata per la tensione emotiva. Sangue che martellava nelle tempie. Impalato
nella postazione del battitore e costretto a fissare un sole abbacinante.
Cacandosi sotto per la paura - stava innamorandosi di quella Marilyn Monroe! Cos
in fretta. E con ancora il brutto ricordo del divorzio che gli rimbombava nella testa
come lo schianto dei birilli travolti dall'impeto della palla da bowling.
Con le donne che se lo meritavano, l'Ex-Atleta si comportava da gentiluomo.
Come tutti gli italiani. Con le donne che non se lo meritavano, tipo quella
stronza dell'ex-moglie, non era colpa sua se qualche volta gli capitava di perdere la calma.
Con la bocca contratta in una smorfia amara, l'Ex-Atleta snocciol rapidamente
la storia del suo precipitoso e breve matrimonio, del divorzio, del figlio
di dieci anni. L'Attrice Bionda si premur di chiedergli notizie del figlio, che
evidentemente l'Ex-Atleta amava di quell'amore furibondo e sentimentale tipico
dei padri divorziati cui sia stata negata la custodia dei figli e che pertanto
possono vederli soltanto nei momenti stabiliti dal tribunale.
Prudente, l'Attrice Bionda non gli chiese notizie della ex-moglie. Pensando
Se la odia non potr non odiare tutte le donne. Io sono forse tutte le donne?
L'alone di luce si fece pi intenso, pulsante, quasi oscurando la coppia.
L'Ex-Atleta chiese all'Attrice Bionda come avesse iniziato.
L'Attrice Bionda sembr sorpresa. Iniziato cosa?
A recitare. A fare cinema.
L'Attrice Bionda cerc di sorridere. Strano e decisamente seccante: in quell'istante era diventata un'attrice senza copione.
Non so. Cio... penso che mi abbiano scoperta.
Scoperta come?
L'Attrice Bionda fece un sorriso schivo. Un commensale pi sensibile dell'Ex-Atleta
non avrebbe insistito sul quel tipo di domande.
L'Attrice Bionda disse, dapprima incerta e poi sempre pi sicura: Recitavo
nella filodrammatica del liceo. Mi avevano dato la parte di Emily in Piccola
citt, e venni notata da un talent-scout. Al liceo di Van Nuys avevamo uno splendido
insegnante di recitazione; fu lui a insegnarmi ad avere fiducia in me stessa. A
insegnarmi a credere in me stessa. Prima che l'Ex-Atleta potesse fare altre domande,
l'Attrice Bionda gli disse, con quella sua vocina trafelata, che al momento
stava provando la sua prima commedia musicale, l'adattamento cinematografico
di Gli uomini preferiscono le bionde. Oh, aveva una tale paura! -
avrebbe avuto su di s gli occhi di mezzo mondo. Ogni giorno prendeva lezioni
di canto e di danza. Con l'aiuto di un famoso coreografo. L'idea di partecipare
a una produzione cos importante la rendeva pazza di gioia! Ho sempre
adorato cantare. E ballare.  un modo per tirar su il morale alla gente, no? Per
aiutarla a esser contenta della propria vita, contenta di vivere. Certe volte mi capita
di pensare che forse  proprio per questa ragione che Dio ha fatto di me una bella
ragazza anzich, chess, uno scienziato, o magari un filosofo.
L'Ex-Atleta stava fissando l'Attrice Bionda. Evidentemente il copione di
quella scena, sempre che ce ne fosse uno, non prevedeva battute per l'Ex-Atleta.
Dire che era impietrito non sarebbe una grande esagerazione.
Col musetto atteggiato a un broncio delizioso, l'Attrice Bionda era passata a
lamentarsi del continuo dolore ai piedi e ai muscoli delle gambe causato da
tutti gli esercizi che doveva fare, sei giorni la settimana, dalle dieci del mattino
alle sei di sera. D'impulso e con la naturalezza di una bambina tese verso di lui
una gamba tornita e rialz la gonna fin sopra al ginocchio, per massaggiarsi il
polpaccio. Questi maledetti crampi! Sono un vero tormento.
Tutt'attorno a loro, nella sala della Villars Steakhouse, ogni singolo sguardo
not il movimento cieco, da animale ferito, che la mano dell'Ex-Atleta fece per
toccare, per sfiorare coi polpastrelli la gamba dell'Attrice Bionda. Con un sussurro
tenero e turbato: Forse  uno stiramento. Avresti bisogno di un massaggio.
Come toccare un fornello rovente, quella pelle! Sotto le impalpabili calze di nylon.
Con dita tremanti, l'Ex-Atleta si accese un sigaro. Accanto al tavolo si materializz
di colpo un cameriere, per portar via i piatti sporchi. L'Ex-Atleta, ringalluzzito
dall'alcol, cominci a parlarle della propria vita fuori dal gioco. Di
ci che significava per lui. A quasi quarant'anni. L'Attrice Bionda ascoltava,
nuovamente attenta come prima. Si sentiva pi a suo agio ad ascoltare che a
parlare; quando ascolti non ti tocca improvvisare. Seduta coi gomiti appoggiati
al tavolo e il busto in avanti, seno prorompente nel corsetto rosa che si sollevava
e si abbassava al ritmo del respiro, gambe ritornate pudicamente sotto il tavolo.
L'Ex-Atleta, dopo una sbuffata di fumo, le raccont di come sin da bambino
avesse amato il baseball; di come il baseball fosse stato la sua salvezza, una
specie di religione tanto per lui quanto per la sua squadra, e persino per gli
ammiratori. Gli ammiratori! Gli ammiratori erano volubili ma meravigliosi. E
di come il baseball gli avesse restituito la sua vera famiglia, il rispetto del padre
e dei fratelli pi grandi. Poich quel rispetto, prima di eccellere nel baseball,
non l'aveva mai avuto. Fino ad allora non era mai stato veramente un uomo ai
loro occhi, e neppure ai suoi. Facevano i pescatori a San Francisco, e lui non
aveva mai imparato a pescare, e odiava le barche, l'oceano, i pesci che muoiono
dibattendosi sul fondo della barca; ma per fortuna con lo sport se la cavava
bene, e il baseball era stato il suo biglietto vincente. Era uno dei vincitori della
grande lotteria americana, se ne rendeva conto e ringraziava Iddio. E adesso...
be', adesso si era ritirato. Ma lo sport era ancora la sua vita, sarebbe stato per
sempre la sua vita, la sua identit. Aveva un sacco di impegni, trasmissioni
sportive alla radio e in televisione, consulenze, pubblicit, manifestazioni...
Per, diamine, si sentiva solo, doveva proprio ammetterlo che si sentiva solo,
aveva s un sacco di amici - e amici meravigliosi, specialmente a New York
- ma nondimeno nel suo cuore si sentiva solo, doveva proprio confessarlo. Quasi
quarantanni, e una gran voglia di sistemarsi. Stavolta definitivamente.
L'Attrice Bionda si asciug le lacrime che di colpo le avevano riempito gli
occhi. Effetto di quelle parole accorate e del fumo di sigaro che si spandeva
verso di lei. Tocc delicatamente il polso dell'Ex-Atleta. Polso e dorso della
mano erano ricoperti di peli scuri e ispidi che, risaltando sul bianco abbacinante
dei polsini e sull'oro dei gemelli, le mettevano i brividi. Dicendogli, come
se fosse una risposta adeguata a quanto le aveva appena confidato, e non
sapendo cos'altro dire: Be', per... sei sempre sui giornali! In fondo  come se non ti fossi mai ritirato.
L'Ex-Atleta scoppi a ridere. Lusingato e divertito.
Be', ma io sui giornali ci sono molto meno di te, Marilyn.
Di nuovo quel sorriso schivo - l'Attrice Bionda che chinava la testa e inavvertitamente
tirava verso il basso l'orlo della scollatura.
Chi, io? Ma quella  solo propaganda dello Studio. Quella roba la odio! E odio
firmare quelle fotografie cos fasulle - Con simpatia, Marilyn. E poi ci sono le
lettere che arrivano a Marilyn. Mille la settimana - o forse di pi? Comunque 
una cosa momentanea, cio solo finch non avr messo da parte un po' di soldi e
potr cominciare a fare roba seria... tipo il teatro, dove si vede la vera stoffa di un
attore. Potrei affidarmi a un bravo insegnante di recitazione, e magari anche recitare
in un teatro stabile. Potrei riprendere Piccola citt, e potrei fare Irina in Le
tre sorelle - o Masha? Quando ho fatto Rose, in Niagara, lo sai cosa pensavo? Ti
prego di non ridere: pensavo che un giorno avrei fatto Lady Macbeth...
L'Attrice Bionda si interruppe vedendo che no, l'Ex-Atleta non rideva di lei,
e tuttavia non sembrava neanche molto attento alle sue parole. Lo sguardo gli
si era improvvisamente addolcito e riempito di una luce strana, intima, come
se fossero non a tavola bens a letto, l'uno accanto all'altra. Aspirava con forza dal sigaro.
L'Attrice Bionda si affrett a concludere - Comunque quello che sto facendo
non durer per sempre, mentre invece tu, che sei un campione adorato da tutti, tu durerai per sempre.
L'Ex-Atleta tacque, riflettendo. Sembrava molto toccato da quelle parole,
ma indeciso su come rispondere. Scroll le spalle muscolose. OK, disse. S, suppongo di s.
Era una scena improvvisata, un'improvvisazione da scuola di recitazione.
Istintivamente capivi che mancava ancora qualcosa, una svolta emozionante,
un finale a effetto. L'Attrice Bionda disse, con un sospiro pieno di passione:
Oh, ma quello che v-voglio pi di ogni altra cosa ... sistemarmi. Come te. Come
tutte le ragazze del mondo. E avere una famiglia. I bambini mi piacciono cos tanto! Vado pazza per i bambini.
Fu allora che, sbucato dal nulla come da una botola in un film muto, l'individuo
identificato come M. Classen, di anni quarantatr, possidente, di Eagle
Bluffs, Utah, si avvicin al tavolo della coppia. Gli avventori seguirono la scena
col fiato sospeso. Il Tiratore Scelto, sempre rintanato tra cucina e studiolo,
segu la scena coi sensi all'erta e teso come un arco. Che cosa stava capitando?
Chi era quel tale? M. Classen, torreggiando sull'Ex-Atleta e Sull'Attrice Bionda,
che, colti di sorpresa, lo guardavano sbalorditi, cav di tasca il portafogli
ed esib la foto a colori di suo figlio Ike, undicenne lentigginoso e sorridente
che era stato un talento naturale del baseball fino a quando, undici mesi prima,
aveva cominciato a perdere peso, e a stancarsi facilmente, e a ferirsi altrettanto
facilmente, si riempiva di escoriazioni anche solo a sfiorarlo, e allora l'avevano
portato da un medico a Salt Lake City, e la diagnosi del medico era
stata leucemia - Cio cancro del sangue. Per colpa degli esperimenti nucleari
del Governo degli Stati Uniti! Lo sanno tutti!  sotto gli occhi di tutti! Anche
il bestiame  avvelenato, mucche e pecore cadono come mosche. La mia propriet
confina con un poligono militare - VIETATO L'ACCESSO PROPRIET GOVERNATIVA.
Io ho seimila acri di terra, e ho i miei diritti. Il governo degli Stati
Uniti non vuole pagare per le trasfusioni di sangue del mio povero Ike; quei
bastardi si rifiutano di ammettere le proprie responsabilit. Io non sono mica
un comunista! Sono americano al cento per cento! Durante l'ultima guerra ho
combattuto nell'esercito, ho combattuto per gli Stati Uniti d'America! Vi prego,
non potreste cercare di mettere una buona parola per mio figlio con qualche
pezzo grosso del Governo... Fulmineamente com'era comparso, M. Classen
venne allontanato. La sua assurda e patetica scena era terminata ancor prima
d'essere messa a fuoco dagli avventori della Villars Steakhouse. Pochi secondi
dopo, rosso in volto e tormentandosi le mani, il maitre si avvicin al tavolo
dell'Ex-Atleta e dell'Attrice Bionda profondendosi in scuse.
Di colpo l'Attrice Bionda, affond il viso tra le mani e scoppi a piangere.
Lacrime scintillanti come gemme le scorrevano sulle guance. L'Ex-Atleta la
guardava, sconcertato e confuso. Era chiaro che aveva una gran voglia di
prendere le mani dell'Attrice Bionda e stringerle tra le proprie, per consolarla
- ma la timidezza lo tratteneva. (E lo sguardo di decine di estranei! Ormai
molti di noi avevano abbandonato ogni ritegno e assistevano sfacciatamente
alla scena drammatica che si svolgeva al tavolo di quella coppia di celebrit.)
L'affascinante volto equino dell'Ex-Atleta avvamp. Furioso, impotente. Incalzato
dalla litania di scuse del maitre, l'Ex-Atleta lo zitt con un insulto a mezza voce.
No! Oh, ti p-prego! Non  colpa di nessuno lo implor l'Attrice Bionda, ancora
in lacrime e con un fazzoletto premuto sugli occhi, poi si scus e si alz per
andare in bagno. Che scena: mentre lei, scortata dal maitre sempre pi sconvolto,
attraversava la sala con un'andatura al tempo stesso precipitosa e da sonnambula,
e capelli biondo platino ondeggianti, e corpo scultoreo sagomato
dall'attillato abito di jersey che una miriade di piegoline frementi pareva animare
di vita propria, ogni singolo sguardo nel ristorante si fiss sul suo didietro,
sul moto ipnotico del suo fondoschiena, come in una lunga carrellata a seguire,
con la macchina da presa tenuta discretamente a distanza come l'occhio
bramoso di un invisibile e anonimo voyeur. Tutti, compreso il ferratissimo Tiratore
Scelto, per il quale le stelle del cinema e dello sport non erano intrinsecamente
pi significative dei cerchi concentrici d'un bersaglio, ebbero la netta
sensazione che adesso il misterioso alone gi fluttuante sul tavolo dei due seguisse
l'Attrice Bionda - finch, quasi correndo dentro il bagno delle signore, ella scomparve dalla nostra vista.
L, l'Attrice Bionda torn ad asciugarsi gli occhi col fazzoletto, e ripar alla
bell'e meglio i danni subiti dal rimmel. Aveva il viso in fiamme, come se l'avessero
schiaffeggiata. Che scena pietosa! Quando non ci sei preparata, le lacrime
bruciano. E quella scollatura che le serrava la gola come le mani di uno
strangolatore, come le mani di Cass se fosse riuscito ad agguantarla. Tir su col
naso, pi volte, ed era agitatissima, e si accorse di essere osservata dall'inserviente
- che il turbamento dell'Attrice Bionda aveva destato dallo stato di
trance caratteristico delle inservienti di bagni pubblici. L'inserviente doveva
avere un paio d'anni pi dell'Attrice Bionda, e aveva la pelle olivastra. Le chiese,
rivelando un leggero difetto di pronuncia: Miss? Si sente bene? L'Attrice
Bionda le rispose di s, s, s! Nello stato in cui era, l'Attrice Bionda non aveva
nessuna voglia di lasciarsi guardare cos da vicino. Frug nella trousse. Voleva
un altro fazzoletto, che l'inserviente le porse con un gesto premuroso. Grazie!
Le pareti del bagno erano di un rosa pallido screziato d'oro. Le luci erano
basse e delicate. Riflesso nello specchio, l'Attrice Bionda vide lo sguardo dell'inserviente
fisso su di lei, not la fronte bassa, i capelli neri ispidi trattenuti a
fatica da un cerchietto dorato, le sopracciglia spelacchiate e il mento sfuggente,
e il sorriso timido e sghembo. Tu sei bella e io no, quindi ti odio. E invece
no, la ragazza sembrava sinceramente preoccupata. Miss? Davvero, posso fare
qualcosa per lei? L'Attrice Bionda fiss il riflesso dell'inserviente. Quella ragazza
era qualcuno che lei avrebbe dovuto conoscere? L'Attrice Bionda aveva
bevuto troppo, lo champagne le andava subito alla testa e le faceva venir voglia
di piangere, o di ridere; lo champagne le risvegliava troppi ricordi, eppure non
era riuscita a farne a meno, idem col vino rosso, e ancor pi frastornante era
stata la vicinanza dell'Ex-Atleta, perch era un uomo la cui fama eclissava la
sua e che dalla sua poteva proteggerla. Un uomo che era anche un gentiluomo - cosa pretendere di pi?
Fu allora che l'Attrice Bionda si rese conto di conoscere l'inserviente dalla
pelle olivastra. Jewell! Una delle sue sorelline d'orfanotrofio, quindici anni prima.
Jewell, con quel buffo difetto di pronuncia che i maschi pi crudeli si divertivano
a prendere in giro. E talvolta la prendeva in giro anche Fleece, che
Jewell adorava. Jewell stava fissando il riflesso dell'Attrice Bionda - Tu fai parte
del mio mondo, il tuo posto giusto  questo. L'Attrice Bionda stava per esclamare,
con un sorriso: Ehi, ma noi due ci conosciamo! Tu non sei Jewell?
Ma una voce la ammon - No. Meglio di no.
La porta del bagno delle donne si apr, ed entr una signora elegantissima.
L'Attrice Bionda si infil di corsa in uno dei box. Per coprire il rumore della
minzione, che da quando aveva subito l'Operazione (cos preferiva considerarla)
si era fatta rovente e dolorosa, tir l'acqua una volta, poi una seconda volta.
Che situazione imbarazzante! Si chiese se Jewell l'avesse riconosciuta; se, riconoscendo
Marilyn, Jewell avesse riconosciuto lei. Poich l'una era dentro l'altra, a interpretare il ruolo inventato per lei.
Al telefono, quando aveva saputo dell'aborto, Cass le aveva detto: E adesso non prendertela con lei. La colpa  tua!
Uscita dal box e avvicinatasi ai lavandini, l'Attrice Bionda trasse un sospiro
di sollievo vedendo che la signora elegantissima se n'era andata. Accanto al lavandino
non c'erano asciugamani, sicch l'Attrice Bionda dovette aspettare
che l'inserviente gliene porgesse uno; quando si fu asciugata le mani e il viso,
l'Attrice Bionda ringrazi l'inserviente e lasci cadere una moneta da cinquanta
centesimi nella ciotola posta su un tavolino accanto alla porta. Mentre stava
per uscire, l'Attrice Bionda si sent chiamare dall'inserviente - Mi scusi,
Miss... L'Attrice Bionda si volt e le sorrise, perplessa. Aveva dimenticato
qualcosa? La borsetta no di certo, visto che l'aveva in mano. S? Che c'?
L'inserviente fece uno strano sorriso. Nella sua mano tesa verso di lei c'era un
asciugamano aperto, e al centro dell'asciugamano qualcosa. L'Attrice Bionda
strinse gli occhi per mettere a fuoco, e vide una massa di carne maciullata e livida,
grande quanto una pera. Era lustra di sangue. Sembrava immobile.
Niente arti, soltanto un torso in miniatura; niente volto, soltanto occhi appena
abbozzati, un naso e, per bocca, una fessura tesa in una smorfia tormentata.
Miss Monroe? Ha dimenticato questo.
L'Ex-Atleta aveva cavato di tasca il portafogli di pelle nuovo di zecca, e l'aveva
sbattuto sul tavolo. Aveva le vene delle Temple gonfie e pulsanti. Veder piangere
una bella ragazza, purch quel pianto non fosse di biasimo nei suoi confronti, gli spezzava il cuore.
...
.
...
Fr ELISE.
...
.
...
Dovete sempre interpretare voi stessi. Ma un'infinita variet di voi stessi.
Konstantin Stanislavskij.
Il lavoro dell'attore su se stesso.
...
.
...
Non poteva essere un caso. Poich l, nel luogo dove avrebbe quasi ininterrottamente
abitato per il resto della sua bionda vita, il caso non esisteva. L scoprii
che tutto  necessit, come gli uncini sugli aculei dei porcospini, che tengono stretta la carne mentre la straziano.
Fr Elise- quella melodia bella e ammaliante.
Fr Elise, che lei stessa una volta aveva suonato, o tentato di suonare. Sulla
spinetta bianca e lucida appartenuta un tempo a Fredric March. All'epoca di
Highland Avenue, Hollywood. Gladys si era sacrificata perch Norma Jeane
potesse prendere lezioni di piano e lezioni di canto, sapendo che un giorno
Norma Jeane sarebbe diventata una stella dello spettacolo. Mia madre ha sempre
creduto in me. E io non me ne rendevo conto. All'epoca del suo insegnante di
piano, Mr. Pearce, da lei adorato e temuto, che prendeva le sue dita e le guidava con fermezza sulla tastiera.
Non fare la sciocca, Norma Jeane. Prova.
Quando ud quella musica era sola. In trasognata ascesa sulla scala mobile
di Bullock's, a Beverly Hills. Doveva essere un luned: niente prove allo Studio.
Travestita non da Lorelei Lee (Il ruolo per cui  nata Marilyn Monroe!)
bens da habitu dei negozi di Beverly Hills. Nessuno l'avrebbe riconosciuta,
ne era certa. Si trovava da Bullock's per comprare un regalo per il suo truccatore,
Whitey, che era un gran simpaticone e la faceva ridere; e un regalo anche
per Yvet, l'assistente di Mr. Z, che era stata cos premurosa e paziente con lei,
e che avrebbe mantenuto il suo segreto; e infine per comprare una bella camicia
da notte per Gladys, da spedirle in clinica, a Lakewood, con un biglietto su
cui avrebbe scritto Ti voglio tanto bene, tua figlia Norma Jeane. Portava occhiali
da sole talmente scuri da renderle quasi impossibile leggere i prezzi sulle etichette,
e un'ampia blusa di lino color sabbia, e pantaloni di lino. Scarpe basse
di tela, per dare un po' di sollievo ai piedi stanchi e indolenziti. Sopra i biondi
capelli, ancora un po' arruffati per il sonno agitato, aveva annodato una fascia
azzurra, molto probabilmente regalatale da qualcuno. Gi, poich in quel periodo
della sua vita ogni volta che, per pura cortesia o per la consueta smania
di sviare in qualche modo le domande troppo dirette, le capitava di fare qualche
apprezzamento su questo o quell'altro oggetto, ecco che i proprietari di
tali oggetti - capi di abbigliamento ma anche gioielli e ricordi di famiglia - si intestardivano a fargliene dono.
Provalo un attimo, Marilyn, solo un attimo! Ecco, guarda come ti sta bene!
Prendilo, ti prego, tienilo tu.
Quella musica aveva cominciato a udirla tra il pianterreno e il primo piano
di Bullock's, ma senza riuscire a riconoscerla. Aveva la testa ingombra di brani
musicali, come un juke-box impazzito - allegri motivetti da commedia musicale,
ballabili sincopati. Ritmi indiavolati, banali. Mentre quella che dall'alto
scrosciava gi verso di lei era musica classica. Ed era musica dal vivo, ne era
quasi certa. Possibile che l dentro ci fosse un pianista? Ecco cos'era! -
Fr Elise, di Beethoven. Che le straziava il cuore come una scheggia di cristallo purissimo.
Fr Elise, che lentamente e delicatamente e malinconicamente Clive Pearce
aveva suonato per Norma Jeane sulla magica spinetta bianca, prima di condurla all'orfanotrofio.
Lo Zio Clive. Ancora una volta, Norma Jeane. Un'ultima volta. Mi perdonerai?"
Certo! L'aveva fatto.
Cento, mille volte li aveva perdonati - tutti quanti.
Di presenza Marilyn Monroe non somiglia affatto a com' nelle foto o al cinema.
Prima di tutto sembra molto pi giovane. Per essere carina  carina, questo s,
ha un bel faccino tenero, per niente di speciale. L'abbiamo vista l'altro giorno da
Bullock's, che faceva acquisti. Sembrava una qualsiasi. Pi o meno.
Come rapita da una magia, Norma Jeane segu le note di Fr Elise fino al
quinto e ultimo piano. Era talmente piena di sensazioni, di emozioni, che non
avrebbe saputo spiegare perch si trovasse l, in quell'emporio; anche perch odiava
fare acquisti: stare in mezzo alla gente la riempiva di ansia; per quanto bene si
travestisse, c'era sempre la possibilit che qualche sguardo scaltro e aguzzo riuscisse
a penetrare il travestimento, poich quella era un'epoca di spie, di informatori.
(Persino V, che pure era stato una celebrit durante la guerra, e che era un patriota
al cento per cento, ultimamente era stato pi volte interrogato dalla Commissione
statale incaricata di indagare sui comunisti e i sovversivi che lavoravano nel
mondo dello spettacolo. E se V aveva fatto il suo nome? Le era mai capitato di dire
qualcosa a sostegno del comunismo? Ma V non l'avrebbe tradita, vero? Dopo
quello che c'era stato tra loro?) Comunque, ansia o non ansia, quella musica la attirava,
e lei non riusciva a resistere. I suoi occhi si erano riempiti di lacrime. Era
cos felice! La sua vita e la sua carriera procedevano col vento in poppa e lei doveva
pensare soltanto al futuro e non al passato e gi il fatto che allo Studio le avessero
assegnato il camerino grande che un tempo era stato di Marlene Dietrich la
diceva lunga sul fatto che doveva liberarsi di quei pensieri perch la rendevano inquieta
e ansiosa. Perch l'insonnia era di nuovo in agguato. A meno che non lavorasse
e lavorasse e lavorasse, e si sfinisse a esercitarsi e a ballare, e leggesse libri e
scrivesse sul diario fino ad addormentarsi di colpo.
Ma da Bullock's le hanno proibito di provare i vestiti. E anche in altri negozi
eleganti. Perch ogni volta che si prova qualcosa finisce per macchiarla. Gira senza
mutandine.  una sudiciona. Si impasticca di benzedrina, suda in continuazione.
Il quinto piano di Bullock's era il pi esclusivo. Abiti firmati, pellicceria.
Folta moquette rosa. Persino l'illuminazione aveva un che di sofisticato. Era
stato l che Norma Jeane aveva sfilato per Mr. Shinn, l che Mr. Shinn le aveva
comprato l'abito bianco per la prima di Giungla d'asfalto. Com'era stata facile
la vita nei panni di Angela! A quell'epoca Marilyn Monroe non era sotto
pressione come adesso; a quell'epoca, cio tre anni prima, Marilyn Monroe
quasi non esisteva. Solo I. E. Shinn aveva avuto fiducia in lei. Il mio Is-aac. Il
mio ebreo. Eppure lei l'aveva tradito. Gli aveva spezzato il cuore, e cos l'aveva
ucciso. A Hollywood c'erano persone, parenti stretti di Mr. Shinn, che la
consideravano una puttanella cinica, eppure... che male aveva fatto? Di cosa
la incolpavano? Ho persino rifiutato la sua proposta di matrimonio e i suoi soldi. Io posso sposarmi solo per amore.
Aveva amato Cass ed Eddy G - eppure in un momento di rabbia aveva deciso
di andare a vivere da sola. I Gemelli. Coi Gemelli non c'era futuro; era
stata costretta a scappare. Aveva avuto appena il tempo di prendere le cose essenziali,
i suoi libri speciali. Il resto lo aveva abbandonato l, compresa la piccola
tigre di panno. Yvet le era stata vicina anche in quel frangente, si era data
da fare per trovarle un nuovo appartamento, e gliel'aveva trovato, in Fountain
Avenue. (Ovviamente Yvet agiva su incarico di Mr. Z, che da quando era diventato
responsabile delle produzioni dello Studio si era trasformato in consulente
e complice assiduo e solerte, sempre comprensivo e gentile con lei, il loro
investimento da milioni di dollari.) E adesso anche l'Ex-Atleta diceva di amarla,
di non aver mai amato nessuna donna quanto lei, di volerla sposare.
Gliel'aveva detto gi al secondo appuntamento, prima ancora che diventassero
amanti. Possibile? Possibile che un personaggio ramoso come lui, garbato e generoso
e gentiluomo come lui, volesse sposare lei? Norma Jeane avrebbe voluto
raccontargli che moglie orribile fosse stata per il povero Bucky Glazer. Eppure,
debole com'era e timorosa che smettesse di amarla, ecco che aveva sentito
la propria vocetta infantile dirgli che anche lei l'amava e che s, un giorno l'avrebbe sposato.
Avrebbe deluso anche quel brav'uomo? Gli avrebbe spezzato il cuore?
Temo di essere una sgualdrina... Ma non voglio esserlo!
Norma Jeane si era avvicinata al pianista, lentamente e con cautela, da dietro.
Non voleva distrarlo. Era seduto davanti a un elegante Steinway a coda,
proprio accanto alla scala mobile - anziano signore in frac, con le dita che si
muovevano sicure fra i tasti lucidi. Sul leggio non c'era spartito; suonava a memoria.
 lui! Mr. Pearce! Clive Pearce era invecchiato parecchio. Ovvio, erano
passati diciott'anni. Era pi magro e aveva i capelli completamente grigi; la
pelle intorno a quei suoi occhi intelligenti era sbiadita e vizza, il volto un tempo
affascinante era uno sfacelo di rughe e guance cadenti. Eppure come
appariva bello mentre suonava il piano per quelle ricche signore perlopi incuranti
di lui e della sua musica! - l'ammaliante dolcezza di Fr Elise ignorata in mezzo
al cicaleccio di commessi e clienti. Norma Jeane avrebbe voluto gridare:
Come si pu essere cos villani? Quest'uomo  un artista. Ascoltatelo. Ma l
dentro nessuno ascoltava il pianoforte suonato da Clive Pearce, tranne la sua
ex allieva Norma Jeane, ormai cresciuta. Che si mordeva il labbro inferiore,
che si asciugava gli occhi dietro le lenti scure degli occhiali da sole.
La musica deve piacerle proprio tanto! L'abbiamo vista mentre ascoltava un tizio
che suonava il pianoforte, al quinto piano di Bullock's. Aveva le lacrime agli
occhi. Magari fingeva, ma non credo. Comunque non portava il reggiseno: aveva
un vestito di lino bianco leggerissimo e si vedevano i capezzoli!
Nel suo nuovo e quasi spoglio appartamento di Fountain Avenue, sulla parete
dietro al letto Norma Jeane aveva costruito un Pantheon dei Grandi dell'Umanit,
con ritratti ritagliati dalle riviste e incollati sul muro. Tra tutti spiccava
Beethoven: fronte possente, espressione fiera e capelli scarmigliati. Beethoven,
il genio della musica. Per il quale Fr Elise non era che un gioco da ragazzi, una bagattella.
Nel Pantheon di Norma Jeane figuravano altres Socrate, Shakespeare,
Abraham Lincoln, Vaslav Nijinski, Clark Gable, Albert Schweitzer, e il drammaturgo
americano che recentemente aveva vinto il Pulitzer per il teatro.
Dopo Fr Elise, il pianista esegu alcuni preludi di Chopin, poi la sognante
Stardust di Hoagy Carmichael. Anche quello non poteva essere un caso, che
l'unica canzone bella di Gli uomini preferiscono le bionde fosse When Love Goes
Wrong, Nothing Goes Right dello stesso Carmichael, e che a cantarla fosse proprio
Lorelei Lee. Norma Jeane rimase immobile ad ascoltare, in silenzio, quasi
con devozione. Quel pomeriggio avrebbe saltato parecchi appuntamenti, compreso
quello importantissimo con la costumista, e tra l'altro aveva promesso
all'Ex-Atleta, che era andato a New York, di farsi trovare in casa alle quattro in
punto per ricevere la sua telefonata. Stava sforzandosi di ricordare se ultimamente
avesse visto Clive Pearce in qualche film. Il suo contratto con lo Studio
doveva essere scaduto da un pezzo; strano, per un uomo cos pieno di talento.
Ridursi a suonare il pianoforte in un emporio! L'avrebbe aiutato, potendo.
Una comparsata in Gli uomini preferiscono le bionde - e perch non piuttosto
fargli suonare il pianoforte?  il minimo che possa fare per lui. Gli devo moltissimo.
Per il pianista era arrivato il momento della pausa. Norma Jeane, applaudendo
entusiasticamente, si fece avanti per presentarsi. Mr. Pearce? Si ricorda di me? Sono Norma Jeane.
Clive Pearce, alzandosi dallo sgabello del pianoforte, la guard a lungo negli
occhi, per un interminabile istante di stupore.
Marilyn Monroe? Lei non ... Marilyn Monroe?
Sono... s, adesso. Ma prima ero Norma Jeane. Ricorda? Highland Avenue?
Gladys Mortensen? Abitavamo nello stesso edificio, ricorda?
Una delle palpebre di Clive Pearce fremette. L'uomo batt gli occhi come se
si trovasse davanti a una luce abbagliante. Sulle sue guance cadenti c'era un reticolo
di venuzze intricate, quasi impercettibili. Ma il sorriso era vivo. Marilyn Monroe. Sono onorato.
In quella tenuta solenne, frac e cravattino bianco e scarpe di vernice, Clive
Pearce pareva un manichino parzialmente animato. Norma Jeane allung la
mano per farsela stringere, come aveva imparato a fare con una certa sicurezza,
giacch ormai faceva parte di quelle persone cui la gente ama stringere la mano
e carezzarla a lungo, e Mr. Pearce prese le sue mani nelle proprie, guardandola perplesso.
Lei  Clive Pearce, vero?
Certo che sono Clive Pearce. Ma lei come fa a conoscermi?
Gliel'ho detto, io sono Norma Jeane Baker. Cio, Norma Jeane Mortensen.
Si ricorda di mia madre - Gladys, Gladys Mortensen? - eravate amici,
quando abitavamo in Highland Avenue, ricorda? Nel 1935.
Clive Pearce rise. Il suo alito sapeva di monetine di rame tenute troppo a
lungo in un palmo sudato. Cos tanto tempo fa? Ma a quell'epoca lei non era neppure nata, Miss Monroe.
Lo ero eccome, Mr. Pearce. Avevo nove anni. E lei era il mio insegnante di
pianoforte. Norma Jeane stava sforzandosi di non piangere. Sia pure vagamente
si rendeva conto del capannello di gente formatosi a pochi metri da loro.
Davvero, non si ricorda di me? Ero una b-bambina. E lei mi insegn a suonare Fr Elise.
Una bambina che suona Fr Elise? Temo che sia piuttosto improbabile.
Mr. Pearce aveva l'aria di sentirsi vittima di uno scherzo.
Mia madre era... cio, ... Gladys Mortensen. Non ricorda nemmeno lei?
Gladys?
Eravate amanti - cio, io credevo che foste amanti, vi volevate talmente bene... Mia madre era molto bella, e...
L'anziano signore dai capelli argentati sorrise a Norma Jeane, e parve farle l'occhiolino. Io, amante di tua madre? Di una donna? Figuriamoci. Temo che lei mi stia confondendo con qualcun altro. Qui nel Paese dei Balocchi noi inglesi sembriamo tutti uguali.
Abitavamo nello stesso residence, Mr. Pearce. All'828 di Highland Avenue, qui a Hollywood. A cinque minuti dall'Hollywood Bowl.
L'Hollywood Bowl! S, ricordo vagamente quel residence... un posto orrendo, pieno di scarafaggi. Grazie a Dio ci sono rimasto poco.
Ricorda quando mia madre si sent male, e dovettero portarla via e ricoverarla
in ospedale? Per me lei era Zio Clive. Poi lei e Zia Jessie mi portaste all'or-or-orfanotrofio.
Adesso Mr. Pearce era chiaramente allarmato. La sua espressione si era fatta
arcigna e irritata. Zia Jessie? C' una donna che sostiene di essere mia moglie!"
Oh, no, nient'affatto. Era solo il mio modo di chiamarvi. Cio, era il modo
in cui voi due volevate che vi chiamassi, anche se a me veniva molto difficile
chiamarvi cos. Davvero non ricorda? Ormai Norma Jeane stava scongiurandolo
apertamente. Si era avvicinata pi che poteva a quel povero vecchio,
pi basso di lei di parecchi centimetri, per evitare che la gente che si era raccolta
intorno sentisse le sue parole. Lei mi insegn a suonare su una spinetta
Steinway, ricorda? Mia madre l'aveva comprata da Fredric March...
A quel punto Clive Pearce schiocc le dita.
La spinetta! Certo che me la ricordo. Ce l'ho ancora, sa?
La spinetta di mia m-madre? Ce l'ha lei?
Adesso  mia, gentile amica.
Ma... come l'ha avuta?
Come l'ho avuta? Be', mi lasci pensare. Clive Pearce aggrott la fronte e si
pizzic le labbra. Strinse gli occhi nello sforzo di ricordare. Se non sbaglio il
padrone di casa si era appropriato di alcuni oggetti di sua madre, credo per via
di certi conti non saldati. Gi, penso proprio che sia andata cos. La spinetta si
era leggermente danneggiata durante l'incendio - s, se non ricordo male c'era
stato un incendio - e io mi offrii di comprargliela. La feci riparare, e da allora
non l'ho mai pi abbandonata. Uno strumento delizioso, dal quale non mi separerei mai.
Neanche per... molti soldi?
Clive Pearce riflett su quelle parole, increspando le labbra. Poi sorrise
- quel sorriso che Norma Jeane ricordava cos bene, quel sorriso che le metteva i
brividi, il sorriso del malizioso e infido Zio Clive.
Mia cara Marilyn, penso proprio che per lei potrei fare un piccolo sforzo.
Fu cos, in quel modo bizzarro e quasi magico, che Clive Pearce venne scritturato
come figurante in Gli uomini preferiscono le bionde per suonare il pianoforte
in una scena ambientata nel salone di una lussuosa nave da crociera, e
che la spinetta Steinway un tempo appartenuta a Fredric March venne acquistata
da Norma Jeane per milleseicento dollari, chiesti in prestito all'Ex-Atleta.
...
.
...
L'URLO. LA CANZONE.
...
.
...
Immaginate che in quel medesimo spazio che occupate col vostro corpo reale esista un altro corpo - il corpo immaginario del vostro personaggio, che avete creato col vostro pensiero.
Michael Cechov
All'attore.
...
.
...
Non l'affusolata limousine nera dello Studio, degna di ospiti regali, bens una
goffa e gobba Nash del malinconico colore della saponata quando le bollicine
sono tutte scoppiate, e un torvo autista in livrea e berretto a visiera, simile a
una creatura mostruosa, mezzo rospo e mezzo uomo, con enormi occhi lustri
che l'avevano fatta rabbrividire. Oh, non mi guardi! Non sono io. Aveva inghiottito
sabbia, aveva la bocca asciutta. O piuttosto le avevano riempito di
bambagia la bocca per soffocare le urla? Mentre cercava di spiegare a quella
donna ghignante di rossetto, e che la stava spingendo con le mani guantate di
rete sul sedile posteriore della Nash, che ci aveva ripensato, che non voleva pi
farlo. Ma la donna non voleva sentir ragione. E le sue mani erano troppo forti,
agili, esperte. No. Davvero. Voglio tornare a c-casa. Questa  una... La voce
atterrita di una bambina. Miss Sogni d'Oro? L'Autista Rospo manovrava con
encomiabile maestria la vettura gobba nell'intrico di strade abbacinate della
Citt di Sabbia. Non era notte, ma il sole era talmente accecante che era come
se fosse notte. Ehi! Ho detto che ho cambiato idea, chiaro? Le idee sono mie,
e sono padronissima di cambiarle! C'erano granelli di sabbia non solo nella
sua bocca ma anche nei suoi occhi. La donna con le mani guantate di rete fece
una smorfia che poteva sembrare un sorriso beffardo. Ci fu una brusca frenata.
Norma Jeane ebbe la sensazione di aver viaggiato nel Tempo. Per l'attore ogni
nuovo ruolo  un viaggio nel Tempo. Via dal suo ultimo io, dal quale si allontana
per sempre. Un marciapiede! Una rampa di scale! Un corridoio e un odore acre
e penetrante di sostanze chimiche, come l'odore sulle mani da bamboccione di
Bucky Glazer. E la sorpresa (come in un film dove a un tratto una porta si
apre e si viene investiti da uno scroscio di musica drammatica) di una saletta
elegantemente arredata. Una sala d'attesa. Alle pareti, pannelli di legno verniciato
e riproduzioni delle tavole di Norman Rockwell per il Saturday Evening
Post. Sedie moderne in acciaio tubolare. Un'ampia scrivania di legno chiaro,
e... un teschio? Un teschio giallognolo, solcato da una rete di minuscole
crepe, con la parte superiore della calotta (risultato di un'autopsia?  cos che
fanno? - Segano via pezzi di cranio?) cava e piena di penne e matite e un paio
delle costose pipe del Dottore. Ufficialmente era la giornata di riposo del dottore.
Pi tardi quel mattino il dottore sarebbe andato al Wilshire Country
Club per giocare a golf con il suo amico Bing Crosby. E adesso luci sfacciate,
come bugie sfacciate. All'alba era arrancata gi dal letto zuppo di sudore per
andare in bagno e mandar gi due, tre pasticche di codeina. Vi prego, statemi
a sentire. Ci ho ripensato, davvero. Ma se sei incapace di pensare sei incapace
di ripensare, si disse per tirarsi su. Questa  luce sterilizzante. Per ridurre al
minimo le possibilit di infezione. (Pensieri assurdi e buffi che spesso le passavano
per la mente quando era sul set. L'enfasi delle luci, l'intensa fissit dell'occhio
di vetro della macchina da presa, la consapevolezza che, con l'inizio delle
riprese, con l'emergere disinvolto e naturale del suo io cinematografico, lei e
l'Amica Magica sarebbero state una cosa sola, al sicuro e beate.) Comunque
continuava a sforzarsi di spiegare a quelle persone che aveva fatto uno sbaglio,
che non voleva l'Operazione; s, ma era in buone mani; l'aveva garantito Mr.
Z. Con un investimento da milioni di dollari non si scherza. Tranquilla, non
c'era nessun pericolo. In veste di Marilyn Monroe non avrebbe mai corso
nessun rischio che lo Studio non fosse in grado di scongiurare. Per rassicurarla,
Yvet stava canticchiando: Queste son mani buone per sollevarti il morale, queste
son mani buone per non farti mai male. Mani buone dall'aurora alla sera e dalla
sera all'aurora. Vedendo che le proteste non sortivano alcun effetto, Norma
Jeane cambi tono e, con la vocetta buffa della sensuale Lorelei Lee, disse:
Ehi, sapete una cosa? Sono sicura che adesso vi metterete a cantare e ballare.
Il Dottore non sorrise, ma il Dottore sapeva sorridere. Aveva la testa a fungo e
il naso a patata e pieno di peli. La chiamava Mia cara, forse per rassicurarla
che non avrebbe mai pronunciato il suo nome, che non sapeva il suo nome.
Che gran sollievo, il Dottore non aveva riconosciuto quella paziente famosa.
Nessuno di loro conosceva lei. Tremava tutta, completamente nuda sotto il camice
impalpabile. Bucky non le aveva mai permesso di vedere i cadaveri su cui
lavorava, eppure era come se li avesse visti tutti, e sapesse. Sapesse della pelle
terrea, degli occhi infossati nelle orbite. Della pelle cedevole, che quando la tocchi
con un dito sembra volerselo inghiottire. Stringeva i pugni e si mordeva il
labbro per non scoppiare in una risata isterica mentre la adagiavano sul lettino,
dove il lenzuolo di carta si incresp e frusci sotto di lei, e allora se la fece addosso,
letteralmente, tanta era la paura, e loro asciugarono l'urina senza dire
una parola, e le sistemarono i piedi nelle staffe. I suoi piedi nudi! La pianta dei
piedi, cos vulnerabile! Vi prego, non guardatemi. Non fate fotografie, eh?
Zia Elsie l'aveva consigliata bene.  semplicissimo, basta che tu ti tenga alla larga.
Ed era proprio cos che Norma Jeane faceva l'amore, quasi sempre: tenendosi
alla larga, cio limitandosi a stare immobile, sorridendo, dolce e arrendevole e
piena di speranza, e offrendosi all'uomo, facendo dono di s all'uomo; non 
forse questo che vogliono, gli uomini? La sorpresa era stata che l'Ex-Atleta era
un amante tenero e gagliardo, un amante maturo, come V, un amante generoso
e capace e delicato - e mai e poi mai l'Ex-Atleta, che era un gentiluomo, avrebbe
riso di lei, come avevano fatto, imperdonabilmente, i Gemelli.
Titolo per il Tatler: SENTITE QUESTA: IL SEX-SYMBOL MARILYN MONROE
CHIEDE "SCOPATA(5)  UN VERBO???" E gi risate.
Be', aveva riso anche lei. E il Dottore le stava facendo il solletico con quelle
sue dita di gomma. Dita invadenti, che si intrufolavano nel corpo. Come Zio
Pearce su e gi per la sua schiena, dentro la fessura del suo culetto come un sorcio
malandrino. Ma subito fuori, cos in fretta che il sorcio sembrava non essere
mai entrato. La codeina l'aveva stordita, era nello stato in cui il dolore che si sente
 ovattato. Come grida in casa dei vicini. Il Dottore che diceva: Stia ferma,
per favore. Sentir un po' di dolore, pochissimo. Questa iniezione le far venire
sonno, entrer in uno stato di dormiveglia. Cos non dovremo legarla. Aspetti.
No. Dev'esserci uno sbaglio. Io... Cacci via quelle mani. Quelle mani di gomma.
Non riusciva a vedere le facce. La luce era troppo forte, ce l'aveva tutta negli
occhi. Forse aveva viaggiato troppo in l in un futuro dove il sole si era dilatato
fino a coprire il cielo intero. No! Non sono io! Grazie a Dio era riuscita a scendere
da quel tavolo. Loro urlarono qualcosa, ma lei era gi scappata. Correndo a
piedi nudi, ansimando. Ehi, stava scappando! Allora non era troppo tardi. Corse
lungo il corridoio. C'era puzza di fumo. Ma non era troppo tardi. Su per una
rampa di scale e fino a una porta, chiusa ma non a chiave, sicch la spinse e la
spalanc. L, i volti familiari di Mary Pickford, Lew Ayres, Charlie Chaplin. Oh,
il Monello! Charlie era il suo vero padre. Quegli occhi! Nella stanza accanto si
udivano suoni soffocati. S, la stanza di Gladys. Severamente proibito entrarci,
ma adesso Gladys non c'era pi. Si precipit dentro la stanza, ed ecco la scrivania.
E l ecco il cassetto che doveva aprire. Tir, tir, tir il cassetto. Era incastrato?
Non aveva forza sufficiente per aprirlo? Alla fine riusc ad aprirlo, e la creatura
era l che agitava le manine e i piedini, boccheggiante. Cercando il fiato per
piangere. Proprio mentre lo specolo le entrava tra le gambe e dentro il corpo.
Proprio mentre la svuotavano come si svuota dei visceri un pesce. Dai lati dello
specolo col un umore rossastro. Sent se stessa sbattere la testa da una parte all'altra
urlando fin quasi a spaccarsi i tendini della gola.
La creatura url. Una volta sola.
Miss Monroe?  ora.
Be', altroch se era ora. Da quant' che la chiamavano? Bussando con garbo
alla porta del camerino. Era da tre quarti d'ora che se ne stava seduta l, perfettamente
pettinata, perfettamente truccata, rapita in una specie di estasi davanti
allo specchio, con lo splendido abito di seta rosa, i guanti lunghi fino al gomito,
e l'attaccatura di quel seno straordinario bene in vista, e sulle orecchie e
intorno al collo il luccichio dei gioielli di scena. E la perfezione di quella lucida
bocca-di-fica. Altroch se era ora. Ora di lanciarsi in Diamonds Are a Girls Best Friend.
La Monroe era impeccabile. Una vera professionista. Una volta memorizzata ogni
parola, ogni sillaba, ogni nota, andava che era una meraviglia. Non era un personaggio
- un ruolo. Era come se avesse la capacit di vedere se stessa gi su pellicola,
come un'animazione. Un'animazione che riusciva a controllare da dentro di
s. Controllare come l'avrebbero vista gli spettatori, nel buio della sala.
Ecco cos'era Marilyn Monroe sul set: l'immagine animata che un giorno migliaia di sconosciuti avrebbero visto e adorato.
Una volta mi avevano mandato a chiamarla nel camerino, ricordo che bussai
alla porta e avvicinai l'orecchio perch non rispondeva nessuno, e vi giuro che sentii
l'urlo di un neonato. Cio, non proprio un urlo forte, non come se l dentro ci
fosse davvero un neonato, per sono sicuro che sentii urlare un neonato. Una volta sola.
...
.
...
L'EX-ATLETA E L'ATTRICE BIONDA:
LA PROPOSTA.
...
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...
1.
...
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...
Ci sarebbe stato chi, analizzando a posteriori quel malaugurato matrimonio
come si potrebbe fare l'autopsia a un cadavere, si sarebbe domandato se quella
fosse una proposta vera e propria o non piuttosto una coercitiva presa d'atto.
L'Ex-Atleta che diceva tranquillamente all'Attrice Bionda Tu e io ci amiamo,
 arrivato il momento di sposarsi.
E una pausa. Poi, atterrita com'era dai silenzi, l'Attrice Bionda che farfugliava
un Oh s! S, tesoro mio! E che, nella confusione del momento, soggiungeva,
con una risatina stridula e nervosa, C-chiss!
(L'Ex-Atleta ud quell'ultima parola balbettata? A giudicare dai fatti si direbbe
proprio di no. L'Ex-Atleta ud le labbra dell'Attrice Bionda formulare
pi o meno chiaramente parole che ferissero il suo orgoglio? A giudicare dai
fatti si direbbe proprio di no.)
Ed eccoli baciarsi. E scolarsi il resto della bottiglia di champagne. E rimettersi
a fare l'amore, colmi di tenerezza e di ingenua speranza. (Al Beverly Wilshire
Hotel, nell'appartamento pomposamente ma pertinentemente detto
Suite Imperiale, prenotato per Marilyn Monroe dai pezzi grossi dello Studio
per la notte dopo il ricevimento per cinquecento invitati organizzato in quello
stesso albergo per festeggiare la prima di Gli uomini preferiscono le bionde. Oh,
che serata memorabile!) Poi, di colpo, l'Attrice Bionda che scoppia a piangere.
E l'Ex-Atleta che si intenerisce, e fa quello che gli amanti fanno nei fumettoni
sentimentali degli anni Quaranta: bacia via le lacrime dell'amata.
Dicendo Ti amo da morire.
Dicendo Voglio proteggerti da quegli sciacalli.
Dicendo, bellicoso come un ragazzino, puntando i gomiti sul letto e sollevandosi
e osservandola come si potrebbe osservare un paesaggio pieno di insidie
illudendosi che attraversarlo sia non soltanto possibile ma anche gratificante:
Voglio portarti via da qui. Voglio renderti felice.
...
.
...
2.
...
.
...
Nei momenti cruciali l'immagine della pellicola si sfuoca.  l'unica copia esistente;
potete ben immaginare il suo valore per i collezionisti. Ovviamente la qualit
del sonoro  scadente. I pochi tra noi in grado di leggere le labbra (dote utilissima
per un ammiratore) si trovano innegabilmente avvantaggiati, ma si tratta di un
vantaggio tutto sommato relativo, visto che l'Ex-Atleta era una persona estremamente
laconica e che, le poche volte che parlava, pi che muovere le labbra si limitava
a contrarle, come se per lui parlare fosse un impedimento, un impedimento
in tutto e per tutto simile a quella sua improvvisa e ingovernabile emozione; e
che l'Attrice Bionda, quando non si rivolgeva intenzionalmente alla macchina da
presa (con la quale riusciva a comunicare come non riusciva a fare con nessun
essere umano), aveva un'esasperante tendenza a farfugliare e a mangiarsi le parole.
Marilyn, ci viene voglia di gridarle. Guardaci. Sorridi. Un sorriso vero. Sii contenta. Tu sei tu.
Quando l'Ex-Atleta aveva parlato di sciacalli e di voler portar via da qui
l'Attrice Bionda si riferiva sia allo Studio in particolare (l'Ex-Atleta sapeva bene
quanto i pezzi grossi stessero sfruttando l'Attrice Bionda, quanto poco la
pagassero in cambio dei milioni di dollari che lei gli stava facendo guadagnare)
sia a Hollywood in generale e, presumibilmente, anche a tutto il vasto mondo
che le girava intorno, quel mondo che, gli diceva il suo istinto, nonostante la
fama dell'Ex-Atleta non voleva bene all'Attrice Bionda. (O magari non voleva
bene a nessuno dei due. Gi, perch gli ammiratori dell'Ex-Atleta non l'avevano
forse fischiato quando, zoppicante per un infortunio, non si era dimostrato
all'altezza delle loro aspettative?) Ma quel suo scatto di insofferenza maschia e
protettiva poteva essere dovuto anche all'irriducibile banda di ammiratori che
in quel preciso momento si trovavano sul Wilshire Boulevard spazzato dalla
pioggia, di fronte all'albergo (poich i portieri gallonati li avevano scacciati dal
marciapiede antistante l'ingresso principale dell'albergo), e, muniti di macchinette
fotografiche da quattro soldi e album per gli autografi, aspettavano fiduciosi
che le due celebrit si mostrassero; o forse invece per quegli adoratori di
stelle era gi sufficiente crogiolarsi nella consapevolezza che l a pochi metri da
loro, bench invisibili e assolutamente inaccessibili a loro, l'affascinante Ex-
Atleta e la splendida Attrice Bionda erano in procinto, o in atto, di accoppiarsi
come Shiva e Shakti, disfacendo e rifacendo l'Universo?
Una cosa  certa. Dopo che l'Ex-Atleta le dice appassionatamente Voglio
renderti felice, l'Attrice Bionda sorride confusa e dice qualcosa, ma le sue parole
si perdono nel fruscio della pellicola. Secondo un infaticabile lettore di labbra
che ha studiato approfonditamente il filmato, l'Attrice Bionda direbbe Oh
- ma io sono felice,  tutta la vita che sono f-felice. Poi, come l'esplosione di una
nova, l'Ex-Atleta e l'Attrice Bionda, avvinti nel loro abbraccio disperato, avviluppati
nel garbuglio di lenzuola di seta del faraonico letto della Suite
Imperiale, sfrigolano e si dissolvono in una fiammata di luce incorporea -
mentre la pellicola stessa si squaglia.
 un fatto storico. Coerente pur nella sua ironia. Abbiamo imparato a conviverci,
come con tutti i fatti ineluttabili in quanto storici. Il nostro primo impulso
 di riavvolgere la pellicola e rivedere il filmato, sperando che stavolta
accada qualcosa che ci consenta di udire pi chiaramente le parole balbettate dell'Attrice Bionda.
Invece no, non le udremo mai.
...
.
...
3.
...
.
...
Alla strepitosa prima di Gli uomini preferiscono le bionde, nel rinnovato
Grauman's Egyptian Theatre, in Hollywood Boulevard, nel pandemonio di riflettori
e flash di fotografi e applausi di ammiratori, ecco avvicinarsi, circospetta come
una leonessa, Yvet, la fida assistente di Mr. Z, per sussurrare misteriosamente
all'orecchio dell'Attrice Bionda: Marilyn, stasera, dopo il ricevimento,
quando torni in albergo, cerca di tornarci da sola. Ho appena saputo che ad
aspettarti nella tua suite ci sar qualcuno di molto speciale.
L'Attrice Bionda chiuse a coppa una mano intorno all'orecchio carico di brillanti.
Qualcuno di s-speciale? Oh. Oh!
Quella scheggia di cristallo nel cuore. Se udita sotto l'effetto di una deliziosa
e palpitante scarica di benzedrina, praticamente qualsiasi parola sembra carica
di fato e si trasforma in una dolceamara fitta al cuore. E che mistura
esplosiva, quando alla benzedrina si aggiunge lo champagne! L'Attrice Bionda
stava solo allora scoprendo ci che a Hollywood sapevano tutti.
Si tratta di... m-mio padre?
Di chi?
L'assordante musica del film - A Little Girl From Little Rock. Il rumoreggiare
della folla e la voce amplificata di un annunciatore: ecco perch Yvet non aveva
sentito, ma anche perch l'Attrice Bionda non aveva parlato per farsi sentire. (Ragionando
con la logica della benzedrina: se il visitatore misterioso fosse stato davvero
il padre di Norma Jeane Baker/Marilyn Monroe, si sarebbe ben guardato dal
rivelare a degli sconosciuti la propria identit; l'avrebbe detta unicamente a lei, e
in privato.) Yvet in sobrio velluto nero e filo di perle, capelli ferrigni, e perplessi
occhi ferrigni che scandagliavano l'anima dell'Attrice Bionda. Io ti conosco. Io ho
visto la tua fica sanguinare. Io ti ho vista svuotare come si svuota il ventre di un pesce.
Io so. Yvet si port l'indice alle labbra.  un segreto! Non si pu dire. L'Attrice
Bionda, che non si era accorta della forza con cui serrava in una morsa da ragazzina
terrorizzata il polso dell'altra e pi anziana donna, prefer non sentirsi oltraggiata
da quella raccomandazione e piuttosto esprimere, come avrebbe fatto la
stessa Lorelei Lee, la propria semplice gratitudine: Grazie!
Per evitare che mi porti in camera un uomo. Rimorchiato dopo essermi sbronzata.
 cos che vedono Marilyn.
L'Ex-Atleta, con sommo disappunto dell'ufficio-stampa dello Studio, non si
era prestato ad accompagnare alla prima l'Attrice Bionda. Che quindi era scortata
in tutto il suo fulgore biondo da un paio di pezzi grossi dello Studio, ossia
dal suo mentore Mr. Z e da Mr. D. L'Ex-Atleta era lontano, sulla East Coast, a
farsi festeggiare nella Baseball Hall of Fame. O forse era a Key West, a pescare
marlin insieme a Pap Hemingway, uno dei pi grandi ammiratori di Slugger?
O non era invece a New York, la sua citt preferita, dove una celebrit pu vivere
in quasi perfetto anonimato, a cena con Walter Winchell da Sardi, o con
Frank Sinatra allo Stork Club, o al ristorante di Jack Dempsey in Times Square,
al tavolo dell'ex campione dei pesi massimi, a bere e a fumare sigari e a firmare autografi accanto al leggendario Dempsey in persona?
Sai che significa essere famosi, ragazzo? Significa poter sparare cazzate a pagamento vita natural durante.
Appena vinto il titolo dei pesi massimi, nel 1919, Dempsey aveva perduto la
sua fame di pugilato. Di ring. Di ammiratori. Persino di vittoria: La voglia di
vincere  roba da perdenti. L'Ex-Atleta ammirava enormemente quel suo amico
che era stato campione in uno sport ben pi maschio e pi pericoloso e quindi
pi profondo del baseball, quel Dempsey dalla slabbrata pelle da elefante, ingrassato,
ammiccante, e sogghignante - Ehi, io ce l'ho fatta. Il grande Dempsey!
L'Attrice Bionda non era gelosa della fanciullesca adorazione che l'Ex-Atleta
nutriva per quei suoi fratelli in virilit. Era un'adorazione che lei stessa avrebbe potuto condividere.
Quante dure e noiose ore cerano volute per preparare l'Attrice Bionda a
quella serata di festa! Era arrivata allo Studio alle due del pomeriggio, gi con
un'ora di ritardo, in jeans, camiciola di tela e scarpe basse di tela. Era arrivata
allo Studio struccata, a parte il rossetto. Niente sopracciglia! Non aveva ancora
preso la dose prescritta di benzedrina, sicch era d'umore vago. Coi capelli raccolti
a coda di cavallo sembrava una sedicenne, una graziosa ma tutt'altro che
straordinaria majorette di liceo californiano - solo, col seno un po' troppo sviluppato.
Perch diavolo non posso essere soltanto me stessa? si lament.
Una volta tanto. Le piaceva intrattenere le maestranze dello Studio. Le piaceva
farle ridere, e le piaceva il fatto di piacergli. Marilyn  grande.  una di
noi. In lei si notava spesso un febbrile bisogno di conquistarsi l'affetto di parrucchiere,
truccatrici, assistenti costumiste, elettricisti, operatori, ossia della
fanteria dello Studio, gente senza cognome e con nomi come Dee-Dee,
Tracy, Whitey, Fats. Come nella vita Marilyn Monroe? - Straordinaria,
ecco come! Distribuiva regali. In parte erano quelli che gli ammiratori
regalavano a lei, ma anche regali che comprava apposta. Distribuiva biglietti-omaggio.
Non dimenticava mai di chiedere notizie della loro mamma malata, della loro
cockerina incinta, del loro dente del giudizio, di quelle loro tumultuose vite
amorose che le sembravano cos terribilmente pi coinvolgenti della sua.
Se ti azzardi a dire qualcosa di brutto su Marilyn giuro che ti spacco il muso.
In mezzo a tutta quella feccia lei  l'unica che si comporta umanamente.
Il giorno della prima di Gli uomini preferiscono le bionde, una mezza dozzina
di mani esperte si posarono Sull'Attrice Bionda come mani di massaie su un pollo da spennare e farcire. Ai suoi capelli venne fatto lo shampoo e venne fatta la permanente, e l'ombra della ricrescita venne schiarita con del perossido talmente
potente che, per evitarle di morire asfissiata, dovettero metterle accanto un ventilatore,
e poi di nuovo i suoi capelli vennero lavati e messi in piega con enormi
bigodini rosa, e sulla sua testa fu abbassato un casco rombante che pareva una
macchina per somministrare l'elettroshock. Viso e gola vennero esposti a delicati
getti di vapore, quindi massaggiati con creme. Il suo corpo venne lavato e massaggiato
con olii, e privato di ogni antiestetica peluria; la imbellettarono, la profumarono,
e la misero ad asciugare. Le unghie dei piedi e delle mani vennero
smaltate d'un rosso brillante intonato al vermiglio della bocca. Whitey, il truccatore,
sgobbava da pi di un'ora quando not con grande sgomento un'infinitesimale
asimmetria tra le sopracciglia dell'Attrice Bionda, sicch dovette disfarle del
tutto e rifarle daccapo. Il neo artificiale venne spostato di una frazione di centimetro,
poi prudentemente riportato nella posizione originaria. Ciglia finte vennero
incollate e collocate. Esasperato, lo ieratico Whitey salmodi: Miss Monroe,
per favore, apra gli occhi. Per favore, non batta le ciglia. Possibile che abbia
ancora paura che le ficchi quest'arnese nell'occhio? La matita si avvicin pericolosamente
all'occhio dell'Attrice Bionda, ma in effetti non lo tocc. A quel punto
l'Attrice Bionda aveva preso una pasticca di Nembutal per calmare i nervi -
non perch si sentisse in ansia per la prima (cerano state svariate anteprime di
Gli uomini preferiscono le bionde, nonch un paio di proiezioni per la stampa, e le
prime recensioni concordavano nel dichiarare che il film sarebbe stato un successo
e che Marilyn era una Lorelei Lee perfetta) bens perch era stranamente arrabbiata
e impaziente. Aveva forse nostalgia dell'Ex-Atleta? Di sicuro la preoccupava
l'idea che l'Ex-Atleta avesse deciso di non partecipare alla prima per evitarsi
il disagio di vederla al centro di troppe attenzioni.
Quando l'Ex-Atleta era lontano da lei, l'Attrice Bionda ne sentiva terribilmente
la mancanza. Quando l'Ex-Atleta era vicino a lei, spesso l'Attrice Bionda
aveva poco da dirgli, cos come lui aveva poco da dire a lei.
Ma forse  cos che dev'essere il matrimonio. Due anime. Chiss.
L'Ex-Atleta era felice di mostrarsi in pubblico sottobraccio all'Attrice Bionda.
Lui andava per i quaranta; lei era molto pi giovane, e sembrava ancor pi
giovane. Dopo quelle uscite, l'Ex-Atleta faceva l'amore con il vigore di un uomo
con la met dei suoi anni. Eppure l'Ex-Atleta diventava una furia quando
gli uomini guardavano l'Attrice Bionda con troppa insistenza. O quando
sentiva pronunciare battute volgari in sua presenza. In genere non approvava le
esibizioni pubbliche dell'Attrice Bionda - la sua componente Marilyn. Voleva
che lei si vestisse in maniera provocante, ma solo per lui, non per gli altri. Niagara
l'aveva disgustato, e oltre al film l'avevano disgustato quei cartelloni sconci
e onnipresenti. Possibile che lei non avesse il minimo controllo sul loro modo
di commercializzarla? Non le faceva proprio nessun effetto vedersi reclamizzata
come una bistecca? Quando Miss Sogni d'Oro era stata riesumata
sul paginone centrale della prima uscita di Playboy, l'Ex-Atleta aveva dato in
escandescenze. L'Attrice Bionda aveva cercato di spiegargli che su quella foto
non aveva nessun controllo; l'editore del calendario l'aveva venduta senza il
suo permesso e senza darle un soldo. L'Ex-Atleta aveva risposto che quei bastardi bisognava ammazzarli, dal primo all'ultimo.
L'Attrice Bionda si guard negli occhi, allo specchio. E forse  anche cos
che dovrebbe essere il matrimonio. Un uomo che si preoccupa per me. Che non approfitter mai di me.
Prima di uscire per raggiungere il cinema, l'Attrice Bionda inghiott una,
forse due, pasticche di benzedrina, per bilanciare l'effetto del Nembutal. Si
sentiva il cuore rallentato. Oh che gran voglia, che irresistibile voglia di accoccolarsi
l sul pavimento e dormire. In quel giorno di felicit, davanti a quella
serata che sarebbe stata la pi trionfale della sua vita, l'unico desiderio che aveva
era di dormire, dormire, dormire come morta.
La benzedrina avrebbe cambiato le cose. Altroch! Quelle pasticchette acceleravano
il battito cardiaco e scatenavano una deliziosa effervescenza di sangue
e di testa. Uno spasimo di gelo rovente che ti piombava nel cervello come un
fulmine a ciel sereno. Ma senza il minimo rischio, poich le droghe dell'Attrice
Bionda erano di tipo strettamente legale. L'Attrice Bionda non avrebbe mai
rischiato di fare la triste fine di Jeanne Eagels, di Norma Talmadge, di Aimee
Semple McPherson. Non avrebbe mai deviato dalle prescrizioni mediche. L'Attrice
Bionda era una donna giovane, s, ma assai giudiziosa, una donna molto
diversa dalle tipiche attrici di Hollywood. Quelli che la conoscevano bene la
conoscevano come Norma Jeane Baker, ragazza di Los Angeles che a furia di
sacrifici si era tolta dalla strada e aveva fatto strada. Doc Bob, il medico dello
Studio, le prescriveva solo farmaci funzionali. L'Attrice Bionda sapeva di potersi
fidare di lui, poich lo Studio non avrebbe mai fatto niente che potesse mettere
in pericolo quell'investimento da milioni di dollari. Benzedrina, con parsimonia:
per migliorare l'umore e procurare rapidamente quell'energia tanto
preziosa per un'attrice distrutta dalla fatica. Nembutal, con parsimonia:
per calmare i nervi e procurare quel sonno ristoratore e senza sogni cos
prezioso per un'attrice insonne e distrutta dalla fatica. L'Attrice Bionda aveva
chiesto con una certa inquietudine a Doc Bob se quei farmaci provocassero assuefazione,
e Doc Bob aveva appoggiato paternamente la mano sul suo ginocchio
tornito e le aveva detto: Cara la mia ragazza, la vita provoca assuefazione.
Eppure ci tocca vivere.
...
.
...
4.
...
.
...
Ci vollero cinque dure e noiose ore e quaranta duri e noiosi minuti per ritrasformare
l'Attrice Bionda nella Lorelei Lee di Gli uomini preferiscono le bionde.
Ma che entusiasmo poi tra la folla assiepata lungo l'Hollywood Boulevard!
Cori di Marilyn! Marilyn!". Impossibile negare che ne valesse la pena, no?
L'abito gliel'avevano praticamente cucito addosso. Gi solo per quello c'era
voluta un'ora. Era l'abito rosa di Lorelei Lee, scollato a dovere per mostrare
l'attaccatura del seno burroso, e stretto come una camicia di forza. Respiri brevi
e misurati, le avevano raccomandato. Alle braccia, guanti fino al gomito
stretti come lacci emostatici. Ai teneri lobi, e intorno al collo incipriato, e ai
polsi, uno scintillio di brillanti (in realt zirconi, di propriet dello Studio),
mentre sulla chioma di zucchero filato troneggiava il diadema sfavillante che
l'aveva fugacemente incoronata nel film. Sulle spalle nude una stola di volpe
bianca fornita dallo Studio, e i gi doloranti piedi infilati dentro scarpine di
seta rosa col tacco a spillo talmente strette e strazianti che l'Attrice Bionda, pur
sorridendo, riusciva a camminare solo con dei passettini sghembi da beb, appesa
al braccio dei suoi due accompagnatori, Mr. Z e Mr. D, entrambi rigorosamente
in smoking e solenni come impresari di pompe funebri. Lungo Hollywood
Boulevard il traffico era stato deviato, e, seduti sulle gradinate prefabbricate
disposte dalla municipalit lungo il Boulevard, ma anche ammassati
contro le transenne della polizia, strepitavano e applaudivano migliaia di spettatori
- decine di migliaia? centinaia di migliaia? Il passaggio del convoglio di
limousine dello Studio venne accolto dal lancio di centinaia di decapitati boccioli
di rose rosse. Il clamore convulso della folla - Marilyn! Marilyn! - e
l'impossibilit di negare che ne valeva la pena, qualunque essa fosse.
Riflettori la abbacinarono, ovazioni e fischi e microfoni spianati in faccia.
Marilyn! Per favore, di' ai nostri ascoltatori come mai stasera sei senza il tuo fidanzato. Quand' che vi sposate?
L'Attrice Bionda, maliziosa: Quando decider, giuro che sarete i primi a
saperlo. Una strizzata d'occhio. Prima ancora di lui.
Risate, fischi, applausi! Un turbine di boccioli rossi, come uccellini smarriti.
Insieme alla bruna co-protagonista Jane Russell, ecco l'Attrice Bionda scoccare
baci e salutare agitando la mano nel fascio dei riflettori, lo sguardo ormai
ravvivato e le guance avvampate. Quant'era felice! Era felice! *GEMINI* (il film)
custodisce per sempre quella felicit. Se Cass Chaplin ed Eddy G fossero stati
l da qualche parte in mezzo alla folla, a guardare l'Attrice Bionda - odiandola,
la loro Norma, la loro Mammina, il loro Pesciolino, odiando il suo tradimento,
l'averli defraudati di quella paternit inizialmente ritenuta assurda se non
addirittura mostruosa ma che poi avevano finito per accettare come frutto di
un destino straordinario bench ribelle - persino loro, i due baldi e giovani
Gemelli non avrebbero potuto negare la felicit dell'Attrice Bionda mentre, lei
cos timida, affrontava il suo primo bagno di folla. Ammiratori! Lo spasimo da
benzedrina nella sua forma pi pura. Hollywood aveva molto apprezzato (o
cos si diceva in giro) il fatto che sul set di Gli uomini preferiscono le bionde la
bruna Jane Russell e la bionda Marilyn Monroe si fossero comportate non da
rivali bens da amiche. Quelle due ragazze avevano frequentato lo stesso liceo!
Che straordinaria coincidenza! Di quelle che fanno riflettere. Di quelle che
capitano solo in America. In presenza di Jane Russell, l'Attrice Bionda tendeva
a essere sarcastica e pungente, anche un po' perfida, mentre Jane, fervente
cristiana, tendeva al sempliciotto e si scandalizzava facilmente. Tutto il contrario
dei loro personaggi nel film. Mentre le due splendide ragazze sfilavano sulla
passerella sorridendo e salutando la folla, ambedue inguainate in abiti scollati
e stretti come camicie di forza, ambedue respirando con respiri brevi e misurati,
l'Attrice Bionda si rivolse all'amica muovendo appena le labbra cariche
di rossetto: Jane, ma lo sai che tu e io potremmo provocare una sommossa?
Indovina come. Jane ridacchi. Facendo uno spogliarello? L'Attrice Bionda
le scocc un'occhiata torbida e le sfior impercettibilmente l'enorme seno tornito.
No, baby. Baciandoci."
La faccia di Jane Russell!
Quei momenti incantevoli, ignoti ai biografi e agli storici di Hollywood,
*GEMINI* (il film) li custodisce.
...
.
...
5.
...
.
...
Sono morta? Cosa sono tutti questi fiori?
Mazzi di fiori stipati nel camerino, che gi le stava stretto. Mucchi di telegrammi
e di lettere. Regali di ammiratori, confezionati alla bell'e meglio e
sgargianti di nastri policromi. Erano messaggi d'amore di quell'esercito di devoti
individui senza volto che da un capo all'altro del vasto continente americano
compravano biglietti per i suoi film e rendevano cos possibile l'esistenza
dello Studio, e possibile l'esistenza dell'Attrice Bionda. All'inizio, nella prima
settimana di stordimento da fama, l'Attrice Bionda si era sentita lusingata, ovviamente.
Aveva letto e pianto su ogni singola lettera. Che parole piene di sentimento,
che parole sincere! Lettere che spezzavano il cuore! Lettere del tipo
che Norma Jeane stessa avrebbe potuto scrivere nei suoi giorni da adolescente
infatuata delle stelle del cinema. C'erano lettere di disabili, lettere di malati
terminali e di lungodegenti negli ospedali per reduci di guerra, e lettere di anziani
o supposti tali, e lettere di gente che si firmava in modi poetici: Ferito al
Cuore, Eterno Ammiratore di Marilyn, Per Sempre Devoto a La Belle Dame
sans merci'. A queste, con l'aiuto dei suoi assistenti, l'Attrice Bionda rispondeva
personalmente.  il minimo che possa fare. Per questa povera gente
che scrive a Marilyn come se scrivesse alla Vergine Maria. (Gi prima del successo
di Gli uomini preferiscono le bionde, le lettere che Marilyn riceveva erano
pari a quelle ricevute da Betty Grable al culmine della carriera, e infinitamente
pi numerose rispetto a quelle che l'ormai attempata Grable riceveva adesso.)
Tutta quell'attenzione era eccitante ma anche inquietante. Tutta quell'attenzione
implicava responsabilit. L'Attrice Bionda andava ripetendosi con tono
solenne:  per questo che sono un'attrice, per toccare i loro cuori. Firmava centinaia
di foto pubblicitarie dello Studio che ritraevano Marilyn in varie pose e
tenute (procace studentessa coi capelli a treccia, femmina sensuale coi capelli
alla Veronica Lake, sexy-fatale Rose che si carezzava una spalla nuda, allegra
ballerinetta Lorelei Lee), e le firmava con l'ostinata e sorridente diligenza della
giovane operaia che aveva sgobbato per spossanti turni di otto ore alla Radio
Plane. Non era forse anche quello una specie di patriottismo? Non richiedeva
anch'esso una buona dose di sacrificio? Sin da piccola, le sue prime volte al
Grauman's Theatre, nel rapimento fascinoso della Principessa Buona e del
Principe Misterioso, aveva capito che il cinema  la religione americana. Oh
no, lei non era la Vergine Maria! Lei non credeva nella Vergine Maria. Per
poteva credere in Marilyn - pi o meno. Per rispetto ai suoi ammiratori. Su
quelle foto certe volte stampava un bel bacio al rossetto, e le autografava con la
firma svolazzante che aveva perfettamente imparato a riprodurre e continuava
a firmare finch il polso cominciava a dolere e la vista si annebbiava. In preda
al panico, poi di colpo capendo La fame degli sconosciuti  senza limiti, ed  impossibile saziarla.
Verso la fine di quell'Anno di Fiaba 1953, l'Attrice Bionda si scopr scettica.
Essere scettici significa essere malinconici. Essere malinconici significa esserlo
in privato, e in pubblico essere un vero spasso. L'Attrice Bionda si ritrov a
esprimere al meglio la propria vena comica nel far ridere gli assistenti. Questi
fiori! Quindi io sarei un cadavere, no? - e questa sarebbe una veglia funebre,
no? Ma i cadaveri hanno bisogno del truccatore! Whitey! Pi loro ridevano e
pi l'Attrice Bionda faceva il pagliaccio. Chiamava White-eey con il latrato
di Gianni-Pinotto. Protestava agitando le braccia per mimare grottescamente
il proprio sconforto: Sono diventata la schiava di questa Marilyn Monroe!
Avevo firmato per una crociera di lusso nei panni di Lorelei Lee, e adesso mi
ritrovo a remare in terza classe! Nelle sue private esibizioni buffonesche l'Attrice
Bionda si ritrovava a esprimersi come mai in nessun'altra occasione: era
come invasa da un meraviglioso demone comico; diceva cose blasfeme, diceva
cose volgari; certe volte gli assistenti si scandalizzavano, ma non mancavano
mai di ridere, ridere fino alle lacrime. E Whitey, con tono di rimprovero da
vecchio zio: Adesso basta, Miss Monroe. Lei non pu credere davvero a quello che sta dicendo. Se non fosse Marilyn, chi sarebbe? e Dee-Dee, asciugandosi
gli occhi: Miss Monroe! Lei  proprio cattiva. Ciascuno di noi... macch,
ogni singolo abitante della Terra darebbe il proprio braccio destro per essere lei. E lei lo sa.
Sbalordita, l'Attrice Bionda balbett: D-davvero?
Cambiava umore con una tale velocit! Imprevedibile. Come una farfalla, o un colibr.
Non erano le pasticche! Cio, non ancora.
Delle lettere inviate a Marilyn Monroe ce n'erano alcune che non erano poi
cos affettuose. Anzi, erano aggressive, talvolta anche cattive, o sconce. Alcune
erano di persone con evidenti problemi mentali. E gli assistenti le filtravano.
Quando l'Attrice Bionda scopriva che le venivano nascoste delle lettere, insisteva
perch gliele lasciassero leggere. Forse pu esserci qualcosa che vogliono
comunicarmi. Qualcosa che farei bene a sapere, no? No, Miss Monroe, le
diceva giudiziosamente Dee-Dee, quelle lettere non parlano di lei. Parlano di
qualcuno che si crede lei. Eppure c'era qualcosa di piacevolmente reale nel
sentirsi dare della stronza, della puttana, della sgualdrina bionda. L, dove quasi
tutto era ammantato da un alone di sogno, qualunque cosa avesse l'aria di
essere reale era tonificante. Ma ben presto anche le lettere diventarono prevedibili
e stereotipate. Aveva ragione Dee-Dee: i detrattori dell'Attrice Bionda
sfogavano il proprio odio su un essere immaginario. Come i critici. Alcuni
adorano Marilyn, altri odiano Marilyn. Che c'entro io? L'Attrice Bionda non
l'aveva detto a nessuno, tranne all'Ex-Atleta, dopo che era diventato il suo uomo
nonch (cos le piaceva pensare) il suo migliore amico, e gliel'aveva detto
perch l'Ex-Atleta capiva: a spingerla a continuare a cercare in mezzo a quei
mucchi di lettere di sconosciuti era solo la speranza di trovare nomi familiari:
nomi del passato, nomi che potessero riportarla al passato. Certo, qualche personaggio
di quel passato le scriveva - soprattutto donne, ex ragazze con cui era
stata al liceo, o alle medie, o anche alle elementari (Eri sempre cos elegante,
noi sapevamo che tua madre lavorava nel mondo del cinema ed eravamo sicure
che un giorno saresti diventata una grande attrice); ex vicini di casa di
Verdugo Gardens (non per la mai ritrovata Harriet); donne che sostenevano di
aver frequentato sia Norma Jeane sia Bucky Glazer prima che si sposassero, e i
cui nomi non le dicevano niente. (Allora ti chiamavi Norma Jeane, se non ricordo
male. Tu e Bucky Glazer eravate una coppia adorabile, vi volevate un
sacco di bene, siamo rimasti di sasso quando abbiamo saputo che avevate divorziato.
 stato per colpa della guerra, vero?) Le scrisse anche Elsie Pirig, e le scrisse diverse volte:
Cara Norma Jeane, spero che ti ricordi di me. Spero che tu non sia arrabbiata
con me. Ma forse invece lo sei, perch da anni e anni non ricevo tue
notizie, eppure sai dove abito e il mio numero di telefono  sempre lo stesso.
Quella lettera l'Attrice Bionda la strapp in mille pezzi. Non si era mai resa
conto di quanto odiasse Zia Elsie. Poi arriv la seconda lettera, e poi ancora la
terza, che l'Attrice Bionda appallottol con un ghigno di trionfo e scagli nel
cestino. Dee-Dee disse, sconcertata: Perch, Miss Monroe? Cosa le ha fatto
questa persona, per odiarla cos? L'Attrice Bionda stava toccandosi la bocca
con quel caratteristico gesto istintivo come se, stando alla testimonianza di chi
la conosceva, volesse controllare di avere le labbra. Stava cercando di non
piangere. La donna da cui ero in affidamento. Quand'ero bambina. Orfana.
Ha cercato di rovinarmi la vita perch era gelosa di me. Mi ha fatto sposare
quando avevo quindici anni, per liberarsi di me. Perch suo m-marito si era
innamorato di me e lei era g-gelosa. Oh, Miss Monroe! Che storia triste.
Lo  stata. Ma adesso non lo  pi.
Warren Pirig non le scrisse mai, ovviamente. E nemmeno l'ispettore Frank
Widdoes. Tra i tanti ragazzi con cui era uscita a Van Nuys le scrissero solo Joe
Santos, Bud Skokie, e un tizio che si chiamava Martin Fulmer e di cui Norma
Jeane non si ricordava. Mr. Haring non le scrisse mai. Il suo insegnante di inglese,
che lei aveva adorato e che si era illusa le volesse bene. Sar disgustato
da me, da quello che faccio. Cos diverso da quello che mi ha insegnato lui.
Dopo aver lasciato l'orfanotrofio, Norma Jeane era stata per un paio d'anni
in corrispondenza con la Dottoressa Mittelstadt. La vecchia direttrice le aveva
spedito varie pubblicazioni della Christian Science e regali di compleanno.
Poi, senza una ragione precisa, avevano smesso di scriversi. Norma Jeane aveva
pensato che fosse colpa sua, dopo che si era sposata - Ma perch non mi scrive
nemmeno adesso? Magari non andr al cinema, ma Marilyn l'avr pur vista
su qualche giornale, no? Possibile che non mi abbia riconosciuta? O forse anche
lei ce l'ha con me? Anche lei disgustata? La odio! - eccone un'altra che mi ha lasciata sola.
E la feriva anche il fatto che nemmeno Mrs. Glazer le avesse mai scritto.
Ovviamente non c'era una sola volta in cui Norma Jeane, entrando nel camerino
e preparandosi a esaminare la posta degli ammiratori, non pensasse
Forse trover una lettera di mio padre! Lui mi segue. Segue la mia carriera.
Non era chiaro in che modo il padre di Norma Jeane dovesse essere al corrente
della sua carriera. N come facesse Norma Jeane a esserne tanto sicura.
Ma le settimane e i mesi di quell'Anno di Fiaba passavano. E dal padre di
Norma Jeane non arrivava nemmeno un rigo. Eppure Marilyn Monroe stava
diventando famosissima, eppure era praticamente impossibile non imbattersi
nel suo nome e nelle sue foto, onnipresenti. Quotidiani, riviste, manifesti, locandine.
Pubblicit di Gli uomini preferiscono le bionde. Un gigantesco cartellone
in Sunset Boulevard! La riedizione della foto di Miss Sogni d'Oro 1949
sul primo numero di Playboy, nel paginone centrale di quella piccante rivista
per soli uomini, provoc un'ulteriore ondata di lettere e di attenzione da
parte dei media. L'Attrice Bionda si sfog coi reporter dicendo, ed era la pura
verit, di non aver mai autorizzato la pubblicazione di Miss Sogni d'Oro su
Playboy n da nessun'altra parte, ma di non poterci fare niente. Il negativo
non era suo. Cos come non erano suoi i diritti di quella foto. Li aveva venduti
per cinquanta miseri dollari, nel 1949, perch aveva un disperato bisogno di
soldi. Il cronista mondano Leviticus, noto per l'acidit dei suoi corsivi e per
le rivelazioni scandalose che pubblicava su Hollywood Confidential, sbalord
i fedeli lettori dedicandole una lettera aperta che cominciava cos: Cara Miss Sogni d'Oro 1949,
tu sei davvero La Fidanzata del Mese. Di qualsiasi mese.
Tu sei una vittima dell'ignobile sfruttamento che la nostra societ fa della purezza femminile.
Tu sei un'eletta, una delle poche elette: la vita ti arrider grazie a una carriera
cinematografica tanto fausta quanto meritata. Buon pr ti faccia!
E sappi che sei pi bella e desiderabile persino di Miss Marilyn Monroe - ed  tutto dire!
L'Attrice Bionda rimase molto colpita dalla tenera galanteria di Leviticus, talmente
colpita che, senza pensarci due volte, gli sped una copia proprio di
quella foto scandalosa, con la dedica Per sempre amica, Mona/Marilyn Monroe.
Lo Studio aveva fatto stampare centinaia di copie di Miss Sogni d'Oro
proprio per eventualit del genere. Perch no? In fondo sono pur sempre io.
Mi denuncino pure, quelli del calendario!
Un giorno, quando mancava appena una settimana alla prima di Gli uomini preferiscono le bionde, Dee-Dee porse una lettera all'Attrice Bionda. Guardandola con aria stranamente preoccupata e dicendole: Penso che si tratti di una lettera personale.
L'Attrice Bionda, intuendo di chi potesse essere quella lettera (battuta a
macchina), la afferr, e lesse:
Cara Norma Jeane,
temo che questa lettera sia la pi difficile che io abbia mai scritto.
A dire il vero non so bene per quale motivo io mi stia mettendo in contatto
con te. Dopo tutti questi anni.
Non certo per approfittare della tua fama e del tuo successo come Marilyn
Monroe. La mia vita mi sta bene cos com': il lavoro mi ha dato molte
soddisfazioni (parlo al passato perch ormai sono felicemente arrivato alla
pensione) e lo stesso dicasi per la famiglia.
Norma Jeane: io sono tuo padre.
Forse quando avremo modo di incontrarci di presenza trover il modo e le
parole per spiegarti i particolari del nostro legame. Fino a quel momento.
La mia adorata moglie, con la quale sono sposato da tanti anni e che adesso 
malata, non sa che ti sto scrivendo. Se lo sapesse ne soffrirebbe molto.
Non ho visto i film con Marilyn Monroe e probabilmente non li vedr
mai. Anche perch non amo il cinema. Mi sono formato con la radio, e
preferisco immaginare. Durante il mio breve periodo allo Studio come
aspirante prim'attore mi sono reso conto della volgarit e della stupidit
del mondo del cinema. Dio ce ne scampi!
La verit, cara Norma Jeane,  che preferisco non vedere i tuoi film perch
mi disgusta la lascivia che impera a Hollywood. Penso di essere una persona
di sani princpi democratici. Sono d'accordo al 100% con il Senatore Joe
McCarthy e con la sua crociata contro i comunisti. Sono cristiano al 100%,
cos come lo  mia moglie, sia per parte di madre che per parte di padre.
Nulla pu giustificare il fatto che quel covo di ebrei che  Hollywood continui
impunemente a foraggiare traditori della risma di Charlie Chaplin (anche
se, e mi vergogno a dirlo, io ero tra quelli che pagavano per andare a vedere i suoi film). - 
Ti chiederai per quale ragione io mi stia mettendo in contatto con te, Norma
Jeane, dopo pi di 27 anni. La verit  che, avendo appena subito un
infarto, mi sono trovato a riflettere obbiettivamente sulla mia vita nella sua
interezza e ad accorgermi di non essere affatto fiero di come mi sono comportato in determinate occasioni.
Se non ricordo male, tu compi gli anni il 1 giugno, e quindi anche tu sei
nata sotto il segno dei Gemelli, come me che sono nato l'8 giugno. In
quanto fervente cristiano non d molto peso a queste credenze pagane, ma
nondimeno credo che tra persone dello stesso segno come te e me debba
per forza esserci qualcosa in comune. Non saprei dirti cosa, anche perch non leggo le riviste femminili.
Ho qui davanti a me una copia del nuovo Pageant con un'intervista a
Marilyn Monroe. Leggendola mi sono venute le lacrime agli occhi.
Quando dici all'intervistatore che tua madre  ricoverata in ospedale e che
non conosci tuo padre ma che lo aspetti ansiosamente ogni giorno che passa.
Povera figlia mia. Non immaginavo che per te fosse cos. Di te ho sempre
saputo pochissimo. Tua madre ci ha sempre tenuti distanti l'uno dall'altra.
Col passare degli anni quella distanza si  fatta sempre pi
insormontabile. Ma a tua madre io non ho mai fatto mancare il denaro necessario per
mantenerti. E da parte sua non mi sono mai aspettato nemmeno un grazie, n mai l'ho ricevuto. Figuriamoci!!!
So che tua madre  una donna malata. Ma la sua vera malattia, Norma Jeane,
 sempre stata la cattiveria.
Quella donna mi ha scacciato dalla tua vita. E nella sua perfidia (lo so benissimo)
ti ha fatto credere che sono stato io a scacciare lei.
Comunque ti prego di perdonare questo povero vecchio. Anche se non sono
pi malato, anzi: il dottore dice che mi sono ripreso benissimo e che la mia capacit di ripresa lo ha sbalordito.
Spero di potermi mettere in contatto con te molto presto, Norma Jeane, ma
stavolta di persona. Magari, figlia mia adorata, in un'occasione per te molto
speciale, quando Figlia e Padre potranno festeggiare insieme il loro amore troppo a lungo negato.
Ti abbraccio con le lacrime agli occhi,
il tuo affranto Padre
Sulla busta non c'era mittente. Ma il timbro postale era quello di Los Angeles.
Trionfante, l'Attrice Bionda sussurr:  lui. Appoggi sul tavolo del camerino
quei fogli di carta malamente battuti a macchina e si mise a spianarli
meticolosamente. Per diversi, strazianti minuti, Dee-Dee osserv furtivamente
l'Attrice Bionda ripetere quel gesto, poi la vide rileggere la lettera e la ud ripetere,
tra s e s:  lui. Lo sapevo. Non ho mai avuto dubbi. Proprio qui, vicino
a me. Tutti questi anni. Seguendomi, proteggendomi. Lo sentivo. Lo sapevo.
Una tale felicit sul suo splendido viso - avrebbe detto in seguito Dee-Dee - da renderla quasi irriconoscibile.
...
.
...
6.
...
.
...
Dopo che Yvet ebbe sussurrato all'orecchio dell'Attrice Bionda il loro comune
segreto, la serata della prima trascorse in uno stato di stordimento potenziato
dalla benzedrina e dallo champagne, uno sfrecciare di scene vaghe come un allegro
paesaggio in technicolor visto dai sedili di un ottovolante. Cerca di tornare
da sola in albergo. Ad aspettarti nella tua suite ci sar una persona molto speciale.
Nonostante le parole sprezzanti del padre nei confronti di Hollywood,
l'Attrice Bionda era convinta che lui fosse l, che avesse deciso di venire alla
prima di Gli uomini preferiscono le bionde -, forse non aveva pi contatti con lo
Studio, ma di sicuro non doveva mancargli la possibilit di ottenere un invito
per la serata. Se almeno mi avesse detto il suo nome l'avrei fatto invitare io,
gli avrei fatto riservare il posto d'onore accanto a me. Doveva essere da qualche
parte l attorno, in mezzo a quella folla di invitati importanti. Ne era sicura!
Proprio sicura. Un uomo anziano, certo; anche se non tremendamente anziano,
magari sulla sessantina. Che sono mai sessantanni, per un uomo? Vedi
per esempio l'infame Mr. Z. Chiss, doveva essere un bell'uomo coi capelli
bianchi, altero e dignitoso, e solo. Magari un po' a disagio per via dello
smoking, visto che disprezzava la mondanit. Ma pur disprezzandola era venuto,
ed era venuto per lei: quella era proprio un'occasione speciale nella vita di sua figlia.
Sentendosi addosso centinaia di sguardi ammirati, inguainata in quell'abito
rosa scollatissimo e strategicamente confezionato per mettere in risalto ogni
singola e voluttuosa curva del suo superbo corpo, l'Attrice Bionda, pur senza
mai smettere di sorridere radiosamente, scrutava ansiosa la folla cercando lui.
Se avesse incrociato il suo sguardo avrebbe capito! Probabilmente gli occhi di
lui rispecchiavano i suoi. Lei e lui dovevano somigliarsi pi di quanto si somigliassero
lei e la madre. Ne era certa. Oddio, sperava che non si sarebbe vergognato
di quella figlia agghindata, imbellettata e messa in mostra come una
grande bambola meccanica. L'erede ideale di Betty Grable. Lo Studio l'ha
trovata appena in tempo. Sperava che non avrebbe cambiato idea, che non se
ne sarebbe andato via dopo pochi minuti, nauseato. Diceva di non aver visto
nessuno dei suoi film, e che probabilmente non... La lascivia che impera a
Hollywood. L'Attrice Bionda scoppi a ridere mentre mandava gi un altro
sorso di champagne e sentiva quelle deliziose bollicine sfrigolarle nelle narici.
"La lascivia!" Chiss che risate si farebbe Cass se glielo raccontassi. Cass era
l'unica persona in tutta Hollywood cui l'Attrice Bionda avrebbe confidato il
segreto. Cass sapeva del suo sordido passato da romanzo d'appendice, come
amava definirlo. O meglio, sapeva quello che lei aveva ritenuto opportuno fargli sapere.
Quando l'Attrice Bionda aveva deciso di rompere coi Gemelli, e di sottoporsi
all'Operazione, e di firmare per il ruolo di Lorelei Lee in Gli uomini preferiscono
le bionde nonostante la miseria che le avrebbero dato (poco pi di un
decimo del compenso di Jane Russell), il suo agente le aveva mandato una dozzina di rose rosse e un biglietto:
MARILYN. ISAAC SAREBBE FIERO DI TE.
Be', aveva proprio ragione. Eccoli l, tutti fieri di lei. Vecchie volpi di Hollywood,
produttori, finanziatori, dirigenti - e relative mogli, che la guardavano
sorridenti come se, finalmente, l'Attrice Bionda fosse diventata una di loro.
Durante la proiezione di Gli uomini preferiscono le bionde, che l'Attrice
Bionda aveva visto gi un paio di volte per intero e chiss quante volte a
spizzichi e bocconi (poich, come sempre, anche nei panni di Lorelei Lee sul set
era stata di un perfezionismo esasperante sia per il regista sia per gli altri attori),
l'Attrice Bionda fece fatica a concentrarsi. Che deliziosa effervescenza si
sentiva nel sangue! Quanta felicit pulsare nel cuore! Ad aspettarti nella tua suite
ci sar una persona molto speciale. Per fortuna che con lei non c'erano l'Ex-
Atleta o V (che si era presentato alla prima con una nuova fiamma, Arlene
Dahl) o Mr. Shinn. Per fortuna che era sola, e che aveva una buona scusa per
rimanere sola. Una persona molto speciale. Ad aspettarti nella tua suite. Dovevano
essersene occupati quelli dello Studio, che pagava la suite; tramite Mr. Z o
qualcuno del suo ufficio, qualcuno abbastanza influente da convincere la direzione
del Beverly Wilshire a permettere che un visitatore entrasse nella suite di
Marilyn Monroe. Era elettrizzata dall'idea che Mr. Z, che fino a poco tempo
prima era stato cos ostile nei suoi confronti, che l'aveva trattata da sgualdrina
da quattro soldi, conoscesse suo padre e sapesse di quell'incontro imminente,
e che si dimostrasse cos premuroso sia con lei sia con lui.  come un lieto fine.
Di un lungo film molto complicato. Prima che le luci in sala si abbassassero
e che risuonassero le prime note della colonna sonora, l'Attrice Bionda si
rivolse a Mr. Z, seduto alla sua sinistra: Ho saputo che in albergo, dopo il ricevimento,
avr un visitatore molto speciale. E lo scaltro e impenetrabile Mr.
Z sorrise col suo sorrisetto gelido e si port l'indice alle labbra carnose, esattamente
come aveva fatto Yvet. Chi altro lo sapeva, l allo Studio? Tutti? E a
Hollywood? Anche a Hollywood lo sapevano tutti?
Mi vogliono bene. Vogliono bene alla loro Marilyn. Li amo!
Strano, trovarsi di nuovo in quella sala, al Grauman's Egyptian Theatre. Anche
quella sembrava la scena di un film: L'Attrice Bionda fa ritorno nel cinema
dove un tempo, bambina sola e solitaria, aveva seguito con sguardo adorante le gesta
di attrici bionde come lei adesso. Dopo la Depressione, il Grauman's era stato
radicalmente ristrutturato, con notevoli investimenti. Poich ormai si era in
una nuova epoca, un'epoca di prosperit postbellica. Un'epoca in cui il cuore
di un nuovo mondo pulsava sotto le macerie dell'Europa e le rovine di Hiroshima e Nagasaki.
L'Attrice Bionda nota col nome di Marilyn Monroe apparteneva a quel
nuovo mondo. L'Attrice Bionda sorrideva in continuazione, bench senza n
calore n sentimento n quella complessit di spirito che taluni chiamano profondit.
L'atmosfera al Grauman's era festosa. Tutti sapevano che Gli uomini preferiscono
le bionde era destinato al successo. Non si trattava di una prima come
quella di Giungla d'asfalto o La tua bocca brucia o Niagara - film che rischiavano
di offendere la sensibilit di qualche spettatore, e che in certi casi l'avevano
offesa. Gli uomini preferiscono le bionde era elementare e chiassoso, costosissimo
e sfarzoso, era un trionfo di sguaiataggine patinata, un cartone animato in
technicolor, una parabola tutta americana sulla voglia di vincere, e pertanto
era gi un successo, prenotato per apparire contemporaneamente su migliaia
di schermi in tutti gli Stati Uniti e destinato a incassare milioni sia in patria sia
all'estero. Buon Dio! - e quella l sarei io? gua l'Attrice Bionda davanti alla
gigantesca bambola sensuale che incombeva sul pubblico, e afferr con un gesto
di fanciullesca eccitazione la mano di Mr. Z e quella di Mr. D. Oh, come
le ribolliva nel sangue la pozione magica! Ma in realt non aveva la minima
idea di cosa stesse sentendo, ammesso che sentisse qualcosa.
A Broadway Gli uomini preferiscono le bionde era nato come rivista di numeri
musicali, non come commedia musicale. Non c'erano n storia n personaggi.
La versione cinematografica aveva appena un'ombra di tenuta narrativa
in pi, e comunque il punto non era quello. Quando Norma Jeane aveva
ricevuto il copione era rimasta sbalordita dall'inconsistenza e dalla vaghezza
del suo personaggio; per Lorelei Lee avrebbe voluto pi dialoghi, un minimo
di profondit e di spessore in pi, ma ovviamente non l'avevano accontentata.
Avrebbe preferito interpretare il ben pi maturo e intelligente ruolo di Dorothy,
ma la risposta alle sue obiezioni era stata lapidaria: Ascolta, Marilyn: la bionda sei tu. Quindi sarai Lorelei.
Il sorriso dell'Attrice Bionda and sempre pi spegnendosi con il procedere
della proiezione. Idem l'euforia. Preferiva non pensare alla reazione di suo padre,
sempre che fosse ancora in sala. Davanti a quella Lorelei di gommapiuma
e alla sua gemella bruna Dorothy che cantavano canzoncine sceme e si dimenavano
mostrando le cosce. A Little Girl from Little Rock. E se suo padre fosse
sgattaiolato via dalla sala senza nemmeno rivolgerle la parola? E se, nauseato (e
giustamente) avesse cambiato idea e deciso di non aver nessuna voglia di incontrare sua figlia Norma Jeane?
Oh, Pap! Quell'affare l sullo schermo non sono io!'
Che strano! Al pubblico Lorelei Lee piaceva. Piaceva anche Dorothy - Jane
Russell era straordinariamente vibrante, attraente, simpatica, divertente - ma era
chiaro che il pubblico preferiva Lorelei Lee. Perch? Quei volti cos partecipi, cos
sorridenti. Marilyn Monroe era una vincente, e i vincenti piacciono a tutti.
Che buffa ironia: quella gente sapeva perfettamente che Marilyn Monroe non esisteva.
Non posso fallire. Se fallisco devo morire. Quello era il segreto di Marilyn, gelosamente
tenuto per s. Dopo l'Operazione. Dopo che le avevano portato via
Baby. La sua punizione era stata un martellante dolore all'inguine. Dapprima
un fiume di sangue (sacrosanto, se lo meritava), poi un lento sgocciolio, come
lacrime rosse piante dall'utero. Dove nessuno poteva vedere. La sua punizione.
Inondandosi di costoso profumo francese regalatole da chiss chi. Barcollando
via dal set per andarsi a nascondere nel camerino, col terrore di morire dissanguata.
Allora meglio la fama di attrice capricciosa:, in fondo tutte le stelle del
cinema sono capricciose, uomini e donne. Ma non quell'orrore. E svegliandosi
in piena notte (sola, l'Ex-Atleta partito) quando l'effetto della codeina svaniva.
Da questa sofferenza trarr la forza per creare Lorelei Lee. Ecco la
terribile impresa di Norma Jeane, anche se gli spettatori della prima non lo sapevano; n erano interessati a saperlo.
Comprensivo come sempre, Doc Bob, al corrente di ogni singolo dettaglio
dell'Operazione, compresa la conseguente isteria della paziente, le aveva prescritto
compresse di codeina per dolore reale o immaginario e benzedrina
per fare il pieno di energia e Nembutal per un sonno senza sogni (n consapevolezza).
Dicendole, con un tono alla Jimmy Stewart: Considerami il tuo
migliore amico, Marilyn. In questo e nell'altro mondo. L'Attrice Bionda aveva sorriso, atterrita.
Quest'uomo mi conosce. Conosce il mio ventre.
Ed eccola l, la trionfale Lorelei Lee, che ancheggiava lascivamente, e dimenava
le belle spalle nude, e chinava di lato la testa con un gesto provato e riprovato
fino a raggiungere una perfezione robotica, e tubava con quella sua vocina sensuale
Men grow cold as girls grow old
And tue all lose our charms in th end
Con quanta grazia Lorelei Lee cantava quelle parole amare! Com'era radioso il
suo sorriso! Lorelei cantava, e la sua voce, pur non essendo voce da cantante,
era sorprendentemente dolce e sicura; Lorelei ballava, e il suo corpo, pur non
essendo corpo da ballerina, era sorprendentemente flessuoso. Chi mai avrebbe
immaginato il tormento di tutte quelle ore di prove? Unghie sanguinanti, e
quel martellare spietato nel ventre. Cantava come una sorella pi giovane di
Peggy Lee. Ma una sorella immensamente pi bella di Peggy Lee.
Credo di essere fiera di me. Faccio bene?
Sussurrandolo a Mr. Shinn, che stava al suo fianco. E la teneva per mano.
Di lui s che si fidava!
Finalmente il film volgeva al termine. Doppio matrimonio trionfale. Le due
spose-ballerine, splendide e radiose: Lorelei Lee e Dorothy in bianco virginale.
(Quelle ragazze erano vergini. Incredibile ma vero.) Subitaneo scroscio di applausi.
Il pubblico, entusiasta, aveva amato ogni singolo e fatuo e fasullo momento
di quel film. L'Attrice Bionda, sollecitata ad alzarsi in piedi dalle braccia
in smoking che aveva a fianco, piangeva. Guarda! Marilyn Monroe che
piange lacrime vere! Profondamente commossa. Fischi, acclamazioni, ovazione del pubblico.
Per questo hai ucciso la tua creatura.
...
.
...
7.
...
.
...
La Suite Imperiale era all'attico del Beverly Wilshire. Dopo neanche un'ora,
l'Attrice Bionda, stordita ed eccitata, sgattaiol via dalla sala dove si svolgeva il
sontuoso ricevimento in suo onore. Qualcuno di molto speciale. Vieni da sola!
Quando finalmente arriv in albergo erano passate da poco le undici. Il suo
cuore batteva come quello di un colibr, talmente impetuoso che l'Attrice
Bionda temette di svenire. Al cinema, dopo la calorosa ovazione con cui il
pubblico aveva salutato lei e Jane Russell, l'Attrice Bionda aveva mandato gi
una delle pasticche di Doc Bob, per evitare di cedere troppo presto alla stanchezza.
Per mantenere gonfia la gommapiuma di Lorelei Lee, per impedirle di
afflosciarsi come un pallone svuotato e calpestato sul pavimento sudicio. Ancora una. Soltanto una. Solo per stasera. Promessa!
Armeggi con la chiave nella serratura. Le sue dita erano gelide e deboli. La sua voce era sgomenta - P-permesso? Chi c'?
Era seduto sul divano a due posti, in atteggiamento di studiata disinvoltura.
Come Fred Astaire, bench non in frac e senza la spigliatezza di Fred Astaire.
Sul tavolino di fronte a lui c'era un vaso di vetro con dentro una dozzina di
rose rosse, e accanto al vaso un secchiello con ghiaccio e una bottiglia di
champagne. Era eccitato quanto lei; aveva il fiato corto. Forse aveva bevuto,
nell'attesa. La stola di volpe bianca le stava scivolando dalle spalle. L'avrebbe
vista mezza nuda! Si era alzato in piedi, goffamente, rivelando una figura alta e
muscolosa, e una sorprendente chioma nera. Le disse: Marilyn? proprio
mentre l'Attrice Bionda diceva: D-daddy?(6). Si corsero incontro. Gli occhi di
lei erano accecati dalle lacrime. Inciamp coi tacchi a spillo nella moquette
folta, e sarebbe caduta se lui non l'avesse afferrata a mezz'aria. Lei tese di scatto
le mani, lui gliele afferr e le strinse con forza tra le proprie. Che dita forti, e
calde. Stava ridendo, sorpreso dal suo turbamento. Cominci a baciarla, con forza, sulle labbra.
Ovviamente quell'uomo era l'Ex-Atleta. Ovviamente quell'uomo era il suo
uomo. L'Attrice Bionda pianse, e rise. Tesoro! Sono cos c-contenta. Alla fine
sei riuscito a venire. Si baciarono con foga, carezzandosi l'un l'altro le braccia.
Oh, ma quello era un sogno divenuto realt! Lui stava raccontandole di aver
deciso di tornare un giorno prima; aveva sperato di poterla accompagnare alla
prima ma non era riuscito a trovare un volo che arrivasse in tempo. Gli era
mancata da morire. Lei gli disse: Tesoro, non puoi neanche immaginare
quanto mi sei mancato tu. Tutti mi chiedevano di te.
Ordinarono la cena, e pasteggiarono a champagne. L'Ex-Atleta non aveva
cenato e aveva una fame da lupi. L'Attrice Bionda quasi non tocc cibo. Al
ricevimento, ansiosa com'era per la sorpresa che l'aspettava in albergo, non era
riuscita a mangiare niente; e neanche adesso aveva appetito, stordita com'era
per la grande felicit di trovarsi con l'Ex-Atleta. Aveva il cervello in fiamme.
L'Ex-Atleta aveva ordinato per lei un piatto di pere cotte con salsa di brandy,
cannella e chiodi di garofano. Sin dal loro primo appuntamento alla Villars
Steakhouse, l'Ex-Atleta si era convinto che le pere bollite fossero il dessert preferito
dall'Attrice Bionda. Cos com'era convinto che lo champagne fosse la
sua bevanda preferita, e le rose rosso sangue il suo fiore prediletto.
Lei lo chiam Daddy, dolcemente. In privato lo chiamava Daddy, ormai da mesi, da quando erano diventati amanti.
L'Ex-Atleta la chiamava Baby.
Ma le sorprese non erano finite. Le aveva portato un anello. Era stato gi
deciso? Un grosso brillante cinto da una doppia fila di brillanti. L'Attrice
Bionda sorrise nervosamente mentre lui l'aiutava a infilarlo al dito. Quand'era
stato deciso? Lui le stava dicendo, con voce bassa e tesa, come se avessero litigato:
Tu e io ci amiamo,  arrivato il momento di sposarsi. E lei ud la propria
voce impaurita e trafelata dire: Oh s! S, tesoro mio. Gli prese d'impulso
le mani e se le port al viso stringendole con forza. Le tue mani! - le tue
mani belle e forti. Ti amo. Doveva trattarsi di un copione che aveva imparato a memoria senza saperlo.
L'Ex-Atleta stava dormendo. Russando. Schioccando le labbra nel sonno. Era
disteso sulla schiena, torso nudo e boxer (se li era infilati per andare in bagno
quando avevano finito di fare l'amore). Quando dormiva, l'Ex-Atleta sudava e
digrignava i denti e si dimenava. Adesso stava schivando palle immaginarie
scagliate da giocatori immaginari. In genere, quando lo vedeva agitarsi nel
sonno, l'Attrice Bionda lo coccolava, ma adesso no, adesso scese dal letto e attravers
la stanza, nuda. Entr nel bagno, badando bene di chiudere la porta
prima di accendere la luce. Bianche mattonelle accecanti, specchi che riflettevano
specchi. La sua Amica Magica che la guardava senza riconoscerla. Vedi? -
niente cicatrici. Non come un'appendicite o un parto cesareo. Poi pass nel salottino,
il salottino ampio e splendidamente ammobiliato dove avevano consumato
la loro romantica cena notturna e si erano sbronzati di champagne e si
erano baciati e strabaciati e si erano promessi amore eterno. Voglio proteggerti.
Da quegli sciacalli. Voglio renderti felice. Pensava che avrebbe funzionato: quell'uomo
le voleva bene pi di quanto se ne volesse lei. Forse la chiave della felicit
non  tanto nell'essere in armonia con se stessi quanto nell'esserlo con
un'altra persona. E lei sarebbe stata la chiave della felicit di
quell'uomo. L'Ex-Atleta e l'Attrice Bionda. Posso farlo. Lo far!
Colma di gioia, l'Attrice Bionda si ferm davanti a una finestra. Era una finestra
alta e stretta, come le porte nei sogni. La stoffa della tenda era impalpabile,
trasparente. Una donna nuda davanti a una finestra al sesto piano del
Wilshire. Che sollievo, ora che la sua vita era sistemata! Si sarebbero sposati;
era stato deciso. Si sarebbero sposati nel gennaio 1954 e avrebbero divorziato
nell'ottobre del 1954. Si sarebbero amati profondamente ma ciecamente e disordinatamente,
e si sarebbero fatti del male come animali feriti, disperatamente
incapaci di abbracciare senza mordere, di aggrapparsi senza artigliare.
Pu darsi che lei gi lo sapesse. Che gi avesse imparato il copione.
Sul marciapiede di fronte al Wilshire, l'irriducibile banda di ammiratori era
ancora in attesa. Di cosa, di chi? Erano quasi le due di notte. Erano in dieci,
forse dodici, perlopi maschi. Ce n'erano due o tre di sesso indefinibile. Un
improvviso movimento dietro una finestra al sesto piano li aveva destati dal loro
torpore. Con curiosit infantile l'Attrice Bionda guard gi verso quelle
facce ansiose, al tempo stesso conosciute e sconosciute, come quelle nei sogni
che viviamo non come sogni bens come paesaggi onirici in cui ci muoviamo
impotenti e incantati quasi fossimo lattanti in braccio alla madre. Dove la nostra
fluttuante madre ci conduce, l dobbiamo andare. L'Attrice Bionda not
un albino grassoccio che aveva gi visto qualche ora prima ritto su una gradinata
mentre lei scendeva dalla limousine davanti al Grauman's. Sulla testa calzava
un berretto di maglia, e il suo volto esprimeva una sorta di venerazione
rapita. L'Attrice Bionda not anche un ragazzotto basso e largo, volto imberbe
e grossi occhiali che gli nascondevano gli occhi. Stringeva devotamente all'altezza
del petto qualcosa che doveva essergli estremamente prezioso - una cinepresa?
Accanto a lui c'era una ragazza alta e magra, in jeans e stivali da cowboy,
con in testa un feltro floscio; aveva la mascella quadrata e le mani ossute, e a
tracolla portava una sacca rigonfia. (Quella ragazza era forse Fleece? Ma Fleece
era morta.) Erano tutti muniti di macchina fotografica e album per gli autografi.
Avanzarono fino al centro della strada, ma incerti, come non credendo ai
propri occhi. Guardando quella finestra del sesto piano, dove l'Attrice Bionda
aveva scostato la tenda impalpabile. Marilyn! Marilyn!" Alcuni alzarono le
braccia verso di lei, altri azionarono freneticamente le loro macchinette da
quattro soldi. Quello con la cinepresa la sollev alta sopra la testa.
Ma che immagine poteva mai catturare, con quel buio, a quella distanza? E
cosa stavano vedendo? Una donna nuda, calma e radiosa e immobile come
una statua? Capelli biondo platino scompigliati dall'amore. Labbra socchiuse,
madide. Quelle labbra inconfondibili. Pallidi seni nudi, capezzoli vaghi. Capezzoli
come occhi. E vago anche il solco tra le cosce. Marilyn!
Cos quella lunga notte si fece giorno.
...
.
...
Note.
5. Nell'originale fitck, che indica tanto l'azione quanto l'atto.
6. Daddy  vezzeggiativo di pap ma anche il nomignolo che Norma Jeane, come molte
donne americane, riserva nell'intimit agli uomini che ama (vedi pi avanti nel testo).
Fine note.
...
.
...
DOPO IL MATRIMONIO: UNA SEQUENZA.
...
.
...
Studiava mimo: la superiorit del corpo e la naturale intelligenza del corpo.
Studiava yoga: la disciplina del respiro. Leggeva L'autobiografia di uno Yogi.
Leggeva La via dello Zen e Il libro del Tao, e nel suo diario scriveva Sono una
persona nuova in una vita nuova! Ogni nuovo giorno  il giorno pi felice della
mia vita. Componeva haiku, poesie Zen:
Fiume di Notte
Va all'infinito.
E io quest'occhio. Aperto.
(Anche se in realt non soffriva pi d'insonnia. Quasi pi. In quel periodo.) Si
sforzava di imparare a suonare il pianoforte. Per lunghe ore sognanti seduta
davanti alla spinetta bianca che aveva comprato da Clive Pearce e fatto riparare
e accordare. In effetti la spinetta non era pi bianca bens di uno sbiadito color
avorio. Il tono era alternativamente bemolle e diesis, a seconda del lato della
tastiera. Mr. Pearce aveva ragione: Norma Jeane non aveva mai suonato Fr
Elise e non l'avrebbe mai suonata. Non come Fr Elise andrebbe suonata. Ma
le piaceva lo stesso starsene seduta davanti alla tastiera, le piaceva abbassare delicatamente
i tasti, lasciar correre le dita da una sponda all'altra, su fino all'acuto,
gi fino al grave. Se batteva con troppa forza sui tasti bassi udiva, come
suscitata da abissi oceanici, la profonda voce baritonale di un uomo; sugli alti,
invece, una stizzosa voce di donna. Non mi avevi detto che avresti avuto un figlio?
Non mi avevi detto che avresti avuto un figlio? E le parole di Gladys, che la
sconvolgevano ogni volta che le udiva: Nessuno adotter mia figlia! Non finch
sar abbastanza viva da impedirlo. Spesso si sentiva abbracciare dal marito, che
la adorava, stringere fra le sue braccia, che erano forti braccia muscolose. Le
sue mani, forti mani muscolose. Le sarebbe piaciuto disegnarlo, quel bell'uomo
muscoloso! Quell'uomo dolce e paterno. Le sarebbe piaciuto scolpirlo.
Ma era a lezione di disegno, non di scultura, che lei andava ogni gioved sera
presso la West Hollywood Academy of Art, col permesso non proprio entusiasta
del marito. E stava imparando anche a cucinare all'italiana: quando andavano
a San Francisco a far visita ai genitori di lui, il che avveniva spesso, la
suocera le insegnava a preparare i piatti preferiti dall'Ex-Atleta, e
risotti, e condimenti per la pasta. Aveva quasi smesso di leggere i quotidiani. Aveva smesso
di leggere le riviste di cinema e quelle sul cinema. Aveva smesso di leggere i
giornali scandalistici. Frequentava poco l'ambiente di Hollywood. Aveva un
nuovo numero di telefono e un nuovo indirizzo. Al suo agente aveva mandato
una bottiglia di champagne con un biglietto:
Marilyn  in luna di miele permanente.
Lasciare in pace e non interrompere!
Stava leggendo I segreti di Nostradamus. Stava ri-leggendo Scienza e salute nella
chiave della Scrittura di Mary Baker Eddy. Era in perfetta forma e dormiva bene,
e sperava di rimanere incinta per la prima volta, come aveva detto all'Ex-
Atleta nonch suo marito nonch Daddy, che la adorava. L'Ex-Atleta le aveva
preso in affitto una grande casa rurale a nord di Bel Air e a sud dello Stone
Canyon Reservoir. La casa era circondata da un alto muro ricoperto di
bouganvillee. Di notte le capitava di udire misteriosi fruscii, sul tetto e sui vetri
delle finestre, e ogni volta pensava Scimmie-ragno! anche se sapeva benissimo
che l attorno non c'erano scimmie-ragno. Suo marito aveva il sonno profondo
e non sentiva mai n fruscii n rumori d'altro genere. Dormiva con indosso
solo un paio di boxer, e di notte i peli ricci e tendenti al grigio che gli ricoprivano
il petto e la pancia e l'inguine diventavano umidi, e dai pori della pelle
trasudava un velo di umore oleoso. Era l'odore di Daddy, e a lei piaceva
enormemente. Odore di uomo! Il suo uomo. Lei invece il proprio odore lo
odiava, e passava ore a farsi docce e shampoo e lunghi bagni terapeutici. Aveva
un vago ricordo di quando, all'orfanotrofio, o forse era a casa dei Pirig, le
toccava fare il bagno nell'acqua gi usata da altri, talvolta fino a cinque o sei
persone, mentre invece adesso poteva fare il bagno in quell'acqua tutta sua,
poltrirci e sognarci dentro per tutto il tempo che voleva, sprofondata in quell'acqua
aromatizzata coi sali da bagno, a sognare e fare esercizi di respirazione yoga.
Inspira profondamente. Trattieni il fiato. Osserva il tuo fiato mentre lo espelli
lentamente. Ripeti a te stessa IO SONO FIATO. IO SONO FIATO.
Lei non era Lorelei Lee e quasi non ricordava pi Lorelei Lee. Il film aveva fatto
guadagnare allo Studio milioni di dollari, e avrebbe continuato a fargliene
guadagnare, mentre a lei ne avevano dati s e no ventimila, per non gliene
importava niente, perch lei non era Lorelei Lee che viveva soltanto per i soldi
e per i diamanti. Lei non era Rose che aveva cercato di assassinare il marito innamorato
pazzo di lei, e non era nemmeno Nell che aveva cercato di uccidere
quella povera bambina. Se mai fosse tornata a recitare avrebbe interpretato soltanto
ruoli seri. Se mai fosse tornata a recitare, chiss, l'avrebbe fatto solo per
recitare in teatro. Ammirava gli attori di teatro, perch loro s che erano attori
veri. Spesso andava a passeggiare o a correre lungo il lago. Certe volte si sentiva
addosso gli sguardi della gente. Di vicini che pur conoscendo l'identit
sua e quella dell'Ex-Atleta non si sarebbero mai sognati di violare la loro intimit.
Quasi mai! Perch poi c'era anche altra gente, persone che sembravano
innocue ma che erano l per fotografarla di nascosto. E persone che c'erano ma
che non si vedevano. Era convinta che Otto Ose fosse ancora vivo. Era convinta
che a Otto Ose non andasse a genio il suo matrimonio con l'Ex-Atleta.
Cos come non andava a genio ai suoi ex amanti, ai Gemelli, che avevano giurato
(ne era sicura!) vendetta. Come se la morte di Baby non l'avessero voluta
loro. Come se a costringerla non fosse stata la loro muta volont. Ma adesso
era felice, e in quella stagione di felicit era giunta alla conclusione che la vita
consistesse nel respirare. Un respiro dietro l'altro. Semplice, no? Era felice!
Non era infelice come Nijinski, che era impazzito. Il grande Nijinski, il grande
ballerino adorato dal mondo intero. Nijinski, che ballava perch quello era il
suo destino, cos com'era suo destino impazzire; che aveva scritto
Piango per il dolore. Piango perch sono cos felice. Perch io sono Dio.
Si sforzava di guardare la televisione con il marito, che aveva la fissazione dello
sport in TV, per faceva fatica a concentrarsi, non riusciva a trattenere i propri
pensieri, che quindi sciamavano via e le proiettavano nella mente le immagini
pi bizzarre, come quando si vedeva ascendere in cielo appesa a un elicottero,
statua volante inguainata nell'attillato abito di lam color porpora, braccia levate
in un gesto benedicente e capelli quasi bianchi frustati dal vento. A quel
punto si riscuoteva a forza e faceva qualche commento su ci che avveniva sullo schermo del televisore, oppure chiedeva al marito di spiegarle cosa fosse
successo negli ultimi istanti. Dicendo: Oh, devo essermi distratta un attimo. Mi
sono persa qualcosa di importante? E il marito aspettava il primo intervallo pubblicitario
e poi, pazientemente, le spiegava questa o quell'altra azione di gioco.
Quand'era sola non accendeva quasi mai il televisore, per paura di incappare
nei telegiornali e di ritrovarsi in mezzo agli orrori del mondo. L'Olocausto in
Europa era finito, e adesso si sarebbe invisibilmente propagato in tutto il mondo.
Aveva sentito dire di nazisti emigrati in altri paesi. Molti si erano trasferiti
in Sud America, compreso (cos si diceva) lo stesso Hitler. C'erano gerarchi
nazisti in Argentina, in Messico, e persino nell'Orange County, in California.
Si mormorava, ma c'era anche chi lo dichiarava apertamente, che un pezzo
grosso del nazismo, dopo aver cambiato identit e fisionomia grazie alla chirurgia
plastica e a un trapianto di capelli, si fosse trasferito a Los Angeles, dove
adesso operava nel campo del commercio internazionale. Uno dei pi brillanti
autori di discorsi di Hitler lavorava in incognito per un deputato californiano
noto per le sue frequenti tirate anticomuniste. Anzich accendere il televisore,
preferiva sedersi davanti alla spinetta Steinway venduta da Fredric March
a Gladys e suonare lentamente e serenamente le filastrocche che aveva
imparato da bambina. Mr. Pearce le aveva dato lo spartito delle Musiche della
notte  di Bla Bartok. L'Ex-Atleta aveva ricevuto una telefonata dal suo avvocato;
girava voce che l'avrebbero citata in giudizio. Lei preferiva non pensarci.
Sapeva che X, Y, e Z erano stati interrogati da una delle tante commissioni per
la caccia ai comunisti e avevano fatto nomi, e che uno dei nomi che avevano
fatto era quello del drammaturgo Clifford Odets, ma a lei Mr. Odets non interessava.
Cos come non le interessavano le questioni politiche e invece le interessava
la respirazione come sistema per pensare alla propria anima e non-pensare
alla politica o all'esserino che le avevano strappato dall'utero e buttato
in un secchio per poi gettarlo via come spazzatura, e non pensare neanche a
chiedersi se quell'esserino era sopravvissuto per qualche istante dopo che
gliel'avevano strappato via dall'utero o se invece era morto immediatamente
(come le aveva garantito Yvet -  una cosa istantanea e indolore ed  perfettamente
legale in paesi civili come quelli dell'Europa settentrionale). Ma in genere
non-pensava a quelle cose esattamente come non-leggeva i giornali e
non-guardava i telegiornali. All'altro capo del mondo, in Corea, le truppe delle Nazioni
Unite stavano occupando un territorio devastato e saccheggiato, ma a lei
non interessava approfondire la questione n tantomeno farsi coinvolgere da
particolari agghiaccianti. Non le interessava sapere che il governo americano
stava effettuando esperimenti nucleari a qualche centinaio di chilometri da l,
in Nevada e nello Utah. Forse si era resa conto di essere controllata da informatori
governativi, e che il suo alter-ego cinematografico Marilyn Monroe figurava
su una lista, ma non voleva pensarci, e comunque, in quel periodo, in
quell'anno 1954, di liste ce n'erano a dozzine, e su quelle liste c'erano centinaia di nomi.
Ci su cui non s'abbia possibilit di influenza converr scansarlo in silenzio come le mulinanti sfere celesti.
Parola di Nostradamus. Aveva appena finito di leggere I fratelli Karamazov di
Dostoevskij. L'aveva molto colpita il personaggio di Grusen'ka, prosperosa
ventenne crudele e puerile la cui bellezza campagnola avrebbe avuto la breve
esistenza di un fiore ma la cui acredine avrebbe infuriato per una vita intera.
Ne era certa: in un'altra vita Norma Jeane era stata Grusen'ka! Stava leggendo i
racconti di Anton Cechov, in lunghe sedute notturne durante le quali, in stato
di febbrile esaltazione, sembrava non avere idea di dove fosse n di chi fosse, e
il minimo richiamo alla realt (per esempio la voce indispettita del marito) la
faceva ritrarre come una lumaca dentro il suo guscio. Lesse La favorita - lei
era Olenka! Lesse, e pianse per La signora col cagnolino - lei era la giovane
sposa che si innamorava di un uomo sposato e la cui vita non era pi la stessa!
Lesse I due Volodia - ed era la giovane sposa che appassionatamente si innamorava,
e si disamorava, del marito seduttore! Ma Reparto n. 6 non riusc a finirlo.
Questo  il giorno pi felice della mia vita.
Avrebbe portato con s a Tokyo l'abito di lam color porpora con le spalline
minuscole e con la spilla di cristallo di rocca appuntata come un capezzolo sul
seno destro, l'abito che suo marito l'Ex-Atleta adorava vederle addosso; aderente
come un guanto, quell'abito, e corto quasi al ginocchio, in s tutt'altro
che pacchiano, anzi, solo che era lei a sembrare pacchiana quando ci si infilava
dentro, pacchiana come una puttana di medio bordo, cosa che certe volte, nell'intimit,
all'Ex-Atleta non dispiaceva affatto, ma certe altre invece s. Se lo
sarebbe portato a Tokyo di nascosto, ma non sarebbe stato a Tokyo che l'avrebbe indossato.
Ci sono anche modelli maschi alle lezioni di disegno? le disse lui in tono
scherzoso ma con uno di quei suoi sguardi obliqui da cui si capiva che non
scherzava affatto; non inguaiarti rispondendo come capita pur di dire qualcosa.
Sicch rispose in perfetto stile Lorelei Lee, e lui parve gradire; e comunque
rise con quella sua risata sonora - Oddio, Daddy! Sai che non ci ho proprio fatto caso?
Erano le modelle ad affascinarla e spaventarla.
Spesso stava l a fissarle e si scordava di disegnare. Il carboncino esitava un
po' finch il suo agile librarsi sul foglio si bloccava di colpo. Era successo pi
di una volta che quel fragile bastoncino le si rompesse tra le dita! Certe volte le
modelle erano giovani, ma il pi delle volte no. Ce nera una che doveva essere
vicina ai cinquanta. Non ce nera nessuna che fosse bella. Non ce n'era nessuna
che si potesse definire graziosa. Non erano mai truccate. Spesso non erano
neanche pettinate. Avevano lo sguardo annoiato e del tutto indifferente a
quella dozzina di studenti che frequentavano il corso, studenti le cui et spaziavano
dalla tarda adolescenza fino alla tarda maturit, seduti in cerchio intorno
alla modella a fissarla con la smarrita intensit tipica di chi non ha talento.
Come se non ci fossimo. O se di noi non gliene fregasse niente. Una delle
modelle aveva il ventre prominente e il seno pendulo, e gambe nerborute e
villose. Un'altra aveva la faccia grinzosa come una zucca di Halloween, la pelle
di un malsano giallo carota, e lunghi peli ispidi che le sbucavano da sotto le
ascelle. C'erano modelle coi piedi brutti e le unghie sporche. C'era una modella
(che a Norma Jeane ricordava Linda, una compagna di orfanotrofio particolarmente
scorbutica) che aveva una brutta cicatrice a mezzaluna sulla coscia
sinistra, uno sfregio lungo almeno venti centimetri. Norma Jeane era affascinata;
la affascinava l'idea che donne cos poco attraenti non solo non avessero
problemi a spogliarsi in pubblico ma per giunta non mostrassero il minimo
disagio davanti a quegli sguardi puntati sul loro corpo. Le ammirava. Sul serio!
Peccato che non parlassero mai con nessuno, a parte qua e l qualche parola
con il professore. E guardavano nel vuoto, senza mai incrociare lo sguardo
degli studenti. Non guardavano mai l'ora, eppure sapevano esattamente quando
arrivava il momento della pausa, e allora si alzavano di scatto e si infilavano il
loro accappatoio sdrucito e le loro scarpe scalcagnate e si avviavano rapide e
noncuranti verso il corridoio per fumarsi in pace una sigaretta. Ammesso che
qualcuna di quelle modelle sapesse, cos come lo sapevano gli altri studenti,
che quella timida biondina che il professore aveva presentato come Norma
Jeane era in realt Marilyn Monroe, di sicuro si guardavano bene dal farlo
capire. Se ne infischiavano! (Per certe volte la guardavano - altroch se la
guardavano. Se nera accorta. Occhiate aguzze come ami, cui lei per non abboccava.
Occhi cos gelidi che Norma Jeane non osava sorridere.)
Una sera, terminata la lezione, Norma Jeane prese il coraggio a due mani e
si avvicin alla ragazza con la cicatrice sulla coscia (e che non si chiamava Linda)
e le chiese se avesse voglia di andare a bere un caff con lei. La ringrazio,
ma devo andare a casa, bofonchi la modella, senza degnarla di uno sguardo.
Stava dirigendosi verso la porta, in mano aveva gi pronta la sigaretta. Be', allora
poteva darle un passaggio in macchina. Grazie, ma vengono a prendermi.
Norma Jeane sorrise col suo abbacinante sorriso da Marilyn Monroe,
quel sorriso che non mancava mai di fare effetto, ma che in quel caso fall miseramente.
Pens: E invece dev'essere proprio Linda. Sa benissimo chi sono. Chi
sono adesso e chi ero allora. Sforzandosi di non sembrare esasperata n disperata,
Norma Jeane disse: Volevo solo dirle che la ammiro molto. Perch f-fa la
modella. La modella sbuff una nube di fumo. Nel suo volto impenetrabile
non c'era traccia di ironia, ma quello sbuffo era ironia pura. Davvero? Grazie.
Trovo che sia molto coraggiosa. Coraggiosa? E perch? Norma Jeane
esit, sempre sorridendo. Il riflesso di Marilyn era ormai istintivo, un dolce e
sensuale tendersi delle labbra che in realt era semplicemente (Norma Jeane
l'aveva letto da poco) il primo e primordiale dei riflessi sociali geneticamente
registrati dal cucciolo d'uomo, dolce sorriso pieno di speranza, sorriso che
chiede affetto. Perch non sei bella. Per niente. Sei brutta. E malgrado ci ti
spogli in pubblico. La modella scoppi a ridere. Ma Norma Jeane le aveva
pronunciate davvero quelle parole? Forse la ragazza che aveva davanti non era
affatto Linda, forse era una collega attrice meno fortunata di lei, magari tossicodipendente
e innamorata di un uomo che la picchiava? Norma Jeane disse:
Perch... oh, non lo so... Cio, io non ci riuscirei. Se fossi al posto suo.
La modella rise di nuovo, ormai quasi fuori dall'aula. Se tu avessi bisogno
di soldi, Norma Jeane, ci riusciresti eccome. Puoi scommetterci quel tuo bel culetto d'oro.
Questo  il giorno pi felice della mia vita.
Mettendolo a disagio durante la luna di miele col continuo ripetere quelle
parole sgorgate dal profondo del cuore davanti a camerieri, fattorini d'albergo,
commessi, e anche davanti alla ragazza messicana che veniva a pulire la stanza
e che, pur non capendo l'inglese, fece un gran sorriso a quella bella gringa
bionda. Questo  il giorno pi felice della mia vita. Non c'era il minimo
dubbio, lo pensava davvero. Poich una delle verit rivelate dalle Sacre Scritture
: Ogni giorno  un giorno benedetto, ogni giorno  il giorno pi felice della
nostra vita. Gli carezzava il viso, quel viso che le sembrava bello anche
quando non era rasato di fresco. Lo guardava estasiata. Come una moglie
bambina, giocherellava con gli ispidi peli tendenti al grigio che gli coprivano il
petto e gli avambracci, e si divertiva a pizzicargli la ciccia che aveva sui fianchi,
quella ciccia di cui lui, nella sua vanit di atleta e di maschio, si vergognava da
morire. Gli baciava le mani, altra cosa che lo faceva vergognare da morire. E
certe volte affondava il viso tra i peli del suo inguine, cosa che invece lo eccitava
da morire. Perch le ragazze oneste non baciano gli uomini in quella parte del
corpo, e lei lo sapeva. Ma lui sapeva che lei sapeva? Forse si comportava cos perch
era un'ingenua! Sulla spiaggia, in riva all'oceano color smeraldo, correvano insieme
al mattino presto, con lui che non riusciva a capacitarsi di come una
donna potesse correre tanto agilmente e tanto a lungo - Tesoro, ricordati che
sono una ballerina. Non te neri accorto? Comunque si stancava prima di lui,
e si fermava col fiato corto, e lo guardava adorante mentre lui continuava a correre.
Quando furono legalmente marito e moglie, per, n lui n lei fecero pi sesso
orale. A Hollywood si sarebbe riso per anni sulla storiella di lei che, in un
corridoio del municipio di San Francisco, a pochi minuti dallo sbrigativo rito
civile con cui avrebbe sposato l'Ex-Atleta, telefonava timidamente all'amico
Leviticus per notificargli l'impubblicabile comunicato-stampa: Marilyn Monroe ha ciucciato il suo ultimo cazzo. 
Fu cos che lo sbalordito cronista mondano apprese che l'Attrice Bionda e
l'Ex-Atleta si erano discretamente sposati dopo mesi di febbrile speculazione dei media.
Un altro scoop per Leviticus!
Cantando a suo marito I Wanna Be Loved by You.
Ripetendogli che quello era il giorno pi felice della sua vita, e lui talmente
commosso da riuscire solo a bisbigliare: Anche per me.
Venne convocata dalla Subversive Activities Control Board a Sacramento.
L'Ex-Atleta le raccomand: Di' la verit. Lei gli rispose: Io a quella gente non
devo nessuna verit. E lui: Se conosci qualche comunista, diglielo. E lei: No.
Al che lui, sorpreso: Hai qualcosa da nascondere? E lei: Se ho qualcosa da nascondere
o da rivelare sono solo fatti miei. Sentendo che in quel momento lui
avrebbe voluto picchiarla ma che non la picchiava perch la amava; non era il
tipo d'uomo capace di picchiare qualcuno pi debole di lui, specialmente una
donna, specialmente la donna che amava. In giro si raccontava che l'Ex-Atleta
aveva picchiato la prima moglie, ma era roba di tanti anni prima, l'Ex-Atleta
era poco pi di un ragazzo, ed era una testa calda, e sua moglie l'aveva provocato.
Con tono pi calmo le disse: Non riesco a capire, e questo non mi piace.
E lei: Non piace nemmeno a me. Potrebbe avere aggiunto: Daddy. Potrebbe
averlo baciato. Lui potrebbe aver accolto quel bacio con un dignitoso silenzio.
Fatto sta che alla fine, grazie all'intervento dei legali dello Studio, l'incontro
con la Control Board si trasform, da pubblico interrogatorio davanti all'assemblea
dello Stato della California, in udienza privata, fra l'altro tenuta
nel corso di una colazione elegante in una saletta privata del Palazzo del Congresso.
Niente contraddittorio. Nessuna ufficialit. Niente giornalisti. Dopo
tre ore, alla fine della colazione, su richiesta della commissione l'Attrice Bionda
tir fuori un mazzo di foto di Marilyn Monroe e le firm una alla volta,
con dedica personalizzata per ogni singolo membro della commissione.
Un'anima pura. A scuola di mimo ci avevano spiegato che il corpo ha un suo
linguaggio naturale, un modo di comunicare specifico, musicale e sottile. Il
corpo esiste prima della parola. E spesso sopravvive alla parola. Ci chiesero di
mimare il nostro io pi profondo.
La giovane donna bionda parve rattrappirsi davanti ai nostri occhi. Si accovacci
per terra e si abbracci le ginocchia. Indossava pantaloni elastici al ginocchio
e una camicia da uomo, e aveva una fascia bianca annodata intorno ai
capelli biondo platino. Aveva il viso struccato (ma noi quel viso lo conoscevamo
bene). Si era accovacciata in un angolo, con gli occhi fissi su un orizzonte
invisibile. Cominci a scivolare in avanti, sinuosamente. Si sollev lentamente,
come un raggio di luce. Tese in alto le braccia e si sollev sulla punta dei
piedi fino a tremare tutta. Poi avanz nella stanza, sempre fissando quel suo
invisibile orizzonte. Cominci a ballare, silenziosamente. Rapita in una specie
di estasi prese a ruotare in una spirale di movimenti lenti e sofferti. Si sfil la
camicia, apparentemente ignara di ci che stava facendo. Incroci le braccia
sopra il seno nudo. Torn a sdraiarsi per terra, si rannicchi come una neonata,
e immediatamente sprofond nel sonno, o parve sprofondare nel sonno.
Pass un lungo minuto, magico. Era impossibile capire se stava ancora mimando
o se quello era davvero un sonno improvviso. S, poteva essere tutt'e
due le cose. Pass un altro minuto, e l'insegnante di mimo si inginocchi
preoccupato accanto a lei, e pronunci il nome con cui la conoscevamo: Norma Jeane?
La giovane donna bionda di nome Norma Jeane era profondamente addormentata.
Non fu facile svegliarla. Noi sapevamo bene chi era. Il nome con
cui Hollywood la conosceva. Ma quello che vedevamo era il suo io pi
profondo. Un'anima pura. Era bella, e non aveva nome.
Il problema era che le voleva troppo bene. Non sopportava l'idea di vederla
screditarsi. Svilire e umiliare se stessa. Il proprio nome e il suo. Quelle pubblicit,
quelle foto di scena. Quegli sciacalli. E per giunta per quattro soldi, forti
di quel contratto-capestro. Quei magnaccia di Hollywood. Mettendola in mostra
come una puttana. Una battona di strada. Adesso erano marito e moglie;
lei era sua moglie. Che idea si sarebbero fatti i suoi genitori e i suoi parenti a
San Francisco? E i suoi ammiratori? Con che faccia poteva presentarsi agli uni e
agli altri? E poi la vergogna della scomunica. Per la Chiesa Cattolica il fatto che
l'avesse sposata per amore non contava. Contava il fatto che era un divorziato,
perch la Chiesa proibisce il divorzio. Per lei! Per lei aveva divorziato, per lei era
stato scomunicato. Per amor suo. E lei si metteva in mostra come un pezzo di
carne. Con quei vestiti che sembravano cuciti addosso. Ancheggiando come
una baldracca. Altroch per ridere! Per ridere un corno. Con le tette che sembravano
sempre sul punto di straripare dai vestiti. Alla cena per la premiazione
di Photoplay. Alla cerimonia degli Oscar. Aveva detto che non voleva andarci, e
invece c'era andata. Allora  questo che sei? -  questo che vuoi essere, un pezzo
di carne? Lo sanno tutti cos' Hollywood. E i giornali, poi. I novelli sposi litigano?
In pubblico? Sporche menzogne. Bugiardi di merda. Mai e poi mai lui
avrebbe osato picchiare una donna. Purch non lo provocasse.
Lei era nuda, stordita. Era gi pieno pomeriggio e ancora non era riuscita a
svegliarsi del tutto. Il giorno prima, a lezione di mimo (o forse due giorni prima?
Tre?) era crollata di schianto in un sonno profondo, e ancora non era riuscita
a scrollarsene di dosso gli effetti. Se avesse avuto un paio di quelle
pasticchette magiche di Doc Bob - ma non ne aveva. Il suo furibondo marito gliele aveva strappate di mano e le aveva buttate nel cesso.
 questo che sei? Un pezzo di carne?
No, Daddy! Non voglio esserlo.
E allora digli di no. Il nuovo film. Non se ne fa niente.
Daddy, ma io devo lavorare.  la mia vita.
Digli che vuoi ruoli diversi. Ruoli seri. Digli che vuoi smettere. Che tuo marito vuole che tu smetta.
S. S, glielo dir.
Cerc di piangere. Ma non successe niente. Atterrita, perch non aveva pi
lacrime. Non aveva ancora trent'anni, e gi le si erano prosciugate le lacrime!
Ho ucciso la mia creatura. Un paio di lacrime striminzite. La mia creatura! Perch?
Niente da fare, non riusciva a piangere. Qualcuno le aveva prosciugato gli
occhi con una manciata di sabbia, e anche la bocca. Dove un tempo c'era il
suo cuore, adesso c'era una clessidra di sabbia, che si svuotava velocemente.
In realt stava male davvero. Appendicectomia d'urgenza.
Presa dal panico aveva pensato che fossero doglie; di avercelo, alla fine, quel
figlio. Un esserino demoniaco che la rodeva da dentro, e si dimenava, e aveva
una testa talmente larga che le avrebbe squartato l'inguine. E suo marito non
era il padre, e l'avrebbe strangolata con le sue mani belle e forti. Atterrita e in
colpa, ottenebrata dal dolore, e con le carni in fiamme, e poi lui si era svegliato
di colpo e l'aveva trovata nel bagno, natiche nude poggiate sul bordo della
vasca di porcellana, a dondolarsi da un lato all'altro cullando quel dolore atroce,
nuda e sudata e grondante il puzzo animale del terrore fisico. L'Ex-Atleta
riconobbe i sintomi. E prov un gran sollievo nel riconoscere i sintomi. Da ragazzo
aveva rischiato la perforazione dell'appendice. Chiam l'ambulanza, la
portarono al pronto soccorso del Cedars of Lebanon Hospital, e dal caos e dalla
confusione di quelle ore sarebbe scaturita una storiella che avrebbe fatto ridere
Hollywood per anni e anni, la storiella di come il chirurgo di turno, che
aveva scoperto l'identit di quella famosa paziente solo quando era entrato
nella sala operatoria, le avesse trovato addosso, incollato sulla pancia con del nastro adesivo, un biglietto scritto a mano:
Importantissimo - da leggere PRIMA DELL'OPERAZIONE
Gentile Dottore,
cerchi di tagliare il meno possibile, lo so che pu sembrare una civetteria
ma le assicuro che non lo  per niente - il fatto di essere una donna  molto
importante e per me significa molto. Se lei ha dei figli sa perfettamente cosa
voglio dire - la prego - so che far il possibile! grazie - che Dio la benedica
Gentile Dottore. Non asporti le ovaie - la prego ancora una volta faccia il
possibile per evitare grosse cicatrici. La ringrazio con tutto il cuore.
Marilyn Monroe
Dalla sera della prima di Gli uomini preferiscono le bionde, che poi era anche la
sera in cui aveva deciso di sposare l'Ex-Atleta, non aveva pi avuto notizie dell'uomo
che sosteneva di essere suo padre.
Il tuo affranto Padre.
Non l'aveva detto a nessuno. Stava aspettando.
And a far visita a Gladys, alla Lakewood Home. Ci and da sola. Con una
luccicante Studebaker decappottabile color prugna coi copertoni a fascia
bianca. Lo Studio l'aveva sospesa per aver rifiutato il nuovo film, sicch non
avrebbe avuto comunque la disponibilit di una macchina dello Studio.
L'Ex-Atleta si era offerto di accompagnarla, ma lei gli aveva detto che preferiva di no.
Mia madre non ti piacerebbe.  una donna malata.
L'Ex-Atleta non aveva mai visto Gladys Mortensen, n mai l'avrebbe vista.
A parte in foto, un'istantanea datata dicembre 1926. Gladys con in braccio
la neonata Norma Jeane. L'Ex-Atleta davanti a una ragazza eterea e smunta,
occhi alla Greta Garbo accentuati da sopracciglia depilate fino a renderle due
esili fili scuri, che teneva in braccio, ostentandola come una qualche primizia,
una bimbetta paffuta con la bocca umida e con in cima alla testa il punto interrogativo
di una ciocca di riccioli biondo scuri. L'Attrice Bionda guard timidamente
il marito, quell'uomo che per molti versi le era sconosciuto. Perch
amare un uomo non significa tanto conoscerlo quanto piuttosto non conoscerlo.
Ed essere amata da un uomo significa esser riuscita a creare l'oggetto
del suo amore, che dunque non va messo in pericolo.
Ecco qua! Mamma e io. Tanto tempo fa.
L'Ex-Atleta strinse gli occhi, ma perch? Scrut per qualche minuto quell'immagine
color seppia. Quali che fossero le parole che voleva pronunciare, di
piet, di comprensione, di amore confuso o forse ferito, non fu in grado di formularle.
A Lakewood, l'Attrice Bionda divenne Norma Jeane Baker, e il suo arrivo fu
accolto con la consueta eccitazione rispettosa e soffocata. Indossava un sobrio
completo di gabardine color malva con giacca squadrata e castigata, e scarpe col
tacco basso. Non era Marilyn Monroe - lo si capiva subito. Eppure qualcosa
del biondo alone di Marilyn la accompagnava, come un profumo persistente.
Aveva un regalo per il personale: una confezione da cinque chili di cioccolatini
svizzeri assortiti. Oh, Miss Baker! Grazie. Miss Baker, ma non doveva disturbarsi!
Occhi sorridenti puntati sulla fede. Giacch dall'ultima volta che era venuta
a Lakewood aveva sposato il celebre Ex-Atleta. Bella giornata, vero? Oggi
pomeriggio vuol portare sua madre a fare una passeggiata in paese? Venga,
Miss Baker. Sua madre  pronta, e scalpita dalla voglia di vederla. In realt,
Gladys Mortensen non stava affatto scalpitando dalla voglia di vedere Norma
Jeane, e molto probabilmente nemmeno sapeva che Norma Jeane sarebbe venuta
in visita. Se gliel'avevano detto doveva esserselo dimenticato. Norma Jeane
aveva portato dei regali anche per Gladys, per frutta anzich dolciumi, un bel
cesto di vimini pieno di mandarini e uva nera, pi una copia del National Geographic,
perch quella era una rivista seria e con tante belle foto che a Gladys sarebbero
piaciute, e infine una copia dell'ultimo numero di Screenland con in
copertina l'Attrice Bionda in posa castigata e irreprensibile e il titolo IL MATRIMONIO
E LA LUNA DI MIELE DI MARILYN MONROE. Gladys osserv i doni, arricciando
il naso. Dov'erano i dolciumi che si aspettava?
Norma Jeane abbracci Gladys delicatamente, non calorosamente come
avrebbe voluto, poich sapeva che altrimenti Gladys si sarebbe irrigidita. E
sempre delicatamente baci la guancia della madre. Era chiaro che Gladys era
in giornata buona. Quando Norma Jeane aveva telefonato per avvisare della
visita, le avevano detto che ultimamente Gladys aveva avuto un brutto periodo
dal quale per si era gi ripresa quasi al cento per cento. Dovevano averle
lavato i capelli poche ore prima del suo arrivo, e indossava la graziosa vestaglia
rosa che le aveva comprato da Bullock's; il bavero era macchiato, ma Norma
Jeane fece finta di non notarlo. Le pantofole rosa, intonate alla vestaglia e
comprate nella stessa occasione, erano sistemate ordinatamente l'una accanto
all'altra sotto il letto di Gladys. Sulla parete dietro lo scrittoio di Gladys c'era
qualcosa di nuovo: un'immagine di Ges Cristo con un gran cuore fiammeggiante
sul petto e una nube di luce sulla bella testa da attore cinematografico.
Un'immagine sacra? Doveva essere un regalo di qualche altra paziente. Norma
Jeane sospir, come se guardasse in un abisso in fondo al quale intravedeva
una figura minuscola, presumibilmente sua madre.
La sorprese, e la rallegr, vedere appoggiata allo specchio la foto che aveva
spedito a Gladys, quella del matrimonio con l'Ex-Atleta. La sposa in bianco
crema, che sorrideva felice. Lo sposo, alto, bello, con sopracciglia cos ben disegnate
da sembrare quelle di un attore. Norma Jeane pens: Non l'ha gettata
via! Allora mi vuole bene.
Gladys ridacchi masticando un acino d'uva. Quell'uomo l  tuo marito?
Ti conosce bene?
No.
Meglio cos. Gladys annu gravemente.
Norma Jeane not con sollievo che la madre godeva ancora di quella specie
di sospensione temporale. Quantomeno sembrava molto pi giovane. Aveva
un'aria da bambina monella. Quando Norma Jeane l'aveva abbracciata aveva
sentito la fragilit delle sue ossa da uccello. E il viso, poi, che ossatura delicata.
Quei misteriosi occhi alla Garbo. Quell'espressione eterea che l'obbiettivo della
macchina fotografica era riuscito a catturare tanti anni prima. A Norma
Jeane aveva fatto piacere notare come l'Ex-Atleta, guardando Gladys in versione
1926, cio pi giovane di Norma Jeane adesso, avesse subito il fascino di Gladys. Almeno un po'.
Delle meticolosamente depilate e disegnate sopracciglia di Gladys non rimanevano ormai che pochi peli grigi.
A Norma Jeane le infermiere avevano detto che, quando c'era bel tempo,
Gladys amava fare lunghe passeggiate nel parco della clinica. Che, tra i pazienti
pi anziani, Gladys era una delle pi attive. Che il suo stato di salute fisica
era generalmente buono. Norma Jeane era sbalordita dalla giovialit della madre.
Forse era un pensiero superficiale, e avventato, ed egoista, ma Norma Jeane
era proprio contenta che Gladys avesse smesso di lamentarsi come faceva di
solito. Guardando la madre non pot fare a meno di confrontarla con la sua
nuova suocera - quell'italiana tracagnotta con un gran nasone e un'ombra di
baffi, pancetta rotonda e grosso seno cadente. Mammina, voleva che la chiamasse Norma Jeane. Mammina!
L'uccellesca Gladys era appollaiata sul bordo del letto, con i piedi nudi che
dondolavano nel vuoto. Mangiava rumorosamente l'uva regalatale dalla figlia,
e sputava i semi nel palmo di una mano. Di tanto in tanto Norma Jeane allungava
verso di lei un fazzoletto aperto sulla propria mano, e, senza dire una parola,
si faceva dare i semi dalla madre. A parte la stranezza di certe occhiate e
qualche rara contrazione della parte inferiore del viso, Gladys non sembrava
una malata di mente. Il suo modo di fare era vivace e pieno di brio. Cos come
il modo di fare di Norma Jeane, che, corroborato dalla benzedrina di Doc
Bob, era vivace e decisamente pieno di brio. Gladys disse qualcosa a proposito
di notizie dal mondo - ancora grane in Corea. Gladys leggeva i giornali?
Era pi di quanto avesse fatto ultimamente Norma Jeane. Questa donna non 
pi pazza di quanto lo sia io. Tuttavia ha preferito nascondersi. Ha lasciato che il mondo la mettesse in fuga.
Norma Jeane non si sarebbe lasciata mettere in fuga dal mondo.
Gladys si infil un paio di pantaloni e una camicia, e Norma Jeane la port
fuori, a passeggio nel parco. Era una giornata grigia, moderatamente fresca. Le
giornate come quella, l'Ex-Atleta le chiamava giornate senza luogo n
tempo. Giornate in cui non era previsto niente di interessante. Niente partite di
baseball, niente che valesse la pena di viverle. Quando si  smesso di giocare,
quando si  smesso di recitare, quando si  smesso di ragionare, la vita  quasi
tutta cos, senza luogo n tempo.
Forse abbandoner il cinema. "Al culmine della carriera." Mio marito vuole
che abbandoni. Vuole una moglie, e vuole una madre. Cio, vuole una madre
per i suoi figli. Ed  quello che voglio anch'io.
Gladys forse aveva sentito, ma non disse niente. Si scost da Norma Jeane come
una bambina irrequieta, ansiosa di camminare da sola. Questa  la mia
scorciatoia. Per di qua. Fece segno a Norma Jeane che, col suo completino di
gabardine color malva e le scarpe nuove da signora perbene, la segu in un angusto
passaggio tra due reparti della clinica, sporco e lastricato di mattoni. Sopra di
loro ruggivano due enormi aspiratori. Un improvviso odore di grasso caldo colp
Norma Jeane con la violenza di uno schiaffo. Madre e figlia emersero in una radura
erbosa a valle di un largo sentiero di ghiaia. Norma Jeane ridacchi a disagio
chiedendosi se la stessero osservando. Temeva che qualcuno del personale,
medici compresi, potesse fotografarla a sua insaputa; per placare la loro smania
di celebrit si era lasciata fotografare nell'ufficio del direttore, in posa con lui e
una decina di collaboratori, sfoderando il suo sorriso da Marilyn. Soddisfatti?
Per adesso basta cos, per favore. Tuttavia: quei momenti quando intorno a lei
non c'era nessuno con una macchina fotografica, quei momenti quando sembrava
che non ci fosse nessuno nemmeno a guardare, e il cielo stesso era desolato e
vacuo, senza neppure la testimonianza del sole, quei momenti non erano destinati
a perdersi? In quei momenti il prezioso cuore della vita non pulsava a vuoto?
Senza un obbiettivo pronto a registrare e a custodire, il meglio di una vita
non finiva per perdersi in un irrevocabile vuoto senza luogo n tempo?
Quelli dello Studio mi propongono solo film erotici. Se vogliamo chiamare
le cose col loro nome. Perch quelli sono, film erotici. Basta il titolo - Il
prurito del settimo anno,7 pensa tu. Mio marito dice che  roba disgustosa e avvilente.
Per loro "Marilyn Monroe"  una bambola tutta curve che vogliono
sfruttare fino a consumarla; per poi buttarla nella spazzatura. Lui queste cose
le capisce al volo. Dice che a lui un sacco di gente ha cercato di sfruttarlo
quando era ancora alle prime armi. Costringendolo a fare degli sbagli. Sbagli
che possono servire a me per non ripeterli, dice. Dice che a Hollywood sono
tutti degli sciacalli. Compreso il mio agente e quelli che sostengono di essere
dalla mia parte e contro lo Studio. "Loro vogliono soltanto sfruttarti," dice. "Io
invece voglio soltanto amarti".
Quelle parole vibrarono bizzarramente nell'aria, simili a sonagli stonati.
Norma Jeane si ud continuare, come se Gladys l'avesse sollecitata a farlo.
Sono andata a lezione di mimo. Voglio ricominciare da zero. Forse mi trasferir
a New York per studiare recitazione. Recitazione vera. Teatro, non cinema.
Mio marito sarebbe d'accordo, credo. Voglio vivere in un altro mondo. In
un mondo che non sia quello di Hollywood. Voglio vivere... nel mondo di
Cechov! In quello di O'Neill. Voglio essere Anna Christie. Voglio interpretare
il ruolo di Nora in Casa di bambola. "Marilyn' sarebbe perfetta per Nora! Recitare
sul serio significa recitare dal vivo. L'attore dev'essere vivo. Al cinema invece
sei un cadavere, ti dissezionano come un cadavere, in centinaia di scene
tutte scollegate l'una dall'altra.  come un puzzle, solo che i pezzi non sei tu a metterli insieme.
Gladys disse bruscamente: La vedi quella panchina? Andavo sempre a sedermi l. Ma poi ci hanno ammazzato qualcuno.
Ammazzato?
Se non obbedisci ti picchiano. Se non mandi gi il loro veleno. Se te lo tieni
in bocca e rifiuti di mandarlo gi.  vietato.
La voce di Gladys era diventata stridula e vibrante. Oh no, pens Norma
Jeane. Ti prego, no.
Gladys super la panchina rabbrividendo e coprendosi gli occhi con una
mano. Su quella stessa panchina madre e figlia si erano sedute decine di volte,
a guardare il torrentello che scorreva qualche metro pi in l. Gladys le disse
qualcosa a proposito di un terribile terremoto. A proposito della Faglia di
Sant'Andrea. Ultimamente, in effetti, nell'area di Los Angeles c'erano state
svariate scosse sismiche, ma nessun terremoto degno di tale nome. Gladys le
disse che di notte c'era gente che entrava nella sua stanza e la filmava. E le faceva
delle cose con un arnese chirurgico. Gli altri pazienti la derubavano.
Quando c'era il terremoto succedevano quelle cose perch non c'era nessuno a
controllare. Ma lei era fortunata: lei non l'avevano uccisa. Nessuno l'aveva
soffocata con un cuscino. I pazienti come me, quelli che hanno dei parenti, li
rispettano. Io qui sono una celebrit. Le infermiere sono sempre l che tubano:
"Gladys, quando viene la sua cara Marilyn?" E io: "E che ne so? Io sono soltanto
sua madre." Continuavano a chiedermi del giocatore di baseball, di quando
Marilyn si sarebbe decisa a sposarlo, finch mi sono stufata e gli ho detto:
"Chiedetelo a lei, se ci tenete tanto. Magari cos vi fa fare le damigelle
al matrimonio". Norma Jeane sorrise, a disagio. Sua madre stava parlando a voce bassa
e con una velocit crescente che non faceva prevedere niente di buono. Era
la stessa voce di Highland Avenue, quella che si mischiava allo scroscio dell'acqua bollente.
Aveva cominciato a parlare cos appena erano sbucate nella radura, quasi
che l si sentisse fuori dall'influsso dell'autorit.
Mamma, perch non ci sediamo qua? Guarda che bella panchina.
Bella davvero! sbuff Gladys. Norma Jeane, lo sai che certe volte sembri
proprio una stupida? Stupida come quella gente l.
Ma  solo un modo di dire, Mamma.
Be', allora cercane uno migliore. Visto che non sei stupida.
Nell'aria fresca e grigia che odorava vagamente di zolfo, madre e figlia camminarono
fino in fondo al parco, dove si trovarono davanti a una recinzione di
fil di ferro alta tre metri, seminascosta da una siepe di ligustro. Gladys infil le
dita nelle maglie della recinzione e la scroll con violenza. Evidentemente era
quella la meta e la vittima delle sue passeggiate quotidiane. Norma Jeane ebbe
l'improvvisa e agghiacciante certezza di essere anche lei, come sua madre, una
paziente della clinica. Facendola venire l l'avevano attirata in una trappola, e adesso era troppo tardi.
Ma al tempo stesso sapeva di non correre alcun rischio. Secondo la legge
della California, per farla ricoverare occorreva il benestare del marito.
L'Ex-Atleta la adorava, non le avrebbe mai fatto una cosa del genere.
Di ucciderla s, di quello era capacissimo. Con le sue belle mani forti. Ma non di una cosa cos vile e crudele.
Mamma, io adesso ho un marito che mi ama. E questo mi ha cambiato la
vita. Spero proprio che un giorno potrai conoscerlo! E un uomo meraviglioso, pieno di calore, e di rispetto per le donne...
Gladys respirava a pieni polmoni, rinvigorita dalla camminata. Negli ultimi
anni si era fatta pi bassa di Norma Jeane, eppure Norma Jeane aveva la sensazione
che per incrociare quel suo sguardo gelido e perplesso dovesse ogni volta sollevare lo sguardo.
Gladys disse: Poi non l'hai avuto quel figlio, vero? Ho sognato che era
morto.  morto, Mamma. Era maschio o femmina? Te l'hanno detto?
Ho avuto un aborto spontaneo, Mamma. Alla sesta settimana. Sono stata
malissimo. Gladys annu gravemente. Non sembrava affatto sorpresa da quella
rivelazione, anche se era chiaro che non ci credeva. Disse:  stata una saggia
decisione. Norma Jeane disse seccamente: Mamma, ti ho detto che  stato
un aborto spontaneo. Gladys disse: Della era mia madre e poi  diventata
nonna, e quella  stata la sua ricompensa. Ha avuto una vita molto dura e io
l'ho fatta soffrire parecchio. Ma alla fine  diventata nonna, ed  molto felice.
Una scaltra luce da fattucchiera si accese negli occhi di Gladys. Ma se tu intendi
fare lo stesso per me, Norma Jeane, sappi che non posso prometterti
niente. Norma Jeane disse, confusa: Promettere cosa? Non ti capisco. Io
non potr mai essere una di loro. Una nonna. Come lei.  la mia condanna.
Mamma, ma cosa stai dicendo? Condanna per cosa? Per aver dato via le mie belle figlie. Per averle lasciate morire.
Norma Jeane si allontan di colpo dalla madre, indietreggiando e spingendo
con il palmo delle mani l'aria, come se fosse un muro. Non aveva senso.
Era assurdo parlare con una malata di mente! Con una schizofrenica
paranoide. Era come quelle snervanti improvvisazioni a due, con l'insegnante che
spiegava a un attore determinati particolari che teneva nascosti all'altro attore
costringendolo cos a tuffarsi alla cieca nella scena.
Avrebbe creato una nuova scena.
Gi solo muovendoti da uno spazio all'altro puoi creare una scena diversa.
Con la sola forza della tua volont.
Afferr Gladys per il braccio, quel braccio esile eppure energico e riottoso, e
la riport sul vialetto di ghiaia. Basta cos! Il capo era Norma Jeane. Era lei a
pagare l'esorbitante retta della clinica, ed era lei la responsabile legale nonch
la parente pi prossima di Gladys Mortensen. Macch figlie! Di figlie ce nera una sola, ed era Norma Jeane.
Disse: Mamma, io ti voglio bene, ma tu non devi farmi soffrire. Ti prego,
Mamma, non farmi soffrire. Lo so che non stai bene, ma non potresti fare almeno
uno sforzo? Sforzarti di essere gentile? Io quando avr i miei figli non li
far mai soffrire. Li amer, e cos li manterr in vita. Tu sei come un ragno
nella tela. Uno di quei piccoli ragni velenosi che si nascondono e poi ti mordono
quando meno te l'aspetti. Tutti pensano che "Marilyn Monroe" sia piena
di soldi, ma la verit  che io non sono affatto piena di soldi, anzi, non faccio
altro che chiedere prestiti, anche per pagarti la clinica, per non farti tornare in
uno di quegli orribili ospedali, e tu mi ringrazi avvelenandomi. Mangiandomi
il cuore. Mio marito e io vogliamo avere dei figli. Lui vuole una famiglia numerosa, e anch'io la voglio. Voglio sei figli!
La scaltra Gladys disse, beffarda: Sei? E come farai per allattarli, ti farai aiutare da Marilyn?
Norma Jeane rise, o tent di ridere. Davvero divertente!
Nella borsa aveva la preziosa lettera di suo padre. Adesso siediti, Mamma.
Ho una sorpresa per te. Devo leggerti una cosa, e non voglio essere interrotta.
L'Ex-Atleta era in viaggio per lavoro. L'Attrice Bionda and a teatro, alla Pasadena
Playhouse, a vedere un lavoro di un drammaturgo americano contemporaneo.
In compagnia di amici. Quando l'Ex-Atleta era in viaggio, di sera l'Attrice
Bionda andava a teatro. In quel periodo della sua vita l'Attrice Bionda aveva
numerosi amici in cerchie ben distinte, e quelli con cui andava a teatro erano
pi giovani di lei, e l'Ex-Atleta non li conosceva. Uno di loro era l'insegnante di mimo dell'Attrice Bionda.
Quella sera, durante la rappresentazione, gli spettatori della Pasadena
Playhouse ebbero modo di osservare con discrezione l'Attrice Bionda. Sembrava
sinceramente commossa da quanto avveniva sulla scena. Era vestita normalmente,
e non faceva nulla per attirare l'attenzione. I suoi amici erano seduti
intorno a lei, come ali protettive.
Stando alla testimonianza di alcuni spettatori, alla fine della rappresentazione,
mentre il resto del pubblico si alzava per uscire dalla sala, l'Attrice Bionda
era rimasta seduta, come fulminata. Dicendo piano: Questo testo  formidabile.
Ti strappa il cuore. Pi tardi, a tavola, disse: Sapete una cosa? Io sposer l'autore.
Aveva un senso dell'umorismo pazzesco! Faceva la faccia tutta seria e compita,
e se ne usciva con quelle sparate terribili. Dico, da un orrendo mastino alcolizzato
come W. C. Fields quattro frecciate al curaro te le aspetti per forza. Da
uno come Groucho Marx, con quelle sopracciglia assurde e quei baffi, un paio
di battute surreali te le aspetti per forza. Ma da una come Marilyn, con la sua
faccia angelica, quelle atrocit non te le saresti aspettate mai e poi mai. Era come
se dentro di lei qualcosa la sfidasse - "Di, dagli una bella scossa a quei bastardi."
E ci riusciva, altroch se ci riusciva. Dicendo cose che magari potevano
ritorcersi contro di lei, o ferirla, e forse lo sapeva perfettamente. Ma non gliene fregava niente!
Tornata nella sua stanza a Lakewood, Gladys arranc fiaccamente fino al letto.
Si infil sotto le lenzuola senza farsi aiutare da Norma Jeane. Non apriva bocca
da quando Norma Jeane, con voce pacata, tersa e neutra, le aveva letto la
lettera, e non la apr neanche in quel momento. Norma Jeane la baci su una
guancia e disse piano: Ciao, Mamma. Ti voglio bene. Gladys continu a tacere.
E a non guardare Norma Jeane. Giunta sulla soglia della stanza, Norma
Jeane si volt a guardarla, e vide che la madre le aveva voltato le spalle e fissava
la pacchiana policromia del Sacro Cuore di Ges.
Aveva qualcosa a che fare con la Pasqua.
L'Attrice Bionda si rec all'orfanotrofio della Los Angeles Orphans Home
Society a bordo di una limousine nera dagli interni sontuosi e pomposi come
l'interno di una bara di lusso. Al volante, in livrea e berretto a visiera, c'era l'Autista Rospo.
Era da parecchi giorni che l'Attrice Bionda pensava a quel momento con
una strana eccitazione, quasi con emozione. Per lei era una specie di prima
teatrale. Aveva spesso sperato di poterci tornare per far visita alla Dottoressa
Mittelstadt, la donna che aveva cambiato il corso della sua vita. Anche solo per dirle "Grazie!".
Forse (l'Attrice Bionda sperava di riuscire a farlo con naturalezza, con spontaneit)
avrebbero pregato insieme nell'intimit dell'ufficio della Dottoressa Mittelstadt. Tutt'e due in ginocchio!
In genere l'Ex-Atleta non approvava le apparizioni in pubblico dell'Attrice
Bionda. Per l'Ex-Atleta erano volgari, puro mercimonio, inadatte alla tua
dignit di moglie... di mia moglie. In quel caso, tuttavia, l'Ex-Atleta aveva
approvato. Per anni, sia prima sia dopo il ritiro dall'attivit agonistica, lui stesso
si era dedicato a quel genere di attivit filantropica, visitando decine di orfanotrofi,
di ospedali, di ospizi. Spesso, le aveva detto l'Ex-Atleta, la vista di
quegli sventurati, specialmente i bambini, specialmente i malati terminali,
spezzava il cuore. Ma erano comunque esperienze gratificanti. Ti senti utile.
Senti di fare del bene. Se non altro, di a quei poveracci qualche ricordo felice.
In altri tempi e in altri paesi erano i re e le regine a visitare quei luoghi di
dolore, per portare un po' di sollievo ai malati, agli storpi, ai reietti - ma adesso,
e soprattutto negli Stati Uniti d'America, erano le celebrit come l'Ex-Atleta
e l'Attrice Bionda a dover fare la  loro parte.
Per non devi darti in pasto alla stampa, le raccomand l'Ex-Atleta.
Non lo far, gli promise l'Attrice Bionda.
All'iniziativa aderivano decine di attori di Hollywood. L'Attrice Bionda, nonostante
fosse ufficialmente in disgrazia in quanto sospesa dallo Studio per
inadempienza contrattuale, aveva accettato con entusiasmo. Aveva scelto l'orfanotrofio
della Los Angeles Orphans Home Society, nella El Centro Avenue -
Dove ho vissuto da piccola. Dove ho tanti ricordi.
Perlopi bei ricordi. Ovviamente.
L'Attrice Bionda credeva nei bei ricordi. S, era stata in orfanotrofio - Anche
se non ero orfana! - e s, sua madre era stata costretta a rinunciare a lei -
C'era la Depressione. Erano momenti duri! - e comunque in orfanotrofio si
era trovata benissimo. L'Attrice Bionda non serbava alcun rancore nei confronti
della madre - Be', almeno non ha fatto come fanno in quei paesi barbari tipo
la Cina, dove i figli li affogano come gatti.
Titoli su tutti i giornali. Toccanti commenti di Louella Parsons, di Walter
Winchell, di Sid Skolsky, e, ovviamente, di Leviticus. Servizi speciali
sull'Hollywood Reporter e sul Los Angeles Times Sunday Magazine. Lanci
d'agenzia ripresi dai quotidiani di tutto il paese e approfonditi da Time,
Newsweek e Life. Schiere di fotografi, cineoperatori e TV. Brevi servizi sui telegiornali nazionali della sera.
MARILYN MONROE TORNA IN VISITA ALL'ORFANOTROFIO dov' CRESCIUTA.
MARILYN RISCOPRE IL PROPRIO PASSATO DI ORFANA.
MARILYN MONROE ADDOLCISCE LA PASQUA DEGLI ORFANI.
L'Attrice Bionda avrebbe detto all'Ex-Atleta di non avere la minima idea di
cosa avesse scatenato tutta quella pubblicit. Le altre celebrit di Hollywood
che avevano aderito all'iniziativa visitando ospedali e orfanotrofi non avevano fatto tutto quello scalpore!
L'Attrice Bionda si sentiva eccitata e ansiosa come una bambina. Quanti anni
erano passati? Sedici anni! Ma da allora ho vissuto almeno due vite. Mentre
l'Autista Rospo guidava abilmente la lucida limousine nera fuori dalla sfarzosa
Beverly Hills e attraverso Hollywood e poi gi verso l'interno di Los Angeles,
l'Attrice Bionda cominci a sentirsi a disagio. Quel leggero pulsare in mezzo
agli occhi si era fatto pi intenso. Si era imbottita di aspirina perch
(vergognandosi enormemente) aveva superato la dose quotidiana di Demerol, tranquillante
miracoloso prescrittole da Doc Bob, e si era ripromessa di non esagerare
ulteriormente. Mentre si avvicinava all'energetica presenza della Dottoressa
Mittelstadt, come avvicinandosi a un sole dal calore terapeutico, l'Attrice Bionda
cominciava a rendersi conto che la cura poteva trovarla solo dentro di s.
Perch il dolore non esiste, cos come per certi versi non esistono cure. L'Amore
Divino ha sempre soddisfatto e sempre soddisfer tutte le esigenze dell'uomo.
Al seguito dell'Attrice Bionda, in un'altra vettura, c'erano diversi assistenti.
E un furgone carico di centinaia di cesti pasquali dai colori gai, colmi di coniglietti
di cioccolato e galline di zucchero candito e un arcobaleno di confetti.
Prosciutti arrosto della Virginia e ananassi freschi appena arrivati dalle Hawaii.
L'Attrice Bionda aveva preparato un assegno da cinquecento dollari, suoi personali
(o erano dell'Ex-Atleta?), che avrebbe offerto alla Dottoressa Mittelstadt come segno della mia gratitudine.
Ma la direttrice dell'orfanotrofio non aveva forse tradito in qualche modo
Norma Jeane? Smettendo di scriverle dopo un paio d'anni? L'Attrice Bionda
scacci quel pensiero con una scrollata di spalle.  una donna molto impegnata.
E anch'io lo sono.
Quando l'Autista Rospo imbocc il vialetto che attraversava il modesto
giardino dell'orfanotrofio, l'Attrice Bionda cominci a tremare. Ma quello
non era il posto giusto! La sudicia facciata a mattoni rossi era stata ripulita da
cima a fondo, e adesso era scabra come pelle raspata. Al posto del praticello
c'erano degli orrendi capanni di lamiera ondulata. Al posto del misero campo
giochi c'era un parcheggio asfaltato. L'Autista Rospo arrest la limousine davanti
all'ingresso, dove si era raccolta una chiassosa orda di giornalisti e fotografi
e cineoperatori. Sapevano che l'Attrice Bionda si sarebbe intrattenuta con
la stampa soltanto dopo avere incontrato gli orfanelli e il personale dell'orfanotrofio,
ma ovviamente avevano tutti una gran quantit di domande da farle
subito, da gridarle dietro mentre si avviava precipitosamente all'interno dell'edificio,
in un crepitio di macchine fotografiche che sembravano mitragliatrici.
Una volta dentro, l'Attrice Bionda si vide stringere la mano da gente che non
conosceva. Della Dottoressa Mittelstadt neppure l'ombra. Cos'era successo al
vecchio atrio? Come l'avevano conciato? Un tizio di mezza et e con la faccia
da Porky Pig la guid verso il parlatorio subissandola di chiacchiere gaie e frenetiche.
Ma la Dottoressa Mittelstadt d-dov'? chiese l'Attrice Bionda. Nessuno
sembr udire la sua domanda. Gli assistenti stavano portando all'interno le
scatole coi doni. I fonici stavano provando l'amplificazione. L'Attrice Bionda
ci vedeva male per via degli occhiali da sole, ma non voleva toglierseli, per evitare
che quei famelici sconosciuti scoprissero il panico nei suoi occhi. Pi volte
esclam, col suo sorriso abbacinante.  un vero onore per me essere qui con
voi! Il giorno di Pasqua  un momento cos importante! Sono proprio contenta
di essere qui! Grazie a tutti voi per avermi invitata.
La cerimonia si svolse in un baleno. Ma un baleno stranamente rallentato.
Prima che iniziasse la distribuzione dei doni, l'Attrice Bionda dovette restare a
lungo in posa per le fotografie destinate all'archivio dell'orfanotrofio. In posa
con il raggiante Porky Pig, che per l'occasione si tolse gli occhiali bifocali, e
poi in posa con il personale, e infine in posa con una decina di orfani. Una
delle bambine le ricordava terribilmente Debra Mae a dieci o undici anni...
L'Attrice Bionda le accarezz i capelli fulvi e ribelli. Come ti chiami, tesoro?
chiese l'Attrice Bionda. La bambina bofonchi una sillaba o due. L'Attrice
Bionda non cap bene. Forse Donna? O Dunna? - non lo so(8).
La distribuzione dei doni si svolse nel refettorio. Quell'ampio spazio tetro
l'Attrice Bionda se lo ricordava bene. I bambini vi vennero introdotti in fila
indiana, e, una volta seduti ai tavoli, la guardarono come se fosse l'incarnazione
di qualche personaggio di Disney. Mentre l'Attrice Bionda declamava al
microfono il discorso che aveva imparato a memoria, il suo sguardo spaziava
da un punto all'altro della sala in cerca di volti familiari. Dov'era Debra Mae?
Dov'era Norma Jeane? E quella laggi, non era forse Fleece? - un esserino allampanato
e torvo, ma sfortunatamente era un maschietto.
Stando alla testimonianza di alcuni presenti, l'Attrice Bionda, contrariamente
alle aspettative di buona parte del personale dell'orfanotrofio, era una
donna dolce, garbata, apparentemente sincera. Agli occhi di molti risult
alquanto signorile. Non proprio bella come sui giornali, per molto carina.
E in carne." Risult anche piuttosto nervosa, in certi momenti addirittura
balbettava. (Avevamo il terrore che si accorgesse di quei due o tre monelli che
le facevano il verso!) Venne ammirata per la sua incredibile pazienza con i
bambini, che erano eccitatissimi per tutti quei doni e non stavano fermi un
istante e facevano un gran baccano, specialmente i latino-americani, che non capivano una parola di inglese.
Alcuni dei pi grandicelli si comportarono in maniera villana e sguaiata facendo
versacci osceni con la lingua, ma l'Attrice Bionda ebbe il buon senso di ignorarli. O forse li apprezz, chiss.
Nonostante un mal di testa martellante, l'Attrice Bionda si divert molto a
distribuire i cesti pasquali ai bambini, che vennero fatti sfilare davanti a lei
uno alla volta. Un'enormit di orfani. Un'eternit di orfani. Buon Dio, avrebbe
potuto continuare cos all'infinito! Con un po' della medicina magica di
Doc Bob avrebbe potuto fare qualsiasi cosa all'infinito! Meglio del sesso. (Be',
qualsiasi cosa  meglio del sesso. Ehi, sto scherzando!) Davvero, era un'esperienza
appagante e gratificante ed esaltante, avrebbe detto al mondo, se interpellata.
E altroch se la interpellarono. Nelle interviste. Ogni sua sillaba resa
preziosa da pagine di giornale e metri di pellicola. Quello che per non avrebbe
detto al mondo era che le bambine le interessavano molto pi dei bambini.
I bambini non avevano bisogno di lei. Per loro poteva andar bene qualunque
donna, qualunque corpo di femmina - quando ci si vuole affermare in quanto
maschi, e quindi superiori, un corpo di donna vale l'altro. Le bambine invece
no. Le bambine era lei che guardavano, era lei che si imprimevano nella memoria,
era lei che avrebbero ricordato a lungo. Quelle piccole orfanelle, ferite
come lo era stata Norma Jeane. Saltava agli occhi. Orfanelle che bramavano
un contatto, un'arruffata ai capelli, una carezza sulla guancia, magari un tenero
bacio. Dicendo loro: Come sei carina! Lo sai che hai proprio delle belle
trecce? - Come ti chiami? Che bel nome! Dicendo loro, come se rivelasse
un segreto: Quando abitavo qui mi chiamavo Norma Jeane. Una delle bambine
disse: "Norma Jeane"? Che bel nome, mi piacerebbe chiamarmi cos!
L'Attrice Bionda prese tra le mani il viso della bambina e, nello stupore generale, scoppi a piangere.
Successivamente avrebbe chiesto: Come si chiama quella bambina?
Successivamente avrebbe spedito all'orfanotrofio un assegno per acquistare vestiti e libri per quella bambina.
Se quell'assegno, per l'ammontare di duecento dollari, fosse stato usato per
quello scopo o se piuttosto si fosse dissolto nel bilancio dell'orfanotrofio, non
l'avrebbe mai saputo. Perch l'aveva gi dimenticato.
Uno svantaggio, ma anche un vantaggio, della Fama: si dimenticano molte cose.
E l'assegno da cinquecento dollari che, d'impulso, aveva intestato alla Dottoressa
Mittelstadt? Quello, invece, l'Attrice Bionda non lo avrebbe mai tolto dalla borsetta.
Perch in realt l'orfanotrofio della Los Angeles Orphans Home Society
aveva un nuovo direttore, ossia il tizio con la faccia da Porky Pig. Un ometto
simpatico, anche se piuttosto tronfio e assai petulante. L'Attrice Bionda rimase
ad ascoltarlo pazientemente per qualche minuto prima di interromperlo per
domandargli, stavolta con una certa foga, che fine avesse fatto la Dottoressa
Mittelstadt - causando nel suo interlocutore un repentino battere di ciglia e
serrarsi di labbra. La Dottoressa Mittelstadt ha difetto questo orfanotrofio
prima di me, le disse Porky Pig, con tono neutro. Io non ho mai avuto nulla
a che fare con quella donna. Comunque non ho l'abitudine di fare commenti
sui miei predecessori. Non sarebbe corretto. E non mi piace giudicare a posteriori.
L'Attrice Bionda individu una delle assistenti pi anziane, un volto familiare.
Invecchiata e appesantita, ma con un bel sorriso nonostante le mascelle
da mastino. Norma Jeane. Altroch se mi ricordo di te! Eri timidissima, ma
eri un tesoro di bambina. Soffrivi di una specie di... allergia? Qualcosa tipo
l'asma? No? Allora avevi avuto la polio e zoppicavi un po'? Neanche? (Be', di
sicuro non zoppichi adesso. Ti ho vista ballare nel tuo ultimo film, sai? - eri
meglio di Ginger Rogers!) Eri molto amica di quella scalmanata... come si
chiamava... Fleece? Giusto? E la Dottoressa Mittelstadt ti voleva un gran bene.
Eri una delle sue preferite. L'assistente sorrise scuotendo la testa. Era una
scena da film: l'Attrice Bionda tornava nell'orfanotrofio dov'era stata imprigionata
per buona parte della sua infanzia e scopriva cose che non avrebbe mai
immaginato - ma l'Attrice Bionda non riusciva a capire di che tipo fosse la
musica di sottofondo. Durante la distribuzione dei doni gli altoparlanti del refettorio
avevano diffuso una versione di Easter Parade eseguita dalla suadente
voce di Bing Crosby. Ma adesso non c'era nessuna musica.
A proposito, che fine ha fatto la Dottoressa Mittelstadt? Immagino che sia andata in pensione, no?
S.  andata in pensione.
Espressione furtiva negli occhi dell'assistente. Non farmi domande.
E adesso d-dov'?
Espressione dolente. Temo che la povera Edith sia morta.
Morta!
Io e Edith Mittelstadt eravamo amiche. Ho lavorato con lei per ventisei
anni e l'ho rispettata come nessun'altra persona al mondo. Lei aveva la sua fede,
lo sai, no? - per a me non ha mai cercato di inculcarla. Era una donna
buona e generosa. Le labbra serrate si curvarono all'ingi. Non come certe
"nuove leve" di mia conoscenza. Che l'unica cosa che hanno in testa  "il bilancio". E che ci comandano a bacchetta come se fossero la Gestapo.
Com' m-morta la Dottoressa Mittelstadt?
Tumore al seno. Almeno, cos ci hanno detto. Gli occhi dell'assistente si
inumidirono. Se era una scena da film, e aveva tutta l'aria di esserlo, era anche
terribilmente vivida e struggente; tanto struggente che, al ritorno, l'Attrice
Bionda avrebbe ordinato all'Autista Rospo di fermarsi davanti a una farmacia
sulla El Centro Avenue e sarebbe scesa dalla macchina e si sarebbe precipitata
nella farmacia e avrebbe implorato il farmacista di telefonare al numero d'emergenza
di Doc Bob per avere una ricetta d'emergenza per una dose d'emergenza
di Demerol da mandar gi seduta stante. Ecco quant'era reale quella scena, qualunque fosse la musica di sottofondo.
L'Attrice Bionda strinse gli occhi come per una fitta improvvisa. Oddio.
Tumore al seno. Cristo santo.
Inconsciamente l'Attrice Bionda si port le mani al seno. Il celebre seno
procace di Marilyn Monroe. Quel giorno, all'orfanotrofio, in visita umanitaria,
l'Attrice Bionda non ostentava come di consueto il suo celebre seno. Era
vestita in maniera sobria, quasi dimessa. Aveva persino indossato un cappellino
pasquale con tanto di fiordalisi e veletta. Un ramoscello di mughetto appuntato
sul risvolto. Il seno della Dottoressa Mittelstadt era stato pi grosso di
quello dell'Attrice Bionda, ma ovviamente di tutt'altro genere rispetto a quello
dell'Attrice Bionda, che era, o era diventato, un'opera d'arte. Sulla lapide della
sua tomba, scherzava spesso l'Attrice Bionda, voleva incisi solo gli unici veri
dati cruciali della sua esistenza: 96, 60, 96.
Povera Edith! L'avevamo capito tutti che era malata. Era cos dimagrita! Te
l'immagini tu la Dottoressa Mittelstadt magra. Nel giro di un mese doveva
aver perduto a dir poco venti chili. E poi era cos pallida! E quelle occhiaie!
Noi continuavamo a dirle che doveva farsi vedere da un medico. Ma lei manco
a parlarne, figurati. "Non ho nessun bisogno del medico." Lo sai quant'era testarda,
no? Testarda e coraggiosa. Si vedeva benissimo che era terrorizzata,
per non voleva ammetterlo. Perch secondo lei bastavano le preghiere. Lo sai,
no? - gli Scientisti pensano che per guarire dalla malattia bastino le preghiere.
Anzi, per loro la "malattia" in s nemmeno esiste, e qualsiasi tipo di problema
va risolto pregando e chiedendo ai propri cari di pregare. Perci la povera
Edith credeva di poter combattere il cancro con la sola forza della fede. E noi
ci siamo resi conto della gravit della situazione soltanto quando ormai era
troppo tardi, cio quando era gi in congedo per malattia. Pensa, ha rifiutato
fino all'ultimo di farsi ricoverare in ospedale. Cio, alla fine hanno dovuto ricoverarla
con la forza. Ma la tragedia vera  che secondo lei il morbo che la
stava divorando fin dentro le ossa era il risultato della sua poca fede. Capisci?
A ucciderla non era il cancro, nossignore - la parola "cancro" non l'ha mai pronunciata,
neanche una volta, figurati un po'. Per lei a ucciderla era l'inadeguatezza
della sua fede! La donna fece un sospiro profondo e si asciug gli occhi
con un fazzoletto. Gli Scientisti non credono alla morte. Sicch, quando gli
tocca, pensano che sia per colpa loro.
Sgomenta, l'Attrice Bionda chiese: E Fleece? Che fine ha fatto Fleece?
L'anziana assistente sorrise. Fleece? Quella peste? L'ultima volta che ho
avuto sue notizie si era appena arruolata nei corpi ausiliari dell'esercito. A questo punto sar diventata almeno sergente.
Oh Daddy, ti prego, abbracciami.
Nelle sue calde braccia muscolose. Lui era sorpreso, e un po' a disagio, ma
di sicuro l'amava. Come un pazzo. Ancor pi di quanto l'avesse amata all'inizio.
 che mi sento... mi sento debole. Oh Daddy!
Lui era imbarazzato, non sapeva cosa dire. Farfugli: Che ti prende, Marilyn? Non ti capisco.
Lei rabbrivid e lo strinse forte. Lui sent il suo cuore battere frenetico come
il cuore di un uccellino. Com'era possibile? Quella femmina splendida e sensuale,
che in pubblico sembrava capace di mangiarsi il mondo e che per certi
versi se lo mangiava e che era una delle donne pi famose degli Stati Uniti e
forse del mondo intero... eccola l che si nascondeva tra le braccia del marito!
L'amava, ne era certo. E l'avrebbe protetta. Certissimo.
Bench sconcertato da quelle scene, che diventavano sempre pi frequenti.
Tesoro, che diavolo ti prende? Non ti capisco.
Gli lesse un passo dal Vangelo. Con una voce ansiosa e febbrile. Una voce sentita
raramente, e che forse era la sua voce da ragazza.
"E Ges sput in terra e con la saliva fece del fango, e di quel fango spalm
gli occhi del cieco, e gli occhi del cieco si aprirono." Lei alz lo sguardo su di
lui, con uno strano luccichio negli occhi.
Cosa poteva dirle, lui che non sapeva parlare? Cosa diavolo poteva dirle?
Gli lesse una poesia che aveva scritto. Per lui, disse.
Con quella sua febbrile e ansiosa voce da ragazza. Aveva le narici rosse per
un raffreddore covato a lungo, e tirava su col naso; con un gesto sfrontato da
monella se lo soffi con le dita e, stranamente affannata come se fosse sul ciglio di un precipizio, declam.
In te rinasce il mondo.
Per due.
Prima di te
non c'era che uno.
Cosa poteva dirle? Cosa diavolo poteva dirle?
Stava imparando i condimenti per la pasta. Le salse, i sughi! Puttanesca (con le
acciughe), carbonara (pancetta, uova, panna), bolognese (manzo tritato, maiale
tritato, funghi, panna), gorgonzola (formaggi, noce moscata, panna). Stava imparando
i tipi di pasta, e quei nomi, come poesie, la facevano sorridere: ravioli,
penne, fettuccine, fusilli, conchiglie, bucatini, tagliatelle. Buon Dio com'era felice!
Era un sogno? E, se lo era, era un sogno buono o un sogno non tanto buono?
Di quelli che subdolamente si tramutano in incubi? Come quando apri
una porta e finisci nel pozzo dell'ascensore?
Svegliandosi in una cucina surriscaldata e sconosciuta. Sul viso rivoli di sudore
appiccicoso, e anche tra i seni. Affettava maldestramente delle cipolle,
mentre accanto a lei qualcuno la assordava di chiacchiere. Aveva gli occhi che
bruciavano e lacrimavano per via delle cipolle. Sfilava dalla credenza una pesante
padella di ferro. Marmocchi entravano e uscivano di corsa dalla cucina,
strepitando. Erano i nipotini e le nipotine di suo marito. Non ricordava le loro
facce, e tantomeno ricordava i loro nomi. Aglio sminuzzato e olio d'oliva crepitavano
nella padella! Aveva alzato troppo la fiamma. Oppure, con tutti quei
pensieri a sciamar fuori dalla finestra e verso il cielo, non aveva tenuto d'occhio il fornello.
Aglio! Tanto di quell'aglio. Quelle loro pietanze sature di aglio. Odore di
aglio nell'alito dei parenti. Nell'alito della suocera. E denti cariati. Mammina
incollata a lei. Mammina inesorabile. Quel salsicciotto di donna. Naso ricurvo
da arpia e mento aguzzo. Seno pendulo sulla pancia. Sempre vestita di nero.
Sempre con gli orecchini, e orecchie rigorosamente bucate. Sempre con la catenina
d'oro intorno al collo tozzo, e il crocefisso d'oro. Sempre con le calze.
Come le calze di cotone di Nonna Della. L'Attrice Bionda aveva visto le foto
della suocera da giovane, quando abitava ancora in Italia, non bella ma piena
di fascino, sensuale come una zingara. Corpulenta anche da giovane. Quanti
figli aveva sfornato quel corpo corto ed elastico? Adesso era cibo. Tutto era cibo.
Perch i maschi lo divorassero. E come lo divoravano! Quella donna era diventata cibo, e lei per prima adorava mangiare.
Anni prima, nella cucina di Mrs. Glazer, Norma Jeane era stata felice. Norma
Jeane Glazer. Mrs. Bucky Glazer. Quella gente l'aveva presa in casa come
una figlia. E lei aveva voluto un sacco di bene alla madre di Bucky, e aveva
sposato Bucky per avere un marito e una madre. Buon Dio quanti anni erano
passati! Le si era spezzato il cuore, per era sopravvissuta. Adesso era diventata
adulta e non aveva pi bisogno di una madre. Comunque non certo di quella!
Aveva quasi ventott'anni e non era pi un'orfanella. Suo marito voleva che lei
fosse una moglie, ma anche una nuora per i suoi genitori. La voleva elegante e
fascinosa in pubblico, purch in sua compagnia; e solo in sua compagnia, sotto
la sua stretta supervisione. Eppure era un'adulta; se non un'identit aveva
almeno una carriera tutta sua. Tranne che la sua carriera non si riducesse a essere
Marilyn Monroe. E quindi fosse destinata a non durare molto. Anche se
molte giornate passavano con una lentezza esasperante (come per esempio
quelle trascorse a San Francisco, in casa dei suoceri), gli anni passavano fulminei
come il paesaggio visto dal finestrino di una macchina in corsa. Nessun
uomo aveva il diritto di sposarla per cambiarla! Come se dichiarare ti amo significasse
dichiarare ho il diritto di cambiarti. La mia condizione non  poi
tanto diversa dalla sua quando era un campione. Anch'io devo approfittare
finch il fisico regge. Vide il coltello che aveva in mano scivolarle tra le dita
bagnate e cadere sul pavimento. Oh! - mi spiace, Mammina. Le donne in
cucina la guardarono arcigne. Credevano forse che avesse tentato di inchiodargli
i piedi? Di ferire quelle loro caviglie tozze? Si precipit a raccogliere il coltello,
e pass la lama sotto l'acqua corrente, e la asciug con uno strofinaccio
pulito, e si rimise ad affettare cipolle. Che noia! Il suo cuore di Grusen'ka ruggiva di noia.
E adesso bisognava friggere i fegatini di pollo. Quell'odore forte e penetrante le faceva mancare il fiato.
Tutte le ragazze e le donne americane la invidiavano! Cos come tutti gli uomini invidiavano Yankee Slugger.
Alla Pasadena Playhouse aveva capito di trovarsi davanti a un vero talento.
Il Drammaturgo, la cui poesia le era entrata nel cuore. La sua capacit di cogliere
il tragico nella vita di tutti i giorni. Nella vita normale. Il cuore  tutto
ci che hai, lo prendi e lo di al mondo. E non ti resta pi niente. Quelle parole,
pronunciate sulla tomba di un uomo, nel finale del dramma, soffuse di una
misteriosa luce bluastra che lentamente svaniva, da qualche settimana tormentavano l'Attrice Bionda.
Sarebbe bello recitare nei suoi drammi. Solo che l non c' spazio per
"Marilyn". Sorrise. Rise. Benissimo. Vorr dire che per lui sar qualcun'altra.
La stavano guardando, che friggeva fegatini di pollo. L'ultima volta aveva
quasi dato fuoco alla cucina. Parlava da sola? Sorridendo? Come una bambina
di tre anni, che inventa fiabe e se le racconta. Per era meglio non interromperla.
C'era il rischio di spaventarla e di beccarsi la padella piena d'olio bollente sui piedi.
Febbricitante e stordita da quando aveva smesso di prendere le pillole magiche
di Doc Bob. Giurando di non prendere mai pi niente di pi forte dell'aspirina.
Qualche giorno prima se l'era vista proprio brutta, incapace tanto di svegliarsi
quanto di farsi svegliare dopo quindici ore di sonno comatoso, tanto che
il suo disperato marito era stato l l per chiamare l'ambulanza, e poi le aveva
fatto promettere mai pi! e lei gliel'aveva promesso, e intendeva mantenere la
promessa. Cos l'Ex-Atleta avrebbe capito che faceva sul serio. Non solo aveva
detto no allo Studio, niente pi film erotici, ma era anche una moglie rispettosa
e donna coscienziosa. E poi persino a messa con loro. Con le donne. Il Sacro
Cuore di Ges! L, che troneggiava su un altare secondario in quella lugubre
chiesa che puzzava di incenso. Cuore pacchiano esibito come quelle parti di
corpo che conviene tener nascoste. Prendete il mio cuore, e mangiatene.
L'Ex-Atleta, il campione di baseball, era stato scomunicato per essersi risposato,
ma l'arcivescovo di San Francisco era un amico di famiglia nonch un appassionato
di baseball, e quindi, forse, chiss, le cose si sarebbero aggiustate. (Come?
Annullando l'attuale matrimonio?) Era andata a messa con le donne. Apparentemente
entusiaste di portarla con loro, lei, la bella Marilyn. Unica bionda
nel loro branco di brune dalla pelle olivastra. Alta almeno una testa pi di Mammina.
In valigia non aveva cappelli adatti alla messa, sicch Mammina le aveva
prestato uno scialle di pizzo nero per coprirsi i capelli. Schiere di scuri occhi italiani
che la scrutavano e la divoravano anche se non indossava niente di provocante,
anzi, era vestita con una sobriet che neanche una suora. Oh che noia in
quella chiesa! La messa in latino, la voce monotona del prete - per fortuna che
ogni tanto si sentiva il suono della campanella (per svegliare la gente?). Sembrava
che quella lagna non dovesse finire mai! Per lei era stata impeccabile, con gran
sollievo del marito. E poi in cucina, a preparare pranzi anch'essi interminabili, e
a pulire e a mettere in ordine mentre lui se ne andava in barca coi fratelli oppure
a giocare a baseball nel campetto della vecchia scuola, insieme a gente del quartiere
con cui doveva comportarsi da buon vicino. Firmando autografi ai bambini
o ai loro padri, con quel suo sorriso timido che te lo faceva amare, anche se ormai
stava diventando un sorriso di routine, non cos spontaneo come poteva
sembrare. In un film o a teatro avrebbe potuto dirle: Tesoro, so che per te  dura.
So che certe volte i miei sono insopportabili. Specialmente mia madre. Avrebbe potuto
dirle semplicemente Grazie. Ti adoro! Ma non era realistico aspettarsi che
uno come suo marito facesse un discorso del genere, perch gli mancavano le
parole, gli erano sempre mancate, e lei non osava suggerirgliele.
Non fare la superiore con me! Una volta le si era rivoltato contro con una
faccia talmente rovente di furia da farla indietreggiare senza parole. E com'era sexy, cos in collera!
Oh, ma l'amava cos tanto! Era innamorata pazza di lui. Voleva che le desse
dei figli, voleva essere felice con lui - e per lui. Le aveva giurato che l'avrebbe
resa felice. Doveva avere fiducia in lui. Perch era da lui che dipendeva la sua
felicit, non da lei. Gi, perch se avesse smesso di amarla? Il fumo e la puzza
di fritto le stavano facendo girare la testa. Si era legata i capelli dietro la nuca
per evitare che continuassero a spioverle sulla faccia sudata. Not che la suocera
e le altre parenti anziane la guardavano con aria di approvazione. Sta imparando!
dicevano in italiano.  una brava ragazza, questa nuova moglie. Era la
scena di un film, di quelli che marciano inesorabilmente verso il lieto fine. Un
film che lei aveva visto decine di volte. In quella casa, in mezzo alla sterminata
e rumorosa famiglia di suo marito, lei non era l'Attrice Bionda, n tantomeno
era Marilyn Monroe, poich non si pu essere Marilyn senza macchine da
presa o fotografiche pronte a immortalarla. E neppure era Norma Jeane. Era
soltanto e semplicemente la moglie dell'Ex-Atleta.
Non era affatto di nascosto che aveva messo in valigia l'abito corto di lam color
porpora per portarlo a Tokyo, anche se era proprio di questo che lui l'avrebbe
accusata. Davvero! E comunque, ammesso che gliel'avesse nascosto di proposito,
era un segreto per fargli piacere. Come i sandali d'argento col tacco a spillo e la
fascetta alla caviglia. E certi capi di biancheria intima in pizzo nero che lui stesso
le aveva regalato. E a Tokyo avrebbe portato anche una parrucca bionda, una replica
quasi perfetta della sua bionda chioma di zucchero filato, solo che di quella
parrucca se ne sarebbe liberata la sera stessa del loro arrivo a Tokyo.
Buon Dio, come poteva immaginare che un colonnello dell'esercito degli
USA l'avrebbe invitata a tirar su il morale dei ragazzi in Corea? A quell'epoca
sapeva s e no dove fosse situato quello sventurato paese!
Nella sua copia tascabile del classico Il paradosso sull'attore, che qualcuno le
aveva regalato, sottoline a penna rossa:
Come l'eternit  una sfera il cui centro  dappertutto e la circonferenza da
nessuna parte, cos il vero attore scopre che la scena dove recita  al tempo stesso dappertutto e da nessuna parte.
Questo, la sera prima della loro partenza per Tokyo.
L'Ex-Atleta era un uomo di cos poche parole da essere anche lui, in un certo senso, un mimo.
Per la sua ultima lezione di mimo (che nessuno tranne l'Attrice Bionda sapeva
essere la sua ultima lezione), l'Attrice Bionda interpret un'anziana donna in
punto di morte. Gli altri studenti rimasero ammaliati da quell'interpretazione
cos intensa e realistica, diversissima dalla loro gestualit vaga e stereotipata.
L'Attrice Bionda, scalza e in tuta nera lunga fino alle caviglie, si era sdraiata sul
pavimento, supina, poi aveva cominciato a sollevarsi, gradualmente, come passando
dalla disperazione all'angoscia e poi al dubbio e infine all'accettazione
del proprio fato e a una serena accoglienza di... forse della Morte? Si era sollevata,
e sollevata, e sollevata, fino, come una ballerina, a ritrovarsi sulla punta
dei piedi tremanti, con le braccia allungate e tese sopra la testa. Per un lungo
momento magico rimase in quella posizione, col corpo palpitante.
Vedevi il pulsare del suo cuore. Contro la gabbia toracica. Vedevi la vita fremere
dentro di lei come se stesse per schizzare fuori. Alcuni di noi giurarono di aver visto la sua pelle diventare trasparente!
Non lo dico perch fossi innamorato di lei, anche perch non sono sicuro di esserlo mai stato.
Quello che veniva taciuto era: lui non poteva perdonarle di essersi stufata della sua famiglia. Della sua famiglia!
Ne era soffocato. Da ci che veniva taciuto. Taciuto e non perdonato. Sua moglie si era stufata della sua famiglia e di lui.
Si sentiva forse superiore a loro? Lei?
A Natale erano andati a trovarli, e lei era stata cortese, premurosa, sorridente,
educata. Quasi sempre in silenzio. Ridendo quando ridevano gli altri. Era il
tipo di donna-bambina con cui tanto gli uomini quanto le donne amano
aprirsi, e con quei suoi occhioni spalancati sembrava sempre molto attenta e
impressionata dai loro racconti, ma lui, il marito, l'unico di loro che la conoscesse,
capiva che la sua attenzione era forzata e che in realt il suo sorriso non
era pi un sorriso bens una piega imposta alle labbra. Lei sapeva come ingraziarsi
il suocero e gli altri parenti maschi. Lei sapeva come ingraziarsi la suocera
e le altre parenti femmine. Sapeva come trasecolare davanti al supposto portento
di questo o quel marmocchio e profondersi in complimenti con le rispettive
madri - Che bel bambino! Devi esserne proprio fiera, vero? Le sue
interpretazioni erano impeccabili, ma lui capiva che si trattava di interpretazioni,
e la cosa lo mandava in bestia. Come quando assaggiava un boccone di
fegatini di pollo, o di animelle, o di salmone marinato, e, praticamente con le
lacrime agli occhi, diceva che era proprio una delizia ma purtroppo non aveva
molta fame. E lo sguardo quasi di panico davanti allo schiamazzare dei bambini
e alle risate sguaiate degli adulti e alla TV col volume al massimo per i parenti
anziani e duri d'orecchio. Anche se poi cercava di scusarsi con lui
strusciandoglisi addosso e guardandolo con quell'aria colpevole e tirando fuori la
storia che lei da bambina non aveva mai avuto un vero Natale. Come se il problema fosse quello.
Ho ancora molto da imparare, vero Daddy?
Ormai erano sposati da un bel po', perdio, possibile che ancora non avesse
raggiunto un minimo di affiatamento coi parenti di lui, che non fosse contenta
quando andavano a trovarli? Certo, dava l'impressione del contrario, o si
sforzava di darla. Ma lui, il marito - atleta abituato a decifrare le impenetrabili
espressioni degli avversari, e battitore capace non solo di interpretare ogni minima
sfumatura nella mimica del lanciatore ma anche di tenere a mente le singole
posizioni degli avversari schierati sul campo, sia in assoluto sia le une relativamente
alle altre e a quelle dei suoi compagni in base (se ce n'erano) e infine
alla sua - capiva che faceva finta. Credeva che fosse cieco? Credeva che fosse
anche lui un coglione come quelli con cui usciva da ragazzina? Credeva che
fosse insensibile come lei, che scherzava sul fatto di aver vomitato per tutta la
notte dopo uno degli interminabili pranzi preparati da Mammina? Continuava
a ripetergli di sapere che i suoi parenti mi ritengono responsabile, almeno
in parte della sua scomunica; certo, lui aveva divorziato, e la Chiesa Cattolica
non riconosce il divorzio, ma era stato solo quando si era risposato (e con una
divorziata!) che aveva violato la loro legge e si era fatto scomunicare. E di sapere
che doveva farsi perdonare. Che doveva convincerli, se dubitavano di lei.
Convincerli della propria sincerit. Della propria integrit. Della propria seriet
nei confronti della vita e della religione. Magari potrei convertirmi, no?
Al cattolicesimo. Tu saresti d'accordo, Daddy? Mia m-madre  cattolica, in un certo senso.
Sicch era andata a messa con loro. Con le donne. Con sua madre, e sua
nonna, e le zie. E i bambini. Ed era finita che madre e zie si erano lamentate
con lui. Perch lei era sempre l che allungava il collo. E ridacchiava. Cose
che in chiesa non si fanno. Come se ci fosse qualcosa da ridere. E quando erano
entrate aveva indicato uno degli altari laterali e aveva bisbigliato: Perch
quella statua l ha il cuore fuori dal corpo? Sempre con quel suo sorriso, come
se la vita fosse una barzelletta. Pap dice che sorride per paura, che  un uccellino
spaventato. E sarebbe una buona ragione per essere sempre cos nervosa?
Per non riuscire mai a star ferma un attimo? Con tutta la gente che la guarda,
poi. Perch la guardano, altroch se la guardano. Sapendo che  tua moglie,
e sapendo chi . E quello scialle che continuava a scivolarle dalla testa, e
lei che continuava a sistemare. E durante la messa sbadigliava da slogarsi una
mascella. Poi, quando arriva il momento della Comunione, ce la ritroviamo
incollata addosso, che voleva venire anche lei all'altare! "Perch, non posso?"
chiede. E noi: "No che non puoi, Marilyn. Non sei mica cattolica, no?" Al che
lei fa: "Lo sapete benissimo che non sono cattolica!", e mette su il broncio come
una bambina offesa. E poi, insomma,  quello il modo di camminare? In
chiesa? Con tutti quei maschi che la guardavano con gli occhi fuori dalle orbite?
Poi, mentre eravamo in macchina che tornavamo a casa, se ne esce con
questa storia che "il rito" era molto interessante. "Il rito", come se fosse qualcosa
da primitivi; e lo stesso quando dice "Cattolicesimo", che lo pronuncia come se
fosse una parola esotica. Poi, sempre mentre eravamo in macchina, scoppia a
ridere e dice: "Per  stato un po' lunghetto, eh?" - e allora i bambini, figurati,
a quelli non gli pareva vero, ridono pure loro e dicono: "Lungo? Ma se andiamo
apposta alla messa delle nove perch il prete ci mette la met di tempo!" -
"Lungo? Allora dovresti provare la messa solenne!" - "O quella funebre!" - e gi
a ridere, e lei sempre l con quello scialle che le scivolava gi dalla testa perch
ha i capelli come quelli dei manichini, ecco perch lo scialle continuava a scivolarle gi dalla testa.
In cucina  vero che si  sforzata parecchio. Piena di buona volont, per
completamente incapace. Ti sbrighi prima se le togli di mano la padella e fai
da sola. Se ti avvicini di un passo si innervosisce come una cavalla. Solo che
devi starle addosso continuamente, altrimenti  capace di scordarsi la pasta sul
fuoco, come l'altro giorno, che era tutta una colla. E non riesce a tenere in
mano le cose, le cadono in continuazione, come ieri col coltello. Sempre distratta,
con la testa fra le nuvole, e infatti non  mai riuscita a fare un risotto
decente. Quando assaggia le cose  come se non sapesse cosa sta assaggiando.
" troppo salata? Devo aggiungere del sale?" Crede che l'aglio e la cipolla siano
la stessa cosa! La margarina fusa la prende per olio d'oliva! L'altro giorno mi ha
detto: "Perch, la pasta si fa? Non si compra in negozio?" E a tua zia, quando
ha preso dal frigo un uovo sodo: "Ma perch, si mangia? Cos, tutto intero?"
L'Ex-Atleta, il marito, ascolt rispettosamente la litania di recriminazioni
materne, inframmezzate dal ritornello So che non sono affari miei, ma. Ascolt,
senza dire niente. Il suo viso si era fatto scuro, lo sguardo era basso, e, quando
Mammina ebbe terminato, l'Ex-Atleta si alz e usc dalla stanza mentre sulla
propria scia udiva abbattersi l'immancabile Visto? Adesso se le presa con me.
Ma a offenderlo ancor di pi, a offendere il suo senso dell'ordine maturato
in anni di vita da scapolo, era il fatto che la moglie lasciasse il caos dovunque
le capitasse di soggiornare per pi di due ore. Incapace di tenere in ordine le
proprie cose, figuriamoci le sue. Persino in casa dei suoceri. Eppure prima di
sposarsi non era cos, era pulita e ordinata. E pudica - al punto che le veniva
difficile spogliarsi davanti a lui. Adesso invece lasciava tutto in giro, sui mobili,
sul letto, per terra. Fazzoletti sporchi di trucco, indumenti che l'Ex-Atleta
non ricordava di averle mai visto addosso. A casa dei suoi genitori, il lavandino
del loro bagno era perennemente sporco di orrende patacche di trucco, il
tubetto del dentifricio era senza cappuccio, c'erano capelli biondi sparsi dappertutto,
e il fondo della vasca era coperto da una patina di schiuma rappresa
che, se lui non si fosse dato la pena di lavarla via, sarebbe rimasta in bella vista
mandando in visibilio Mammina. Perdio.
Certe volte si dimenticava persino di tirare lo sciacquone.
Le pillole non c'entravano, ne era sicuro. Anche perch le aveva distrutto la
sua scorta segreta e l'aveva sgridata di brutto, e lei aveva giurato che non
avrebbe mai pi preso una pillola in vita sua - Te lo giuro, Daddy! Credimi!
Che ragione c'era? Non era impegnata sul set, e quindi che bisogno aveva di
darsi la carica in quel modo? Era come se a sfiancarla fosse la' vita reale, non il
lavoro. Proprio come quel suo compagno di squadra, un imbecille cronico che
per nell'eccitazione delle partite pi serrate diventava un leone. E infatti eccola
dirgli, con quella sua schiettezza disarmante: Il mio problema  che con
le persone vere non  come coi personaggi, mi sento come se girassi una scena
che non finisce mai, senza un regista che dia mai lo stop - e mi viene un'angoscia
terribile. E ancora, con quegli occhi enormi sgranati in un'espressione infantile:
Perch quando parli con le persone non sai mai cosa vogliono dire,
anche se poi non vogliono dire assolutamente niente. L non c' il copione,
che sai gi in partenza cosa ti diranno loro e cosa gli risponderai tu. E lo stesso
 quando succede qualcosa, che cerchi sempre di capire perch succede, e invece
non c' un perch, "succede" e basta, come quando piove. E allora lui scuoteva
la testa, non sapendo cosa diavolo dire. Aveva avuto storie con un sacco di
attrici, e modelle, e cantanti, e si era fatto un'idea ben precisa delle donne che
lavoravano nello spettacolo, ma Marilyn era un'altra cosa. Proprio come gli dicevano
gli amici, ammiccando maliziosi e dandogli di gomito: Marilyn  un'altra
cosa, eh? Quelle teste di cazzo non si rendevano conto di quanto avessero ragione.
Certe volte gli metteva paura. Quasi. Era come vedere una bambola aprire
gli occhioni di vetro blu e, anzich snocciolare chiss quali scemate da
bambola, dire cose bizzarre e forse profondissime, tipo quegli enigmi Zen che non
riesci a capire ma che oscuramente senti pieni di verit. Comunque cercava di
rassicurarla, lui la capiva perfettamente, o quasi. Vedi, Marilyn, tu hai lavorato
per dieci anni di fila facendo film, da vera professionista, pi o meno come
me nel baseball; e adesso stai prendendoti una pausa, cos come me la sono
presa io quando mi sono ritirato, mi segui? - ma a quel punto era lui per primo
ad aver perso il filo del discorso. Aria fritta, e lui con l'aria fritta non ci sapeva
fare. L'unica cosa che aveva chiara in testa era il parallelo tra le loro carriere.
Come quando sei un grande campione e tutto il paese ha gli occhi su di
te, e la stagione  di quelle toste, col campionato e i playoff, e allora non hai
un attimo di tempo neanche per pensare, figuriamoci per fare. Quando sei l
che giochi la tua partita, le ore passano con un'intensit che mai nessuna ora
della vita potr avere, a parte se sei in guerra o se stai morendo. Sai, nel pugilato
c' un'espressione che forse rende l'idea. Quando un pugile viene colpito
duro si dice che quel pugno "ha attirato la sua attenzione". Glielo disse sperando
di mostrarsi partecipe, e lei lo guard sorridendo, perplessa come se le
avesse parlato in una lingua straniera. Perch  una questione di attenzione,
disse lui, a disagio. Di concentrazione. Perch se ti manca la concentrazione...
Le sue parole fluttuarono via come palloncini, prive di gravit.
Una volta, nella loro casa a Bel Air, era entrato nella stanza da letto e l'aveva
trovata in preda a una specie di raptus, che raccoglieva freneticamente da terra
gli indumenti accumulatisi in giorni e giorni di disordine, e questo nonostante
di l a qualche ora dovesse venire la cameriera (assunta da lui). Si era fatta la
doccia ed era completamente nuda tranne per un asciugamano annodato in
testa a mo' di turbante. Quando l'aveva visto aveva fatto con le mani un gesto
di scusa e gli aveva detto: Non riesco p-proprio a capire come ho fatto a ridurre
la stanza in questo stato. Dovevo essere fuori di me. L'Ex-Atleta era arrivato
a chiedersi se in lei non ci fossero due donne: da un lato la donna troppo
presa di s per curarsi del caos che si lasciava dietro e dall'altro la donna,
anzi la ragazza, intelligente e sensibile e impaurita, quella che adesso incrociava
il suo sguardo con un'espressione smarrita e sgomenta, quasi che lei e lui
fossero due quindicenni svegliatisi improvvisamente in una realt da marito e
moglie. In quei momenti vedeva il corpo di lei non come il voluttuoso corpo
di una donna bens come una responsabilit che gravava sulle spalle di entrambi, una specie di gigantesco beb.
Ma a casa dei suoi genitori, l, in Beach Street a San Francisco, l'Ex-Atleta
quella donna la sentiva estranea. Anche quando lo guardava coi suoi occhi ansiosi
da bambina. Anche quando, se nessuno li vedeva, lo tirava per la manica.
Aiutami! Sto affogando! Anzi, quegli atteggiamenti lo esasperavano. La sua prima
moglie se l'era sempre cavata bene coi suoi parenti, o se non bene quantomeno
passabilmente. E Marilyn era la ragazza da sogno che nessuno poteva fare
a meno di adorare. Eppure si chiudeva come un'ostrica appena le chiedevano
che effetto facesse essere una stella del cinema, come se non avesse mai
sentito parlare di niente del genere. E quando qualcuno le diceva di aver visto
i suoi film, ecco che arrossiva di colpo, e farfugliava, come se di quei film si
vergognasse - cosa probabilissima. Quando una delle nipotine dell'Ex-Atleta
le aveva chiesto, del tutto innocentemente: Ma i tuoi capelli sono veri?, l'Attrice
Bionda era rimasta senza parole. Poi, dopo qualche minuto, nei suoi occhi
si era accesa una luce losca: quella di Rose, l'infame Rose. Beffarda. Superiore.
Gi, solo che in quel filmaccio Rose era una cameriera, e una sgualdrina.
Cos come in fondo Marilyn Monroe era carne da foto sconce, e chiss cos'altro ancora, e di peggio.
Aveva voglia di prenderla a cinghiate. Chi si credeva di essere, come si permetteva
di guardare dall'alto in basso i suoi parenti?
Non gliel'aveva mai detto, ovviamente - di esser stato l l per annullare il
loro primo appuntamento quando un amico gli aveva telefonato per dirgli che
la Monroe aveva avuto una tresca con Bob Mitchum, noto cocainomane nonch in odore di simpatie comuniste.
(Ma era poi vero? L'Ex-Atleta sapeva che la maggior parte delle voci che giravano
a Hollywood era basata su frottole. Aveva ingaggiato un investigatore
privato consigliatogli dal suo amico Frank Sinatra, che a suo tempo lo aveva
messo alle calcagna di Ava Gardner, della quale era follemente innamorato,
ma, dopo seicento dollari tra spese e compenso, l'indagine si era risolta con un nulla di fatto.)
Una cosa era sicura. Molto prima di conoscerlo, l'Attrice Bionda aveva posato
nuda per un servizio fotografico. A Hollywood girava voce che all'inizio
della carriera la Monroe avesse girato un paio di filmini porno, che per non
erano mai saltati fuori. Dopo il matrimonio, un sedicente rivenditore di foto
aveva fatto sapere all'Ex-Atleta di essere in possesso di un certo numero di negativi
fotografici che il marito di Miss Monroe sar sicuramente interessato
ad acquistare. L'Ex-Atleta aveva telefonato al tizio chiedendogli senza tanti giri
di parole se si trattasse di un ricatto. Di un'estorsione. L'uomo aveva protestato,
no, era semplicemente una questione di lavoro. Nel senso che tu paghi e io consegno, Slugger.
L'Ex-Atleta chiese quanto. Il tizio disse una cifra.
 troppo, di qualunque cosa si tratti.
Ma non se vuoi bene alla tua signora.
L'Ex-Atleta parl senza alterarsi. Lo sai che potrei farti spezzare le gambe?
Figlio di puttana.
Ehi, fermo l. Stai partendo col piede sbagliato.
L'Ex-Atleta non rispose.
Il tizio si affrett ad aggiungere: Slugger, guarda che io sto dalla tua parte.
Anche perch sono un tuo vecchio ammiratore. E anche di tua moglie. E una
donna di classe.  l'unica decente di tutta quella marmaglia. Poi tacque.
L'Ex-Atleta lo sentiva respirare. Ed  proprio per questo che i negativi andrebbero
tolti di mezzo il pi in fretta possibile, cos magari si evita che finiscano
nelle mani sbagliate.
Si diedero appuntamento. L'Ex-Atleta and da solo. Esamin a lungo le copie.
Com'era giovane! Poco pi di una bambina. Le foto erano nudi artistici,
della serie cui apparteneva la foto di Miss Sogni d'Oro 1949, che aveva gi
visto su Playboy. Ce n'erano di decisamente pi scabrose, dove il nudo era
pi ostentato. Un ciuffo di peli biondo-scuri, la morbida pianta dei suoi piedi
nudi. I suoi piedi! Avrebbe voluto baciarli. Eccola l la donna che aveva amato
prima che diventasse quella donna. L non era ancora Marilyn. I capelli non
erano biondo platino bens miele scuro, ondulati e lunghi fino alle spalle. Un
faccino dolce da ragazza ingenua. Anche il seno sembrava diverso. E il naso,
gli occhi. L'inclinazione della testa. Non aveva ancora imparato a essere Marilyn.
Si rese conto che quella era la ragazza che amava davvero. L'altra, Marilyn,
gli piaceva da impazzire, ma pi probabilmente lo stava facendo impazzire, e non era una donna su cui poter contare.
Sicch l'Ex-Atleta si mise in tasca copie e negativi e pag in contanti il rivenditore
di foto, con una sensazione di disgusto tale che a stento riusc a
guardarlo negli occhi. Disgusto non in quanto marito della ragazza bens in
quanto galantuomo. Quello che la gente conosceva di lui, la sua virilit, la sua
fierezza, la sua riservatezza, era tutto autentico. Grazie, Slugger. Hai fatto la
cosa giusta. Come un pugile pi avvezzo alla reazione che all'azione, a quella
battuta beffarda l'Ex-Atleta drizz la testa e incroci lo sguardo dell'uomo, un
bianco di et indefinibile con la faccia da mollusco e i denti guasti e i capelli
unti, e senza dire una parola strinse il pugno e gli sferr un cazzotto in piena
bocca, un diretto portato con tutta la spalla, decisamente un gran bel colpo
per un uomo di quasi quarantanni e in forma tutt'altro che perfetta, nonch
sostanzialmente mite e contrario alla violenza. Fu un colpo veloce e fluido come
un home-run. L'uomo barcoll e fin al tappeto. L'Ex-Atleta, ansimando e
sempre senza dire una parola, gli volt le spalle e si allontan, carezzandosi col palmo della mano le nocche indolenzite.
Avrebbe distrutto quel materiale. Copie e negativi. In cenere.
"Miss Sogni d'Oro 1949". Se soltanto t'avessi conosciuta allora.
L'Ex-Atleta quella scena se la sarebbe proiettata nel cervello decine di volte,
come un film. Era il suo film, nessun altro sapeva. Non l'avrebbe mai detto all'Attrice
Bionda. E adesso, guardandola sorridere forzatamente alle parole dei
suoi parenti e vedendo l'espressione annoiata nei suoi occhi, fu costretto a riconoscere
che sua moglie non meritava tutta quella generosit, non meritava
n la sua indulgenza n l'affetto dei suoi familiari. No, le pillole non c'entravano:
quella donna era un'egoista marcia, capace solo di pensare a se stessa.
Quella domenica, prima ancora che finisse la cena, l'Attrice Bionda spar per
l'ennesima volta. Dove diavolo era finita? L'Ex-Atleta si sent addosso gli occhi
dei genitori mentre si alzava da tavola per andarla a cercare. Immaginando gi
quello che avrebbero mormorato appena fosse uscito dalla stanza. Non ci riguarda.
Sono affari loro. E se fosse incinta?
Era in camera, a fare esercizi di danza. Tendendo le gambe, flettendo le
gambe. Indossava l'abito color ruggine che lui le aveva comprato a New York,
tutt'altro che ideale per farci ginnastica, e aveva le calze di nylon, per giunta
piene di smagliature. Sul letto disfatto e sulle sedie e persino sul tappeto erano
sparsi asciugamani bagnati e indumenti e libri - perdio, dei suoi libri ne aveva
fin sopra i capelli, si era portata una valigia piena di libri, pesava come un accidenti
e ovviamente era toccato a lui trascinarla in casa e su per le scale. A Hollywood
la gente si divertiva un mondo davanti alle pretese intellettuali di Marilyn
Monroe, di una donna che non aveva nemmeno il diploma e che riusciva
a sbagliare una parola su tre. Che ti prende? Ti pare il modo di entrare in camera
come una furia? Glielo disse con un sorriso fasullo, da attrice, e allora la mano di lui scatt e la colp sulla mascella.
Non col pugno. Con la mano aperta, col palmo.
Lei barcoll e rincul di qualche metro, fino a urtare col bacino sul bordo
del letto, e a sedercisi su di schianto. A parte le labbra, vermiglie di rossetto, il
suo viso era di un pallore mortale, bianco come un piatto di porcellana. Una lacrima
solitaria le scivol gi per una guancia. Lui le fu subito accanto, ad abbracciarla.
No, Daddy.  stata colpa mia. Oh, Daddy. Mi spiace. Cominci a
piangere, e dopo un po' fecero l'amore, o quantomeno cercarono di farlo, solo
che a lei sembrava di sentire dietro le finestre, dietro la porta chiusa, un fremere
di voci soffocate, come onde sulla spiaggia. Alla fine rinunciarono e rimasero
immobili, abbracciati. Daddy, mi perdoni? Ti giuro che non lo far mai pi.
Era l'Ex-Atleta a esser stato ufficialmente invitato in Giappone, per inaugurare
il locale campionato di baseball, stagione 1954 - ma era l'Attrice Bionda
l'obbiettivo di giornalisti e fotografi e cineoperatori, che scalpitavano in attesa di
vederla. Era l'Attrice Bionda l'obbiettivo di una fiumana di ammiratori, che
scalpitavano in attesa di vederla. All'aeroporto di Tokyo la polizia teneva a bada
centinaia di giapponesi impazienti eppure stranamente silenziosi e inespressivi.
Solo alcuni cercarono di attirare la sua attenzione, intonando una specie
di nenia inquietante e ossessiva - Monchan! Monchan!" Un paio di ammiratori
pi giovani e audaci le lanciarono dei fiori, che caddero sul pavimento sudicio
con tonfi da uccelli morti. L'Attrice Bionda, che non era mai stata n all'estero
n tantomeno in un paese cos lontano dal suo mondo, si strinse al braccio
dell'Ex-Atleta. Gli agenti di polizia li scortarono velocemente fino alla limousine.
Bench la cosa fosse oltraggiosamente chiara all'Ex-Atleta, l'Attrice
Bionda non sospettava neanche lontanamente che quella folla fosse accorsa
per lei anzich per lui. Perch gridavano quella parola? Mon-chan!" chiese a
disagio l'Attrice Bionda, e l'interprete le rispose, con una risatina sciocca: 
un modo per darle il benvenuto. A me? E perch a me? Il vostro paese ha invitato
mio marito, non me. Offesissima per il consorte, cui serr la mano,
stizzita. Davanti alla limousine, su entrambi i lati della strada, altre frotte di
ammiratori guardarono la monchan che si infilava sdegnosamente in macchina
e spariva dietro i finestrini affumicati. Gesticolavano con pi foga di quanto
avessero osato quelli all'interno dell'aeroporto, e lanciavano fiori con pi foga,
e pi fiori, e pi grossi, che atterravano con tonfi morbidi sul tetto e sul cruscotto
della limousine. Intonando all'unisono come automi quella nenia arcana: Mon-chan! Mon-chan! Mon-chan?"
L'Attrice Bionda rise nervosamente. Stavano cercando di dire Marilyn?
Era cos che Marilyn suonava in giapponese?
Altri ammiratori in attesa davanti all'ingresso del sontuoso Imperial Hotel.
Il traffico era stato deviato. Sopra di loro ronzava un elicottero della polizia.
Buon Dio! Ma cosa vogliono? sussurr l'Attrice Bionda. Era una scena da
film muto. Da film di Charlie Chaplin. Solo che la folla non era muta,
tutt'altro, era inquieta, e faceva baccano. L'Attrice Bionda stava per perdere la
pazienza; i giapponesi non passavano per gente discreta? Squisitamente garbata?
Tranne che in guerra, ovviamente - l'Attrice Bionda ricord con orrore:
Pearl Harbor! e i poveri americani rinchiusi nei campi di prigionia giapponesi!
e le atrocit commesse dai musi gialli! Le torn in mente anche Hirohito,
il teschio sul ripiano del mobile-radio. Quelle orbite vuote che se non ci stavi
attenta ti agganciavano lo sguardo come per trapanarti gli occhi. Mon-
CHAN! Mon-CHAN! si lev alta la nenia. L'Attrice Bionda e l'Ex-Atleta, entrambi
visibilmente scossi, vennero scortati all'interno dell'albergo mentre
centinaia di poliziotti tenevano a bada la folla rumoreggiante. Oh, ma cosa
vuole questa gente da me? Credevo che fossero pi civili di noi. Lo speravo.
L'Attrice Bionda lo disse con foga, ma nessuno la sent. Nessuno la ascoltava.
L'Ex-Atleta aveva l'aria distratta e la faccia cupa. Resa ancor pi cupa dalla
barba diventata incolta per il lungo viaggio.
Ci furono i saluti ufficiali, prima nell'atrio dell'albergo e poi nella lussuosa
suite all'ottavo piano. Prima il benvenuto di un gruppo di ospiti e poi il benvenuto
di un altro gruppo. Sempre con quel canto che si levava dalla strada,
che fremeva contro i vetri delle finestre: Mon-chan! Mon-chan! Mon-chan! Si
era fatto pi insistente, come onde smosse da una brezza improvvisa. L'Attrice
Bionda si rivolse a uno degli anfitrioni giapponesi cercando di parlargli di poesia
Zen e della quiete al centro del fermento, ma l'uomo continuava a darle
il benvenuto e a sorridere e a inchinarsi, sicch l'Attrice Bionda rinunci. Ebbe
la tentazione di affacciarsi alla finestra per dare un'occhiata in strada, ma
non os. L'Ex-Atleta, incurante della folla assiepata davanti all'ingresso, sembrava
incurante anche di lei. Erano intrappolati nell'albergo? Come potevano
avventurarsi fuori, con quell'orda in agguato? Ecco che comincia la mia punizione,
pens l'Attrice Bionda. Ho lasciato che uccidessero la mia creatura. Adesso
la punizione mi ha seguita fin qui. Vuole sbranarmi.
L dentro era l'unica donna. Scoppi a ridere, e subito corse a chiudersi in bagno.
Dopo qualche minuto riemerse tremante e pallida, a parte il rosso acceso
delle labbra, e con addosso un vago sentore di vomito. L'Ex-Atleta, che era
Daddy quand'erano soli ma che in quel momento non lo era affatto, le cinse i
fianchi con un braccio e le parl con tono pacato. I loro ospiti giapponesi gli
avevano detto, tramite l'interprete, che se lei avesse acconsentito a fare una
breve apparizione sul balcone della suite, giusto il tempo per mostrare di gradire
la presenza degli ammiratori e per accettare il loro omaggio, la folla si sarebbe
placata e si sarebbe dispersa. L'Attrice Bionda rabbrivid. N-non posso
farlo. L'Ex-Atleta, a disagio, strinse con pi forza il braccio intorno ai suoi
fianchi. Le promise che sarebbe rimasto accanto a lei. Le disse che il capo della
polizia di Tokyo l'avrebbe preceduta sul balcone per spiegare, con un megafono,
che Miss Marilyn Monroe era molto stanca per il lungo viaggio e che prima
di andare a riposare voleva ringraziarli per la loro accoglienza. Avrebbe detto
che Miss Marilyn Monroe era profondamente onorata di trovarsi nel loro
paese. A quel punto lei si sarebbe affacciata, avrebbe detto qualche parola,
avrebbe sorriso e li avrebbe salutati cordialmente ma in maniera formale, e
tutto sarebbe finito l. Oh, Daddy. Non costringermi a farlo, disse l'Attrice
Bionda tirando su col naso. Non costringermi ad andare l fuori. L'Ex-Atleta
torn a prometterle che sarebbe rimasto accanto a lei. Era soltanto questione
di qualche minuto.  solo per consentirgli di "salvare la faccia". Cos loro potranno
andarsene a casa e noi potremmo andarcene a cena. Questa faccenda
del "salvare la faccia" sai cosa significa, no? L'Attrice Bionda si scost dall'Ex-
Atleta - La faccia di chi? L'Ex-Atleta rise come se si trattasse di una battuta.
Le ripet passo per passo il suggerimento dei loro ospiti, e quando si rese conto
che l'Attrice Bionda lo guardava senza ascoltarlo ribad, ma stavolta con
una sfumatura di tensione nella voce: Ascolta. Io sar l accanto a te.  solo
uno stupidissimo rituale giapponese. "Marilyn Monroe" li ha fatti venire fin
qui e soltanto "Marilyn Monroe" pu liberarli. E almeno quello l'Attrice Bionda sembr sentirlo.
Alla fine accett di mostrarsi. L'Ex-Atleta, col viso rosso di vergogna, la ringrazi.
L'Attrice Bionda si ritir nella camera da letto per cambiarsi d'abito, e
sbalord l'Ex-Atleta riapparendo quasi subito, in tailleur scuro e con un foulard
vermiglio annodato intorno al collo. Si era data un po' di rosso alle guance,
e un po' di cipria, e aveva fatto qualcosa ai capelli per renderli pi gonfi e
luminosamente biondi dopo che si erano spettinati e appiattiti per il lungo
viaggio in aereo. Nel frattempo la folla gi in strada non aveva smesso di intonare
quella specie di lamento funebre: Mon-chan! Mon-chan!" Sopra di loro
ronzavano due o tre elicotteri. Decine di sirene guaivano in lontananza. Nel
corridoio davanti alla suite, un rumore di passi e voci d'uomo che impartivano
ordini. Era l'Esercito imperiale giapponese, che stava occupando l'albergo? O
invece l'Esercito giapponese non esisteva pi, annientato dagli Alleati?
Anzich aspettare di essere scortata sul balcone, l'Attrice Bionda si precipit
fuori, seguita dall'Ex-Atleta. Otto piani pi in basso, sulla strada, alla spicciolata
sull'asfalto e forte della posizione privilegiata di fronte all'Imperial Hotel,
una piccola folla di fotografi e cineoperatori si preparava a immortalare la scena
per la posterit. Dal buio della notte esplosero le luci dei riflettori, simili a
lune impazzite. Il capo della polizia di Tokyo, munito di altoparlante, si rivolse
alla folla improvvisamente acquietata e muta. Poi l'Attrice Bionda si fece avanti,
con l'Ex-Atleta accanto. Alz timidamente una mano. La vasta folla sotto di
lei rumoreggi. Poi la nenia ricominci, adesso pi melodiosa, sensuale -
Mon-chan. Mon-chan. Sorridendo, improvvisamente pervasa da una sorta di
amara felicit, l'Attrice Bionda appoggi le mani alla ringhiera del balcone e
guard gi verso la folla. L dove non si vedono i volti, l c' Dio. La folla si
estendeva fin dove arrivava il suo sguardo, enorme bestia multicefala, stregata e in palpitante attesa.
Io sono - "mon-chan". Vi voglio bene. Il vento spazzava via le sue parole, e
tuttavia la folla ascoltava in un silenzio quasi mistico. Io sono - "mon-chan".
Perdonateci Nagasaki! Perdonateci Hiroshima! Vi voglio bene. Non aveva
parlato nel megafono, e le sue parole roche e sussurrate si persero nel vuoto.
Un elicottero della polizia fluttu a pochi metri dal tetto dell'albergo, assordante.
Con gesto teatrale l'Attrice Bionda si port le mani ai capelli, afferr la
sontuosa parrucca biondo-platino e, staccatala dai capelli veri (che aveva spazzolato
all'indietro appiattendoli il pi possibile e fermandoli con delle forcine),
la scagli nel vento. "Mon-chan" vi vuole bene! Vuol bene a te! A te! A te!
Incantate laggi, remote, le facce dei giapponesi seguirono ammaliate il volo di quello scalpo biondo che per qualche illusorio istante cavalc il vento - e
che vento freddo era! - e poi cominci a scivolare gi, fluttuando e turbinando
come in una spirale, planando lateralmente come un falco, per poi scomparire
in un vorace di mani bramosamente levate.
Quella sera, quando finalmente rimasero soli, l'Attrice Bionda si scost nervosamente
dall'Ex-Atleta che tentava di abbracciarla. Gli disse, astiosa: Non mi
hai ancora risposto. "La faccia di chi?"
Nel suo diario di Tokyo, questa secca annotazione:
I giapponesi hanno un nome per me.
Monchan  il loro nome per me.
Preziosa fanciulla  il loro nome per me.
Quando la mia anima vol via da me.
Lui non voleva che andasse. Non gli sembrava una buona idea in quel momento.
Lei gli chiese cosa intendesse per quel momento. Cosa distinguesse quel momento da un altro momento.
Lui non seppe cosa risponderle. La sua faccia torva somigliava alle sue nocche spellate.
In seguito l'Attrice Bionda si sarebbe giustificata: era stato per puro caso,
no? Che colpa ne aveva lei?
Se durante un ricevimento presso l'ambasciata americana aveva incontrato
quel colonnello dell'esercito americano. Cos garbato! E cos carico di medaglie!
Il colonnello, attratto dall'Attrice Bionda come ogni altro maschio presente
nella sala, le aveva chiesto se fosse disponibile a esibirsi per i militari americani di stanza in Corea.
L'antica e nobile tradizione americana di sollevare il morale delle truppe.
L'antica e nobile tradizione americana delle stelle del cinema che si esibivano
gratuitamente per sconfinate platee di soldati americani, con l'immancabile foto su Life.
Come poteva l'Attrice Bionda non dire sii Ricordando eccitata i cinegiornali
degli anni Quaranta: la fascinosa Rita Hayworth, Betty Grable, Marlene
Dietrich, Bob Hope, e Bing Crosby e Dorothy Lamour che si esibiscono per i nostri ragazzi lontani da casa.
Disse l'Attrice Bionda con la sua vocetta da bambina Oh, s! Certo che sono
disponibile!  il minimo che posso fare per quei ragazzi.
Anche se non le era ben chiaro perch mai in Corea ci fossero truppe americane.
L'anno prima non c'era stato un armistizio? (E cosa significava esattamente
armistizio?) L'Attrice Bionda disse al colonnello di non essere affatto
d'accordo con la politica imperialistica americana e con l'ingerenza militare
degli USA verso le nazioni straniere, ma che capiva perfettamente come dovevano
sentirsi soli quei poveri soldati americani, lontani dalle loro case e dalle loro famiglie e dalle loro fidanzate.
Gli sbagli dei politicanti non sono colpa di quei poveri ragazzi. E neanche colpa mia!
Fortunatamente aveva portato con s a Tokyo l'abito corto di lam color
porpora che l'Ex-Atleta adorava vederle addosso. E i sandali d'argento col tacco a spillo.
Fortunatamente era in grado di cantare a memoria, come una grossa bambola
meccanica, le canzoni di Gli uomini preferiscono le bionde. Quante decine
di volte aveva cantato Diamonds Are a Girl's Best Friend, When Love Goes
Wrong, A Little Girl from Little Rock! E l'inquietante e sensuale Kiss di Niagara.
Erano le diligenti registrazioni fatte da Marilyn Monroe con una media
di venti sedute per brano, dopo di che il solerte fonico dello Studio si era occupato
di smembrare le varie bobine e poi riassemblarle per ottenere la registrazione perfetta.
Tutto questo pens l'Attrice Bionda mentre il colonnello continuava a parlare.
E pens anche che, sebbene quella fosse la loro luna di miele, probabilmente
all'Ex-Atleta avrebbe fatto piacere non averla sempre tra i piedi nei vari campi di baseball.
Guard dritto negli occhi il colonnello e gli disse Sa una cosa? - Potrei fare
un paio di monologhi di Shakespeare. E magari anche qualche pezzo per mimo!
Ne ho provato uno neanche un mese fa,  la scena di una vecchia in punto di morte.
Che gliene pare?
La faccia del colonnello! L'Attrice Bionda gli serr la mano; l'avrebbe baciato, poverino. Ehi, stavo scherzando!
Fu cos che in Giappone l'Ex-Atleta si ritrov da solo. Certo, era la loro luna
di miele, per - avrebbe spiegato agli stramaledetti reporter che dovunque andasse
continuavano a chiedergli notizie di lei - c'erano anche degli impegni
professionali che bisognava rispettare. L'Ex-Atleta presenzi a decine di partite
amichevoli da un capo all'altro del paese, privo della sua bionda moglie ma
nondimeno dotato di un folto e solerte seguito, e, ovunque andasse, alto
com'era e svettante sui piccoli giapponesi, veniva celebrato come il Grande
Campione di Baseball Americano. Giorno dopo giorno venne festeggiato con
pranzi d'onore e interminabili banchetti. (Dove gli capit, poteva giurarlo, di
veder muoversi questa o quell'altra delle ripugnanti specialit che gli sarebbe
toccato assaggiare - perdio quanto gli mancavano patatine e cheeseburger, spaghetti
e polpette, persino il risotto scotto dell'Attrice Bionda!) Qualche seratina
alticcia in compagnia di un paio di geishe? Era il minimo che si potesse offrire
a un ospite straniero in viaggio senza moglie, a un marito col cuore di
scapolo e per giunta furioso con quella moglie di cui tutti continuano a chiedergli notizie. Dove Mari-lyn?
Era lui, l'Ex-Atleta, a esser stato invitato in Giappone.
Era furioso con lei, e pi ci pensava pi si infuriava. Squagliarsela cos,
piantandolo in asso. Anche perch, prima di sposarsi, quando gli aveva detto
che adorava il baseball, gli aveva mentito! C'era rimasto di sasso sentendole dire
a un giornalista giapponese: Ogni partita di baseball  come tutte le altre
partite di baseball, solo con qualche piccola differenza. Un po' come quelle giornate
quando il tempo  sempre uguale, no?
No, non l'avrebbe mai perdonata. Le sarebbe toccato darsi parecchio da fare prima di riuscire a fargli cambiare idea.
In mezzo a una frenesia di fotografi e cineoperatori l'Attrice Bionda venne
scortata dallo staff militare fino al traballante aereo che l'avrebbe portata fino a
Seul, capitale della Corea del Sud, e da l in un traballante elicottero che l'avrebbe
portata nell'entroterra, fino alla base comune dell'Esercito e della Marina.
L'Attrice Bionda indossava una tuta mimetica e una giacca a vento blu, e
pesanti anfibi ai piedi. Per ripararle la testa dal vento gelido le avevano dato un
berretto militare, che lei si era affrettata ad allacciare sotto il mento. (Gi, perch
pur essendo aprile non era certo l'aprile di Los Angeles!) Sembrava una ragazzina
di neanche dodici anni! - tranne per la bocca vermiglia di rossetto e
per gli occhioni blu resi ancor pi grandi dal trucco.
Marilyn, spaventata? Ma neanche per sogno. Non era affatto spaventata. Forse
non sapeva che ogni tanto gli elicotteri cadono, specialmente col vento che tirava in
quel periodo. Forse pensava: se a bordo c' Marilyn l'elicottero non pu cadere. Oppure,
come ci aveva detto con quella sua vocina che ti faceva morire: Tanto, quando tocca tocca e quando non tocca no.
L'accompagnatore ufficiale dell'Attrice Bionda per il volo in elicottero era
un caporale che faceva il reporter per Stars e Stripes. Nel suo lungo articolo
per Stars e Stripes il caporale avrebbe descritto lo sbalordimento generale - soprattutto
del pilota! - quando l'Attrice Bionda aveva chiesto se prima di atterrare
non potessero magari fare un passaggio radente sul campo per farle salutare
i ragazzi. Ecco allora che il pilota si abbassa sul campo, e l'Attrice Bionda si
affaccia dal finestrino e, eccitata come una ragazzina, saluta freneticamente la
decina di militari che si trovano per caso fuori dalle baracche, e che alzano lo
sguardo e la riconoscono immediatamente. (Ovviamente tutti i militari dell'accampamento
sanno dell'imminente arrivo di Marilyn Monroe. Ma non sanno esattamente quando arriver.)
Pu rifarlo, per favore? tuba l'Attrice Bionda, e il pilota sorride anche lui come
un ragazzino e vira e riporta l'elicottero sul campo come un pendolo, e il
vento  forte e ci fa ballare di brutto, e l'Attrice Bionda saluta di nuovo, e i
militari sono gi diventati il doppio rispetto a prima, e stavolta rispondono al
saluto, e gridano e seguono correndo il passaggio dell'elicottero, sbracciandosi
come ragazzini folli di gioia. A questo punto pensiamo che finalmente atterreremo,
e invece l'Attrice Bionda ci lascia tutti di sasso dicendo Ehi, perch non
gli facciamo una sorpresa? Tipo che apriamo il portello e mi fate spenzolare fuori?
E a bordo dell'elicottero nessuno di noi crede che questa splendida ragazza voglia
davvero fare quello che dice di voler fare, e invece vuole farlo davvero, forse
la vede gi come la scena di un film; forse vede il montaggio alternato tra
inquadratura dall'alto e inquadratura dal campo, ed  anche una scena piena
di tensione, con lei che si sdraia sul pavimento dell'elicottero e ci dice di afferrarla
per le gambe, e di colpo ci ritroviamo tutti in questo film pazzesco, apriamo
il portello e il vento  talmente forte che potrebbe anche ribaltarci, ma
Marilyn  decisissima, e si toglie il berretto - cos possono vedere chi sono!- e si
sporge fuori dal portello, si sporge cos tanto che per un istante ho paura che
stia per cadere di sotto, e lei invece di aver paura ride come una pazza, ride
perch siamo noi che ci stiamo cacando sotto dalla paura, e la teniamo per le
gambe cos stretta che sicuramente le nostre dita le lasceranno i lividi, e deve
farle un male tremendo, per non parlare del vento gelido che le spazza i capelli
come se dovesse strapparglieli via da un momento all'altro, e comunque il pilota
fa quello che lei gli ha chiesto, anche perch probabilmente pure lui, come
tutti noi, in questo momento pensa che quando tocca tocca e quando non tocca no.
Sicch caramboliamo sopra il campo con Marilyn Monroe che spenzola
fuori dal portello sbracciandosi e mandando baci ai ragazzi che corrono avanti
e indietro nel campo, e grida Vi amo! Io vi amo, soldati americani! - e lo facciamo
non una, non due, bens tre volte. Tre volte! A questo punto sono tutti
fuori dalle baracche: gli ufficiali, il comandante, tutti quanti. Cucinieri, gente
in pigiama che corre fuori dall'infermeria, tizi che sbucano dalle latrine tirandosi
su i pantaloni. Marilyn! Marilyn! gridano tutti. Alcuni montano sui tetti
e sui serbatoi dell'acqua, e un paio inciampano e cadono di sotto, poveri disgraziati.
Un tizio di quelli usciti dall'infermeria scivola e cade, e c' un trambusto
tale che gli altri lo calpestano senza accorgersene.  una scena di massa.
 come allo zoo quando i custodi buttano la roba da mangiare nel recinto delle
scimmie. Una squadra della polizia militare deve sgombrare a suon di manganellate la zona di atterraggio.
L'elicottero atterra, ed ecco Marilyn Monroe che smonta con noi al seguito,
tutti acciaccati ma contenti. Marilyn ha la faccia bianca,  semicongelata, e i
capelli sono dritti e a ciocche e vanno da tutte le parti, quei capelli di un colore
che nessuno di noi aveva mai visto prima tranne al cinema, e che nessuno di
noi credeva che potesse esistere davvero ma che invece esiste eccome, e Marilyn
scoppia a piangere e grida: Oh, ma questo  il g-giorno pi felice della mia
vita - e se non l'avessimo fermata sarebbe corsa verso quei ragazzi e avrebbe
stretto una a una tutte le mani protese verso di lei, e li avrebbe abbracciati e
baciati a tutti quanti come se fosse la fidanzata che avevano lasciato in patria.
Quella folla innamorata pazza l'avrebbe fatta a pezzi, sicuramente le avrebbero
strappato manciate dei suoi capelli biondi strapazzati dal vento, pazzi d'amore
per Marilyn, sicch ci tocc trattenerla, e lei ci lasci fare senza reagire, per
dicendo, come se fosse una profonda verit Zen che l'aveva appena colpita in
mezzo agli occhi: Questo  il giorno pi felice della mia vita! Grazie, grazie!
Non c'era il minimo dubbio, lo pensava davvero.
...
.
...
Note.
7. The seven-year iteb, il titolo italiano  Quando la moglie  in vacanza.
7. The seven-year iteb, il titolo italiano  Quando la moglie  in vacanza.
8. Don't know, che pu suonare come Dunna.
Fine note.
...
.
...
LA DEA DELL'AMORE. SULLA GRATA DELLA METROPOLITANA.
New York City 1954.
...
.
...
Ohhhh.
Un'appetitosa ragazza nel fiore della bellezza. In un abitino di georgette crespato
color crema con un corpetto che le culla il seno tra morbide ed elastiche
pieghe di tessuto.  ferma a gambe larghe su una grata della metropolitana
newyorkese. La sua testa bionda  voluttuosamente lanciata all'indietro, come
sospinta dal soffio d'aria che dal basso le gonfia la gonna svasata scoprendo le
mutandine di cotone bianco. Cotone bianco! Il diafano abito di crpe color
crema le fluttua intorno ai fianchi come per magia.  un vestito magico. Senza
quel vestito la ragazza sarebbe mera carne di femmina volgarmente esibita.
Ma a questo lei non ci pensa proprio. Lei no.
Lei  una sana ragazza americana, sana e pulita come garza sterile. Una ragazza
americana nella cui testolina non si aggirano mai pensieri impuri o torbidi.
N pensieri tristi. N pensieri incontrollabili. N pensieri disperati. N
pensieri antiamericani. In quell'abitino leggero lei  un'infermiera dalle mani
tenere. Un'infermiera dalla bocca appetitosa. Cosce robuste, seno gagliardo,
sotto le ascelle due minuscole pieghe di ciccia da beb. Ride e strilla come una
bambina di quattro anni quando un secondo sbuffo d'aria le solleva la gonna.
Ginocchia con le fossette, gambe forti da ballerina. Un gran bel pezzo di figliola.
Seno e spalle e braccia sono quelli di una donna nel pieno del suo fulgore,
ma il viso  quello di una bambina. Rabbrividendo in quell'inizio d'estate
newyorkese mentre lo sbuffo d'aria le solleva la gonna come il respiro affannoso di un amante.
Oh! Ohhhhh:
 notte, a Manhattan, all'incrocio tra Lexington Avenue e 51st Street. Eppure
le spietate luci dei riflettori emanano vampe da mezzogiorno.  ormai da
ore che la dea dell'amore  ferma in quella posizione, a gambe larghe, coi sandali
cos stretti e dal tacco cos alto da storpiarle per sempre le dita. Ha riso e
strillato troppo, le fa male la bocca. Una pozza di buio come acqua catramosa
le sguazza sul fondo della testa. Cuoio capelluto e pube bruciano per la mattutina
applicazione di perossido. La Ragazza Senza Nome. La Ragazza sulla Grata
della Metropolitana. La Ragazza dei Tuoi Sogni. Sono le due di notte, e
spietate luci di un bianco abbacinante sono puntate su di lei, solo su di lei,
sulle sue bionde risate, sui suoi biondi strilli, Venere bionda, insonnia bionda,
bionde gambe depilate di fresco divaricate e bionde mani che si agitano nel
vano tentativo di tener gi la gonna, di impedirle di scoprire quelle sue mutandine
di cotone bianco da sana ragazza americana e anche l'ombra, la semplice ombra, del pube ossigenato.
Ohhhhhh!"
Adesso abbraccia se stessa proprio sotto il seno gagliardo. Sfarfallio di palpebre.
 il tipo di sana ragazza americana che in mezzo alle gambe  pulitissima.
Niente a che vedere col sudiciume delle ragazze straniere, esotiche. L sotto c'
solo un sano spacco in mezzo alla carne. Quel famoso nulla. Garantito. L'hanno
svuotata ben bene, le hanno risucchiato ogni eccesso, adesso a interferire
col piacere del maschio non c' pi neanche l'ombra di tessuto cicatriziale, e
nessun odore. Soprattutto nessun odore. La Ragazza Senza Nome, la ragazza
senza memoria. Non ha vissuto a lungo e non vivr a lungo.
Amami! Non farmi male.
Sul limitare del perimetro illuminato dalle crude luci dei riflettori, come sul
limitare della civilt, c' una folla quasi esclusivamente di uomini, in realt pi
che una folla  un branco di maschi d'uomo smaniosi ed eccitati che, da quattro
ore, cio dall'inizio delle riprese, premono sulle transenne della polizia. Il
traffico  stato deviato come per qualcosa di ufficiale - Cosa? stanno girando un
film? con Marilyn Monroe?
E l, tra gli altri uomini, anonimo come loro, ecco l'Ex-Atleta, il marito. Che
guarda insieme agli altri. Maschi smaniosi ed eccitati che guardano. Uomini in
branco. Massa di maschi attraverso la quale il desiderio sessuale passa come sull'acqua
un'onda anomala. L in mezzo cova un'atmosfera rabbiosa. Un'atmosfera
da menar le mani. Un'atmosfera da mordi-e-fotti. Un'atmosfera frizzante.
Un'atmosfera festosa. Sono tutti belli ciucchi! Lui, il marito,  uno del branco.
Ha la testa in fiamme. Ha il cazzo in fiamme. Fiamme furenti che covano sotto
la brace. Sapendo come la femmina lo toccher e bacer e carezzer con quelle
sue dita. Morbida voce trafelata e colpevole. Oh Daddy mi spiace averti fatto
aspettare tutto questo tempo ma perch non sei rimasto ad aspettare bello comodo in
albergo? - quando quelle luci spietate si spegneranno e gli uomini-senza-volto
sciameranno via e in un rapido cambio di scena lei e lui si ritroveranno finalmente
soli nella suite del Waldorf Astoria, illuminati dalla morbida luce di un
candeliere e con la sicurezza dell'intimit, e allora lei arretrer davanti a lui implorando.
Col fiato corto, come una bambina impaurita. Gli occhi da bambola
lustri di paura. No. Daddy, non farlo. Domani devo lavorare. Se ne accorgerebbero
tutti se... Ma la sua mano, la mano del marito, scatter. Seguita dall'altra mano.
Chiuse a pugno. Sono mani grosse, mani da atleta, mani esperte, mani col
dorso ricoperto di esili peli neri. Perch lei lo provoca. Perch lei gli resiste. Riparandosi
il volto dalla giustizia dei suoi colpi - Puttana! Sei soddisfatta? A farti
guardare cos sotto le gonne, in mezzo alla strada! Mia moglie!- con la forza dell'ultimo
colpo spedendo la Ragazza Senza Nome a sbattere contro la parete rivestita di seta, un colpo fluido come un home-run.
...
.
...
MIA BELLA FIGLIA PERDUTA.
...
.
...
Prima di aprirla la tenne a lungo nella mano tremante. Una busta di Hallmark
con disegnata a rilievo una rosa rossa, e la scritta BUON COMPLEANNO. Dentro,
un singolo foglio di carta, battuto a macchina.
1 giugno 1955
Mia Cara Figlia Norma Jeane,
ti scrivo oggi per augurarti Buon Compleanno e per dirti che sono stato male ma che tu sei sempre nei miei pensieri.
Oggi compi 29 anni! Ormai sei una donna adulta, non sei pi una ragazzina.
Immagino che la carriera di Marilyn Monroe non andr molto oltre i 30 anni. -
Non ho visto il tuo nuovo film: quel titolo volgare e il modo volgare con
cui lo reclamizzano, con quei cartelloni enormi e tu in posa sconcia che mostri
le tue parti intime mi hanno fatto passare la voglia di andare a vederlo.
Comunque non intendo criticarti, Norma Jeane, perch tu hai la tua vita.
Appartieni alla Generazione del Dopoguerra. E il fatto che sia riuscita a sopravvivere
alla maledizione di tua madre e sia stata capace di costruirti una carriera tutta tua  un grande merito.
Sai, avevo tanto sperato di poter conoscere tuo marito! Per molti anni sono
stato un suo ammiratore. Anche se non sono mai stato uno di quei fanatici
del baseball. Norma Jeane, ci sono rimasto molto male (anche se un po' me
l'aspettavo) quando ho saputo che tu e il campione avevate divorziato, e
per giunta con quegli orribili strascichi di pettegolezzi e indiscrezioni. Per
fortuna che almeno non ci sono in mezzo dei figli, altrimenti sai che vergogna!
Comunque spero ancora di avere un nipotino. Chiss, un giorno. Prima che sia troppo tardi.
Gira voce che Marilyn Monroe sia stata indagata per rapporti con comunisti
e simpatizzanti comunisti. Mia adorata Figlia, spero proprio che nel tuo
passato non ci sia niente che possa farti passare dei guai. Anche se immagino
che la tua vita a Hollywood abbia pi ombre che luci. Comunque sappi che
la minaccia comunista  una realt, sul serio. Pensa al destino della nostra civilt
se i Comunisti Rossi riuscissero a sganciare le loro bombe atomiche prima
che noi potessimo in qualche modo difenderci! Le spie ebree come quei
maledetti Rosenberg cospirano per metterci nelle mani del nemico, e altroch
se meritano di finire sulla Sedia Elettrica!  sbagliatissimo difendere la
libert di parola come hai fatto tu senza sapere niente degli aspetti spiacevoli
della vita reale. Ormai lo sanno tutti cosa c' davvero nell'animo di traditori
come Charlie Chaplin o come quel negro di Paul Robeson, persone
che un tempo passavano per eroi ma che poi, messe alle strette, hanno rivelato
tutta la loro meschinit. Ma adesso basta cos! Figlia Mia, quando finalmente
parleremo di persona spero di riuscire a farti capire quanto sia sciocco questo tuo modo di pensare.
Ti prometto che presto verr a trovarti. Sono passati troppi anni, ormai.
Pensa che nei miei ricordi persino tua Madre comincia a sembrarmi pi
una povera donna malata che una persona realmente cattiva. Durante la
mia recente malattia ho capito che devo perdonarla. E che devo vederti,
Norma, mia bella Figlia perduta. Prima di imbarcarmi per il lungo viaggio sul mare.
Il tuo affranto Padre
...
.
...
DOPO IL DIVORZIO.
...
.
...
Un biglietto.
Masticando gomma alla menta, la cassiera nel botteghino del Sepulveda
Theater, a Van Nuys, una corpulenta bionda ossigenata, strabica come una
bambola troppo sbatacchiata, spinse il biglietto verso Norma Jeane senza degnarla di uno sguardo.
Immagino che questo film stia incassando parecchio, no?
La cassiera, masticando gomma alla menta, annu seccamente.
Mi hanno detto che Marilyn Monroe ha fatto il liceo qui a Van Nuys, vero?
La cassiera, masticando gomma alla menta, alz le spalle. Dicendo, annoiata:
S, almeno credo. Io mi sono diplomata nel 1953. La Monroe  parecchio pi vecchia di me.
Era una sera di luglio nel 1955. Nello stesso cinema di periferia dove quattordici
anni prima, durante la sua adolescenza perduta, lei e un ragazzo di nome
Bucky Glazer avevano consumato il loro primo appuntamento. Stringendosi
la mano e pomiciando nelle ultime file della platea in mezzo al tanfo
di popcorn bisunto e brillantina e lacca per capelli. Nello stesso cinema di periferia
dove Norma Jeane ed Elsie Pirig avevano vinto un servizio da dodici di
piatti e sottopiatti gialli in plastica dura decorati con fiordalisi rosa. L'emozione
di scoprire che avevano vinto un premio! L'emozione di sentirsi chiamare
sul palco, con il pubblico che applaudiva! Cosa t'avevo detto, tesoro?  il nostro
giorno fortunato. Zia Elsie talmente eccitata che aveva quasi stritolato Norma
Jeane nel suo abbraccio e le aveva lasciato sulla guancia uno sbaffo di rossetto,
durante quella che sarebbe stata l'ultima volta che Norma Jeane e Zia Elsie andavano insieme al Sepulveda Theater.
Mi hai spezzato il cuore. Mai nessun marito mi ha ferita cos.
E quante decine di volte in quegli anni si era ritrovata in quel cinema, da
sola o con gli amici, a fissare incantata la Principessa Buona e il Principe Misterioso.
Col cuore in gola per la sorte di quella coppia fatale. Sognando di essere
loro. Ma anche di poter essere amata da loro. Di venir portata nel loro
mondo perfetto, di potersi beare nella loro bellezza e nel loro amore, in quel
mondo dove non c'era mai silenzio, sempre musica, dolce musica di sottofondo;
dove non c'era mai il pericolo di sentirsi mancare la terra sotto i piedi, il terrore di annegare in un mare in burrasca.
Adesso sopra la pensilina del cinema si stagliava un poster con Marilyn
Monroe nella sua ormai celebre posa di Quando la moglie  in vacanza. Marilyn
che rideva, gambe divaricate e gonna color panna che fluttuava nell'aria svelando gambe, cosce e mutandine di cotone.
Ma guardati! Vacca! Con la fica sbattuta in faccia alla gente!
Norma Jeane alz lo sguardo verso il poster. Vedendo e al tempo stesso non
vedendo. E quella sarebbe mia moglie! Mi senti? L'aveva sentito. Con le orecchie
che ronzavano per le botte, un ronzio che credeva di sentire anche adesso. Mischiato al pulsare febbrile del cuore.
Ma non mi picchier mai pi. N lui n nessun altro.
Per lei quello era un periodo buono. Quel mese l. L'ultimo era stato tutt'altro
che buono, e idem i mesi prima. Da ottobre, da quando si erano separati e
avevano divorziato. Aveva cambiato casa chiss quante volte. E numero di telefono.
Il suo ex marito l'aveva minacciata. Il suo ex marito la pedinava. Le telefonava.
Lei se lo teneva per s. Non poteva offenderlo ulteriormente. CUORI
INFRANTI DOPO NOVE MESI DI MATRIMONIO. LA VERA STORIA DI MARILYN. La
vera storia lei se la teneva per s. Non c'era nessuna vera storia. MARILYN PICCHIATA
SELVAGGIAMENTE FINISCE ALL'OSPEDALE. LE RIVELAZIONI DI UN TESTIMONE.
Non c'era stato nessun testimone. Nemmeno la coppia fatale. Non era
mai finita in ospedale. Ad assisterla ci aveva pensato il medico dell'albergo.
Poi, un'ora e mezzo dopo, alle cinque del mattino, Whitey il truccatore aveva
discretamente bussato alla porta della suite del Waldorf, dopo un pezzo che
l'Ex-Atleta se nera andato, e con le sue mani magiche aveva cancellato i lividi
e persino un'escoriazione sopra l'occhio sinistro. Lei gli aveva baciato le mani
per ringraziarlo. Vedendo ripristinata la propria bionda bellezza, l nello specchio.
Se non nel cuore, almeno nello specchio. E adesso ecco la sua bionda e
trionfante Amica Magica stagliarsi sopra la pensilina del Sepulveda Theater, ridendo
come non le fosse mai successo niente di brutto, n mai potesse succederle.,
... andata al liceo di Van Nuys. Diploma del '47.
 sicura? Pensavo prima.
Per non mi sono mai diplomata. Invece mi sono sposata.
Avanzando nell'atrio del cinema, e forse attirando qualche sguardo - in
fondo non era una del posto, e Van Nuys era una piccola citt di provincia
- ma nessuno la riconobbe, n l'avrebbe riconosciuta. Mai nessuno riconosceva
Norma Jeane se Norma Jeane non voleva farsi riconoscere, nemmeno quando
non si curava di mettersi la parrucca, perch quando Norma Jeane non era
Marilyn, non era Marilyn. Adesso invece la parrucca ce l'aveva, una parrucca
di capelli scuri e ricci a mo' di barboncino, e occhiali da sole con la montatura
di plastica rossa, e niente trucco, neanche il rossetto, e con un vestito da casalinga,
di rayon blu chiaro, e senza calze e con ai piedi un paio di ballerine.
Camminando con le natiche strette come se le avessero fatto un'iniezione di
novocaina nel didietro. Non la riconobbero neanche gli spettatori che nell'atrio
stavano guardando proprio Marilyn Monroe sorridere dai manifesti e dalle
locandine con le foto di scena, e che stavano parlando proprio di lei, la ragazza
che aveva studiato al liceo di Van Nuys a met degli anni Quaranta, s
per all'epoca non si chiamava Marilyn Monroe, vero? - L'aveva adottata
una coppia di qui. Quel tizio che vende macchine usate in Reseda Street. Pisig, mi pare. Ma lei scapp di casa. Pisig doveva averla violentata o qualcosa del genere, anche se poi hanno messo tutto a tacere.
Norma Jeane avrebbe voluto avvicinarsi a quegli sconosciuti e dirgli a brutto
muso: Voi non sapete niente di me, e nemmeno di Mr. Pirig. Lasciateci in pace!
In realt non era affar suo quello che diceva la gente. Non quello che dicevano
di lei n quello che dicevano di chiunque altro.
L'atrio del Sepulveda Theater non era cambiato. Quanto se le ricordava bene
quelle pareti rivestite di finto velluto, e la moquette rossa, e la passatoia di
linoleum sudicio che andava dal botteghino all'ingresso della sala! Le bacheche
PROSSIMAMENTE e PROGRAMMA ODIERNO avevano conservato la stessa collocazione
sulle pareti. Certe volte Norma Jeane era entrata solo per guardare le foto
di scena e i prossimamente. Quante promesse in quell'universo multicolore!
Sempre nuovi film, e doppia programmazione! Il programma cambiava
ogni gioved, tranne quando il film aveva grande successo (come Quando la
moglie  in vacanza). C'era sempre qualcosa ai nuovo in cui sperare. Speranza che ti tenevano in vita, attaccata alla vita!
La maschera era un ragazzino con gli occhi tristi e le guance devastate dall'acne,
ridicolo in quella livrea sgargiante. Le fece pena, poverino: probabilmente
non trovava una ragazza disposta a baciarlo. Per essere un giorno feriale
c' molta gente, vero? gli disse, sorridendo. Il ragazzino alz le spalle, prese
il biglietto che lei gli porgeva, ne strapp via met e glielo ridiede. Borbottando qualcosa tipo: Gi, proprio cos.
Quel ragazzino era un impiegato del cinema, chiss quante volte aveva visto
Quando la moglie  in vacanza, che in quel cinema era in programmazione da
quasi un mese. Probabilmente in Norma Jeane vedeva soltanto una donna
vecchia abbastanza da poter essere sua madre. Perch mai avrebbe dovuto sentirsi
offesa dalla sua indifferenza? E infatti non si sentiva offesa.
Era contenta! Soddisfatta. Che nessuno la riconoscesse. Di potersene andare
in giro tutta sola senza essere importunata. Donna sola. La sua mano sinistra
era priva di anelli. Il segno dell'anello di fidanzamento e quello della fede erano
scomparsi. Se li era tolti quella sera al Waldorf Astoria, aiutandosi con la crema
idratante. Tirandoli e girandoli fino a riuscire a sfilarli, finalmente. Strano che
le sue dita si fossero gonfiate, insieme al viso. Come per una reazione allergica.
Il medico dell'albergo le aveva praticato un'iniezione di Seconal per calmare i nervi, l'aveva trovata in piena crisi isterica, che smaniava e manifestava propositi suicidi. L'indomani, nelle prime ore del pomeriggio, il premuroso Doc Bob le aveva fatto un'altra iniezione di Seconal.
Erano passati mesi. Era da novembre che aveva smesso con le iniezioni di Seconal.
Non aveva bisogno di farmaci! Solo qualche volta, per dormire. Ma adesso
per lei era un periodo buono. Aveva capito che nella vita devono per forza esserci
periodi buoni per compensare quelli cattivi. E quello era un periodo buono,
perch finalmente era riuscita a trovare una bella casa in affitto nella zona
sud di Westwood, e aveva trovato degli amici (che non avevano niente a che
fare col mondo del cinema) di cui poteva fidarsi e che le volevano un gran bene.
Oh s, ne era sicura! E i pezzi grossi dello Studio l'avevano ripresa in simpatia.
E l'avevano perdonata. Perch il suo nuovo film stava incassando addirittura
pi di quanto aveva incassato Gli uomini preferiscono le bionde. Anche
se il suo stipendio era sempre fermo a millecinquecento dollari. Ma lei non se
ne lamentava, per ora. Per ora le bastava di essere ancora viva. Forse farei bene
ad ammazzarci tutti e due. Per non l'aveva ammazzata, e non l'avrebbe ammazzata.
Adesso era libera, non aveva niente che la legasse a lui. Lui non l'aveva
messa incinta. Lui non aveva saputo di Baby, mai. Anche se l'aveva sentita
piangere nel sonno, lui non aveva mai saputo. L'aveva abbracciata con le sue
braccia forti e l'aveva consolata mentre lei lo chiamava Daddy, ma non aveva
mai saputo. A ottobre si era finalmente deciso ad accettare le condizioni del
divorzio e aveva promesso che non l'avrebbe importunata, ma lei aveva buone
ragioni per sospettare che qualche volta la pedinasse. Che spiasse la sua casa a
Westwood. O che avesse ingaggiato qualcuno per farlo. Sempre che gli occhi
che si sentiva addosso non fossero frutto della sua fantasia! Di sicuro non era
frutto della sua fantasia l'uomo-senza-volto al volante della Chevrolet coup
grigia che poche ore prima l'aveva seguita lungo le stradine di Westwood tenendosi
sempre un paio di macchine dietro la sua, per poi, sul Wilshire, accelerare
per non perderla di vista, e lei aveva cercato di mantenere la calma, respirando
profondamente e contando mentalmente ogni respiro mentre si destreggiava
in mezzo al traffico, finch, colta al volo una possibilit, si era infilata
in uno spiazzo lungo la strada e aveva fatto inversione e aveva accelerato di
botto e non aveva pi visto la Chevrolet grigia nello specchietto, ma nondimeno
aveva continuato a bruciare semafori gialli o rossi e poi, ridendo contenta
come una ragazzina discola, si era diretta verso Van Nuys. Io non mi lascio prendere! Da nessuno di voi.
Arriv a Van Nuys in stato di euforia. Lasci la superstrada e pass davanti al
liceo di Van Nuys, rimasto identico tranne per una nuova ala, evidentemente
costruita dopo la guerra, e non sent niente, nessun tipo di emozione, a parte
una leggera fitta ricordando che Mr. Haring non l'aveva mai pi cercata dopo
che lei aveva lasciato la scuola, diversamente da quello che accadeva spesso nei
suoi sogni, dove il vecchio insegnante di inglese si presentava a casa Pirig e suonava
il campanello e chiedeva a una sbalordita Elsie Pirig di poter parlare con
Norma Jeane, dopodich il sogno vedeva Mr. Haring rimproverare aspramente
Norma Jeane chiedendole perch mai avesse abbandonato gli studi senza prima
parlarne con lui, nonostante le sue indiscusse capacit, nonostante il futuro
promettente - Una delle migliori studentesse che abbia avuto nella mia lunga
carriera di docente. E invece Mr. Haring non era venuto a salvarla. E quando
Norma Jeane era diventata Marilyn, Mr. Haring non le aveva mai scritto nemmeno
una riga; non era fiero di lei? O magari anche lui, come il suo ex marito,
si vergognava di lei? Mr. Haring, io le volevo un gran bene. Ma immagino che
lei non me ne volesse affatto! Era una scena da film, per non era n originale
n convincente, perch non c'erano parole adatte e Norma Jeane, nella sua disperazione
da adolescente, non era stata capace di trovarne.
Continu a guidare. Asciugandosi le lacrime e col cuore che batteva forte.
Attraversando la citt di Van Nuys, che sembrava pi florida rispetto agli anni
della guerra, con un sacco di villette e di negozi nuovi, e poi sul Van Nuys
Boulevard, e poi Burbank e la Mayer's Pharmacy con una nuova facciata a
mattonelle bianche (e all'interno c'era ancora quel meraviglioso specchio obliquo?),
finch, sempre pi euforica e atterrita, Norma Jeane raggiunse Reseda
Street, la casa dei Pirig - quella casa! - che adesso era verniciata con una malta
rossastra che voleva ricordare i mattoni a vista, ma per il resto identica ad allora.
Eccolo l, l'abbaino della mansarda dove aveva abitato Norma Jeane! Si
chiese se i Pirig continuassero a prendere bambini in affidamento. Sent le narici
contrarsi; nell'aria c'era puzza di gomma bruciata. Una specie di caligine
maleodorante. Sorrise vedendo che il parco macchine di Warren Pirig aveva
sconfinato nel terreno brullo accanto alla casa. Carcasse arrugginite, un furgone
e tre motociclette con su il cartello VENDESI. Norma Jeane aveva creduto
che anche loro, i Pirig, l'avessero abbandonata, ma a dire il vero Elsie Pirig le
aveva spedito un paio di lettere presso lo Studio, e lei, offesa e furiosa, le aveva
strappate. Che dolce la sua vendetta! - In questo preciso istante io sto passando
davanti alla vostra orribile casa. Voi siete dentro,  l'ora di cena, e io non
ho nessuna intenzione di fermarmi a farvi visita. Vi piacerebbe vedermi, eh? -
ora che sono diventata "Marilyn Monroe"! Come mi guarderesti, eh Warren?
Mi offriresti una birra, come si fa con gli adulti. Mi tratteresti con grande rispetto.
Mi diresti di accomodarmi, e mi guarderesti con tanto d'occhi, e io ti
direi: "Warren, sei proprio sicuro di non avermi mai amata? Neanche un pochino?
Ma che io ti amavo te n'eri accorto, no?" E con Elsie sarei gentile ed
educata. Altroch! Garbata come la Ragazza del Piano di Sopra in Quando la
moglie  in vacanza. Come se tra noi fosse filato sempre tutto liscio. Direi di
non potermi fermare a lungo per via di un altro impegno a Van Nuys; me ne
andrei promettendo di spedirvi gli inviti per la mia prossima prima a Hollywood,
e sparirei dalla vostra vita. La mia vendetta!
Invece era scoppiata a piangere. Inzuppando di lacrime quel vestitino blu da casalinga.
L'attrice attinge da ci che ha vissuto. Dalla propria vita. Specialmente dalla propria
infanzia. Anche se poi quella che ricordiamo  solo un'idea della nostra
infanzia. L'infanzia vera non ce la ricordiamo affatto! E lo stesso dicasi per l'adolescenza.
Credo che la maggior parte dei nostri ricordi di quel periodo sia puro e semplice
sogno. Improvvisazione. Ritorno al passato nell'illusione di poterlo cambiare.
Comunque s, ero felice! Erano tutti buoni con me. Anche mia madre, che poi si
 ammalata e che non mi ha fatto mai da madre. E anche la mia madre di affidamento,
a Van Nuys. Un giorno, quando sar un'attrice vera e reciter testi di
Clifford Odets e di Tennessee Williams e di Arthur Miller, voglio rendere omaggio a quelle persone. Alla loro umanit.
Buon Dio. Quella l sarei io?
Sorpresa: Quando la moglie  in vacanza era uno spasso. La Ragazza del Piano
di Sopra, cio la ragazza dei sogni proibiti di Tom Ewell, era divertente.
Norma Jeane cominci a rilassarsi. A ridere. Aveva temuto quel momento,
aveva temuto di vedersi, aveva temuto di confrontarsi con un fallimento; e invece,
la rivelazione: quello che avevano detto i critici e gli esperti di Hollywood era vero.
Marilyn Monroe  una grande attrice brillante. Come Jean Harlow nei suoi
momenti migliori.  una versione ingenua di Mae West.
Era la prima volta che vedeva Quando la moglie  in vacanza dalla sera della
prima, in giugno, a Hollywood, quando era stata presa dal panico prima ancora
che il film cominciasse, o forse pi che panico era sfinimento emotivo, era
tristezza, era l'effetto letale della combinazione Nembutal/champagne/divorzio,
e quel gigantesco schermo technicolor l'aveva visto come da sott'acqua, sentendosi
rombare nelle orecchie le risate degli spettatori e lottando contro
un'impellente voglia di dormire, forse dovuta al cervello che non riceveva ossigeno
per via di quell'abito talmente attillato da renderle quasi impossibile respirare,
mentre davanti ai suoi occhi si muoveva la maschera di ceramica che
Whitey il truccatore aveva scolpito sulla pelle cianotica e sull'anima offesa di
Marilyn. Alla fine del film l'avevano fatta alzare in piedi, e lei e il co-protagonista
Tom Ewell avevano ringraziato sorridendo il pubblico plaudente, lei pi
che altro limitandosi a cercare di non svenire, e in pratica di quella serata ricordava
soltanto che alla fine ce l'aveva fatta, che non era svenuta. E sia durante
le riprese a New York, cio mentre il suo matrimonio stava squagliandosi
come carta fradicia, sia poi allo Studio si era testardamente rifiutata di assistere
alle proiezioni dei giornalieri per paura di vedere qualcosa che le avrebbe reso
impossibile continuare a girare. Perch si sentiva nelle orecchie il giudizio
sprezzante dell'Ex-Atleta: Metterti in mostra cos. Il tuo corpo. Avevi promesso
che questo film sarebbe stato diverso. Sei disgustosa.
E invece no! La Ragazza del Piano di Sopra non era disgustosa. Tom Ewell
non era disgustoso. La loro buffa storia d'amore era soltanto... una commedia.
E cos' la commedia se non la vita presa sul ridere anzich sul piangere?
Cos' la commedia se non il rifiuto di piangere, e piuttosto la voglia di ridere?
Possibile che ci che fa ridere debba sempre essere inferiore a ci che fa piangere?
Possibile che la commedia debba sempre essere inferiore alla tragedia?
Qualsiasi commedia, qualsiasi tragedia? Forse sono gi diventata una brava
attrice? Una brava attrice brillante? Vedendo Marilyn Monroe sullo schermo
in quel film spumeggiante si capiva chiaramente che era un'attrice completa,
perfettamente in grado di tenere la scena e, anzi, di rubarla a tutti gli altri, con
quella sua trafelata vocina infantile, con quel suo dimenare il corpo voluttuoso,
con quella sua faccia ingenua. Era come vedere la Ragazza del Piano di Sopra
attraverso gli occhi adoranti di Tom Ewell, sicch era impossibile non ridere,
non ridere del suo sogno adolescenziale di conquistare la Ragazza, cos facile
da conquistare eppure cos difficile; cos sessualmente disponibile eppure
cos sfuggente. Faceva morir dal ridere! Faceva ridere la goffa lascivia frustrata
di quell'uomo adulto, di quell'uomo sposato, di quell'aspirante adultero. Il
pubblico al Sepulveda Theater rideva, e Norma Jeane rideva. E che sollievo ridere
insieme agli altri. Ridere unisce, io non voglio essere sola.
Norma Jeane sent un brivido di orgoglio. Ecco l sullo schermo la parte
attoriale di s, la sua parte bionda di s, che faceva rilassare quel pubblico di sconosciuti,
che li faceva ridere, che li faceva ridere della stupidit del mondo, e
di se stessi. Perch mai il suo ex marito aveva disprezzato il suo talento? E lei?
Si sbagliava di grosso. Non sono affatto disgustosa. Questa  commedia. Questa  arte.
Per nella sala non tutti ridevano. Sparsi qua e l su file diverse c'erano uomini
soli che fissavano lo schermo con occhi vitrei. Uno, grassoccio e di mezza
et, con la nuca che finiva in una zeppa di ciccia simile a un mento fuori posto,
era venuto a infilarsi in una poltrona vicina a quella di Norma Jeane, e
stava sbirciando Norma Jeane anche se la sua attenzione era fissa sulla Marilyn
Monroe che agiva sullo schermo; senza riconoscerla, forse senza nemmeno vederla
se non come una donna sola seduta a pochi metri da lui nel buio di una
sala cinematografica. Mi sta trascinando nella sua fantasia su Marilyn. Vuole che
io veda cosa sta facendo con le mani. Norma Jeane si alz di scatto e and a sedersi
qualche fila pi indietro. Accanto a una coppia di sposini che ridevano
per quello che succedeva sullo schermo. Che peccato, le aveva rovinato tutto il
piacere di quel momento! Quello s che era disgustoso. O forse era soltanto
patetico. L'uomo dalla nuca inzeppata non si volt a cercare Norma Jeane, e
piuttosto continu a fare ci che aveva cominciato, furtivamente, di nascosto,
rannicchiato nella poltrona. Norma Jeane lo ignor e si concentr sul film.
Cerc di ricordare la sensazione di poco prima - orgoglio? soddisfazione? Possibile
che davvero le recensioni positive non fossero esagerate, che davvero
Marilyn Monroe fosse una grande attrice brillante? Allora  proprio vero che sono
brava. Non ho ragione di arrendermi. Di punirmi. Pur continuando a sorridere
mentre guardava la Ragazza del Piano di Sopra come attraverso gli occhi
dell'assatanato Tom Ewell, scapolo per un'estate, Norma Jeane si distrasse
pensando a tutte le volte che da ragazzina era andata da sola al cinema e le era toccato
spostarsi da una poltrona all'altra. Accorgendosi che l'espressione rapita
con cui seguiva sullo schermo le gesta della Principessa Buona e del Principe
Misterioso era la stessa che c'era nello sguardo di questo o quell'uomo seduto
da solo a qualche poltrona da lei, a fissarla. L al Sepulveda Theatre come in
altre sale. Ma la peggiore di tutte era stata quella volta al Grauman's di Hollywood
Boulevard! Quand'era poco pi che una bambina e abitava in Highland
Avenue. Proiezione pomeridiana, uomini soli dagli occhi rapaci che si illuminavano
all'improvviso nel buio della sala. Come se non riuscissero a capacitarsi
di tanta fortuna - una bambina sola soletta! Gladys le aveva raccomandato
di non sedersi troppo vicino agli uomini quando andava al cinema da
sola, ma il problema era che erano gli uomini a sedersi vicino a lei. E lei ogni
volta doveva cambiare posto, col rischio che il personale del cinema pensasse
che stava giocando! Una volta, al Grauman's, dopo che aveva cambiato posto
chiss quante volte, una maschera le aveva puntato addosso la luce della torcia
elettrica e l'aveva sgridata. Gladys le aveva raccomandato di non attaccare discorso
con gli uomini, ma il problema era che erano gli uomini ad attaccare
discorso con lei. Le aveva raccomandato di camminare sempre sul ciglio del
marciapiede, quando tornava a casa. Sotto la luce dei lampioni. Per essere visibile.
In caso qualcuno cercasse di mettermi le mani addosso. Era per questo?
Norma Jeane si sistem meglio nella poltrona, ridendo insieme agli altri pur
accorgendosi di un altro uomo seduto da solo alla sua sinistra, due poltrone
pi in l. Come mai non l'aveva notato prima di sedersi? L'uomo si volt di
scatto a guardarla. Era sulla quarantina, occhialini tondi, mento sfuggente, lineamenti
delicati che le ricordarono... Mr. Haring? Il suo insegnante di inglese?
Gli somigliava molto, ma se davvero era lui doveva aver perso buona parte
di quei suoi bei capelli fini. Norma Jeane non os guardarlo pi attentamente.
Tanto, se era Mr. Haring si sarebbero riconosciuti alla fine del film, e se non lo
era, no. Norma Jeane si costrinse a sorridere allo schermo, preparandosi per la
scena successiva. Per la scena pi famosa del film: LaRagazza del Piano di Sopra
nel suo abitino di crpe georgette color panna, corpetto aderente, gambe
nude e tacchi alti, sulla grata della metropolitana mentre uno sbuffo di vapore
le gonfia la gonna, e il traffico su Lexington Avenue si blocca. Ma nel film,
Norma Jeane lo sapeva, la scena era molto diversa da come si vedeva sulle foto
e nei cartelloni. Per evitare il biasimo della Catholic Legion of Decency, lo
Studio aveva censurato in maniera radicale la scena: la gonna della Ragazza si
solleva solo fino al ginocchio, e non c' traccia delle famigerate mutandine
bianche. Era la scena pi attesa dal pubblico, che aveva visto quelle foto spettacolari
riprodotte in tutto il mondo, la gonna bianca gonfia di vento, la bionda
testa scagliata all'indietro, il sorriso sognante, estatico, come se quello
sbuffo d'aria stesse facendo l'amore con la Ragazza, o magari fosse lei stessa a
farlo, le sue mani nascoste dal tessuto svolazzante: una posa inquadrata frontalmente,
di lato, da dietro, di tre quarti, in pratica un angolo di ripresa per
ogni sguardo puntato su di lei. Norma Jeane attese dunque l'arrivo della scena
avvertendo la presenza di quell'uomo seduto un paio di poltrone pi in l.
Possibile che fosse davvero Mr. Haring? Ma Mr. Haring non era sposato? (Forse
aveva divorziato, e adesso abitava da solo l a Van Nuys?) L'avrebbe riconosciuta?
Era probabile che nella Marilyn che vedeva sullo schermo riconoscesse
la sua alunna di un tempo - ma lei, l'avrebbe riconosciuta? Erano passati
tanti di quegli anni. Lei non era pi una ragazzina.
Che strano! La Ragazza del Piano di Sopra sembrava un'entit distinta rispetto
all'ansiosa e disperatamente nervosa attrice che la impersonava. Norma
Jeane ricord le notti di quel periodo, insonni nonostante il Nembutal. E la
benzedrina che Doc Bob le dava per svegliarla. Ricord l'angoscia per la sorte
del loro matrimonio. L'Ex-Atleta che insisteva per andarla a trovare sul set, lui
che pure odiava il mondo del cinema, che sul set si annoiava a morte perch,
come ripeteva con stolido accanimento, era tutto cos fasullo. Come se fin l
si fosse illuso che quello che si vedeva sullo schermo fosse vero. Che le frasi
pronunciate dai personaggi non fossero battute di un copione bens espressione
dei loro pensieri. Norma Jeane non aveva voluto accettare l'idea di aver sposato
un uomo ignorante, ovvero un uomo non soltanto ignorante e disinformato
ma anche stupido; no, perch lei suo marito lo amava davvero, e sicuramente
anche lui amava lei. Lei era il centro della sua vita emotiva. La stessa sua virilit
dipendeva da lei. Sicch sul set le era toccato sorbirsi la presenza torva e
rancorosa del marito mentre lei cercava di calarsi nel personaggio spumeggiante
della Ragazza, di rivivere in quella commedia piena di brio. Una presenza
che sul set metteva a disagio tutti quanti, ma lui, fregandosene, non aveva
quasi mai saltato una giornata di riprese, sempre l impalato e torvo, anche se
con la sua attivit di promotore di baseball e di cosiddetto consulente di produttori
di attrezzature sportive avrebbe dovuto avere un sacco di altre cose da
fare. E Norma Jeane, resa ancor pi nervosa dalla sua presenza, aveva preteso
di rifare ogni scena decine di volte. Voglio essere perfetta. So di poterci riuscire.
Il regista era stato spesso sul punto di perdere la pazienza, eppure aveva acconsentito
ogni volta. Perch non importa quanto sia riuscita bene una scena,
la si pu sempre migliorare, no? S!
E l'Ex-Atleta guardava, con quella smorfia schifata cos simile al ghigno del
vecchio Hirohito, il teschio sul mobile-radio. Digrignando i denti al pensiero
della reazione dei suoi vecchi, della sua adorata Mammina, quando avrebbero
visto quel film. Che robaccia! Che robaccia sconcia! Questo  l'ultimo che fai, chiaro?
A mandarlo in bestia era l'affiatamento che c'era tra Marilyn ed Ewell, il coprotagonista.
Quel loro modo allegro e spigliato di andare d'accordo. Erano
sempre l a ridere! Quando l'Ex-Atleta e Marilyn erano insieme, lei non era affatto
divertente; lui rideva di rado; lei rideva di rado; lei, per esempio a cena,
provava a fare quattro chiacchiere, ma la conversazione languiva e loro due finivano
per ritrovarsi a mangiare in silenzio, ciascuno pensando ai casi suoi.
Certe volte gli chiedeva addirittura se poteva leggere una sceneggiatura o un libro,
a tavola! Lo incoraggiava ad accendere la TV, in caso ci fosse qualche partita
o qualche programma sportivo. Oh no, non le avrebbe mai perdonato di
averlo lasciato da solo in Giappone e di essersene andata in Corea a esibirsi
per i soldati. E a farsi pubblicit, e a umiliare l'Ex-Atleta, le cui centinaia di
ammiratori accorse a osannarlo in tutti gli stadi del Giappone erano nulla in
confronto alla fiumana di gente che accoglieva Marilyn Monroe. In tutto, pi
di centomila soldati americani l'avevano vista esibirsi con quel suo vestito di
lam color porpora e i sandali col tacco a spillo, cantando Diamonds Are a
Girl's Best Friend e I wanna Be Loved by You in quel freddo polare eppure calda
di passione e di entusiasmo. L'aveva sospettata di avere avuto una breve tresca
con l'adorante caporaletto di Stars e Stripes che l'aveva scortata in Corea.
L'aveva sospettata di avere avuto una tresca ancor pi breve - forse una semplice
sveltina - con un giovane interprete giapponese, uno studente della
Tokyo University, che all'Ex-Atleta aveva fatto pensare a un'anguilla coi piedi.
A New York, sul set, l'Ex-Atleta aveva avuto ragione di credere che, durante le
pause tra le riprese, Marilyn e Tom Ewell sgattaiolassero nel camerino di Ewell
per fare sesso. Era evidente che quei due se la intendevano, che tutte quelle loro
risatine erano a sfondo sessuale! L'Ex-Atleta non era geloso, per lo mandava
in bestia l'idea che con ogni probabilit quella tresca era nota a tutti quelli
della troupe, e magari anche a tutta Hollywood. Ridevano di lui, il marito cornuto!
Suo padre e i suoi fratelli gliel'avevano detto chiaro e tondo. Possibile che tu
non riesca a tenere a freno quella donna? Cos'avete in comune, tu e lei?
Col risultato che alla fine non era pi riuscito ad amarla. A fare l'amore con
lei. Da uomo. Da quell'uomo che era stato - Yankee Slugger. E lui la odiava
anche per quello. Soprattutto per quello. Mi hai prosciugato. Tu non sei una
donna normale. Dentro di te sei arida, sei morta. Prego Iddio che non ti dia mai dei figli.
E lei gli aveva chiesto perch odiasse Marilyn Monroe quando aveva amato
Marilyn Monroe. Perch odiasse la Ragazza del Piano di Sopra. La Ragazza era
cos dolce, cos buona e sensibile e simpatica. Certo, era una fantasia sessuale
maschile, era un angelo del sesso, ma era spassosa, no? Il sesso non era forse
spassoso? - sempre che non ti uccidesse? La Ragazza del Piano di Sopra ti invitava
a ridere di lei e con lei, ma non erano risate cattive. La Ragazza piace perch
non ha ironia. Nessuno le ha mai fatto del male, quindi  incapace di fare
del male. Gli adulti conoscono l'ironia quando conoscono il dolore e la delusione
e l'umiliazione, e La Ragazza riesce a cancellare quella consapevolezza.
La Principessa Buona come ragazza in carriera a met degli anni Cinquanta.
La Principessa Buona senza Principe Misterioso. Perch nessun uomo  alla sua altezza.
La Principessa Buona che fa la rclame di dentifrici, shampoo, beni di consumo.
 buffo, non tragico, che le belle ragazze vengano usate per vendere
prodotti; come mai Otto Ose non era riuscito a vederne l'aspetto divertente?
Non tutto  Olocausto. E in effetti (come aveva spiegato a Mr. Wilder, il regista
del film) era proprio un meraviglioso ribaltamento il fatto che, tramite la
maschera di Marilyn Monroe, in Quando la moglie  in vacanza Norma Jeane
avesse l'opportunit di rivivere non come tragedia bens come commedia
alcune cocenti umiliazioni dei suoi anni da ragazza.
Ecco la scena della gonna! Pi di quattro ore di riprese a New York, ore durante
le quali il suo matrimonio era finito, e di quelle ore non era stato montato
neanche un secondo! La versione definitiva era stata interamente girata in
un teatro di posa dello Studio, a Hollywood. Niente curiosi a sbirciare da dietro
transenne della polizia. La scena della gonna era breve e allegra. Nient'altro.
Niente di scandaloso. Niente di particolarmente stuzzicante. La scena definitiva
l'Ex-Atleta non la conosceva, non avendola vista n mentre lei la girava
n poi al cinema. La Ragazza squittisce e ride e cerca di far star gi la gonna, le
mutandine non si vedono, e... nient'altro.
Miss! Miss! le sussurrava l'uomo seduto da solo a poche poltrone dalla sua.
Norma Jeane sapeva che avrebbe dovuto far finta di niente, per non riusc a
resistere alla tentazione di voltarsi verso di lui, quasi convinta ormai che quell'uomo
fosse Mr. Haring e che l'avesse riconosciuta, e continuando a crederlo
possibile anche quando, osservando i suoi lineamenti immaturi e stranamente
abbozzati, le palpebre che sbattevano freneticamente dietro le lenti spesse degli
occhiali, la fronte sudata, si rese conto che non era nessuno che lei conoscesse.
Miss... Miss... Miss! Stava ansimando. Eccitato. Spingendo in avanti sulla
poltrona la parte inferiore del proprio corpo, trafficando a due mani sull'inguine
parzialmente nascosto da un involto di tela o forse da una giacca piegata, e,
mentre Norma Jeane guardava sbalordita e disgustata, l'uomo gemette piano,
gli occhi gli si rivoltarono nelle orbite, l'intera fila di poltrone trem come se
qualcuno vi avesse sferrato un calcio. Norma Jeane era immobile, paralizzata da
un'improvvisa inquietudine. Quella scena non l'aveva gi vista una volta, tanto
tempo prima? O forse pi di una volta? E pensava  lui? Mr. Haring? Buon Dio,
possibile? Ingobbito nella poltrona come uno gnomo, l'uomo ebbe l'impudenza
di mostrarle una mano, tenuta bassa in modo che nessun altro potesse vederla,
liquido viscoso e lustro sul palmo aperto e sulle dita. Norma Jeane emise un
gridolino di disgusto e di sdegno. Era gi in piedi, gi si affrettava verso l'uscita,
mentre l'uomo-che-somigliava-a-Mr.-Haring ridacchiava piano alle sue spalle,
un suono come di ghiaia sbattuta che si mischiava al ben pi diffuso e potente
suono delle risate del resto del pubblico.
Il ragazzino con la faccia devastata dall'acne, in piedi davanti alla tenda della
platea, vedendo Norma Jeane affrettarsi nel corridoio centrale e notando l'espressione
del suo viso, le disse, sorpreso: Madame? Qualcosa non va?
Norma Jeane gli pass davanti senza degnarlo di un'occhiata.
No.  troppo tardi.
...
.
...
LA DONNA AFFOGATA.
...
.
...
Era finita a Venice Beach? Lo cap senza vedere.
Aveva qualcosa agli occhi; se li era sfregati coi pugni. Sabbia negli occhi. Sopra
di lei il cielo dell'alba stava spaccandosi in frammenti irregolari, come un
puzzle. E, una volta sparsi, quei frammenti non sarebbe stato pi possibile rimetterli
insieme. Perch il sangue continuava a pulsare cos? A pulsare! E il
cuore a pulsare? Terrorizzata, riusciva a tenerlo nel palmo della mano come un colibr.
Non volevo morire, era una sfida alla morte. Non mi ero avvelenata. Dio muore
se non  amato, ma io che non ero amata non morivo.
Era Venice Beach, la sabbia compatta della spiaggia le folate di bruma come
veli, le alghe come anguille addormentate, e il primo dei surfisti strano e silenzioso
anch'egli come una creatura del mare, grondante acqua e con lo sguardo
fisso su di lei. Qualcuno le aveva strappato il davanti dell'abito di chiffon rosso
ciliegia, e i seni erano sgusciati fuori. Capezzoli duri come ciottoli. Capelli arruffati,
e bocca gonfia e ghignante, e viscido sudore da benzedrina a ricoprirle il corpo.
Ehil, come ti chiami? Io sono Miss Sogni d'Oro. Mi trovi bella? seducente? una
donna da amare? Ti piacerebbe amarmi? Io potrei amarti, lo so.
Prima era arrivata in macchina al molo di Santa Monica. Ore prima. In abito
di chiffon e gambe nude, e senza mutandine. Era .salita sulla ruota panoramica,
aveva comprato anche un biglietto ridotto e aveva invitato a salire sulla
navicella una bella bambina i cui genitori, confusi e sorridenti, incerti se lei
fosse davvero chi sembrava essere (Hollywood  piena di bionde) gliel'avevano
lasciata volentieri, e una volta in aria aveva fatto dondolare un po' troppo la
navicella, e la bambina tra le sue braccia aveva squittito Oh, oh, oh! volando alta
nel cielo. No che non era ubriaca. Sentito l'alito? Puro come l'acqua! Se c'erano
punture di ago sulle sue braccia, nella morbida carne all'interno del gomito,
non era stata lei a provocarle. Parti del suo corpo si erano intorpidite ed
erano volate via. Dove il suo muscoloso ex marito le aveva stretto il polso, l'avambraccio,
la gola. Belle dita forti. Anni prima ce n'era stato uno capace di
fare l'amore-soltanto col seno, tenendogli tra i seni il pene turgido, lui le stringeva
tra le mani tremanti i seni gonfi e si sfregava fino a venirsene con uno
spasimo d'angoscia, bagnandola col proprio seme, ma a quell'epoca Norma
Jeane non c'era, occhi vacui e ciechi come pietre. Non fa male. Passa in fretta.
Ti scordi tutto subito. Aveva chiesto alla bambina se volesse andare ad abitare
da lei per un po'. Dicendo ai genitori, alquanto scossi da quella scena sulla
ruota panoramica, che avrebbero potuto andare a trovarla quando volevano. E
perch il macchinista della ruota panoramica era cos seccato? Si era fatto male
qualcuno? No - e allora? Gli diede una banconota da venti dollari, e l'uomo si
plac all'istante. E la bambina era tranquilla e sorridente, avvinghiata alla mano
di quella bella signora bionda quasi non volesse staccarsene mai pi. Come
gi un'altra bambina si era avvinghiata a quella mano. La tigre di panno che
avevo fabbricato per Irina. Scomparsa insieme a lei. Dove? E tutti quegli omicidi
nella contea di Los Angeles! Il mese prima ce nera stato un altro, una modella
dai capelli rossi l'avevano descritta i giornali, appena diciassettenne. Certe
volte l'assassino seppelliva la vittima sotto poche spanne di terra, e la pioggia
lavava via il terreno sabbioso e scopriva il corpo, o ci che rimaneva del corpo.
Ma a Norma Jeane non era mai successo niente di male. Conosceva o avrebbe
potuto conoscere ciascuna delle otto o nove ragazze stuprate-e-mutilate - colleghe
aspiranti attrici dello Studio, o colleghe modelle della Preene Agency, o
modelle di Otto Ose - eppure non erano mai lei. Cosa significava? Che era
destinata a una vita pi lunga della loro? Una vita pi lunga dei trent'anni, e una vita pi lunga di quella di Marilyn?
Era arrivata a Santa Monica dopo essere partita dalla ricca Bel Air. Dalle
colline. Da un palazzo fiabesco a ridosso del Bel Air Golf Club. Lui si era offerto
di pagarle le spese del divorzio. Crudelt mentale. Incompatibilit. A
bordo di una Bentley verde bottiglia con un lieve graffio sul parafango anteriore
sinistro, dove aveva sfregato contro il guard-rail sulla Santa Monica
Freeway. Era a quell'ora che sottoponevano Gladys all'elettroshock? Forse s,
poich anche lei si sentiva la testa pesante, indolenzita. Spesso i suoi pensieri si
perdevano. La Ragazza del Piano di Sopra poteva anche far ridere, s, per aveva
un copione, e i suoi pensieri non si perdevano mai. Era lei a ridere pi di
tutti, e a ridere per ultima. Elettroshock-terapia, la chiamavano. Avevano chiesto
a Norma Jeane, in quanto parente pi prossima ma in realt unica, il permesso
di effettuare una lobotomia. Lei, la figlia, non aveva accordato il permesso.
Spesso la lobotomia pu fare miracoli sul cervello di pazienti che soffrono
di allucinazioni, le aveva spiegato un medico. Sar, ma non mia madre.
Non il cervello di mia madre. Mia madre  una poetessa, mia madre  una
donna intelligente e complicata. S, mia madre  una donna tragica, ma anch'io
lo sono! Sicch si erano limitati a praticarle l'elettroshock. Ehi, ma quello
era successo anni prima, a Norwalk! Non nella assai pi umana clinica di Lakewood, dove adesso era ricoverata Gladys.
Mamma, lui mi ha scritto che vuole vederti! Presto. Che ti perdoner. Che ci vorr bene, a tutt'e due.
Doveva pur significare qualcosa il fatto che suo padre l'avesse chiamata
Norma. All'inizio l'aveva chiamata Norma Jeane; poi, alla fine della
lettera, l'aveva chiamata Norma. Sicch era quello il suo nome per quando si sarebbero
incontrati, e anche per dopo: Norma. Non Norma Jeane e nemmeno
Marilyn. Oltre, ovviamente, a Figlia. Alla fine, ansiosa di scappare,
aveva preso le chiavi della Bentley. Ma lui non l'avrebbe denunciata alla polizia.
Perch la adorava. Il grufolante e grugnente Porky Pig, omarino ai suoi
piedi. Ai piedi nudi di Marilyn. Leccandole a una a una quelle dita sudicie!
Lei aveva urlato per il solletico. Era un brav'uomo, un uomo gentile, un uomo
ricco. Aveva un bel po' di azioni della 20th Century Fox. Non soltanto era disposto
a pagarle le spese del divorzio, ma voleva anche assumere un investigatore
privato (nella fattispecie: un agguerrito ex ispettore della Squadra Omicidi
con il fascicolo personale pieno di morti giustificate) che mettesse paura
all'investigatore privato dell'Ex-Atleta. Avrebbe voluto presentarla a un suo
amico avvocato perch la aiutasse a metter su una casa di produzione tutta
sua. Marilyn Monroe Productions Inc. Per liberarla dalle grinfie dello Studio,
per farla pagar cara a quelli dello Studio. Come anni prima Olivia De
Havilland, che aveva fatto causa a un altro studio, e aveva vinto. Le aveva regalato
un paio di orecchini di zaffiro comprati a Madrid. Ma io non metto mai
gioielli! Sono una ragazza di campagna! Gli orecchini di zaffiro, insieme ad altri
gioielli costosi, li aveva nascosti dentro un paio di pantofoline che avrebbero
trovato in un armadio dopo la sua morte. Ma chiss quando. Non intendeva
morire tanto presto! Non prima di chiss quanti anni!
Io sono Miss Sogni d'Oro. Ti piacerebbe baciarmi? Dappertutto? Eccomi, sono
pronta. Io sono gi stata amata da centinaia di migliaia di uomini. E questo  soltanto l'inizio del mio regno!
Era la sera del giorno in cui aveva visto Quando la moglie  in vacanza al
Sepulveda Theatre. A Bucky quel film sarebbe piaciuto un sacco, avrebbe riso da
morire stringendo forte la mano di Norma Jeane. E dopo le avrebbe fatto indossare
una di quelle camicie da notte di pizzo nero, e ci avrebbe fatto l'amore
alla grande, sano e giovane maschio arrapato come un toro. Ma lei aveva chiuso
con quella cosa l sullo schermo che non sono io. Aveva deciso di sparire. Come
Harriet, che le aveva portato via Irina. Poteva succedere da un giorno all'altro.
Poteva succedere da un minuto all'altro! Via da Hollywood e dai pedinamenti
dell'Ex-Atleta, sparita! Si sarebbe trasferita a New York City e avrebbe affittato
un appartamento e ci avrebbe abitato da sola. Avrebbe studiato recitazione.
No che non era troppo tardi! Avrebbe ricominciato daccapo, una studentessa
umile e anonima. Avrebbe studiato da attrice di teatro. Da vera attrice. Viva.
Avrebbe recitato Cechov, Ibsen, O'Neill. Il cinema  un'arte morta, viva soltanto
per il pubblico. La Principessa Buona e il Principe Misterioso sono vivi
soltanto per il pubblico. Adorati soltanto dal pubblico, nella loro ignoranza e
nella loro mediocrit. Ma non c'era nessuna Principessa Buona, vero? Nessun Principe Misterioso in grado di salvarti.
Poi aveva guidato fino a Venice Beach. Si sarebbe ricordata dei piedi scalzi
sui pedali, della cedevolezza dell'acceleratore, della frenetica ricerca del freno.
Ma dov'era la frizione? Aveva abbandonato la Bentley, surriscaldata e fumante,
lungo il Venice Boulevard, con la chiave infilata nell'avviamento. A piedi,
dunque. Scalza. Di corsa. Non aveva paura, nient'affatto, anzi, era euforica. E
di corsa. Il davanti del suo vestito era stato strappato. Le mani rozze di quello
screanzato. Adesso, su quel tratto di spiaggia nell'alba, era a casa. Perch Nonna
Della abitava l vicino. La tomba di Nonna Della era l vicino. Lei e Norma
Jeane camminavano sulla spiaggia riparandosi gli occhi per il riverbero abbacinante
dei flutti. Nonna Della sarebbe stata fiera di lei, ovviamente; tuttavia le
avrebbe detto Prendi la tua decisione, tesoro. Se odi la tua vita. Gabbiani, trampolieri.
Svolazzavano in cerchio sopra di lei, garrendo. Corse verso l'impeto
della prima onda, verso il gelo dei marosi. L'acqua  cos delicata, ti cola fra le
dita, come fa a essere cos forte, cos pericolosa? Che strano! Vide tra i flutti,
parecchio pi in l, qualcosa di vivo, una creatura indifesa che cercava di non
farsi sommergere dall'acqua, e che toccava a lei salvare. Oh, certo che lo sapeva,
lo sapeva che non era cos, che era soltanto un sogno o un'allucinazione o
l'incantesimo di qualche persona malvagia, lo sapeva ma era come se non riuscisse
a sentire che sapeva e quindi dovette agire di slancio. Cos'era, chi era -
era Baby? O piuttosto la creatura di un'altra madre? Una creatura viva, indifesa,
e solo Norma Jeane la vedeva, solo Norma Jeane poteva salvarla. Barcollando
e incespicando corse nell'acqua, e le onde le sferzarono le caviglie, le cosce,
il ventre. Non carezze amorose, no, bens colpi potenti. Scroscianti nel solco
tra le sue gambe. Venne sbattuta gi, e arranc per rimettersi in piedi. Riusciva
a vedere la piccola creatura che si dimenava. Affiorava sul pelo di un'onda
alta e schiumosa, e subito andava gi nell'ansa tra quella e l'onda successiva;
poi eccola di nuovo in alto e daccapo gi. Come si agitavano quelle gambine e
quei braccini! Aveva cominciato a tossire. Mancanza di ossigeno. Inghiottiva
acqua. Acqua su per il naso. Una mano sulla gola. Belle mani robuste. Sarebbe
molto meglio se morissimo tutte due. Eppure T'aveva lasciata andare - perch?
Era sempre cos, lui la lasciava andare, la sua debolezza era che l'amava.
I surfer la salvarono dall'annegamento.
E mantennero il suo segreto cos come li aveva implorati di fare.
Che fortuna, eh? - aver scelto proprio l'unico tratto di Venice Beach che a
quell'ora non fosse deserto. Era l che noi surfisti andavamo a esercitarci.
Quando c'era bel tempo alcuni di noi ci passavano la notte, su quel tratto di
spiaggia. Albeggiava, ma noi eravamo svegli gi da un pezzo ed eravamo tutti
in acqua a cavalcare un paio di onde belle alte. E all'improvviso vedemmo arrancare
sulla spiaggia questa donna bionda, sconvolta e con addosso un vestito
da sera tutto sbrindellato. Scalza, e coi capelli scarmigliati.
Dapprima pensammo che avesse qualcuno alle calcagna, ma poi vedemmo
che era sola. E all'improvviso eccola buttarsi in acqua! Con dei cavalloni alti
cos. Che la sbattevano qua e l come una bambola, e sarebbe annegata nel giro
di qualche secondo se uno di noi non l'avesse raggiunta con la tavola e si
fosse tuffato in acqua e l'avesse trascinata fino alla spiaggia, dove cominci a
farle la respirazione artificiale come aveva imparato negli scout, e dopo neanche
mezzo minuto la donna tossisce un po', e vomita e ricomincia a respirare
normalmente, e insomma era di nuovo viva, fortuna che di acqua non ne aveva
mandata gi troppa, e che quella che aveva mandato gi non le era finita nei polmoni.
Ci fu un istante magico, come nei film, un momento che ricorderemo per
tutta la vita, quando quella donna bionda apr gli occhi - occhi di un blu incredibile,
meravigliosi anche se in quel momento erano iniettati di sangue - e
ci vide tutti in cerchio intorno a lei, una mezza dozzina di ragazzi che la guardavano,
e che la riconoscevano. Perch? fu la prima cosa che disse, con una vocina
tutta triste. Per anche cercando di ridere. E di colpo ricominci a vomitare,
e allora il tizio che l'aveva salvata le asciug la bocca con il dorso della
mano, un gesto di una tenerezza infinita, di una tenerezza impensabile in quel
ragazzone tutto muscoli, uno zoticone che veniva da Oxnard e che per tutta la
vita avrebbe ricordato la reazione di quella donna che lui aveva appena salvato
dall'annegamento, di quell'attrice famosa, che gli afferr la mano e fece come
per baciargliela farfugliando qualcosa tipo Grazie! Solo che quella poverina
singhiozzava cos forte che nessuno di noi riusc a capire esattamente cos'avesse
detto, anche perch il rumore del mare era troppo forte, e il ragazzone di
Oxnard in ginocchio accanto a lei sulla sabbia dovette chiedersi se non avesse fatto male a salvarla.
Come se quella donna avesse deciso di morire. E io gliel'avessi impedito. Ma se
non l'avessi salvata io l'avrebbe salvata qualcun altro di noi, no? Quindi non aveva motivo di prendersela con me.
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IL DRAMMATURGO E L'ATTRICE BIONDA: LA SEDUZIONE.
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Nel processo creativo l'autore del testo  il padre; la madre, gravida
della parte,  l'attore; e il figlio  il ruolo da portare alla luce.
Konstantin Stanislavskij
Building a Character.
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1.
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Non scriverai mai di me, vero? Di noi.
Certo che no! Tesoro mio.
Perch tu e io siamo speciali, vero? Ci amiamo cos tanto. Sarebbe impossibile
cercare di descrivere... quello che c' tra noi.
Tesoro mio, non ci proverei nemmeno.
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2.
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Aveva scritto un dramma, e il dramma era diventato la sua vita.
Il che era sbagliato. Il Drammaturgo l'aveva capito. Un carico di parole, un
veicolo di mero linguaggio, avviluppato nelle sue viscere, attorcigliato tra le arterie
del suo corpo pulsante. Di quel nuovo testo, il primo da diversi anni, disse
con voce neutra: Ho buone speranze. Non  finito.
Buone speranze. Non  finito.
Lui l'aveva capito! Nessun testo  mai la vita del suo autore - dramma o romanzo
che sia. Sono meri intermezzi nella vita, simili a quei fremiti improvvisi,
quelle increspature, quelle scosse che attraversano un elemento come l'acqua,
agitandola ma senza il potere di modificarla. Lui l'aveva capito. Aveva lavorato
a La ragazza dai capelli biondi per troppo tempo per non averlo capito.
L'aveva cominciato in collegio, nella sua versione epica, la pi grezza. Poi l'aveva
accantonato nella disperazione e nel rapimento del primo amore, e aveva
scritto altri drammi - nel dopoguerra era diventato il Drammaturgo! - e aveva
ricominciato a lavorarci nella piena maturit, avendo trasbordato La ragazza
dai capelli biondi - gli appunti manoscritti, le stesure malamente battute a
macchina, le scene abortite e quelle compiute, le lunghe descrizioni dei personaggi
e le foto degli anni Venti, sempre pi ingiallite e stazzonate e soprattutto
la chimerica speranza che vi riponeva - da una vita all'altra, dalle stanzette minuscole
di New Brunswick e di Brooklyn fino all'attuale lussuoso appartamento
sulla West 72nd Street, vicino a Central Park, e alle residenze estive negli
Adirondacks e sulla costa del Maine, e persino in Marocco e a Roma, Parigi,
Amsterdam. Lo aveva trasbordato dalla propria vita da scapolo a una vita complicata
in modi inattesi da matrimonio e figli, una vita di famiglia inizialmente
goduta come antidoto al mondo ossessivo che aveva nel cervello; l'aveva trasbordato
dalla smaniosa e attonita sessualit della virilit acerba alla indolente
e incerta sessualit dei cinquantanni. La protagonista di La ragazza dai capelli
biondi era stata il suo primo amore, mai consumato. Mai neppure dichiarato.
Adesso aveva quarantott'anni. La ragazza doveva averne, sempre che fosse
ancora viva, cinquantacinque o gi di l. La bella Magda - cinquantenne! Non la vedeva da vent'anni.
Aveva scritto un dramma, e quel dramma era diventato la sua vita.
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3.
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Scomparsa! Ritir i suoi risparmi dai conti correnti che aveva in tre banche di
Los Angeles. Lasci la casa che aveva in affitto e mand due o tre biglietti ad
altrettante persone care, dicendo che voleva scomparire da Hollywood e chiedendo
di non stare in pensiero per lei. E di non cercarla! Non lasci recapiti a
nessuno, nemmeno al suo disperatissimo agente, anche perch al momento
della fuga non aveva idea di dove avrebbero potuto scriverle. E non lasci numeri
di telefono, anche perch al momento della fuga non aveva idea di dove
avrebbero potuto telefonarle. I libri e le riviste e qualche vestito, gettati in fretta
e furia dentro un paio di scatoloni, li sped c/o Norma Jeane Baker, General Delivery, New York City, New York.
Nonna Della mi aveva detto di prendere la mia decisione, se odiavo la vita. Ma non era la vita, che odiavo.
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4.
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Un sogno di allora. La notte prima che il Drammaturgo e l'Attrice Bionda si
conoscessero a New York City, all'inizio dell'inverno del 1955, il Drammaturgo
fece uno dei suoi soliti sogni di umiliazione.
Quei sogni dei quali, sin dalla prima adolescenza, non aveva mai parlato
con nessuno. Sogni che cercava di rimuovere appena si svegliava!
Nella finzione artistica pensa il Drammaturgo i sogni sono profondi, rivelatori,
spesso anche belli. Nella realt, invece, il significato dei sogni va poco oltre quello del balenare confuso di Rahway, New Jersey, attraverso il finestrino pieno di
pioggia di un pullman della Greyhound che scatarra gas di scarico sulla Route 1.
Rahway, sobborgo operaio nel New Jersey nord-orientale, era il paese
dov'era nato il Drammaturgo. Nel dicembre del 1908. I suoi genitori erano
ebrei tedeschi, emigrati negli USA dalla Berlino del 1890 con la speranza di
assimilarsi agli americani estirpando le proprie nodose radici ebraiche e americanizzando
il proprio caratteristico cognome ebreo. Erano ebrei fieri di essere
ebrei, ma erano anche ebrei stanchi di essere lo zimbello di non-ebrei perlopi
chiaramente inferiori a loro. In America, il padre del Drammaturgo
aveva lavorato in un'officina meccanica a East New York insieme ad altri immigrati,
poi come garzone in una macelleria di Hoboken e come commesso
in un negozio di scarpe a Rahway, e infine, nella pi spericolata avventura
della sua maturit, ottenuta la concessione di vendita delle lavatrici
Kelvinator, aveva affittato un negozio di elettrodomestici sulla Main Street a
Rahway; il negozio, preso nel 1925, gli aveva garantito un reddito crescente
fino al 1931, quando, proprio mentre il Drammaturgo frequentava l'ultimo
anno alla Rutgers University di New Brunswick, gli affari erano crollati di
colpo. Fallimento! Miseria! La famiglia del Drammaturgo aveva perduto l'elegante
casa vittoriana acquistata con tanti sacrifici in un quartiere residenziale
ed era finita all'ultimo piano di quello stesso edificio dove il padre aveva venduto
elettrodomestici, uno stabile invendibile in una zona depressa di
Rahway. Il padre del Drammaturgo aveva sofferto di cuore e di nervi per
tutto il resto della sua lunga e amara vita (avrebbe resistito sino al 1961); la
madre del Drammaturgo aveva lavorato dapprima come cameriera in un bar
e poi come bidella nelle scuole pubbliche di Rahway, fino al miracoloso anno
1949, quando il figlio, ottenuto il suo primo successo a Broadway e vinto il
suo primo Pulitzer, aveva portato via da Rahway i genitori, per sempre. Una fiaba rigorosamente a lieto fine.
Il Sogno di allora del Drammaturgo  ambientato a Rahway in quegli anni di
magra. Il Drammaturgo apre gli occhi e si ritrova nella cucina dell'angusto appartamentino
sopra il negozio in Main Street. Nel sogno il negozio e la cucina
sono fusi assieme. La cucina  piena di lavatrici. La cronologia  confusa. Non 
chiaro se il Drammaturgo sia un bambino che, sufficientemente maturo, risente
della vergogna familiare, ovvero se sia uno studente della Rutgers con l'ambizione
di diventare un altro Eugene O'Neill, oppure ancora se sia un quarantottenne
la cui giovinezza  misteriosamente svanita e che si rode nell'angoscia di
arrivare ai cinquanta senza essere riuscito a produrre un lavoro decente negli ultimi
dieci anni. Nel sogno, il Drammaturgo scruta una fila di lavatrici allineate
contro una parete della cucina, tutte rumorosamente in funzione. Sudicia
acqua saponata ribolle dietro ciascun obl. L'inconfondibile tanfo dell'acqua di
scarico. Il Drammaturgo comincia a boccheggiare. Si tratta di un sogno, e il
Drammaturgo sembra rendersene conto, ma nello stesso tempo tutto  cos reale
da imporgli l'angosciosa certezza che la scena sia effettivamente accaduta. Per
qualche strana combinazione le scritture contabili del padre e i suoi appunti
teatrali sono stati mischiati e sventatamente poggiati sul pavimento sotto le lavatrici,
e l'acqua di scarico li sta inzuppando. Il Drammaturgo deve prenderli e
metterli in salvo.  un compito semplicissimo che per lui affronta in un vortice
di angoscia e di senso di nausea. Ma non senza una sorta di perversa fierezza,
giacch in quanto figlio si sente investito della responsabilit di aiutare il padre
debole e malato. Si china, cercando di non soffocare. Cercando di non respirare.
Vede le proprie mani armeggiare per afferrare una manciata di fogli. Poi,
prima ancora di riuscire a sollevarli per poterli osservare nella luce della lampadina
nuda che pende dal soffitto, si rende conto che i fogli sono zuppi, che l'inchiostro
 sbavato, che quelle pagine sono ormai inservibili. L in mezzo c' anche
La ragazza dai capelli biondi Oddio salvaci. Non  una preghiera - il
Drammaturgo non  religioso - bens un'imprecazione.
Di colpo il Drammaturgo si sveglia. A svegliarlo  stato il suo stesso rantolare
per la frustrazione e la rabbia. Ha la bocca secca e le labbra screpolate,
martoriate a furia di digrignare i denti. Felice di ritrovarsi da solo nel suo letto
nell'elegante appartamento sulla West 72nd Street - e per sempre lontano da Rahway, New Jersey.
Sua moglie  a Miami, a far visita agli anziani genitori.
Per tutto il giorno, il sogno di allora perseguiter il Drammaturgo. Come una cena pesante e non digerita.
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5.
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Io quella ragazza la conoscevo! Magda. Non era me per era dentro di me. Come
Nell, per pi forte di Nell. Molto pi forte di Nell. Quel figlio l'avrebbe avuto;
nessuno poteva impedirglielo. Avrebbe avuto quel figlio mettendolo al mondo sulle
nude assi di una gelida stanzetta, soffocando le proprie grida con un cencio.
Tamponando il proprio sangue con dei cenci.
E poi avrebbe allattato il bimbo. Grossi seni gonfi come quelli di una vacca, caldo stillare di latte.
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6.
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Il Drammaturgo and a controllare le sue carte sulla scrivania. Ovviamente La ragazza dai capelli biondi era esattamente dove l'aveva lasciato. Trecento e passa pagine di testo e appunti e foto ingiallite. Lo sollev, e una delle foto cadde
sulla scrivania. Magda, Giugno 1930. Era in bianco e nero, un'avvenente ragazza con i folti capelli biondi annodati a treccia intorno alla testa, e i grandi occhi socchiusi contro il sole.
Magda aveva avuto un figlio, e il padre non era lui. Ma nel dramma era lui.
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7.
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Smanioso come un giovane amante, pur non essendo pi giovane, il Drammaturgo
si precipit su per le quattro rampe di gradini di metallo schizzati di vernice
che portavano al gelido sottotetto che usavano per provare, all'incrocio
tra Eleventh Avenue e 51 Street. Cos eccitato! trafelato! Cos inquieto. Appena
entrato in quel brusio di voci, in quella foschia di volti, dovette fermarsi,
per calmare il cuore. Per riprendersi.
Non era pi in grado di salire di corsa le scale, come un tempo.
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8.
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Ero terrorizzata. Non ero pronta. Ero rimasta sveglia quasi tutta la notte. Mi veniva
continuamente da pisciare! In quel periodo non prendevo nessun tipo di pillole,
solo aspirine. Pi un antinfiammatorio che l'assistente di Mr. Pearlman mi
aveva dato per il mal di gola. Ero convinta che dopo una semplice occhiata il
Drammaturgo avrebbe detto due paroline a Mr. Pearlman, e per me sarebbe stata
la fine: esclusa dal cast. Perch in realt non meritavo di essere l, e lo sapevo perfettamente.
Era come se lo sapessi da un pezzo. Era come se gi mi vedessi scendere
quelle scale. Tenevo in mano il copione e cercavo di leggere le battute che avevo sottolineato
in rosso, ed era come se non le avessi mai viste prima. L'unico pensiero
che avessi chiaro in mente era: Se non ce la faccio, se fallisco, devo morire. In questa
citt dev'essere facile morire, col gelo che c' d'inverno.
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9.
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Al Drammaturgo avrebbe dato un gran fastidio. Che tutti sapessero. Tranne
lui. Che tutti tranne lui conoscessero l'identit dell'Attrice Bionda scritturata
per fare la sua Magda in quella lettura.
S, un nome gliel'avevano detto. Un nome bofonchiato. Al telefono. Dal regista
nonch direttore artistico dell'Ensemble, Max Pearlman, che aveva detto,
con il suo solito tono impaziente e incalzante, che il Drammaturgo conosceva
tutti quelli del cast tranne forse l'attrice che fa Magda.  la prima volta che
lavora con l'Ensemble.  la prima volta che lavora a New York. Ha fatto cinema,
un paio di film. L'ho conosciuta qualche settimana fa,  venuta in ufficio
da me e mi ha detto che non ne poteva pi di Hollywood e che non vedeva
l'ora di imparare a recitare sul serio e che voleva venire a lavorare con noi all'Ensemble.
Pearlman aveva lasciato passare qualche secondo. Abituato al linguaggio
del teatro, dove le pause sono importanti come la punteggiatura per
uno scrittore. Se devo dire la verit, quella ragazza non  affatto male.
Il Drammaturgo, troppa roba in testa e con nelle viscere ancora il peso dell'umiliante
Sogno di Allora, non gli aveva chiesto di ripetere il nome dell'attrice
n di dirgli qualcosa di pi sulle sue esperienze. In fondo si trattava di una
semplice lettura al New York Ensemble of Theatre Artists, la compagnia con
cui il Drammaturgo lavorava ormai da vent'anni; non era n una lettura pubblica
n tantomeno una messa in scena. Il pubblico era costituito soltanto da
membri dell'Ensemble. Niente applausi. Perch mai il Drammaturgo avrebbe
dovuto chiedere al suo vecchio amico Pearlman, per il quale non nutriva grande
affetto ma di cui si fidava ciecamente per tutto ci che riguardasse il teatro,
di ripetere il nome di un'attrice sconosciuta? Soprattutto di un'attrice non di
New York? Per il Drammaturgo esisteva solo New York.
Troppa roba in testa! Uno sciame di zanzare, di pensieri minuscoli come zanzare
ma insistenti come zanzare, ronzava continuamente nella testa del Drammaturgo
sia quand'era sveglio sia, spesso, quando dormiva. E in molti sogni
continuava a lavorare. Lavoro, lavoro! Mai nessuna donna era riuscita a competere
col suo lavoro. Alcune gli avevano conquistato il corpo, ma nessuna l'anima.
Sua moglie, gelosa per tanti anni, non era pi gelosa. Il Drammaturgo l'aveva
notato a stento, cos come a stento aveva notato che si assentava spesso,
per far visita ai genitori. Nei suoi ossessivi sogni di lavoro, il Drammaturgo vedeva
le proprie dita battere sulla Olivetti portatile parole che per rimanevano
invisibili; cercava di cogliere dialoghi di insuperabile bellezza e intensit che
per si rivelavano suoni inarticolati. La sua vita era il lavoro, poich soltanto il
lavoro giustificava la sua esistenza; e ogni singola ora del giorno contribuiva - o
molto spesso mancava di contribuire - alla compiutezza del suo lavoro.
Il senso di colpa dell'America di met secolo. L'America consumista. L'America
tragica. Perch le misere toppe della Commedia possono ben poco davanti alle falle della Tragedia.
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10.
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Nel gelido sottotetto la lettura ebbe inizio. Al centro di una pedana sei attori
seduti su sedie pieghevoli disposte a semicerchio nella luce cruda di un paio di
lampadine. L'incessante sgocciolio proveniente da un bagno sul retro. Il fumo
sempre pi fitto delle sigarette, perch alcuni degli attori filmavano, cos come
buona parte della quarantina di persone che facevano da pubblico.
Dei sei attori, a parte i due pi anziani, veterani dell'Ensemble e dei lavori
del Drammaturgo, tutti erano visibilmente nervosi. Il Drammaturgo aveva fama
di essere molto critico e severo nei confronti degli attori, facilmente esasperato
dai loro limiti. Non cercate di capirmi troppo presto, era solito dire.
Il Drammaturgo era seduto in prima fila, a pochi metri dagli attori. Cominci
subito a fissare l'Attrice Bionda. Per tutta la lunga prima scena, durante
la quale l'Attrice Bionda nei panni di Magda non aveva battute, la fiss; ormai
l'aveva riconosciuta, e una vampa di rabbia gli arrossava le guance. Marilyn
Monroe? L, al New York Ensemble? Sotto l'egida di quell'opportunista
di Pearlman? Ecco dunque spiegato quel brusio di eccitazione tra gli spettatori
prima che avesse inizio la lettura; un'eccitazione che il Drammaturgo non aveva
osato immaginare potesse avere a che fare con lui. Ripensandoci, il Drammaturgo
ricord di aver letto di sfuggita qualche tempo prima un articolo di
Walter Winchell sulla misteriosa scomparsa dell'Attrice Bionda da Hollywood,
sulla sua clamorosa violazione di un contratto che ne prevedeva la
partecipazione a un nuovo film. Sotto la foto della Monroe che corredava l'articolo
c'era la didascalia TRASFERITA A NEW YORK CITY? Pi che un ritratto
quella foto pareva un logo pubblicitario - volto umano ridotto ai suoi tratti
salienti: le due languide pozze di colore degli occhi e il solco sensuale della
bocca atteggiata a una parodia di preghiera erotica.
La mia Magda. Lei?
Ma l'Attrice Bionda che teneva tra le mani tremanti il copione del Drammaturgo
non somigliava granch a Marilyn Monroe. Dopo i primi minuti di
curiosit, la presenza dell'Attrice Bionda aveva cessato di suscitare scalpore. I
membri dell'Ensemble erano attori e professionisti teatrali abituati alla fama.
Cos come al talento, e persino al genio. Il loro giudizio sarebbe stato imparziale e spassionato.
L'Attrice Bionda era seduta al centro del semicerchio, come se Pearlman ve
l'avesse collocata apposta per proteggerla. A differenza degli altri attori, pi
esperti di teatro, l'immobilit dell'Attrice Bionda era innaturale: teneva le spalle
troppo rigide e la testa, che sembrava leggermente pi grande del normale,
soprattutto data la sua struttura snella, china in avanti. Era nervosa, continuava
a leccarsi le labbra. Aveva gli occhi che luccicavano di lacrime trattenute. Il
suo viso era quello di una ragazzina, la pelle era terribilmente pallida, e le ombre
sotto gli occhi enfatizzate dalle luci crude. Indossava un maglioncino dal
quale la luce fredda delle lampadine aveva sciolto ogni colore, e pantaloni scuri
infilati in un paio di stivaletti alti fino alla caviglia. I capelli biondi erano
raccolti in una singola treccia ripiegata all'altezza del collo. Niente gioielli,
niente trucco. Impossibile riconoscerla. Non era nessuno. Il Drammaturgo sent
una fitta di rabbia all'idea che Pearlman avesse osato scritturare per il suo
dramma l'Attrice Bionda senza parlarne pi esplicitamente con lui. Per il suo
dramma! Un pezzo del suo cuore. E in ogni caso l'Attrice Bionda avrebbe finito
per attirare su di s tutta l'attenzione del pubblico.
Ma quando finalmente l'Attrice Bionda parl, con la voce di Magda, all'inizio
della seconda scena, lo fece in tono esitante e incerto, e fu immediatamente
chiaro che la sua voce era troppo piccola per quello spazio. Che non era un
teatro di posa di Hollywood: non c'erano microfoni, non c'era amplificazione,
non c'erano primi piani. La sua eccitazione, o il suo terrore, ipnotizzavano gli
spettatori come se anzich leggere stesse spogliandosi davanti a loro.  fuori
parte, pens il Drammaturgo. Non  la mia Magda. Era furioso con Pearlman,
che se ne stava addossato a una parete laterale masticando un sigaro spento e
guardando la scena con un'espressione di concentrazione estatica. Si  innamorato di lei. Quel bastardo.
Eppure era cos avvincente l'Attrice Bionda nei panni di Magda! Nella sua
voce, nell'incertezza stessa dei suoi gesti c'era un tremore da fiamma che induceva
a compatirla, a compatirla sia in quanto Magda, diciannovenne figlia di
immigrati ungheresi mandata a lavorare in una famiglia di ebrei nel New Jersey
dei primi anni Venti, sia in quanto Attrice Bionda, invenzione hollywoodiana
e maschera nazionale temerariamente disposta a misurarsi con un gruppo
di attori newyorkesi in un ambiente a lei spietatamente ignoto ed estraneo.
Mr. Pearlman? Mi scusi, p-potrei rifarla? Per f-favore.
La richiesta era vibrante di ingenuit e disperazione. La voce dell'Attrice
Bionda tremava. Persino il Drammaturgo, bench abituato alle pi incredibili
assurdit del mondo teatrale, trasal. Perch all'Ensemble nessun attore osava
mai interrompere una scena per rivolgersi a Pearlman o a chiunque altro; soltanto
il regista aveva l'autorit di interrompere, un'autorit che esercitava con
regale ritegno. Ma l'Attrice Bionda non sapeva niente di quel protocollo. I
suoi colleghi newyorkesi la osservarono come visitatori di uno zoo davanti a
una rara, splendida, primitiva specie di antenato scimmiesco, dotato di parola
eppure privo dell'intelligenza necessaria per parlare correttamente. In quell'improvviso
silenzio pieno di imbarazzo, l'Attrice Bionda guard Pearlman con
una smorfia di sorriso e un battito di ciglia che forse voleva essere seducente, e
disse di nuovo, con voce roca, gutturale: Posso farla meglio, lo so. Per favore!"
Un tono di disperazione tale che sembrava che a parlare fosse stata la stessa
Magda. Le spettatrici che avevano studiato recitazione con Pearlman e che incautamente
si erano innamorate di lui, e che in cambio si erano avventurate a
farsi amare da lui per quanto brevemente e sporadicamente, in quell'istante
sentirono non una furiosa rivalit nei confronti dell'Attrice Bionda bens una
solidariet fraterna, e provarono paura per lei, cos vulnerabile eppure cos avventatamente
esposta a un rimprovero pubblico; gli altri spettatori provarono
semplicemente imbarazzo. Pearlman si infil in bocca il sigaro e lo azzann fin
quasi a tranciarlo. Era chiaro (cos avrebbero detto tutti quanti!) che Pearlman
era sul punto di dire all'Attrice Bionda qualcosa di duro, di umiliante, sibilato
in quel suo tono gelido e secco, fulmineo come la lingua di un rettile. Invece Pearlman si limit a grugnire: Certo.
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11.
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Pearlman! Il Drammaturgo conosceva ormai da un quarto di secolo il controverso
fondatore del New York Ensemble of Theatre Artists, e in segreto lo aveva
sempre temuto. Perch Pearlman, quali che fossero gli entusiasmi del giorno,
della settimana o del mese, il suo rispetto pi profondo lo riservava a
drammaturghi morti e classici. Era stato lui a mettere in scena nella New
York del dopoguerra tutta una serie di produzioni scarne e politicizzate, da La
casa di Bernarda Alba di Federico Garcia Lorca a La vita  sogno di Calderon
de la Barca, da Il costruttore Solness a Quando noi morti ci destiamo di Ibsen;
Pearlman aveva non soltanto diretto ma anche tradotto Cechov, osando presentare
Cechov cos come il Drammaturgo stesso avrebbe desiderato, cio non
nei toni lugubri della tragedia bens in quelli di una commedia dolceamara. E
si sarebbe attribuito il merito di aver scoperto il Drammaturgo, bench appartenessero
entrambi alla stessa generazione e avessero lo stesso retroterra di immigrati ebrei tedeschi.
In un paio di interviste che al Drammaturgo continuavano a bruciare,
Pearlman aveva parlato del misterioso e mistico processo collaborativo del
teatro, nel quale talenti incompleti si combinano e, dopo prove inizialmente
maldestre che vanno sempre pi perfezionandosi secondo la darwiniana teoria
dell'evoluzione tramite la modificazione, creano capolavori unici. Come per
dire che senza lui non sarei mai stato capace di scrivere i miei drammi. Eppure
era vero: i primi lavori del Drammaturgo erano stati sviluppati proprio l all'Ensemble,
e Pearlman aveva diretto la prima messa in scena dell'opera pi
ambiziosa del Drammaturgo, quella che l'aveva reso famoso e per la quale il
suo nome sarebbe stato ricordato per sempre. Pearlman si dichiarava non rivale
bens fratello spirituale del Drammaturgo; si era congratulato con il Drammaturgo
per ogni singolo premio e onore che questi aveva ricevuto, pur non
lesinandogli osservazioni criptiche quali: Il genio  ci che resta quando muore la fama.
Tuttavia, e curiosamente, visto che era sempre stato un attore mediocre,
Pearlman brillava soprattutto come preparatore di attori. Il New York Ensemble
of Theatre Artists aveva acquisito una rinomanza internazionale grazie ai
seminari e ai corsi ristretti tenuti da Pearlman, laboratori aperti sia ai principianti,
purch dotati, sia agli attori professionisti. L'Ensemble era rapidamente
diventato un faro per quelle celebrit di Broadway o della televisione ansiose
di tornare alle proprie radici ovvero di dotarsi di radici. La sede dell'Ensemble,
in un derelitto stabile del centro di New York, era diventata un rifugio, non
molto diverso da un ritiro religioso. L'incontro con Pearlman aveva cambiato
la vita di molti attori e rinverdito la loro carriera, anche se non sempre dal
punto di vista commerciale. Pearlman prometteva: Qui nel mio teatro un "attore
di successo" pu fare tranquillamente fiasco. Pu finire col muso o col culo per terra senza che neanche il critico pi agguerrito ci faccia caso. Un "attore
di successo" pu confessare di non sapere un cazzo del suo mestiere. Pu ricominciare
da zero. Pu avere dodici anni, quattro anni. Pu essere un neonato.
Se non sai andare a quattro zampe, amico mio, non puoi camminare. Se
non sai camminare, non puoi correre. Se non sai correre, non puoi volare. Bisogna
cominciare dalle basi. Lo scopo del teatro  di spezzare i cuori. Non di
divertire. Per divertire la gente ci sono i giornali popolari e la televisione. Lo
scopo del teatro  di trasformare gli spettatori. Se non si  capaci di trasformare
gli spettatori allora  meglio rinunciare. Lo scopo del teatro - Aristotele 
stato il primo a dirlo, e l'ha detto meglio di chiunque altro -  di scatenare
nello spettatore un'emozione profonda, e attraverso quest'emozione di provocare
una catarsi dell'anima. Se non c' catarsi non c' teatro. Qui all'Ensemble
non coccoliamo gli attori, per li rispettiamo. Li rispettiamo se sono capaci di
cacare sangue. Se venite qui con la speranza di spremere un paio di elogi a
quelle teste di cazzo dei critici avete sbagliato posto. Ai miei attori io non chiedo
molto, chiedo soltanto che siano disposti a ricominciare da zero. Secondo
Pearlman il vero genio della scena era quello che, come Nijinski, esprimeva il
massimo del proprio talento nell'adolescenza ed era destinato a un declino altrettanto precoce.
Il vero attore, sosteneva Pearlman, continua a crescere fino al giorno in
cui muore. La morte  soltanto l'ultima scena dell'ultimo atto. Noi siamo in prova!
Il Drammaturgo, roso dall'insicurezza e vittima di una vanit di tipo assai
diverso rispetto a quella di Pearlman, non poteva non ammirare quell'uomo.
Che energia! Che formidabile sicurezza! In Pearlman il Drammaturgo vedeva
una specie di torero. Pearlman era bassino, s e no un metro e settanta; era un
dandy anche se non era n bello n elegante n raffinato; aveva una pelle vizza
che emanava un lezzo ferino; si imbrillantinava ossessivamente i pochi capelli
rimastigli, cercando di nascondere la calvizie stranamente rubizza; poco pi
che quarantenne, aveva deciso di farsi incapsulare gli incisivi marci di nicotina,
sicch adesso aveva un sorriso abbacinante come un riflettore. In un'epoca
in cui non esistevano ancora norme sindacali per la categoria, Pearlman era
noto per trattenere gli attori in lunghe sedute di prova che duravano ben oltre
la mezzanotte; eppure veniva ammirato, o quantomeno rispettato, perch non
pretendeva dagli altri niente pi di quanto pretendesse da se stesso. Lavorava
dalle dodici alle quindici ore al giorno. Ammetteva tranquillamente di essere
nevrotico; si vantava di essere moderatamente psicotico. Si era sposato tre
volte e aveva cinque figli; aveva avuto un gran numero di relazioni, comprese
alcune (cos si diceva in giro) con giovani attori; era attratto dalla scintilla interna
ed era del tutto indifferente all'aspetto fisico. (Sicch, nelle varie interviste
concesse sull'argomento, avrebbe sostenuto che il proprio interesse nei confronti
dell'Attrice Bionda non era dovuto alla sua bellezza bens al suo dono
spirituale.) Molti dei lodatissimi attori di Pearlman avevano facce che si sarebbero
potute eufemisticamente definire particolari; unico tra i registi teatrali
americani, Pearlman osava scritturare uomini e donne di taglia decisamente
fuori dal normale, purch li ritenesse dotati; si era guadagnato una certa
ammirazione, ma perlopi un certo sarcasmo, per aver affidato a una cavallona
di un metro e novanta la parte di Hedda Gabler in un allestimento dell'opera
di Ibsen - Perch per me Hedda  l'Amazzone solitaria in un mondo
di maschi pigmei. Pearlman poteva essere ridicolizzato, certo, per Pearlman non sbagliava mai.
 vero. Gli devo molto. Ma non tutto.
Il Drammaturgo era un uomo alto e allampanato. Aveva modi riservati e
guardinghi, occhi timidi e bocca poco incline al sorriso. Nel mondo teatrale
newyorkese il Drammaturgo non era un personaggio bens un cittadino.
Era un gran lavoratore, e una persona integra e responsabile. Magari non era
tanto poeta (come il suo rivale Tennessee Williams) quanto artigiano. Una delle
sue poche eccentricit era quella di partecipare alle prove in camicia bianca
e cravatta, quasi si trattasse non di un lavoro artistico bens di un impiego
qualunque, come quello di suo padre dietro il bancone del negozio di Rahway.
All'opposto, Max Pearlman era basso e grassoccio e ciarliero, sempre ingolfato
in maglioni cascanti e pantaloni senza cinta, con in testa un berretto da pescatore
greco o un borsalino piantato di sghimbescio oppure, in inverno, un bizzarro
colbacco di astrakan che aggiungeva parecchi centimetri alla sua statura.
Laddove il Drammaturgo era solito fornire agli attori pagine di appunti meticolosi
ed esaustivi sia per le prove sia per le successive letture, Pearlman preferiva
prodursi in monologhi interminabili, affascinando e in egual misura estenuando
gli astanti. Laddove il Drammaturgo aveva una faccia austera da busto
romano, lunga e scavata ma che nondimeno molte donne trovavano bella,
Pearlman aveva una faccia che neppure le sue numerose fidanzate riuscivano a
definire bella, gonfia com'era, e flaccida, e col naso a patata. Ma che occhi
profondi e vispi! Laddove il Drammaturgo rideva piano e con l'aria di un ragazzino
colto dalla ridarella in un luogo (scuola, sinagoga?) dove ridere fosse
vietato, Pearlman rideva con gusto, quasi che per lui ridere fosse qualcosa di salutare come un bello starnuto.
La risata di Pearlman! La si sentiva da una
stanza all'altra. La si sentiva persino dalla strada. Gli attori adoravano
Pearlman perch rideva alle loro battute comiche pur avendole sentite
dozzine di volte; durante le rappresentazioni, Pearlman aveva l'abitudine di assistere rimanendo
in piedi in fondo al teatro fino alla fine, e, come tutti i registi ispirati
e monomaniacali, era talmente preso dall'interpretazione degli attori che la
sua faccia e il suo corpo vibravano all'unisono coi loro, e al momento giusto
scoppiava in risate sonore, le risate pi sonore e contagiose di tutta la sala.
Pearlman parlava del Teatro come si potrebbe parlare di Dio. O di qualcosa di
pi, poich il teatro  vivo e partecipe. Voi dovete morire per il teatro! Per il vostro
talento. Dovete cacare sangue! Essere duri con voi stessi. L sulla scena 
questione di vita e di morte, amici miei. E se non  vita e morte, allora  niente.
Era quello che adoravo in lui. La sua capacit di arrivare dritto al...
Per ha approfittato di te, no? Come donna.
Come donna? Sai quanto me ne frega, di me come donna! Non me ne  mai
fregato niente... Qui a New York io ci sono venuta per imparare a recitare.
Mi spieghi perch di tutta quest'importanza a Pearlman? Nelle interviste continui
ad amplificare il ruolo che ha avuto nella tua vita.  lui si crogiola. Per lui  tutta pubblicit.
Per  vero... no?
L'unica cosa vera  che tu vuoi semplicemente distogliere l'attenzione da te stessa.
Tipico delle donne. Rinunciare a s in favore di qualche maschio arrogante.
Anche perch, tesoro, quando sei arrivata qui a New York sapevi gi recitare.
Davvero? Macch.
E invece s. E ti garantisco che questa tua smania di equivocare su te stessa  veramente insopportabile.
Di equivocare su me stessa? Oddio...
Quando sei arrivata qui a New York eri gi un'ottima attrice. E di sicuro non  stato lui a crearti.
Vero. Perch sei stato tu.
No, n io n lui. Non ti ha creata nessuno. Tu sei sempre stata te stessa.
Be', in effetti... qualcosina la sapevo fare. Quando lavoravo nel cinema. Anche
perch leggevo Stanislavskij. E il diario di, di... Nijinski.
Nijinski.
Nijinski. Per era come se non sapessi quello che sapevo. Nella pratica. Era solo...
quello che succedeva quando mi trovavo a recitare. A improvvisare. Come
quando freghi un fiammifero...
Lascia perdere. Tu sapevi recitare sin dall'inizio.
Ma perch ti arrabbi, Daddy? Non ti capisco.
Tesoro, io sto solo cercando di dire che tu sei nata col dono di saper recitare. Col
genio dell'attrice. Tu non hai bisogno di teoria. Non pensare a Stanislavskij! A
Nijinski! E soprattutto a lui.
Io a lui non ci penso mai.
Con quella sua fissazione di "plasmarti... i tuoi pensieri, il tuo talento... Altroch
plasmare!- come due enormi pollici che per plasmare una farfalla finiscono
per spappolarle le ali.
Ehi, ma io non sono una farfalla. Senti qua che muscoli... Qui, la gamba,
senti? Io sono una ballerina, altro che farfalla.
Teorie del cazzo per i cazzoni come lui, gente che non sa n recitare n scrivere.
Bacino-bacino? Su, Daddy, di.
Aspetta un attimo. Guarda che io e Mr. Pearlman non siamo stati proprio amanti.
Che significa quel proprio?
Significa che magari c' scappato qualcosa, ma niente di... Daddy, non guardarmi
cos che mi metti paura.
Cosa ti ha fatto?
Niente, perch?
Ti ha... toccato?
Be', suppongo di s. In che senso?
Nel senso di come gli uomini toccano le donne.
Mmmmmm! Cos?
Forse cos?... Cos?
Daddy, te l'ho gi detto. Io e Mr. Pearlman non abbiamo mai fatto niente di serio.
Cio...
Cio te l'ho detto, magari qualcosa ce scappato... tipo una volta in ufficio da
lui... ma era una specie di regalo, per dimostrargli la mia gratitudine... capisci?
Quando ha accettato di vedermi. Era scettico, diceva. Perch una famosa attrice
di Hollywood dovrebbe voler studiare in questo teatro? Lui pensava che cercassi
di farmi un po' di pubblicit... tipo che avendo chiuso col cinema volessi rifarmi
un'immagine, no? E mi ha fatto un sacco di domande. Era molto scettico, e lo capisco
perfettamente. Cio, era ovvio che per lui Marilyn Monroe non poteva essere
reale, no?
Che domande ti ha fatto?
Be'... tipo qual era la mia motivazione.
Che era?
Che era... di non morire.
Cosa?
Di non morire. Di continuare...
 terribile quando parli cos. Mi spezzi il cuore.
Oh, Daddy. Scusami, non volevo.
Sicch avete fatto l'amore. Quante volte?
Non era a-amore! Non lo so. Daddy, quando fai cos mi fai star male. Sei arrabbiato
con me, vero?
Tesoro, io non sono arrabbiato con te. Sto solo cercando di capire.
Capire cosa? A quell'epoca non ti conoscevo. E avevo... divorziato.
Dove vi vedevate tu e Pearlman? Spero non in quel suo ufficio puzzolente.
Be', in genere era proprio nel suo ufficio. Tardi, dopo il corso. Pensavo... be', ero lusingata.
Tutti quei libri! Ce n'erano alcuni col titolo in tedesco! E anche in russo. C'era
uno fatto da Mr. Pearlman insieme a Eugene O'Neill. E quegli attori straordinari:
Marlon Brando, Rad Steiger... E c'era anche un libro che avevo letto, Schopenhauer,
solo che il suo era in tedesco. Ricordo che lo presi dallo scaffale e cercai di leggere qualche
riga. Poi dissi: Schopenhauer riesco a leggerlo meglio quando scrive in inglese. 
E Pearlman cosa disse?
Mi disse come dovevo pronunciarlo. Schopenhauer. Non credeva che l'avessi letto
davvero. N in inglese n in tedesco. E invece l'ho letto, sai? Me l'aveva regalato
un mio amico fotografo. Questa  la verit del mondo, Il mondo come volont e
rappresentazione.  Ricordo che lo divoravo, anche se mi metteva tristezza.
Pearlman dice sempre di essere rimasto folgorato. Per come sei davvero.
Cio... Che significa, come sono davvero?
Te stessa e basta.
Per non  sufficiente, no?
Altroch se lo .
No. Non  mai sufficiente.
Perch? Cosa vuoi dire?
Lo sai anche tu cosa voglio dire. Se tu sei uno scrittore  perch essere te stesso e
basta non ti  sufficiente. Ecco, se io ho bisogno di essere un'attrice  perch essere solo me stessa non  sufficiente. Ehi, non  che poi vai a raccontarlo in giro, vero?
Raccontare di te? Tesoro, una cosa del genere non la farei mai e poi mai. Sarebbe
come scuoiarmi della mia stessa pelle.
E neanche per iscritto, vero Daddy?
Certo che no!
E insomma... con Mr. Pearlman...  successo cos... come succedono le cose... 
stato come un regalo che gli ho fatto per ringraziarlo. Cio, un regalo che gli ha
fatto Marilyn Monroe. Soltanto pochi istanti di Marilyn.
Cio hai lasciato che lui facesse l'amore con Marilyn Monroe.
S, in un certo senso... Buon Dio, se venisse a saperlo diventerebbe una furia!
Perch te ne ho parlato.
E precisamente cosa ti avrebbe fatto?
Be'... mi ha dato dei baci. Qua e l.
E tu eri vestita o spogliata?
Vestita, perlopi. Non lo so.
E lui?
Non lo so, Daddy. Non guardavo.
E tu hai avuto una... reazione sessuale?
Credo di no. Non ne ho mai... in genere. Tranne con le persone che amo. Come te.
Lasciami fuori da questa storia! Stiamo parlando di te e di quel porco.
Non era un porco! Era semplicemente un uomo.
Un uomo come tanti, eh?
Un uomo come i tanti uomini di Marilyn.
Mi spiace, davvero.  che questa storia fra te e lui non riesco proprio a digerirla.
Ecco, adesso ricordo! Pensavo a Magda... la Magda del tuo dramma. Il regalo
che mi avrebbe fatto Mr. Pearlman. Permettermi di leggere un tuo nuovo dramma...
insieme a dei veri attori di teatro. Il regalo che mi avresti fatto tu.
Io? Pearlman ti ha scritturato senza dirmi niente. Per le sue regie gli attori li
sceglieva sempre da solo. Senza consultarsi con me.
Lo so, non ti aveva detto di me! E io ero terrorizzata... pensavo che mi avresti
fatta cacciare. Ti ammiravo cos tanto...
Ricordo che Pearlman mi disse: Fidati. Ho trovato la tua Magda. 
E tu ti fidasti?
S.
Buon Dio, perch non riesco mai a ricordarmi bene le cose?  come se il cervello
si bloccasse sul ruolo che sto interpretando, e mi ritrovo... come se fossi in due posti
nello stesso momento. Insieme ad altre persone ma al tempo stesso... da sola. Ecco
perch mi piace recitare. Perch anche quando sono da sola non lo sono.
Tu non reciti. Il tuo  un talento naturale. A te non serve la tecnica.  proprio come
dicevi tu,  come quando sfreghi un fiammifero. Una fiammata improvvisa...
Per leggere mi piace enormemente, Daddy! A scuola avevo sempre ottimi voti.
Mi piace... pensare.  come parlare con qualcuno. Pensa che a Hollywood, sul set,
dovevo leggere di nascosto... L erano tutti convinti che fossi strana.
Tu non sei strana. Solo che spesso hai una gran confusione in testa. E ti lasci influenzare facilmente.
Soltanto dalle persone di cui mi fido.
In quel suo ufficio puzzolente ci sono stato chiss quante volte. Che schifo. E
quel divano sudicio... E quell'orribile puzza di brillantina e sigaro e carne muffita...
Pearlman razzola nello squallore.  una persona squallida che adora lo
squallore. E invece per quegli imbecilli di Broadway  una specie di cavaliere senza
macchia. Integerrimo. Incorruttibile.
Credevo che voi due foste a-amici.
Pensa che nel 1953, quando ci convocarono quelli dell'HUAC, lui si prese un
costosissimo avvocato di Harvard. Non un ebreo. Io invece mi affidai a un mio
amico di qua, uno di Manhattan. L'avvocato dei comunisti lo chiamavano...
Io ero l'idealista. Pearlman il realista. C' mancato un pelo che finissi in galera.
Povero il mio Daddy! Ma non devi preoccuparti, adesso siamo nel 1956. Siamo pi maturi.
E lui? Lui l'ha avuta una reazione sessuale?
Perch non glielo chiedi? Siete amici di lunga data, no?
Pearlman non  mio amico.  geloso di me, lo  stato sin dall'inizio.
Credevo che ti avesse lanciato lui.
Nel senso che senza di lui non sarei diventato quello che sono?  questo che dice
di me? Stronzate.
Io non so cosa dice di te, Mr. Pearlman. In fondo non  che lo conosca cos bene.
Qui a New York ha centinaia di amici... tu e loro lo conoscerete sicuramente meglio di me.
In questo periodo vi state vedendo?
Cosa ? Oh, Daddy.
Tu e lui, quando siete insieme... lui ti guarda. L'ho notato. E tu guardi lui.
Davvero?
Con quello sguardo.
Quale sguardo?
Quello di Marilyn.
Macch. Sar perch sono nervosa.
Meglio che tu non me lo dica, tesoro. Mi farebbe troppo male.
Che non ti dica... cosa?
Quante volte... tu e lui.
Daddy, non lo so. In testa non ho mica una calcolatrice.
Avevi bisogno di mostrargli la tua gratitudine.
Pensi anche tu che sia questo? Secondo me  proprio cos.
Prima che tu e io ci conoscessimo.
Certo! Molto prima.
E quante volte l'avete fatto? Cinque, sei? Venti? Cinquanta?
Che abbiamo fatto cosa?
Sai benissimo cosa.
Be'... quattro o cinque volte. Per era Magda. Io non cero.
 sposato.
Mi pare di s.
Cavolo. Anch'io lo ero. No?
Sei mai venuta? ,
Eh?
Hai mai avuto un orgasmo? Con lui?
Se ho mai... oddio. Daddy, a quell'epoca non ti conoscevo. Cio, ti conoscevo di
nome, non come persona reale. Conoscevo i tuoi lavori. E ti ammiravo.
Hai mai avuto un orgasmo con Pearlman, mentre lui ti baciava?
Oh, Daddy, ammettiamo anche che ce l'abbia avuto... era solo perch faceva
parte della scena, capisci? E poi la scena  finita.
Sei arrabbiato con me? Non mi ami.
S che ti amo.
Non  vero! Tu non ami me.
E invece ti amo. Solo che vorrei salvarti da te stessa. Da questo tuo continuo sottovalutarti.
Oh, ma io sono gi salva. La mia nuova vita con te... Oh, Daddy, mi prometti
che non scriverai mai di me? Di noi due che ci diciamo queste cose? Neanche dopo
che... quando avrai smesso di amarmi?
Tesoro, queste cose non devi neanche pensarle. Dovresti averlo capito da un pezzo che io ti amer sempre.
...
.
...
12.
...
.
...
Quel dramma che era la sua vita. E invece l'Attrice Bionda, leggendo il testo
con quella vocetta trafelata e piena di passione, stava entrando nel suo dramma
ed entrando nella sua vita. L'Attrice Bionda aveva trasferito su Magda il
proprio terrore, e l'aveva resa viva.
Quando Magda parlava con i genitori di Isaac farfugliava e balbettava, e
quel suo filo di voce era quasi impercettibile, e ci si sentiva a disagio per lei,
convinti che l'Attrice Bionda non fosse all'altezza del testo e che nel giro di
qualche minuto si sarebbe arresa; poi, nella scena successiva, quando Magda
parlava con maggior sicurezza, ci si rendeva conto che l'Attrice Bionda aveva
recitato, e che era proprio quello il dono dell'attore di genio - mimetizzarsi
in una vita cos intensamente da viverla visceralmente, come la vita. Nelle scene
con Isaac, Magda si ravvivava, diventava quasi esuberante; e, cosa rarissima
in quell'angusta sala prove, come generalmente in tutte le produzioni dell'Ensemble,
dall'Attrice Bionda si liberava un'improvvisa energia sessuale, che
prendeva alla sprovvista sia il pubblico sia gli altri attori. Soprattutto Isaac. Il
giovane attore che interpretava Isaac, molto apprezzato dal Drammaturgo, un
bel ragazzo pieno di talento, pelle olivastra e spessi occhiali da studioso delle
Scritture, all'inizio ebbe difficolt a reggere il gioco della Magda dell'Attrice
Bionda; poi si riprese rapidamente, e fu imbarazzato come lo sarebbe stato
Isaac ma anche eccitato come lo sarebbe stato in quella situazione un adolescente.
Si avvertiva l'elettricit che si scatenava tra i due: la solida contadinotta
ungherese quasi priva di istruzione e il giovane ebreo istruito e in procinto di
partire per l'universit grazie a una borsa di studio.
Il pubblico cominci a rilassarsi, e a ridere, perch la scena era soffusa di una
tenera comicit con cui il Drammaturgo, noto per la sua seriosit, non si era mai
cimentato prima di allora. La scena si concluse con la risata d'oro di Magda.
Anche il Drammaturgo rise, una risata stranita e sorpresa. Aveva smesso di
prendere appunti sul copione. Sembrava che quel testo, il suo testo, stessero
strappandoglielo di mano. Quella Magda, la Magda dell'Attrice Bionda, stava
portandolo in una direzione che non era quella decisa da lui. O invece lo era?
La lettura prosegu per tutti e tre gli atti del dramma, trasportando con rapidi
sbalzi scenici Isaac e Magda nell'et adulta e in vite completamente separate.
Il Drammaturgo pens - che strano! eppure perfetto! come la tarchiata e
biondissima ragazzotta ungherese dei suoi ricordi venisse rimpiazzata da quell'emotivamente
fragile Magda dai capelli color platino e dagli occhi blu. Una
Magda talmente inerme e vulnerabile da sembrare sempre sul punto di andare
in pezzi. Sul punto di esser fatta a pezzi. Isaac e i suoi genitori, ebrei piccolo
borghesi del New Jersey, facoltosi e benestanti in confronto al retroterra di miseria
di Magda, non risultavano comprensivi quanto li aveva immaginati il
Drammaturgo. E la trama fiabesca che il Drammaturgo aveva inventato per
esprimere la distanza tra il mondo di Isaac e quello di Magda - Magda resta
incinta di Isaac; Magda nasconde la propria gravidanza a Isaac e ai suoi genitori;
Isaac parte per l'universit; Magda sposa un allevatore e partorisce il figlio
di Isaac, cui seguiranno altri figli; Isaac diventa scrittore e raggiunge il successo
non ancora trentenne; Isaac e Magda si incontrano periodicamente, l'ultima
volta in occasione del funerale del padre di Isaac; Isaac, nonostante la tanto
decantata intelligenza, non sapr mai ci che il pubblico sa, ci che Magda gli
ha tenuto nascosto - quella trama adesso gli sembrava lacunosa, deludente.
L'ultima battuta del dramma tocca a Isaac, ritto davanti alla tomba del padre,
con Magda che lo guarda dall'altra parte della fossa. Magda, io ti ricorder
sempre. Le due sagome si immobilizzano, le luci si abbassano e si spengono.
Un finale che gli era parso perfetto e che adesso invece trovava inadeguato,
fuorviante, giacch che importanza poteva mai avere la promessa di
Isaac di ricordarla per sempre? Quale sarebbe stato il destino di Magda? Quali
erano le sue ultime parole?
La lettura ebbe termine. Era stata un'esperienza emotivamente intensa per
tutti. A dispetto del protocollo dell'Ensemble in quelle occasioni informali,
buona parte del pubblico applaud. Alcuni applaudivano in piedi. Altri si avvicinavano
al Drammaturgo per complimentarsi. Che assurdit! Il Drammaturgo
si era tolto gli occhiali e si asciugava gli occhi con la manica della camicia,
stordito, confuso, sorridente, colto dal panico.  un fiasco. Perch applaudono?
Per prendermi in giro? Senza gli occhiali il Drammaturgo vedeva il locale come
un unico vortice di luci pulsanti e di movimenti sfocati e di buio. Non distingueva
pi i volti, non riusciva a riconoscere nessuno.
Sent Pearlman pronunciare il suo nome. Si volt verso l'uscita. Doveva
scappare! Bofonchi qualche parola di ringraziamento, o di scuse. Non aveva
pi la forza di parlare. Neanche per ringraziare gli attori. Neanche per ringraziare lei.
Scapp. Fuori dalla sala prove, gi per le ripide rampe di scale. Sulla 51
Street si scontr con una muraglia di gelo opprimente. Scapp verso la Eleventh
Avenue per prendere la metropolitana. Doveva scappare! Doveva arrivare
a casa. O da qualsiasi altra parte, dove nessuno conoscesse il suo nome.
Per la amavo. Il ricordo di lei. La mia Magda!
...
.
...
13.
...
.
...
Scappasti via da me! Quando io gi ti amavo.
Quand'ero venuta da cos lontano, per te.
Quando la mia vita era gi tua. Se la volevi.
Perci come potevo fidarmi di te? Eppure ti amavo.
E gi allora cominciai a odiarti.
...
.
...
14.
...
.
...
L'indomani decisero di andare a bere qualcosa insieme. Di sera, in un bar tra
la West 70th e la Broadway. Su suggerimento dell'Attrice Bionda.
Lui lo sapeva! Un uomo sposato. Tuttavia un uomo non felicemente sposato,
da anni. E che gi (si vergognava a pensarlo, eppure era proprio cos) aveva
cominciato a innamorarsi di lei. La mia Magda.
Si era ripreso dallo shock del giorno prima. Con tono distaccato le disse:
Questo dramma.  diventato troppo importante per me.  diventato la mia
vita. E questo, per un artista,  fatale.
L'Attrice Bionda ascoltava con attenzione. L'espressione del suo viso era seria.
Il sorriso abbacinante se lo teneva in serbo per il momento opportuno?
Era l per dare conforto al Drammaturgo depresso. Era la bionda promessa di
un conforto infinito. Per quell'uomo era sposato, era un maturo uomo sposato.
Un relitto d'uomo! Capelli ormai radi, negli occhi uno sguardo pesto,
guance solcate da rughe profonde. Il suo inconfessabile segreto: Magda non
aveva mai carezzato quelle guance. Magda non lo aveva mai baciato. Magda
non lo aveva mai toccato. Tantomeno Magda lo aveva sedotto. Quando la diciassettenne
Magda, quel biondo concentrato di vigoria e vitalit, era arrivata
in casa dei suoi per lavorare come domestica, lui aveva appena compiuto dodici
anni; quando era partito per l'universit, Magda era gi andata via da casa
loro, si era sposata e si era trasferita altrove. Quella della biondissima ragazza
talmente diversa da lui e dalla sua gente da sembrare di un altro pianeta era
stata tutta e solo una fantasia adolescenziale del Drammaturgo. Adesso, pi di
trent'anni dopo, la Magda incarnata dall'Attrice Bionda era seduta davanti
a lui in un spar di un bar di Manhattan, e gli diceva con tono sinceramente
appassionato: Non dovresti dire queste cose!  un testo straordinario. Non
hai visto che alcuni spettatori piangevano? Per me  giustissimo che questo
dramma sia la tua vita, altrimenti non potresti amarlo come lo ami. Anche se
rischia di ucciderti... L'Attrice Bionda tacque. Aveva parlato troppo! Al
Drammaturgo sembrava di vedere la sua mente lavorare freneticamente. Chiedendosi
se per caso non fosse anche lui uno di quegli uomini che non sopportano
quando le donne dicono cose intelligenti. O anche semplicemente quando parlano.
Il Drammaturgo disse: Il problema  che adesso non credo che riuscir pi
a finirlo. Alcune di quelle scene le ho scritte un quarto di secolo fa. Quasi prima
che tu nascessi. Lo disse senza alcuna enfasi particolare, e certamente senza
biasimo. Tuttavia l'Attrice Bionda sembrava cos assurdamente giovane. E i suoi
modi, la sua naturalezza, il suo slancio, quasi infantili. Affinch il mondo non la
ferisca come altrimenti farebbe. Il Drammaturgo calcol di essere vent'anni pi
anziano di quella ragazza, e di dimostrarli tutti. Per me Magda  un personaggio
molto ben definito, vivido, ma credo che per il pubblico sia inconsistente.
E poi c' Isaac, che ovviamente  troppo ricalcato su di me. Anche se soltanto
su una minima parte di me.  roba troppo autobiografica. E i genitori... Il
Drammaturgo si sfreg gli occhi, che gli bruciavano da morire. Quella notte
non aveva dormito granch. Era sopraffatto dall'emozione di quell'impresa folle
e infinita, e dall'ancor pi straziante emozione per i recenti successi.
Io sono privo di talento, io non ho nessun dono. Ho soltanto l'ansimante zelo
del cavallo da tiro. Ma a lungo andare anche i cavalli da tiro si stancano.
Alla fine della lettura, quando si era alzato in piedi per scappare via, aveva
visto come gli ansiosi occhi dell'Attrice Bionda avevano agganciato i suoi.
Avrebbe voluto gridare, a lei e a tutti gli altri: Lasciatemi in pace! Ormai  troppo tardi.
L'Attrice Bionda stava dicendo, esitante: Avrei un paio di idee su Magda, sai? Pensi che potrebbero interessarti?
Idee? Un'attrice?
Il Drammaturgo rise. Una risata tesa, ma non certo sarcastica.
Il Drammaturgo non avrebbe voluto quell'incontro. N tantomeno l'avrebbe
voluto cos romantico, nella penombra di quel spar sprofondato nell'atmosfera
fumosa di un bar, con tutta quell'eccitazione e quella tensione su entrambi
i fronti. E l'orchestrina jazz che suonava Mood Indigo. Esprimendo
esattamente l'umore del Drammaturgo. Sua moglie gli aveva telefonato da
Miami mentre lui si preparava a uscire per l'appuntamento con l'Attrice Bionda,
i capelli ancora bagnati per la doccia e le mascelle piacevolmente formicolanti
per la barba appena fatta, e il Drammaturgo, fremente, aveva risposto
aspettandosi... cosa? Che fosse l'Attrice Bionda che annullava l'appuntamento?
Pur avendolo preso lei stessa, poche ore prima? Poi aveva sentito crepitare
nel ricevitore la voce della moglie. Talmente lontana che quasi non l'aveva riconosciuta.
E d'altronde cos'aveva a che fare con lui quella voce perennemente velata di rimprovero?
L'Attrice Bionda aveva i capelli ancora raccolti a treccia, una singola treccia
che le arrivava fino al collo. Sui giornali e nei manifesti dei film non l'aveva
mai vista coi capelli a treccia. Sicch quella era Magda! La Magda di lei. L'altra,
la sua, aveva i capelli molto pi lunghi, e li portava s raccolti a treccia, ma
una treccia di foggia antica, avvolta intorno alla testa come una corona, una
moda antiquata che la faceva sembrare pi vecchia della sua et, e assai pi
compassata. I capelli della sua Magda erano ruvidi come la criniera di un cavallo.
Quest'altra Magda, invece, aveva capelli finissimi, di un biondo sintetico
e zuccheroso come quello delle bambole; per un uomo era quasi irresistibile la
tentazione di affondare il viso in quella chioma, e di affondare il viso nel collo
di quella donna, e di stringerla forte, e di... proteggerla? Ma da chi? Da lui
stesso? Sembrava cos vulnerabile, cos facile da ferire. Rischiando di farsi rimproverare
dal Drammaturgo. Cos come il giorno prima aveva rischiato di farsi
rimproverare pubblicamente da Pearlman. Il Drammaturgo aveva sentito dire
che a New York l'Attrice Bionda girava quasi sempre da sola, un atteggiamento
che veniva considerato eccentrico, se non pericoloso. Tuttavia, quando
indossava abiti sobri e occhiali da sole, e si nascondeva i capelli sotto un foulard
o un cappello, non era facile da riconoscere l'Attrice Bionda. Quella sera
si era messa un golfino di angora blu, un paio di pantaloni chiari, e scarpe col
tacco basso, un feltro da uomo, con la tesa piegata, proteggeva buona parte del
suo viso dagli sguardi indiscreti degli sconosciuti. Quando era entrata in quel
locale affollato, il Drammaturgo, seduto in un spar in fondo al locale, l'aveva
notata nell'istante stesso in cui lei aveva individuato lui, e gli aveva sorriso,
e si era sfilata gli occhiali da sole e li aveva riposti nella borsa.
Il feltro se l'era tolto solo dopo che il cameriere aveva preso le ordinazioni.
La sua espressione era allegra, fiduciosa. Quella ragazza bionda era davvero
Marilyn Monroe? O invece, come una sorella pi giovane e meno esperta, la
sua era soltanto una somiglianza con la famosa/famigerata attrice di Hollywood?
Una volta conosciutala meglio, il Drammaturgo si sarebbe sorpreso vedendo
come l'Attrice Bionda riuscisse quasi sempre a non farsi riconoscere se non
voleva essere riconosciuta, perch Marilyn Monroe era soltanto uno dei suoi
ruoli, e non certo quello che la impegnava di pi.
Mentre invece lui, il Drammaturgo, era sempre e per sempre se stesso.
No, quell'incontro il Drammaturgo non lo avrebbe voluto. Non si sarebbe
fatto dare il numero di telefono dell'Attrice Bionda, cos come lei s'era fatta
dare il suo e l'aveva chiamato. Il Drammaturgo sapeva del matrimonio con
l'Ex-Atleta. Tutto il mondo lo sapeva, o quantomeno ne sapeva l'essenziale.
Un matrimonio da favola durato meno di un anno, il cui fallimento era stato
ghiottamente registrato dalla stampa di tutto il paese. Il Drammaturgo ricordava
di aver visto su un giornale una foto straordinaria, scattata dal tetto di un
edificio, una scena di massa a Tokyo, con migliaia di fans che gremivano una
piazza nella speranza di cogliere anche solo di sfuggita il balenare dell'Attrice
Bionda. Non avrebbe mai immaginato che i giapponesi sapessero chi era Marilyn
Monroe, o che gliene importasse qualcosa. Era forse la testimonianza di
qualche nuovo squallido sviluppo nella storia dell'umanit? La pubblica isteria
davanti a qualcuno noto per essere famoso? Marx aveva egregiamente denunciato
la religione come oppio dei popoli, e adesso quell'oppio era diventato la
Fama; con la differenza che la Chiesa della Fama non prometteva neppure la
lusinga della salvezza, il paradiso. Il suo pantheon di santi era una galleria di specchi deformanti.
L'Attrice Bionda sorrise, timidamente. Era proprio carina! Una leggiadria
tutta americana, da spezzare il cuore. E quanta passione nel suo dire al Drammaturgo
che ammirava i suoi lavori. Che per lei era un onore conoscerlo e
avere avuto la possibilit di leggere la parte di Magda. I lavori che aveva visto a
Los Angeles. I lavori che aveva letto. Il Drammaturgo era lusingato ma a disagio.
Lusingato, comunque. Bevendo scotch e ascoltando. Quando era entrato
nel locale, il suo riflesso era passato sui lunghi specchi appesi alle pareti come
uno spettro smisurato. Una figura piena di dignit ma con nel volto qualcosa
di sofferto, straziato. Dinoccolato e curvo. Nato nel New Jersey, e bench avesse
passato buona parte della propria esistenza nell'area di New York City, il
Drammaturgo aveva qualcosa dell'americano del West. Sembrava un uomo
senza famiglia, un uomo senza genitori. Era un uomo non pi giovane, con la
faccia squadrata, le guance incavate, e una stempiatura assai pronunciata, e i
modi circospetti. I suoi sorrisi erano sempre una sorpresa. Quando sorrideva
sembrava un ragazzo! Garbato, cordiale. Ma non sorrideva spesso. Era un uomo
meditabondo e malinconico, ma di cui ci si poteva fidare.
Forse.
L'Attrice Bionda cav dalla borsa una copia di La ragazza dai capelli biondi
e la pos al centro del tavolo, come un talismano. Questa ragazza, Magda.
Sbaglio o ha qualcosa della ragazza nelle Tre sorelle. Quella che sposa il fratello?
Notando lo sguardo sbalordito del Drammaturgo, l'Attrice Bionda aggiunse,
esitante: Hai presente? Quella di cui ridono tutti, perch l'orlo del
suo vestito  del colore sbagliato? Solo che nel caso di Magda anzich l'orlo del
vestito  il suo modo di parlare inglese. 
Chi te l'ha detto?
Cosa?
Che il mio dramma avrebbe un collegamento con Tre sorelle.
Nessuno.
 stato Pearlman? Ti ha detto che sono stato influenzato da Cechov?
Oh no! L'ho capito da sola. Anni fa ho l-letto quasi tutti i lavori di
Cechov. All'inizio volevo fare l'attrice di teatro, per avevo bisogno di soldi,
sicch mi sono data al cinema. Ho sempre pensato di poter interpretare Natasha,
sai? Cio, che qualcuno come me potesse interpretarla. Perch non  una
ragazza di buona famiglia, e tutti le ridono dietro.
Il Drammaturgo non disse niente. Il suo cuore offeso batteva forte.
Vedendolo irritato, l'Attrice Bionda cerc subito di rimediare allo sbaglio,
dicendo con un entusiasmo da scolaretta: Secondo me Cechov sorprende tutti
quando scopriamo che Natasha  una ragazza forte e infida.  crudele. Magda,
invece... be', Magda  sempre cos buona. Ma sei sicuro che nella realt sarebbe
cos buona? Sempre buona, giorno dopo giorno? Quello che voglio dire
io  che... - il Drammaturgo vide l'Attrice Bionda infervorarsi come se stesse
recitando, il viso che avvampava, gli occhi che si stringevano - "... se io fossi
una povera disgraziata che per vivere fa la donna delle pulizie - e guarda che
so benissimo di cosa parlo, perch quand'ero piccola ho lavato piatti e pavimenti
e cessi esattamente come lei, sia quand'ero all'orfanotrofio a Los Angeles
sia nella famiglia a cui ero stata data in affidamento - sarei piena di rabbia
e di rancore per la differenza che c' tra la mia vita e quella degli altri. Invece
la tua Magda... lei  sempre uguale.  buona."
Gi. La mia Magda  buona. Era buona. Quella originale. Non si sarebbe
mai sognata di provare rancore per qualcuno. Era vero? Quelle parole le aveva
pronunciate istintivamente, per si chiese ugualmente se fosse vero. Quella
gente le aveva dato un lavoro, e lei gliene era grata. Era un lavoro che pagava
poco, ma che per la appagava.
Rimbeccata, l'Attrice Bionda non poteva non essere d'accordo. Gi, adesso
capiva! Magda era superiore a lei, era pi nobile di lei. Altroch.
Il Drammaturgo fece segno al cameriere di portargli un altro scotch. E un
analcolico per lei. Si chiese se l'Attrice Bionda bevesse soltanto analcolici. Aveva
sentito dire... Costringendosi a interrompere quel silenzio imbarazzato, il
Drammaturgo disse, sforzandosi di eliminare dalla propria voce ogni traccia di
ironia: E quali altre idee avresti per Magda?
L'Attrice Bionda si tocc timidamente le labbra. Parve sul punto di parlare,
ma non lo fece. Sapeva che il Drammaturgo era arrabbiato con lei, sapeva che
da un momento all'altro il Drammaturgo si era accorto di odiarla. Qualunque
attrazione sessuale avesse provato per lei, adesso si era trasformata in rabbia.
Ne era certa! La sua sensibilit femminile (il Drammaturgo lo sentiva) era acuta
come quella delle prostitute che cominciano a battere il marciapiede sin da
bambine, pronta com'era a registrare le rapide alterazioni d'attenzione e di desiderio
dei maschi. Perch da questo dipende la sua vita. La sua vita di femmina.
Ho detto qualcosa di sbagliato, vero? Quel riferimento a Natasha?
Parlare di queste cose  sempre utile.
E comunque il tuo testo non c'entra niente con quello di Cechov, vero?
Gi. Cechov non mi ha mai entusiasmato molto.
Il Drammaturgo parl con cautela. Costringendosi a sorridere. Stava sorridendo.
Di fronte a quell'ostinazione cos femminile, cos simile a quella di sua
moglie e, tanto tempo prima, a quella di sua madre. Le donne che conosceva
avevano il vizio di fissarsi su singole idee elementari che si piantavano nel loro
cervello come chiodi e che n il buon senso n la tagica erano in grado di rimuovere.
Io non ho niente a che vedere con Cechov. Cechov era un poeta. Io sono
un artigiano della scuola di Ibsen. Coi piedi ben piantati per terra. E con la terra
ben solida sotto i miei piedi.
L'Attrice Bionda aveva un'altra cosa da dire. Avrebbe osato dirla? Rise nervosamente
e si chin verso il Drammaturgo come per rivelargli un segreto. Lui le
guard la bocca. Chiedendosi quali disperate e squallide cose avesse fatto quella
bocca. Mi chiedevo una cosa. E se Magda non sapesse leggere? Isaac potrebbe
darle una p-poesia, scritta apposta per lei, e lei farebbe finta di leggerla... Eh?
Il Drammaturgo sent il sangue pulsargli freneticamente nelle tempie.
Giusto! Magda era analfabeta.
Probabilmente la vera Magda era analfabeta. Certo.
Il Drammaturgo sorrise e si affrett a dire: Ma adesso basta parlare del mio
dramma, Marilyn. Parlami di te.
L'Attrice Bionda sorrise, confusa. Come se pensasse di quale me?
Il Drammaturgo disse: Posso chiamarti Marilyn, vero? O  soltanto un nome d'arte?
Potresti chiamarmi Norma.  il mio vero nome.
Il Drammaturgo ci pens su per qualche istante. Non so. Ho la sensazione
che Norma non ti si adatti granch.
L'Attrice Bionda parve contrariata. Davvero?
Norma.  un nome da donna anziana. Antica. Norma Talmadge. Norma Shearer.
L'Attrice Bionda si illumin. Norma Shearer era mia nonna! Mia madre
era molto amica di Norma Shearer. E mio padre era amico di Mr. Thalberg.
Mr. Thalberg mor quand'ero ancora piccola, per ricordo perfettamente il
suo funerale. Eravamo in una delle limousine del seguito, insieme ai parenti
stretti. Fu il pi grande funerale nella storia di Hollywood.
Il Drammaturgo sapeva poco del passato dell'Attrice Bionda, per quella
faccenda di madri e nonne e padri non gli tornava. Non aveva appena detto di
aver vissuto prima in orfanotrofio e poi in affidamento?
Decise di non approfondire. Gli sorrideva in modo cos fiero.
Irving Thalberg! Il re dei giudei di New York.
L'Attrice Bionda sorrise a disagio. Era una battuta,? Un affettuoso modo di
prendere in giro gli ebrei che gli ebrei potevano permettersi e i non-ebrei no?
Il Drammaturgo, notando lo sconcerto dell'Attrice Bionda, disse: Thalberg
era un uomo leggendario. Un prodigio. Giovane anche da morto.
Davvero? Anche da m-morto?
Forse non per una bambina come tu eri allora. Ma per il resto del mondo s.
L'Attrice Bionda riprese, infervorata: Il rito funebre era in una sinagoga
bellissima - o si dice tempio? - in Wilshire Boulevard. Io ero troppo giovane
per capire le parole del rito. Credo che fosse in lingua ebraica,  possibile? Comunque
era strano e bellissimo. Ebbi la netta sensazione che quella fosse la voce
di Dio. Per da allora non ci sono pi entrata. In una sinagoga.
Il Drammaturgo scroll le spalle, a disagio. Per lui la religione significava
poco, a parte forse una forma di rispetto ancestrale che, comunque, non lo entusiasmava
granch. Non era uno di quegli ebrei che nell'Olocausto vedono la
fine o l'inizio della storia, n riteneva che l'Olocausto caratterizzasse gli
ebrei. Era un liberale, un socialista, un razionalista. Non era un sionista. Dentro
di s considerava gli ebrei come il pi illuminato, il pi dotato, il meglio
istruito e meglio intenzionato popolo esistente tra le litigiose moltitudini del
mondo, ma da quella convinzione non gli derivava comunque alcuna particolare
passione; era puro e semplice buon senso. Non sono portato al misticismo.
Per le mie orecchie l'ebraico non  la voce di Dio.
Ah... davvero?
I tuoni possono esserlo. Il terremoto, il maremoto. Una voce di Dio non intralciata dalla sintassi.
L'Attrice Bionda guard il Drammaturgo con occhi sgranati.
Begli occhi dalle ciglia lunghe, occhi in cui si poteva sprofondare, all'infinito.
Il Drammaturgo fece cenno al cameriere di portargli un altro scotch. Stava
riflettendo sul fatto che l'Attrice Bionda, come la maggior parte degli attori e
delle attrici, risultava pi giovane dal vivo che in fotografia. E pi bassa. E con
la testa pi grossa. Chiss perch, ma tanto in fotografia quanto sullo schermo
gli attori anche pi sproporzionati riescono sempre a sembrare semidi. La
bellezza  una questione ottica. Tutto ci che si vede  illusione. Il Drammaturgo
voleva non amare quella donna. Disse a se stesso che non poteva avere una
storia con un'attrice. Un'attrice! Un'attrice di Hollywood! Diversamente dagli
attori di teatro, che si dannano a studiare i testi e a imparare a memoria le battute,
gli attori cinematografici riescono a cavarsela praticamente senza fare il
minimo sforzo: poche ore di prove, registi indulgenti che insegnano amorevolmente
a pronunciare quattro battute di dialogo, un numero infinito di riprese
della stessa scena; e per i pi ottusi c' sempre la possibilit di recitare leggendo
le proprie battute scritte a caratteri cubitali su cartelli sorretti da qualche
assistente fuori campo. E alcuni di questi attori ricevono l'Oscar. Che
buffonata! Altro che l'arte di recitare! Per non parlare della loro vita privata. Il
Drammaturgo ricord le voci che aveva sentito riguardo all'Attrice Bionda: la
sua promiscuit prima (e durante?) il burrascoso matrimonio, le droghe, il
tentativo (o i tentativi) di suicidio, l'amicizia con un gruppo di depravati che
erano considerati persino nell'ambiente marcio di Hollywood dei paria, tra i
quali l'alcolizzato ed eroinomane figlio di Charlie Chaplin.
Adesso che aveva conosciuto l'Attrice Bionda, il Drammaturgo non credeva a una singola parola di quelle voci.
Timidamente, come una scolaretta che rivelasse un segreto, l'Attrice Bionda
gli stava dicendo: Quello che adoro in Magda  il fatto che abbia messo al
mondo suo figlio perch lo amava. Lo amava gi prima di metterlo al mondo!
La scena in cui ne parla  breve, poche parole tra s e s... eppure  straordinaria.
E Isaac non lo sa, cos come a parte lei non lo sa nessuno. Magda trova un
uomo da sposare per poter mettere al mondo il figlio, e ci riesce senza farsi
scoprire, salvando la propria dignit. Al posto suo un'altra avrebbe partorito di
nascosto e avrebbe ucciso il neonato. A quei tempi le ragazze povere e senza
marito facevano cos, io lo so bene. Quando ero all'orfanotrofio, la mia migliore
amica mi rivel che sua madre aveva cercato di ucciderla... annegandola.
Nell'acqua bollente. Aveva ancora le braccia piene di cicatrici. Gli occhi
dell'Attrice Bionda si riempirono di lacrime. Istintivamente, il Drammaturgo
tese il braccio per toccarle la mano, il dorso della mano.
Avrei riscritto la sua storia. Avevo il potere di farlo.
L'Attrice Bionda si asciug gli occhi, e si soffi il naso, e disse: In realt il
nome che mi ha dato mia madre  Norma Jeane. Cio, che mi hanno dato
mia madre e mio padre. Ti sembra meglio di Norma?
Il Drammaturgo sorrise. Un po' meglio.
Le aveva lasciato la mano. Ansioso di riprenderla, di chinarsi su di lei e baciarla.
Sarebbe stata una scena da film: tutt'altro che originale, per cos commovente!
Se si fosse chinato su di lei, la giovane donna bionda avrebbe sollevato il
viso spalancando gli occhi nell'attesa di quel bacio, e lui, il suo amante, le
avrebbe preso il volto tra le mani e avrebbe premuto le proprie labbra sulle sue.
L'inizio di tutto. La fine del suo lungo matrimonio.
L'Attrice Bionda disse, con tono di scusa: Il nome M-marilyn non mi piace
granch. Per se mi chiamano Marilyn rispondo. Ormai quasi tutti mi
chiamano cos. Quelli che non mi conoscono.
Se vuoi posso chiamarti Norma Jeane. Oppure potrei chiamarti... - e la
voce del Drammaturgo fremette per l'audacia di ci che stava dicendo -
"... potrei chiamarti "la mia Magda".
Oh. Mi piacerebbe da morire.
La mia Magda segreta.
S!
Per in pubblico continuerei a chiamarti Marilyn. Per evitare malintesi.
In pubblico puoi chiamarmi come ti pare. Puoi chiamarmi con un fischio.
Puoi chiamarmi "Ehi, tu!" L'Attrice Bionda sorrise, mostrando i denti bianchi.
Il Drammaturgo si sent stringere il cuore, bastava cos poco per farla felice!
Anche a lui era bastato poco.
Ehi, tu.
Ehi, tu.
Risero insieme, come bambini. Improvvisamente impauriti e intimiditi l'uno
dall'altro. Perch ancora non si erano toccati. Solo quello sfiorarsi di mani.
Ancora non si erano baciati. Sarebbero usciti dal locale poco dopo la mezzanotte,
il Drammaturgo avrebbe aperto lo sportello del taxi per farla salire, e l
si sarebbero baciati fugacemente, castamente anche se famelicamente, e si sarebbero
stretti forte la mano, e si sarebbero guardati l'un l'altro pieni di desiderio, e nient'altro. Non quella sera.
In un delirio di emozioni il Drammaturgo avrebbe percorso a piedi le poche
decine di metri che lo separavano dal suo appartamento. Felice di essere innamorato, e felice di essere da solo.
...
.
...
15.
...
.
...
Come la mia Magda, una ragazza del popolo.
Niente cicatrici sulle braccia. Niente cicatrici sul corpo.
La mia vita sarebbe ricominciata con lei. Nel ruolo di Isaac! Nuovamente adolescente,
davanti a un mondo nuovo. Prima della storia e dell'Olocausto. Nuovo.
In realt, anche da amanti, in pubblico il Drammaturgo non avrebbe chiamato
quasi mai Marilyn l'Attrice Bionda, perch quello era il nome col quale
il mondo la conosceva; e lui, il suo amante, il suo protettore, non era il
mondo. N, in privato, l'avrebbe mai chiamata Magda. Piuttosto si ritrov a
chiamarla Tesoro, Cara, Amore. Perch con quei nomi teneri il mondo non aveva il diritto di chiamarla.
Soltanto lui.
Quando erano soli, lei lo chiamava Daddy. Aveva cominciato quasi per gioco,
per prenderlo in giro (d'accordo, s, lui era pi vecchio di lei di quasi
vent'anni, perch non scherzarci su?), poi invece le era venuto naturale, con gli
occhi che sprizzavano amore e venerazione. In pubblico lei lo chiamava caro, e
qualche volta Tesoro. Era raro che lo chiamasse col suo nome, e mai con un
diminutivo di quel nome. Perch quello era il nome con cui lo conosceva il mondo.
Inventando una lingua tutta nostra, ogni volta che amiamo. L'idioma in codice degli amanti.
Oh, Daddy, - giurami che non racconterai mai di me a nessuno, me lo giuri?
Mai a nessuno.
Mai, te lo giuro.
E che non scriverai mai di me.
Mai, tesoro mio. Lo sai.
...
.
...
16.
...
.
...
Un'epopea americana. Alla fine Pearlman telefon. Sapendo che qualcosa non
andava (perch il suo vecchio amico Drammaturgo lo evitava sin dal giorno
della lettura) e tuttavia deciso a non darlo a vedere. Parl ininterrottamente
per un'ora decantando e analizzando La ragazza dai capelli biondi, e disse che
sperava che l'Ensemble potesse metterlo in scena per la stagione successiva, poi
la sua voce si abbass di colpo (esattamente come il Drammaturgo aveva
previsto) e Pearlman disse: A proposito della mia Magda - che te ne pare? Non male, eh?
Il Drammaturgo si sent avvampare di rabbia. Riusc soltanto a bofonchiare
un paio di parole che potessero suonare di garbato assenso.
Pearlman disse, eccitato: Trattandosi di un'attrice di Hollywood, dico. La
classica bionda svampita, totalmente priva di esperienza teatrale. Veramente notevole, secondo me!'
Gi. Notevole.
Una pausa. Era una scena improvvisata, ma il Drammaturgo non si stava
impegnando. Pearlman riprese, come se l'argomento fosse stato occasione di
un diverbio tra loro: Amico, guarda che questo testo potrebbe essere il tuo capolavoro.
Se tu e io ci lavorassimo un po' su insieme. Un'altra pausa. Silenzio
imbarazzato. E se... Marilyn riuscisse a fare Magda. Il suo modo di pronunciare
la parola Marilyn era tenero, titubante. Hai visto la paura che ha. Di
recitare "dal vivo", come lo chiama lei. Dice che ha il terrore di dimenticarsi le
battute. Di "esporsi" sulla scena. Per lei  sempre una questione di vita o di
morte. Non pu fallire. Per lei fallire significa morire. In questo la capisco, anch'io
la penso cos, cio, la penserei cos se non fossi la persona pi sensata che conosco.
Marilyn, le ho detto, guarda che sbagliando si impara. "Ma da me la gente
si aspetta proprio che sbagli. Si aspettano che io fallisca, per ridere di me," dice
lei. L'altro giorno, prima della lettura, quando abbiamo fatto quattro chiacchiere
nel mio ufficio, era cos impaurita che ogni due minuti si alzava per andare
in bagno. Marilyn, le ho detto io, guarda che se continui cos mi toccher
metterti un vasino sotto la sedia, e lei  scoppiata a ridere e si  rilassata un
po'. Abbiamo fatto due prove. Due! Per noi  normale, ma per lei dev'essere
stato pazzesco. "Dovrei farla meglio," continuava a ripetere. "Dovrei avere un
po' pi di voce." E in effetti  vero, ha poca voce. In un teatro con pi di centocinquanta
posti rischia di non farsi sentire nelle ultime file. Per la sua voce
possiamo svilupparla. Possiamo sviluppare lei.
A questo ci penso io, le ho detto. Datemi del talento e sar Ercole. Datemi
del genio e sar Geova. "Per ci sar anche l'autore, mi toccher leggere davanti
a lui," continuava a ripetere lei. Proprio cos, le ho detto io.  proprio questo
il senso di un testo contemporaneo: la possibilit di lavorare con l'autore.
Con noi, quella ragazza potrebbe mettere a frutto tutto il suo talento. Nel
tuo dramma, in quel ruolo. Anche lei, come Magda,  una "donna del popolo".
Marilyn  molto pi di una stella del cinema. E un'attrice nata per il teatro.
Non mi era mai capitato di lavorare con nessun altro che avesse la recitazione
nel sangue come ce l'ha quella ragazza, a parte forse Marlon Brando. Gi,
Marlon Brando... Per certi versi lui e la nostra Magda si somigliano, non ti pare?"
Il Drammaturgo aveva smesso di ascoltare. Era seduto davanti alla scrivania
nel suo ufficio al terzo piano, e guardava il cielo fuori dalla finestra, il grigio di
quel cielo invernale. Era un giorno feriale. Un giorno di dubbio. Tuttavia il
Drammaturgo aveva preso la sua decisione, no? Non poteva far soffrire la moglie,
non poteva umiliarla. N lei n la sua famiglia. Non poteva trasformarsi in
un adultero. Non per la mia felicit. E neanche per la sua. L'intransigenza del
Drammaturgo era l'intransigenza ostinata dell'asceta, del monaco, del martire.
Come cinque anni prima, quando il Drammaturgo era stato uno dei pochi a rifiutarsi
di affiancare l'HUAC nella sua campagna persecutoria nei confronti di
comunisti e simpatizzanti comunisti e dissidenti politici. Di denunciare persone
che conosceva e di cui in realt, ma nel segreto della sua coscienza, disprezzava il
cinismo e il fanatismo, simpatizzanti stalinisti che auspicavano un'apocalisse sanguinaria.
Di denunciare persone che probabilmente (oh, non voleva neanche
pensarci!) al posto suo lo avrebbero denunciato senza pensarci due volte.
Anche Pearlman aveva tenuto duro con l'HUAC. Anche Pearlman si era
comportato con rettitudine. Bisognava dargliene atto.
Te la sei scopata, Maxi O hai intenzione di farlo?  questo che significano le tue parole?
Se riuscissimo a metterlo in scena, ti garantisco che Marilyn sarebbe una
Magda sensazionale. Mi basterebbe metterla sotto per un paio di mesi. Dovresti
vedere i progressi che ha fatto gi dopo un paio di sedute con gli allievi del
nostro corso. Basta riuscire a penetrare il guscio che si  costruita intorno. E ti
assicuro che dentro quel guscio Marilyn  lava liquida. Certo, la gente dir che
siamo pazzi, che far lavorare con noi un'attricetta di Hollywood  una follia,
che Pearlman  impazzito. E invece Pearlman gli dimostrer che si sbaglia, perch
quello di Marilyn nel ruolo di Magda potrebbe essere il debutto teatrale del secolo.
Un colpo da maestro, disse ironicamente il Drammaturgo.
Pearlman riprese, come se non l'avesse sentito: Certo, Marilyn potrebbe
anche essere costretta a tornare a Hollywood. Per via del contratto con lo Studio.
Lei non vuole parlarne, ma io l'altro giorno ho chiamato il suo agente a
Hollywood e mi sono fatto spiegare la situazione: il contratto con lo Studio
prevede che partecipi ad altri quattro o cinque film, sicch per ora l'hanno sospesa
e le hanno tolto lo stipendio, e quindi quella poveraccia  in bolletta. Al
che ho chiesto all'agente se Marilyn pu lavorare per noi, e lui si  messo a ridere
e ha detto: "Se vuole pu farlo, per deve pagare lo svincolo. O magari
potreste pagarlo voi." E di quanto sarebbe questo svincolo, gli ho chiesto io.
Centomila? Duecentomila? E lui: "Be', direi pi sul milioncino tondo tondo.
Qui siamo a Hollywood, mica a Broadway." Quel coglione! Al che ho riattaccato, ovviamente.
Il Drammaturgo non disse niente. Sentiva un leggero brivido di disgusto.
Dopo quella sera, lui e l'Attrice Bionda erano usciti insieme altre due volte.
Avevano parlato del pi e del meno, serenamente. S, si erano tenuti per mano.
Il Drammaturgo doveva ancora dirle: Ti amo, ti adoro. Doveva ancora dirle
Non posso continuare a vederti. L'Attrice Bionda lo aveva sommerso di
parole, ma senza mai accennare n al suo passato di Hollywood n alle sue attuali
difficolt finanziarie. Eppure il Drammaturgo sapeva, per averlo letto o sentito
dire, che lo Studio aveva fatto causa a Marilyn Monroe.
Quanto poco quella persona, quella presenza, ha a che fare con lei. O con noi.
Max Pearlman continu a parlare per altri dieci minuti, durante i quali il
suo umore pass dall'estatico e determinato al dubbioso e inquieto. Il Drammaturgo
immaginava il vecchio amico addossato allo schienale dell'antiquata
sedia girevole, che stiracchiava le braccia muscolose e grassocce, che si grattava
la pancia pelosa l dove il maglione macchiato gli risaliva sul busto, e che di
tanto in tanto lanciava un'occhiata distratta alle foto che tappezzavano le pareti
dell'ufficio disordinato e puzzolente, foto di attori che avevano lavorato con
l'Ensemble e che adesso sorridevano affettuosamente al loro amato Max
Pearlman: Marlon Brando e Rod Steiger e Geraldine Page e Kim Stanley e Julie
Harris e Montgomery Clift e James Dean e Paul Newman e Shelley Winters e
Viveca Lindfors ed Eli Wallach; un giorno, molto presto, il bel volto di Marilyn
Monroe si sarebbe aggiunto agli altri, trofeo tra i trofei, il pi prezioso di
tutti. Alla fine Pearlman disse: Dimmi la verit, hai intenzione di metterlo in
scena con un'altra compagnia, eh?  cos? e il Drammaturgo disse: No, Max.
 soltanto che non credo che sia finito, non credo che sia ancora pronto per
andare in scena. Tutto qua. E Pearlman esplose: Cazzo! E allora finiamolo
insieme, perdio, tu e io, lavoriamoci su e mettiamolo a punto per l'anno prossimo.
Per lei. Al che il Drammaturgo disse, con garbo: Max. Buona notte.
Per poi riattaccare precipitosamente. E mettendo la cornetta fuori posto.
Pearlman era capace di richiamare e lasciar squillare all'infinito.
...
.
...
17.
...
.
...
Inganno. Anche lei gli aveva telefonato. Il familiare squillo del telefono come
una lama di coltello nel cuore.
Ciao! Sono io. La tua Magda.
Come se le occorresse farsi riconoscere.
Un pomeriggio alzando la cornetta per sentire la sua voce trafelata intonare
di punto in bianco:
You ain't been blue
No, no, no
You ain't been blue
Till you've got that mood indigo.
Sua moglie, Esther, era tornata da dovunque fosse stata. Miami.
Sul volto di lui, nei suoi occhi pieni di tristezza e di colpa, Esther vide.
Scena improvvisata: le parole dell'Attrice Bionda che gli frusciavano nelle
orecchie, nell'anima, nel basso ventre, il ricordo dell'odore di lei, la promessa
di lei, il mistero di lei, il tutto in grottesco conflitto con un'Esther corrucciata,
e con il tonfo delle sue valigie sulla soglia di quel vecchio appartamento terribilmente
angusto per via degli innumerevoli scaffali carichi di libri del Drammaturgo,
pericolanti scansie in legno di pino piazzate in ogni angolo della casa,
bagno compreso, ed ecco il Drammaturgo chinarsi per prendere le valigie,
e un sacchetto della Neiman-Marcus rovesciarsi e spargere sul pavimento il
proprio contenuto. Goffo che non sei altro! Guarda cos'hai combinato!
Vero! Era goffo. Non era un uomo aggraziato. Non era un uomo romantico.
Non era un amante.
Aveva cominciato a chiamarla Cara. Non ancora Tesoro. Oh no, non ancora Tesoro!
Tenendosi per mano, stringendosi le mani. Nei loro fumosi appuntamenti
da jazz club. Dove nessuno li riconosceva. (Ma davvero nessuno li riconosceva?
Quell'occhialuto e allampanato signore di mezz'et al braccio di quella radiosa
ragazza che lo guardava con aria sognante?) Qualche bacio. Tuttavia non ancora
baci profondi e appassionati. Non baci che preludessero al fare l'amore.
Ti prego di capire. La mia vita non appartiene soltanto a me. Ho una moglie,
ho dei figli e una famiglia. Amando te potrei farli soffrire. Ma io non posso farli
soffrire! Preferisco far soffrire me stesso.
E l'Attrice Bionda sorrise, e sospir, e improvvis impeccabilmente la propria
parte di scena. Oddio. Capisco, s - almeno, credo.
Sua moglie gli stava dicendo, piena di brio: Ti sono mancata?
Certo.
Gi,. Rise. Si vede.
Sin dal giorno della lettura, e di tutto ci che essa aveva rivelato al Drammaturgo
circa l'assurdit e la futilit delle sue fatiche, era stato incapace di
concentrarsi sul lavoro. Quasi incapace di star seduto. La mattina si impegnava
in lunghe camminate nel vento gelido, fino all'altro capo del parco e ritorno;
il freddo compensava il suo stato febbrile. Vagava tra gli spifferi dei corridoi
del Museo di Storia Naturale, l dove, da ragazzo, come Isaac, aveva sognato
e aveva almanaccato e si era smarrito nell'austera impersonalit del passato.
Interrogandosi sul mistero di un mondo che ci precorre, ci d alla luce, sembra
volerci bene per un breve istante, e poi ci sfila di dosso come una cute rinsecchita.
Spariti! Pensando rabbiosamente Voglio che il mio passaggio su questa
terra venga ricordato. Esser degno di essere ricordato.
Il Drammaturgo capiva che l'Attrice Bionda non voleva essere trattata alla
pari. Si era reso conto che l'Attrice Bionda stava rivivendo una parte interpretata
gi una volta, o forse pi di una volta, e per la quale era stata acclamata: la
parte della bambina; con lui come vecchio mentore. Ma lui voleva essere il
mentore/padre di quella donna, o piuttosto voleva esserne l'amante? Per l'Attrice
Bionda i due ruoli erano probabilmente identici. Per il Drammaturgo
c'era qualcosa di perverso nell'essere entrambi, o nel fingere d'esserlo. Lei pu
amare solo un uomo che ritenga superiore. Io sono quell'uomo? Il Drammaturgo
conosceva bene le proprie lacune! Tra i suoi critici era lui il pi severo. Sapeva
di essere incerto e legnoso nella composizione; sapeva di essere privo di genio
poetico, di quel tocco spontaneo, magico, di quell'istante cechoviano che, come
un fulmine a ciel sereno, balena fuori dall'apparente ordinariet delle cose.
Un improvviso scroscio di risa, il russare di un vecchio, la puzza di morte sulle
mani di Solyony. L'eco di una nota che si perde dolentemente.
Lui non sarebbe mai riuscito a creare la Natasha di Cechov. Non sarebbe
mai riuscito neppure ad accorgersi che la sua ragazza del popolo era troppo
buona, e quindi poco credibile; eppure l'Attrice Bionda se ne era accorta,
istintivamente. Nei suoi drammi instancabilmente rifiniti non c'erano i lampi
lirici di Cechov, perch l'immaginazione del Drammaturgo era letterale, talvolta
persino rozza; s, ammetteva la propria rozzezza, che in fondo era una
forma di onest. Il Drammaturgo non avrebbe alterato la verit neppure per il
bene dell'arte! Comunque le sue fatiche erano state premiate; aveva vinto un
Pulitzer (con l'inatteso risultato di rendere sua moglie fiera di lui e al tempo
stesso risentita) e altri premi; sarebbe stato ricordato come uno dei massimi
tragediografi americani. Perch le sue opere riuscivano a spezzare i cuori n
pi n meno di quelle di Cechov. E di quelle di Ibsen, O'Neill, Williams. Forse
anche di pi, proprio in ragione della loro schiettezza. Quando era in vena
vedeva se stesso come un onesto artigiano capace di costruire barche robuste e
semplici. I navigli dei drammaturghi lirici, pi agili e leggeri, sfrecciavano veloci
sul pelo delle onde, ma il porto che raggiungevano era lo stesso dei suoi.
Ci credeva. Era deciso a crederci!
I tuoi drammi cos belli. Meravigliosi. Io ti ammiro!
Una ragazza bella e sensibile, che gli diceva parole come quelle. Parlando
sinceramente. Con l'aria di chi comunichi una lampante verit. Era andata allo Strand Bookshop per comprare i pochi suoi drammi che ancora non aveva letto, che non aveva mai letto nella sua vecchia vita.
Abitava nel Village. Aveva subaffittato da un amico di Max Pearlman un
appartamento sulla East 11th Street. Non parlava mai della sua vecchia vita.
Al Drammaturgo sarebbe piaciuto chiederle: Sei stata male quando il tuo matrimonio
si  sfasciato? Quando il tuo amore si  sfasciato? O l'amore non si sfascia mai, e piuttosto si spegne lentamente?
Io rispetto il matrimonio. Il vincolo tra un uomo e una donna.  giusto che sia un vincolo sacro. Io non lo violerei mai.
Guardandolo con quei suoi occhi raggianti e malinconici.
Lui era profondamente toccato da lei, come da una bambina smarrita. Una
bambina abbandonata. Dentro quel corpo voluttuoso. Il suo corpo! A conoscere
meglio Norma Jeane (il nome con cui il Drammaturgo la pensava, ma
quasi mai chiamandola cos: non se ne sentiva in diritto) ci si rendeva conto di
quanto per lei quel corpo fosse oggetto di sospetto. Un sospetto che certe volte
l'Attrice Bionda sembrava presa dal bizzarro desiderio di fargli condividere.
Gli altri uomini erano sessualmente attratti da lei perch non riuscivano a vedere
altro che il suo corpo; lui, invece, uomo superiore, la conosceva per altri
aspetti, e non si sarebbe lasciato trarre in inganno.
Diceva sul serio? Il Drammaturgo rise di quelle sue parole, con garbo.
Tu sei una bella donna, e dovresti saperlo. Cos come dovresti sapere che non  una lacuna.
Una cosa?
Una lacuna. Un difetto, un limite.
L'Attrice Bionda gli diede un colpetto col gomito. Ehi, guarda che non c'
bisogno di adularmi.
Secondo te ti sto adulando perch ti dico che, in tutta onest, sei una gran
bella donna? E che questo non  un difetto? Il Drammaturgo scoppi a ridere
e soffoc la tentazione di pizzicarle un braccio, un polso; il desiderio di farle
solo un po' male affinch accettasse la semplice verit di ci che aveva detto.
Non poteva pretendere che lui non si comportasse da uomo! Per giunta proprio
mentre, presentandoglisi come faceva, cio in quel suo modo ingenuo,
bramoso, eccitante, stava chiaramente eccitandolo sessualmente.
Ma forse era soltanto una sua sensazione. Quella campagna per indurlo ad
amarla. A lasciare la moglie e ad amare lei. E sposare lei.
Se l'Attrice Bionda non avesse detto che viveva per lavorare, e che viveva
per amare. E che attualmente non lavorava. E attualmente non era innamorata.
(Abbassando gli occhi, le palpebre frementi. Oh, ma che gran voglia aveva
di innamorarsi!) Con toccante ingenuit l'Attrice Bionda aveva spiegato al
Drammaturgo: L'unica cosa che d senso alla nostra vita  n-non essere soltanto
noi stessi. Nella nostra testa. Nel nostro corpo. Nella nostra storia.
Quando hai un lavoro riesci a lasciare dietro di te qualcosa di tuo; e quando
hai un amore riesci a elevarti fino a un livello pi alto del tuo essere, non sei
solo tu e basta. Aveva parlato con una tale passione che il Drammaturgo si
chiese se quelle parole non le avesse imparate a memoria. Quell'ingenuit,
quell'idealismo - non c'era forse un'eco di qualcuna delle giovani donne di
Cechov, di quelle donne dall'intelligenza viva eppure puntualmente tradite
dall'esistenza? La Nina del Gabbiano, o l'Irina delle Tre sorelle! O magari stava
attingendo a una fonte pi vicina, a qualche dialogo scritto anni prima dal
Drammaturgo stesso? Eppure sulla sua sincerit non c'era il minimo dubbio.
Erano seduti insieme in un spar laterale in un semibuio jazz club sulla Sixth
Avenue, nel West Village, e si tenevano per mano, e il Drammaturgo era lievemente
sbronzo, e l'Attrice Bionda aveva bevuto due bicchieri di vino rosso, lei
che beveva cos di rado, e i suoi occhi scintillavano per le lacrime di una qualche
crisi incombente, forse dovuta al fatto che l'indomani la moglie del Drammaturgo
sarebbe tornata a casa. E quando sei una donna, e ami un uomo, da
quell'uomo vuoi avere un figlio. Un figlio significa... oh, tu sei padre e sai benissimo
cosa significa un figlio! Non sei soltanto te stesso e basta.
No. Ma neanche un figlio  te stesso.
L'Attrice Bionda parve cos confusa, cos profondamente ferita, come se l'avesse
rimproverata, che il Drammaturgo si affrett a passarle un braccio intorno
alle spalle e la strinse forte a s, perch ormai da un pezzo avevano smesso di
sedersi l'uno di fronte all'altra col tavolo in mezzo a separarli castamente, adesso
si sedevano vicini, fianco a fianco. Il Drammaturgo avrebbe voluto abbracciare
con tutte le proprie forze l'Attrice Bionda, farsi appoggiare sul petto la testa
o affondare tra collo e scapole quel volto caldo e rigato di lacrime, e consolarla,
e proteggerla. Proteggerla dalle sue stesse illusioni. Perch cos'altro sono le
illusioni se non una fonte di dolore? E cos'altro  il dolore se non una fonte di
rancore? In quanto genitore, il Drammaturgo sapeva quanto l'arrivo di un figlio
possa spaccare in due la tua vita anzich cementarla; in quanto uomo sapeva
quanto l'arrivo di un figlio possa intromettersi in un matrimonio apparentemente
felice e alterare se non addirittura distruggere l'amore tra un uomo e una
donna; in quanto sposo e genitore il Drammaturgo sapeva quanto nell'essere
padre, e forse anche nell'essere madre, non vi sia niente di romantico bens 
soltanto un'ulteriore occasione di tensione. Quando sei genitore continui a essere
te stesso, con in pi il nuovo e spaventoso peso dell'essere genitore. Avrebbe
voluto baciare le vibranti palpebre di quella bella ragazza cos sensibile e per lui
cos magica, e dirle: Certo che ti amo. La mia Magda. La mia Norma Jeane.
Come potrebbe mai un uomo non amarti? Eppure io non posso...
Io non posso darti quello di cui hai bisogno. Io non sono l'uomo che cerchi. Io
sono un uomo sbagliato, sono un uomo incompleto, sono un uomo che la paternit
non ha migliorato, sono un uomo che ha paura di ferire sua moglie, di umiliarla,
di esasperarla. Io non sono il salvatore dei tuoi sogni, io non sono il principe azzurro.
L'Attrice Bionda replic. Quando ero piccola, mia madre e io eravamo una
persona sola... E anche da ragazza. Non avevamo nemmeno bisogno di parlare.
Perch lei mi capiva col pensiero. E io non mi sentivo mai sola.  questo
che intendo quando parlo di amore tra madre e figlio. Qualcosa che ti libera
da te stessa, che ti porta nella realt. Io so che potrei essere un'ottima madre,
perch - per prometti di non ridere, OK? - perch quando vedo un bambino
nella carrozzella ho sempre la tentazione di correre ad abbracciarlo e baciarlo!
"Che bel bambino!" dico sempre alla mamma. "Posso prenderlo in braccio?
Com' carino!" Non riesco a resistere,  pi forte di me... Vedi? L'avevo detto
che avresti riso di me! Lo so, per te  ridicolo, ma non posso farci niente, a me
i bambini fanno sempre questo effetto. Quand'ero in affidamento ero sempre
io a occuparmi dei bambini pi piccoli. Li prendevo in braccio e li cullavo.
Gli cantavo la ninnananna finch si addormentavano. Poi a sedici anni mi sono
occupata di una bambina che la madre, una mia amica, lasciava sempre sola.
La portavo a passeggio nel parco, e una volta le ho anche fabbricato una
piccola tigre di stoffa. Le volevo un gran bene. Per se avr un figlio voglio che sia maschio. Sai perch?
Il Drammaturgo si ud chiederle perch.
Perch cos sarebbe come il padre, ecco perch. E il padre sarebbe un uomo
meraviglioso, un uomo di cui sarei innamorata pazza. Io mica mi innamoro
del primo che capita, sai? L'Attrice Bionda rise nervosamente. Anzi, la
maggior parte degli uomini nemmeno mi piace. E non piacerebbero nemmeno a te, se tu fossi donna.
Si ritrovarono a ridere entrambi. Il Drammaturgo era pazzo di desiderio. Si
ud dire: Tu saresti proprio una madre perfetta. Una madre ideale.
Perch, perch diceva quelle cose? Scena improvvisata, perduto
completamente il controllo del veicolo, e nessuno che afferrasse il volante.
Guida in stato di ubriachezza!
Delicatamente ma sensualmente l'Attrice Bionda baci sulle labbra il
Drammaturgo. Un'onda di folle desiderio gli scatur dall'inguine e gli inond il corpo.
Sentendosi dire, con voce roca e tenera: Grazie. Tesoro mio.
...
.
...
18.
...
.
...
Il marito adultero. Non voleva approfittare dell'Attrice Bionda. L'Attrice Bionda
era fiduciosa come una bambina. E lui voleva avvertirla Guardati da noi!
Non innamorarti di me.
Con quel noi intendeva se stesso e Max Pearlman. Tutto l'ambiente teatrale
di New York. L'Attrice Bionda era giunta fin l come in pellegrinaggio a un santuario, per redimersi nell'arte.
Per sacrificare se stessa in nome dell'arte.
Il Drammaturgo sperava che non fosse giunta fin l per sacrificarsi in suo nome.
Il problema era che lui non aveva smesso di amare la moglie. Il Drammaturgo
non era uomo che prendesse alla leggera il matrimonio, come facevano
tanti uomini di (sua conoscenza. Uomini anche maturi, uomini della sua generazione,
con la sua stessa formazione liberale ed ebrea e rispettosa dei valori familiari.
Il Drammaturgo odiava gli amorazzi di quel satiro di Pearlman; odiava
il fatto che Pearlman venisse cos facilmente perdonato sia dalle tante amanti
che trattava coi piedi sia da sua moglie, una donna avvenente ma ormai troppo matura per i suoi gusti.
Mai una volta il Drammaturgo aveva tradito Esther.
Nemmeno dopo esser diventato fulmineamente, anche se relativamente, famoso.
Nel 1948. Quando, con estremo stupore e imbarazzo e rammarico, aveva
sperimentato un intensificarsi dell'interesse femminile nei suoi confronti:
donne eleganti, donne intellettuali, donne divorziate, donne mondane e rappresentanti
della buona societ di Manhattan, persino qualche moglie di collega.
Donne che ritrovava invariabilmente nelle universit che lo invitavano per
tenere lezioni pubbliche o nei piccoli teatri regionali, che gli chiedevano di assistere
all'allestimento di qualche suo testo, donne brillanti, colte, attraenti, ebree
e non ebree, docenti universitarie, casalinghe appassionate di teatro, mogli di
facoltosi uomini d'affari, perlopi donne di mezz'et folgorate dal maschio di
genio. Da quelle donne si era lasciato conquistare pi di una volta, non foss'altro
per reagire alla noia, alla solitudine e all'inesorabile insoddisfazione per il
proprio lavoro, per mai una sola volta aveva tradito Esther. E quello era un
fatto certo e incontrovertibile, e doveva per forza significare qualcosa. Almeno per lei, no?
La mia preziosa fedelt. Che ipocrisia!
Non aveva mai smesso di amare Esther, ed era sicuro che neanche lei, nonostante
la sua rabbia e il suo risentimento, avesse smesso di amarlo. Per non
provavano pi alcun desiderio reciproco. Desiderio? Neanche pi il minimo
interesse reciproco! Non pi, da anni. La vita del Drammaturgo era ormai cos
inesorabilmente concentrata nella sua testa, che il resto del mondo gli sembrava
irreale. Tanto pi quel mondo gli era familiare, quanto pi irreale gli sembrava.
Una moglie, dei figli. Figli ormai diventati grandi. Grandi e distanti. E
una donna che spesso non gli riusciva di guardare in faccia - letteralmente! -
nemmeno quando le parlava. (Ti sono mancata? Certo. Gi. Si vede proprio.)
La vita del Drammaturgo era fatta di parole, di parole instancabilmente
selezionate, e, quando non era fatta di parole composte battendo freneticamente
con due dita sulla tastiera della Olivetti portatile, era fatta di riunioni
con produttori e registi e attori, di audizioni e di letture e di laboratori e di
prove (che culminavano con le prove in costume e le prove tecniche), di anteprime
e di prime, di recensioni lusinghiere e di recensioni non tanto lusinghiere,
di buoni incassi e di incassi non tanto buoni, di riconoscimenti e di delusioni,
una cartella clinica di tensioni continue non dissimili da quelle di uno
sciatore alle prese con una pista sconosciuta disseminata di spuntoni di roccia
in agguato nel manto nevoso, un tipo di vita frenetica per la quale o sei portato,
e quindi ti eccita anche se ti sfinisce, o non sei portato, e allora lo sfinimento
 quasi l'unica cosa che tu riesca a sentire, e alla fine speri soltanto di
non sentire pi niente. Il Drammaturgo non aveva voluto sposare n un'attrice
n una scrittrice n una donna che avesse ambizioni artistiche, sicch aveva
sposato una bella ragazza di buon carattere e piena di energia, con una formazione
simile alla sua e una laurea del Columbia Teachers College. Dopo il matrimonio,
per un breve periodo, Esther aveva insegnato matematica al liceo, e
lo aveva fatto con competenza ma senza entusiasmo; era stata ansiosa di
sposarsi, e adesso era ansiosa di mettere al mondo dei figli. Tutto ci era avvenuto
nei primi anni Trenta, in un'altra vita. Adesso il Drammaturgo era un personaggio
famoso, ed Esther era la moglie di un personaggio famoso, una di quelle
mogli che suscitano inevitabilmente negli osservatori l'interrogativo Ma perch
l'ha sposata? Cosa ci trover mai in quella donna? Nelle occasioni mondane,
il Drammaturgo e sua moglie non avrebbero mai gravitato naturalmente l'uno
verso l'altra, non avrebbero mai spontaneamente iniziato una conversazione,
probabilmente si sarebbero limitati a guardarsi, sorridersi e proseguire ciascuno
per conto proprio. Nessuno dei loro amici comuni avrebbe mai pensato di presentarli l'uno all'altro.
Non era una tragedia! Era soltanto, il Drammaturgo ne era certo, la vita di
ogni giorno. Ben diversa dalla vita sceneggiata per il teatro.
Il Drammaturgo evitava di chiedersi quanto tempo fosse passato dall'ultima
volta che lui ed Esther avevano fatto l'amore o semplicemente si erano baciati
con un minimo di passione. Quando Eros svanisce, il bacio diventa un gesto
assai strano: labbra che si toccano come intorpidite: perch? Il Drammaturgo
lo sapeva: se avesse abbracciato Esther e tentato di baciarla, lei si sarebbe irrigidita
dicendogli con tono ironico: Perch? Che ti prende?
Difficilmente suo marito avrebbe potuto dirle Mi prende che sto innamorandomi di un'altra donna. Aiutami.
Tuttavia era convinto che il loro amore non fosse finito, soltanto sbiadito.
Come la copertina del primo libro del Drammaturgo, un libriccino di poesie
pubblicato quando aveva ventiquattro anni, che aveva ottenuto recensioni incoraggianti
e venduto seicentoquaranta copie in totale. Nei suoi ricordi, la copertina
di The Liberation era di un bel blu cobalto, con il titolo in giallo canarino,
ma nella realt, come aveva occasione di notare di tanto in tanto, e
sempre con rinnovato stupore, la copertina era sbiadita fino a diventare quasi
bianca, e le lettere del titolo erano quasi illeggibili.
C'era la copertina del libro nei suoi ricordi, e c'era la copertina del libro a
pochi metri dalla scrivania del Drammaturgo. Entrambe erano reali. Per esistevano in epoche separate.
Esitando, il Drammaturgo disse alla donna con cui viveva in quel bell'appartamento
sulla West 72nd Street, reso angusto dalle scansie stracolme di libri: Tesoro,
ormai tu e io non parliamo pi molto. Magari, adesso che...
E quando mai abbiamo parlato molto? Sei sempre stato tu quello che parlava.
Non era giusto. Anche perch non era vero. Ma il Drammaturgo incass in silenzio.
Dicendole, un altro giorno: Com' andata a St. Petersburg?
Esther lo guard come se avesse parlato in codice.
In teatro il linguaggio  un codice. Il vero significato del testo sta sotto il testo stesso. E nella vita?
Il Drammaturgo, sconvolto dal senso di colpa, telefon all'Attrice Bionda
per annullare il loro appuntamento quel pomeriggio. Avrebbe dovuto essere la
sua prima visita all'appartamento che lei aveva subaffittato nel Village.
Ripensando a quelle squallide scene semiporno in Niagara. Le gambe spalancate
della donna bionda, la V dell'inguine quasi visibile attraverso il lenzuolo che
le copriva a stento il seno. Com'erano riusciti a evitare che la censura tagliasse
quelle scene? A evitare gli strali della Legion of Decency? Il Drammaturgo aveva
visto Niagara da solo, in un cinema di Times Square. Per pura curiosit.
Non aveva visto n Gli uomini preferiscono le bionde n Quando la moglie 
in vacanza. Non gli interessava vedere Marilyn Monroe in ruoli comici. Non dopo averla vista in Niagara.
Con molta delicatezza il Drammaturgo spieg all'Attrice Bionda che per un po' gli sarebbe stato impossibile vederla. Forse tra una settimana, o magari due. Sperava che lei capisse.
Con la voce trafelata e briosa di Magda, l'Attrice Bionda disse che s, capiva perfettamente.
...
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...
19.
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...
La Sonata degli spettri. Il Drammaturgo e sua moglie Esther andarono alla prima
della Sonata degli spettri di Strindberg al Circle in th Square, in Bleecker
Street. In sala c'erano diversi amici e conoscenti e colleghi del Drammaturgo;
il regista era un suo vecchio amico. Era un teatro piccolo, solo duecento posti.
Poco prima che le luci si spegnessero, si ud in sala un brusio eccitato, e il
Drammaturgo si volt verso il fondo e vide l'Attrice Bionda avanzare lungo il
corridoio centrale della platea. Dapprima credette che fosse sola, poich quella
donna gli sembrava sempre sola, sola nei suoi ricordi, cos stranamente e luminosamente
sola, con quel sorriso vago e dolce e pieno di speranza, e quelle palpebre
frementi, e quell'aria di capitare sempre e ovunque soltanto per caso. Poi
vide che insieme a lei c'era Max Pearlman con la moglie e il loro amico Marlon
Brando; Brando faceva da cavaliere all'Attrice Bionda, e rideva e chiacchierava
con lei mentre prendevano posto in seconda fila. Che spettacolo - Marilyn
Monroe e Marlon Brando!, entrambi in abiti sportivi, Marlon con la barba
incolta e capelli arruffati, un giubbotto di pelle consunta e pantaloni chiari;
l'Attrice Bionda col suo cappotto di lana scura comprato in un negozio di indumenti
usati a Broadway. Era a capo scoperto; i capelli biondo platino, leggermente
pi scuri alla radice, risplendevano nella semioscurit.
Il Drammaturgo, che pure era alto pi di un metro e novanta, si rannicchi
nella poltrona sperando di non farsi vedere. La moglie gli tocc una spalla e
disse: Quella l non  Marilyn Monroe? Perch non me la presenti?
...
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IL MESSAGGERO.
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...
I Gemelli hanno detto che hanno nostalgia della loro Norma, e del bambino.
Nella vasca coi piedi di ottone, il Principe Misterioso, nudo. Nell'acqua fumigante
dove lei aveva voluttuosamente sparso una manciata di sali da bagno -
come per preparare il bagno di un dio. Per dare il benvenuto, al Principe Misterioso.
Per festeggiare il Principe Misterioso. Amo un uomo gli aveva confessato
di punto in bianco. Per la prima volta nella mia vita sono profondamente
innamorata di un uomo. Cos profondamente che certe volte vorrei morire! No,
vorrei vivere. Il Principe Misterioso la baci castamente sulla fronte. Non come
avrebbe fatto un amante. Poich il Principe Misterioso non poteva amarla.
Aveva amato fin troppe donne e si era stufato dell'amore delle donne, anche
del solo contatto con le donne. Lei pens che quel bacio fosse il suo modo di
benedire l'amore che gli aveva appena confessato. Soltanto vivere, disse lei, e sapere
che anche lui vive. Che un giorno potremmo amarci come marito e moglie. Al
Principe Misterioso non piacevano pi le donne bianche, per lei la chiamava
Angel. Adesso, sferzanti parole biascicate e occhi crudeli quasi addosso ai suoi,
dicendole Angel, vorresti dirmi che credi nell'amore? Come si crede nell'aldil? E
a lei venne all'improvviso di dirgli Lo sai che gli ebrei non credono nell'aldil come
fanno i cristiani? L'ho imparato proprio oggi. Il Principe Misterioso disse:
Hai un amante ebreo, eh? e lei si affrett a precisare Noi non siamo amanti. Ci
amiamo a distanza. Il Principe Misterioso scoppi a ridere e disse: Brava, Angel,
e allora questa distanza cerca di tenertela stretta.  l'unico modo per tenerti
stretto anche il tuo amore. Lei disse: Voglio diventare una grande attrice, per lui.
Perch sia fiero di me. Il Principe Misterioso barcollava. Cercando di sbottonarsi
la camicia, zuppa di sudore. Si era sfilato il frusto giubbotto di pelle e l'aveva
lasciato cadere sulla moquette, nel soggiorno dell'appartamento dell'Attrice
Bionda nella East 11th Street. Probabilmente il Principe Misterioso non si rendeva
conto di dove si trovasse. Era uno di quegli uomini che hanno bisogno di
essere guidati, e accuditi da ancelle e lacch. Il Principe Misterioso stava armeggiando
con la cinta e con la chiusura lampo dei pantaloni, parzialmente
aperta. Ho bisogno di farmi un bagno dichiar il Principe Misterioso. Ho bisogno
di darmi una ripulita. Era un bisogno improvviso e inatteso, ma lei era
preparata ai bisogni improvvisi e inattesi degli uomini.
Accompagnandolo quasi a braccia fin dentro la stanza da bagno e aprendo
l'acqua nella vasca dalle zampe di ottone e spargendo allegramente sali da bagno
sull'acqua fumigante, per dargli il benvenuto, per festeggiarlo. Il Principe
Misterioso era un messaggero che veniva dal suo passato, e l'Attrice Bionda
aveva una gran paura del messaggio che poteva recarle, poich quando si erano
conosciuti, anni prima, lei era ancora Norma e viveva ancora con i Gemelli,
prima di girare Niagara e diventare Marilyn Monroe, un periodo cui l'Attrice
Bionda preferiva non pensare, e forse cui nemmeno riusciva a pensare, sicch
adesso intratteneva il Principe Misterioso cianciando allegramente come
fanno in genere le donne quando creano una specie di sottofondo fatto di parole
per scacciare il terrore del silenzio. Quando si volt, l'Attrice Bionda trasecol
vedendo che il Principe Misterioso si era denudato completamente con
goffe movenze. Tranne i calzini. Era l davanti a lei completamente nudo, e
ansimava per lo sforzo che gli era costato spogliarsi senza perdere l'equilibrio.
Aveva bevuto come un otre, e fumato una smilza sigaretta dal fumo dolciastro
e penetrante, di tanto in tanto offrendogliene una boccata (ma lei aveva sempre
rifiutato), e adesso era l davanti a lei completamente nudo e ansimante,
con le guance paonazze e gli occhi annebbiati. I pantaloni, i boxer sudici e la
camicia zuppa di sudore ammonticchiati ai suoi piedi sul pavimento.
L'Attrice Bionda bionda sorrise, impaurita. Il corpo del Principe Misterioso
era cos... profondo! Negli otto film che lo avevano reso l'attore pi venerato
del momento, il Principe Misterioso quel corpo l'aveva mostrato solo parzialmente:
un corpo maschio splendidamente scolpito, con pettorali in bell'evidenza
e torace imponente, e capezzoli che sembravano acini d'uva in miniatura,
e una folta peluria scura che si diradava scendendo verso l'inguine. Il Principe
Misterioso aveva trentadue anni ed era al culmine della sua virile bellezza:
nel giro di pochi e rapidi anni la pelle avrebbe perduto quel luccicore superbo,
e il corpo sarebbe diventato flaccido; nel giro di dieci anni l'eccesso di peso si
sarebbe fatto evidente sulla pancia e ai lati del viso; nel giro di vent'anni sarebbe
diventato inesorabilmente grasso. In seguito, il Principe Misterioso sarebbe
diventato obeso, una caricatura della sua versione giovanile gonfiata fino al parossismo.
Mentre lo guardava l'Attrice Bionda pens Se soltanto potessi amarlo!
Se lui potesse amare me. Siamo liberi di amarci l'un l'altro e di salvarci. Il pene
del Principe Misterioso oscillava gonfio e sinistro in mezzo al ciuffo di peli
scuri, semieretto, vivo; sulla punta luccicava una solitaria perla di liquido.
L'Attrice Bionda barcoll all'indietro fino a scontrarsi con la barra degli asciugamani.
Dall'ottone dei rubinetti della vasca scrosciava acqua fragrante e fumigante.
L'Attrice Bionda continuava a sorridere, in preda al panico. Perch
per quella scena c'era un copione. Pretender che gliela tolga con la lingua. 
questo che vogliono tutti. Mi afferrer la nuca con una mano e mi costringer a
farlo. Dov'era finita la Mamma? In un'altra stanza. A letto. Addormentata, e
gemendo nel sonno. C'erano soltanto Norma Jeane e un uomo nudo che barcollava,
un uomo ubriaco con un pene che andava rizzandosi lentamente come
un serpente, e con gli occhi socchiusi e gentili, e sulla bocca sensuale un
sorriso gentile, perch secondo l'amaro adagio di Gladys Finch gli di quello
che vogliono sono tutti dei principi.
Invece il Principe Misterioso scost Norma Jeane e si sedette di peso sul
bordo della vasca. Ammantato dal vapore dell'acqua, e maldestro e scocciato
come un bambino Angel per favore mi di una mano con questi cazzo...
Si riferiva ai calzini, non era in grado di chinarsi per toglierseli da solo.
(Sorta di episodi penosi che il Tiratore Scelto non mancava mai di registrare).
Ma il Tiratore Scelto non avrebbe inserito nelle sue scrupolose relazioni alcun
tipo di giudizio morale, poich quello di dare giudizi non rientrava nei suoi
compiti. Al servizio dell'Agenzia. Per questioni riguardanti sospette attivit
sovversive, minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Perch se i cittadini
fossero tutti innocenti non ci sarebbe niente da nascondere. Non ci sarebbero
colpe. Non ci sarebbe bisogno di Tiratori Scelti.)
Lei era la sua Magda, la sua! Gli avrebbe telefonato. All'amore suo. Gli avrebbe
telefonato e avrebbe pianto dicendogli Io ti amo, vieni subito da me, ti prego!
Stanotte. Gli ebrei sono un popolo antico, un popolo nomade benedetto e maledetto
da Dio. La loro storia  una storia di maschi: Adamo, No, Abramo, il
padre di tutti loro. Una stirpe di maschi. Maschi che capivano la debolezza
delle femmine e che sapevano perdonarle. Ti perdono! Di essere un codardo. Di
non osare amarmi come io ti amo.
Oh s che l'aveva visto, il Drammaturgo, in quel teatrino in Bleecker Street.
Certo che l'aveva visto. E gi prima di entrare sapeva che l'avrebbe visto. Per
essere una donna nuova di quella citt, l'Attrice Bionda sapeva un sacco di cose;
aveva un sacco di nuovi amici pronti a raccontarle cose e dirle cose; un sacco
di sconosciuti morivano dalla voglia di diventare suoi amici, uomini e donne
per bene che morivano dalla voglia di mostrarsi in pubblico al fianco di
Marilyn Monroe e di farsi fotografare con lei.
S, ti ho visto. Ti ho visto girarti dall'altra parte e rinnegare la tua Magda.
In quel piccolo teatro di Bleecker Street, teso e rannicchiato accanto a sua
moglie. Sua moglie, quella donna l!
Io sono Miss Sogni d'Oro. Sono come gli uomini mi meritano.
Mai e poi mai avrebbe telefonato all'amore suo! Tantomeno trattandosi del
Drammaturgo, l'uomo che ammirava pi di ogni altro uomo. Lui era il suo
Abramo: l'avrebbe condotta nella Terra Promessa. Era stata battezzata, ma si
sarebbe convertita e sarebbe diventata ebrea. Io ho l'anima dell'ebrea. Raminga
in cerca della mia vera patria. Gli avrebbe fatto vedere che faceva sul serio, che
lavorava sodo. Poich recitare  al tempo stesso un mestiere e un'arte, e lei intendeva
eccellere in entrambe. Era una donna giovane e intelligente, una donna
piena di dignit e di orgoglio ma anche di buon senso. Un uomo come il
Drammaturgo non avrebbe potuto amarla se fosse stata diversa. Un uomo come
il Drammaturgo sarebbe fuggito da lei se fosse stata diversa. Ecco com'era
equilibrata, la sua Magda: invece di lasciarsi andare a scene isteriche da femminuccia
si infil una vestaglia imbottita e, mentre il Principe Misterioso faceva
il bagno nella vasca di porcellana coi piedi e i rubinetti di ottone, si rannicchi
sul divano per copiare sul diario alcuni versi del Cantico dei Cantici. Che stupore,
ma anche che sollievo, quand'era andata alla Strand Bookshop per comprare
una copia della Bibbia Ebraica e aveva scoperto che non era altro che il Vecchio Testamento con un titolo diverso!
Lasciate che mi baci coi baci della sua bocca: poich il tuo amore  meglio del vino.
Com' bello l'amore mio; com' bello; i suoi sono occhi di colomba.
La voce del mio adorato! eccolo che viene superando d'un balzo colli e montagne.
Ch l'inverno  passato, la pioggia  cessata, finita;
I fiori appaiono sulla terra;  l'epoca in cui cantano gli uccelli.
Io dormo, ma il mio cuore si desta:  la voce del mio adorato, che bussa e
dice: Aprimi, sorella mia, amor mio, mia colomba, mia immacolata.
Io apersi al mio adorato: ma il mio adorato se nera andato, scomparso: l'anima
mia era venuta meno mentre egli parlava. Lo cercai, ma non potei trovarlo; lo chiamai, ma non rispose.
Doveva essersi addormentata. Si sentiva la testa cos pesante! Tutto ci che
aveva ancora davanti, lo sforzo di quel che le restava da vivere.
S, sarebbe tornata a Hollywood; avrebbe accettato di fare un altro film.
Non poteva farne a meno: non aveva pi soldi; aveva bisogno di soldi per il
divorzio del Drammaturgo, per la loro vita in comune; e, visto che non poteva
guadagnarne lei, li avrebbe guadagnati Marilyn Monroe. Perci Marilyn sarebbe
tornata nella Citt di Sabbia. Gi lo sapevo. Senza sapere di saperlo.
Ma ci sarebbe tornata sapendo sull'arte del recitare molto pi di quanto sapesse
prima di andarsene. Dopo aver studiato per mesi con Max Pearlman, il
suo mentore cos esigente. Per mesi umile e ansiosa come una scolaretta alle
prese coi rudimenti della lettura, della scrittura, della parola.
Tu hai in te la promessa di una grande attrice le aveva detto lui.
Se non era vero l'avrebbe fatto diventare vero lei!
Il Principe Misterioso era il pi grande attore americano della sua epoca,
cos come Laurence Olivier era il pi grande attore inglese. Per il
Principe Misterioso, il proprio genio sembrava significare ben poco; il successo lo aveva reso
sprezzante, anzich riconoscente. Io non sar cos. Per ogni dono ricevuto, un dono fatto.
Doveva essersi addormentata, perch le parve di svegliarsi di colpo. Una
sensazione di nausea, di paura. L'orologio segnava le tre e quaranta. C'era
qualcosa che non andava. Il Principe Misterioso! Era in bagno da tre ore!
Nella vasca dai piedi in ottone ecco giacere il Principe Misterioso, nuca appoggiata
al bordo di porcellana della vasca, testa ciondolante, bocca aperta, saliva
sul mento, occhi semichiusi su una patina giallognola, come di muco. Aveva
i capelli zuppi e la testa lustra come quella di una foca. Quel corpo che solo poche
ore prima le era parso cos splendidamente scolpito, adesso era stranamente
ricurvo, le spalle piegate e il torace incavato, un rotolo di carne flaccida intorno
alla vita, il pene ridotto a mozzicone di carne pallida e smorta che dondolava
nell'acqua schiumante. Buon Dio, aveva vomitato nell'acqua! Scie e chiazze di
vomito tutt'attorno a lui. Per respirava, era vivo. Quella era l'unica cosa che mi
importasse in quel momento. Cerc di svegliarlo. Lui allontan bruscamente le
sue mani, imprecando. Si alz in piedi nella vasca grondando acqua e vomito
sulle mattonelle del pavimento, imprecando di nuovo e scivolando con un piede
sulla porcellana viscida e rischiando di cadere, ma lei lo afferr un attimo
prima che battesse la testa contro uno dei rubinetti di ottone, e lo tenne tra le
braccia, che tremavano per lo sforzo; poich il Principe Misterioso era un uomo
pesante, non alto ma muscoloso e massiccio. Lo implor, lo preg di stare attento,
e lui le grid troia! (ma senza riconoscerla, quindi non intendendo insultare
lei) e tuttavia si aggrapp a lei con tutte le forze, e dopo qualche minuto le
riusc di tirarlo fuori dall'acqua e di metterlo a sedere sul bordo della vasca, con
la testa che ciondolava e gli occhi chiusi, e mugugnante mentre lei inzuppava
una spugna nell'acqua fredda che aveva fatto scorrere nel lavandino, e delicatamente
gli puliva il viso, e faceva il possibile per togliere il vomito dal suo corpo,
sempre col timore che ricominciasse a vomitare, o peggio che gli capitasse qualcosa
di terribile, poich aveva il respiro irregolare, un respiro che andava e veniva
dalla bocca spalancata, e lui sembrava non rendersi conto di dove si trovasse,
e tuttavia dopo ripetuti passaggi di spugna parve rianimarsi almeno un po', e si
alz in piedi, e allora lei gli mise un asciugamano intorno ai fianchi e lo condusse
in camera da letto, sorreggendolo con un braccio intorno alla vita e incurante
dell'acqua che grondava dalle sue gambe pallide e delle pozzanghere che
lasciavano i suoi piedi scalzi, e lei rideva allegramente per tranquillizzarlo che
andava tutto bene, che con lei era al sicuro, che si sarebbe presa cura di lui; e lui
inciampando e daccapo imprecando troia! stupida troia! mentre cadeva di fianco
sul letto con una violenza tale da far stridere le molle, e lei ebbe paura che il
Principe Misterioso avesse schiantato quel letto che non era suo, uno splendido
letto antico in ottone e legno pregiato che apparteneva a una ricca amica di
Max Pearlman momentaneamente a Parigi. Poi il Principe Misterioso sollev i
piedi, piedi pesanti come blocchi di cemento, e li abbatt sul letto mentre
dall'altro sprofondava sul cuscino la testa zuppa, con lei che continuava a sussurrargli
che andava tutto bene, tranquillizzandolo come le era capitato di fare con
l'Ex-Atleta, e anche con altri abitanti della Citt di Sabbia; lei stessa cominciava
a sentirsi meglio, pi ottimista, Norma Jeane Baker era ottimista per natura,
una ragazza ottimista che aveva giurato a se stessa eterno ottimismo quella volta
sul tetto all'orfanotrofio guardando l'antenna illuminata della RKO a chilometri
e chilometri di distanza da l, a Hollywood - Prometto! Giuro! Non mi arrender
mai!- e in quel momento le balen in mente che quella loro scena patetica
e ignobile, era in realt una scena da film; se non i suoi particolari le erano
familiari i suoi contorni, le era familiare quel loro velo romantico; lei
era Claudette Colbert, e lui era Clark Gable; no, lei era Carole Lombard e
lui era Clark Gable; per quella situazione c'era un copione preciso, e
anche se lo ignoravano potevano sempre improvvisare, da quei bravi attori che erano.
Il Principe Misterioso nel mio letto. Era un amico, un caro amico, mi aveva
chiesto di chiamarlo Carlo. Ma eravamo amanti? Non credo. Lo eravamo?
Lui attacc subito a ronfare. Lei gli rimbocc le lenzuola e in silenzio gli si
rannicchi accanto. Il resto di quella notte bizzarra trascorse a folate veloci.
L'Attrice Bionda era spossata dalla speranza e dalla fatica della sua vita a New
York; quella vita che doveva redimerla. Cinque ore di laboratorio all'Ensemble
quasi ogni giorno, pi le spossanti esercitazioni individuali con Max Pearlman
o con qualcuno dei suoi inflessibili assistenti; l'amore per il Drammaturgo e
l'ansia di perderlo, e conseguentemente di doverne morire; un simile fallimento
come donna l'avrebbe condannata a morte, poich Nonna Della non aveva
forse parlato sprezzantemente di sua figlia Gladys che non era riuscita a trovare
non solo un marito decente ma neanche uno straccio di spasimante ricco
che la mantenesse? Della che ansimava e sghignazzava: A che serve essere una
sgualdrina se poi a trent'anni ti ritrovi al verde? E trent'anni Norma Jeane li avrebbe compiuti di l a qualche mese.
Poggi piano la testa sulla spalla del Principe Misterioso. Lui non la scacci.
Aveva un sonno irregolare ma profondo, com' quasi sempre il sonno dei maschi.
Digrignava i denti, si dimenava e scalciava, e sud talmente tanto che all'alba
aveva inzuppato le lenzuola e puzzava come se non si lavasse da giorni,
un odore che a Norma Jeane ricord Bucky Glazer, l'afrore delle sue ascelle e
dei suoi piedi sudici. Ma adesso, col nuovo marito, non avrebbe ripetuto gli
errori commessi in passato. Avrebbe fatto sentire il Drammaturgo fiero di lei
sia come attrice sia, ancor di pi, come moglie. Avrebbero avuto dei figli. Le
sembrava quasi di sentirsi gi incinta. Nella pace di quella notte, verso l'alba, mi apparve Baby, e mi perdon.
Otto Ose le aveva sadicamente profetizzato una morte da drogata in qualche
tugurio di Hollywood, ma non sarebbe stato quello il suo destino.
Verso mezzogiorno, l'Attrice Bionda si svegli e si vest in silenzio, mentre il
Principe Misterioso continuava a dormire, e usc per andare a comprare uova
fresche, cereali, frutta e caff macinato, e quando torn vide che il Principe
Misterioso stava svegliandosi, una smorfia di fastidio per la luce del sole che
gli colpiva gli occhi iniettati di sangue, ma per il resto in condizioni decenti e
con un sorprendente buon umore; le disse che la puzza che aveva addosso gli
dava la nausea e che aveva bisogno di farsi una doccia, e scese d'un balzo dal
letto e corse verso il bagno ridendo del suo sguardo preoccupato e lasciandola
fuori dalla porta ad ascoltare col timore di un'altra catastrofe e invece udendo
solo il ripetuto tonfo della saponetta che il Principe Misterioso si lasciava goffamente
sfuggire dalle mani. Dopo, mentre si asciugava i capelli con il cappuccio
dell'accappatoio, il Principe Misterioso frug nell'armadio e nei cassetti alla
ricerca di indumenti maschili, almeno un paio di mutande e di calzini puliti.
Ma non trov niente. E poi in cucina accett soltanto un bicchiere di acqua
gelata, che bevve con cautela esagerata, da funambolo durante una traversata
senza rete. A Norma Jeane dispiacque che non facesse onore alla sua colazione.
Le rifiutava una splendida opportunit! Bucky Glazer e l'Ex-Atleta erano stati
entrambi degli eccellenti divoratori di colazioni. Per parte sua, l'Attrice Bionda
si limit a bere un po' di caff per rianimare il sistema nervoso. Quant'era bello il Principe Misterioso, nonostante gli occhi iniettati di sangue e le smorfie
per il mal di testa e per quella che chiamava influenza intestinale! Vestito
con gli indumenti sporchi e stazzonati del giorno prima, con la barba lunga e i
capelli bagnati e ravviati alla bell'e meglio. Continuava a chiamarla Angel e a
ringraziarla. Lei gli carezz una mano sorridendo tristemente mentre lui, con
dubbio entusiasmo, come il personaggio di un dramma di Odets, le parlava
della possibilit che un giorno recitassero insieme in un dramma diretto da
Pearlman, o magari anche in un film, purch sceneggiato decentemente (perch
anche lui, pur disprezzando Hollywood, aveva bisogno dei soldi di Hollywood);
lei pensava dentro di s alla stranezza del fatto che nessuno dei due
ricordava cosa fosse successo durante la notte, a parte la vaga sensazione di
qualche carezza. Forse lei gli aveva salvato la vita, o era lui ad averla salvata a
lei? E quindi erano legati assieme, sia pure soltanto come fratello e sorella, per la vita.
Dopo la mia morte, Brando non avrebbe mai rilasciato dichiarazioni su di me.
L'unico, in mezzo agli sciacalli di Hollywood.
Mentre si preparava a lasciarla, il Principe Misterioso si ricord del messaggio
che era stato incaricato di portarle.
Ah, Angel... l'altro giorno ho visto Cass Chaplin.
Norma Jeane sorrise debolmente. Non disse niente. Stava tremando, e sperava che il suo amico non se ne accorgesse.
Era da quasi un anno che non lo vedevo. N lui n Eddy G. Girano un
sacco di voci su quei due, sai? Fatto sta che l'ho incontrato a casa di amici, e
mi ha dato un messaggio per te in caso ti vedessi.
Norma Jeane continu a tacere. Chiedendosi: Se Cass ha un messaggio per me, perch non me lo comunica personalmente?
Mi ha detto: "Di' a Norma I Gemelli hanno nostalgia della loro Norma, e della creatura."
Il Principe Misterioso vide la sua espressione e disse: Non avrei dovuto riferirtelo, vero? Quella testa di cazzo.
Norma Jeane lo salut e si allontan rapidamente verso un'altra stanza.
Ud la voce esitante del suo compagno di quella notte chiamarla: Ehi, Angel?
Ma il Principe Misterioso non la segu. Sapeva, e anche lei lo sapeva, che
la scena si era conclusa; la loro notte insieme era finita.
Brando e io non facemmo mai un film insieme. Era un attore troppo potente per
la Monroe. L'avrebbe schiantata, come una bambolina da quattro soldi.
Eppure la scena con il Principe Misterioso non si era conclusa del tutto.
Quella sera, tornata a casa dopo il laboratorio all'Ensemble, avrebbe scoperto
nel soggiorno di casa quello che in un primo istante di sgomento le parve
un sepolcro infiorato. Dieci, forse quindici mazzi di fiori, perlopi bianchi: gigli, gardenie, rose.
Cos belli! Ma cos tanti.
L'odore delle gardenie era quasi soffocante. L'Attrice Bionda aveva gli occhi pieni di lacrime. Ebbe un conato di vomito.
Costringendosi a sperare che quei fiori venissero dal Drammaturgo, l'amante
che la implorava di perdonarlo. Ma sapendo che non venivano da lui.
Venivano dal Principe Misterioso. L'amante che non poteva amarla.
Su un cartoncino a forma di cuore il Principe Misterioso aveva scritto, con l'inchiostro rosso:
ANGEL
SPERO CHE SE SOLO UNO DI NOI DUE CE LA FAR
QUELL'UNO SIA TU?
Il tuo amico Carlo
...
.
...
DANCING IN THE DARK.
...
.
...
Un cappotto vecchio e malconcio appeso a un bastone. Dio quanto si disprezzava!
Tuttavia: stringendo i pugni guantati e continuando a guardare la distesa di
neve appena caduta. L, con la stessa irreale enfasi di colori e suoni e movimenti
di una commedia musicale, l'Attrice Bionda stava pattinando con un
giovane attore dell'Ensemble. Pi precisamente: con l'attore che aveva interpretato
il suo Isaac. Il suo Isaac, che pattinava sul ghiaccio con la sua Magda.
Era quasi troppo, per un drammaturgo.
E se si fossero baciati mentre lui guardava?
Di lei in giro si raccontava che se la facesse anche con Marlon Brando. Una cosa cui proprio non riusciva a pensare.
Aveva avuto tanti di quegli uomini. Tanti di quegli uomini l'avevano avuta.
Il Drammaturgo aveva saputo da comuni amici che nel giro di qualche
giorno l'Attrice Bionda avrebbe lasciato New York per tornare a Los Angeles;
ritemprata da mesi di lavoro intensivo all'Ensemble, avrebbe ripreso la carriera
di attrice cinematografica. Ma non alle vecchie condizioni. Lo Studio aveva
capitolato: non soltanto perdonando Marilyn Monroe ma cedendo a una serie
di sue richieste. Per Hollywood era un evento storico. Marilyn Monroe, cos a
lungo disprezzata dall'industria cinematografica, aveva battuto lo Studio!
Adesso avrebbe avuto diritto di approvazione sul progetto, diritto di approvazione
sulla sceneggiatura, diritto di approvazione sul regista. Il suo compenso
era stato portato a centomila dollari a film. Perch? Perch non erano riusciti a
inventare un'altra bionda che prendesse il suo posto. Il posto di chi gli aveva fatto
guadagnare milioni di dollari spendendone un decimo.
Il Drammaturgo non era invidioso dell'Attrice Bionda, le voleva troppo bene.
Quella profonda tristezza negli occhi. La stessa di trent'anni prima negli
occhi della sua Magda, e che lui, nella cecit della propria infatuazione adolescenziale, non aveva riconosciuto.
Sulla pista di ghiaccio di Central Park, in mezzo a decine di policromi pattinatori
di tutte le et, l'Attrice Bionda, sciarpa bianca e occhiali scuri e berretto
di angora bianco calzato basso sulle orecchie per nascondere i capelli, stava
pattinando! Lei che sosteneva di non aver mai pattinato sul ghiaccio prima di
allora, solo pattini a rotelle quand'era piccola.
Dov'era cresciuta lei, diceva l'Attrice Bionda con una smorfia buffa, non c'era ghiaccio. Mai.
Si notava il suo impaccio sui pattini. Mentre altri e pi esperti pattinatori le
sfrecciavano accanto. Aveva le caviglie molli; era sempre sul punto di perdere
l'equilibrio. Sbracciandosi e ridendo e barcollando e l l per cadere se il suo
cavaliere non l'avesse sorretta agilmente col braccio intorno alla vita. Un paio
di volte, nonostante il suo aiuto, l'Attrice Bionda si ritrov a sbattere di brutto
col sedere sul ghiaccio, per sempre ridendo, e pronta a rialzarsi afferrandosi
alla mano di lui. Spolverandosi coi guanti il sedere e riprendendo a pattinare.
Tutt'attorno a lei sfilavano i pattinatori; quando qualcuno la guardava, vedeva
soltanto una graziosa ragazza dalla pelle candida, seminascosta da un paio di
occhiali molto scuri, con un filo di trucco. O senza ombra di trucco. Indossava
il suo adorato maglione color prugna e un paio di pantaloni scuri che il
Drammaturgo non aveva mai visto, e calzava pattini alti fino alla caviglia, affittati
per l'occasione. Per quanto digiuna di pattinaggio sul ghiaccio, quella
ragazza era evidentemente un'atleta nata, probabilmente una ballerina. Che
elasticit! Che energia! Un istante era l che faceva la buffona per mascherare il
proprio impaccio, l'istante dopo eccola improvvisamente piena di leggiadria,
pattinando mano nella mano col suo cavaliere. Il ragazzo era un pattinatore
provetto, lunghe gambe elastiche e ottimo senso dell'equilibrio; quegli occhialini
tondi gli davano, come al Drammaturgo alla sua et, un'aria da giovane
studioso delle Scritture, un'aria oscuramente fascinosa. Non aveva berretto, solo una cuffia paraorecchi.
Era met marzo, e a New York faceva ancora un gran freddo. Dal cielo blu
abbacinante soffiava un gelido vento di tramontana.
Con l'anima a pezzi, con il cuore a pezzi, il Drammaturgo guardava. Non
era riuscito a starsene lontano. A starsene seduto nello studio. Sconvolto dal
desiderio. (Ma aveva il diritto di coinvolgere l'Attrice Bionda nella propria vita?
Era di nuovo indagato dall'HUAC; non era tanto un'indagine quanto una
persecuzione, un tormento; gli era toccato prendersi un avvocato, e pagare
onorari ingenti come ammende; il nuovo Presidente del Comitato ce l'aveva
con il Drammaturgo sin da quando aveva visto uno dei suoi lavori accusati di
critica della societ e del capitalismo americani. Si diceva che l'FBI avesse accumulato
sul Drammaturgo una serie di documenti incriminanti. Il Drammaturgo
faceva parte di un gruppo di intellettuali newyorkesi con simpatie comuniste.)
L'Attrice Bionda pattinava, e il Drammaturgo guardava. A suo onore (pensava
il Drammaturgo) andava detto che non cercava di nascondersi. Non era
uomo incline a nascondersi. E a che scopo nascondersi? La 72nd Street era vicina
a Central Park, e lui ci andava spesso a passeggiare; e, quando Central Park
era quasi deserto, gli piaceva scarpinare in mezzo alla neve per schiarirsi un po'
le idee. Guardare i pattinatori lo faceva sorridere. Da ragazzo gli era sempre
piaciuto pattinare. Ed era stato un pattinatore sorprendentemente bravo. Anni
prima, quando ancora era un giovane padre, aveva insegnato ai suoi figli a pattinare,
proprio su quella pista. Di colpo non gli sembr che fosse passato cos tanto tempo.
L'Attrice Bionda sul ghiaccio scintillante, che rideva e brillava nel sole.
L'Attrice Bionda che lo amava come mai nessuna donna lo aveva amato.
Che lui amava come non aveva mai amato nessun'altra donna.
La Monroe? Una ninfomane.
Ho sentito che lo fa per soldi.  al verde.
 frigida, odia gli uomini.  una lesbica. S, lo fa per soldi, ma solo quando
riesce a spuntare la cifra giusta.
Il Drammaturgo guard sorridendo la sua Magda sul ghiaccio, e il suo Isaac
che la teneva per mano. Il cuore gli batteva forte per l'orgoglio.
Si stupiva che gli altri pattinatori e i curiosi che assistevano alla scena non
la riconoscessero. Che non la guardassero e non la indicassero e non applaudissero.
Ebbe la tentazione di alzare le mani e applaudire.
L'aveva visto? E Isaac, l'aveva visto? Il Drammaturgo si stagliava sul bianco
della neve, sagoma familiare per entrambi. Il Drammaturgo che li aveva creati.
La sua Magda, il suo Isaac. Lei, ragazza del popolo; lui, ebreo figlio di ebrei
europei ansiosi di diventare del popolo, di diventare americani, di cancellare tutti i Sogni di Allora.
Forse il Drammaturgo era davvero un sopravvissuto dell'Olocausto. Forse
lo erano tutti gli ebrei viventi. Ma il Drammaturgo non voleva pensarci, non
sotto quell'abbacinante sole di un pomeriggio di fine inverno in Central Park.
Si stagliava alto come un totem sul limitare della terrazza di pietra davanti
alla quale sfrecciavano i pattinatori nei loro inesauribili cerchi sulla pista di
ghiaccio. Un carillon di figurine animate! Il Drammaturgo, che spesso i passanti
di Manhattan riconoscevano. Con il suo trench scuro e il cappello di
astrakan. Gli occhiali dalle lenti spesse. Quando l'Attrice Bionda e il suo cavaliere
gli passarono davanti, mano nella mano, parlando e ridendo, il
Drammaturgo rifiut di voltarsi dall'altra parte, e persino di abbassare lo
sguardo. Durante la bella stagione, in quella terrazza c'era un bar all'aperto
dove spesso il Drammaturgo andava a sedersi a met pomeriggio, per interrompere
la tensione del lavoro. Durante l'inverno i tavolini e le sedie di ghisa
restavano fuori, deserti. Ebbe la tentazione di prendere una sedia e sedersi
sul ciglio della terrazza, ma era troppo inquieto. Quella musica! Il Valzer del Pattinatore.
S, l'avrebbe sposata. Se lei avesse voluto. Non poteva lasciarla andare via.
Avrebbe divorziato dalla moglie. Nel profondo del suo cuore erano gi divorziati.
Mai pi l'avrebbe toccata, mai pi baciata. Il pensiero della pelle sempre
pi vizza di quella donna matura gli ripugnava. Quello dei suoi occhi pieni
di rancore, della sua bocca offesa. Con lei la sua virilit era defunta, ma adesso sarebbe risorta.
Avrebbe spezzato in due la propria vita per l'Attrice Bionda.
Avrei riscritto la storia delle nostre vite. Non tragedia bens epopea americana!
Ero convinto di averne la forza.
Eccolo affittare un paio di pattini! Come se nulla fosse. Infilando i piedi negli
scarponcini, allacciandoli stretti. E poi via sul ghiaccio, le caviglie dapprima
molli, le ginocchia dapprima rigide, ma ben presto ecco tornare la vecchia agilit;
sent come da ragazzo il brivido puro dello sforzo fisico. Pattinava speditamente
in senso antiorario, in direzione opposta a quella dei pattinatori. Con
l'aria di un uomo che sapesse il fatto suo, niente sbracciamenti per mantenere
l'equilibrio, niente atteggiamenti ridicoli e penosi da vecchio. Adesso gli altoparlanti
diffondevano le note morbide di Dancing in th Dark, canzone scritta
da un ebreo, eppure cos americana, come tutte le grandi melodie di Broadway. Versi pieni d'amore e mistero.
Pattinando verso l'Attrice Bionda il Drammaturgo rise felice. Ne era certo!
Quella era una scena che lui stesso non avrebbe mai potuto scrivere, priva
com'era di ironia, di finezza. L'Attrice Bionda l'aveva attirato fuori dalla sua tana,
fuori dal suo soffocante studio sulla 72nd Street. L'aveva attirato a s; e lui
non aveva scelta. Sorridendo come un uomo destato dalla luce del sole dopo essersi addormentato nel buio.
Buon Dio! Guarda!"
L'Attrice Bionda l'aveva visto, e stava pattinando verso di lui, radiosa di felicit.
Mai pi, dai tempi in cui era un giovane padre e i suoi figli lo accoglievano
con quella stessa espressione di rapimento, come se non avessero mai visto
nessuno altrettanto meraviglioso e altrettanto inatteso, si era sentito cos privilegiato
e cos felice. L'Attrice Bionda gli sarebbe rovinata addosso, ma lui la afferr
in tempo, la aiut a tenersi dritta. Poi si avviarono insieme pattinando
sul ghiaccio scintillante. Erano amanti ebbri che correvano insieme. Tenendosi
per mano, ridendo felici. Il giovane attore che aveva interpretato Isaac si ritir
con discrezione, rammaricato ma anche lui sorridente, perch riconosceva il
privilegio di poter assistere a quell'incontro, cos come il privilegio di poterlo
raccontare ad amici e conoscenti, di poter descrivere l'occasione storica che
quel giorno di marzo sulla pista di pattinaggio in Central Park aveva visto il Drammaturgo
e l'Attrice Bionda ostentare pubblicamente il proprio amore.
"Ti amo!"
Tesoro, sono io che amo te.
Spericolata, l'Attrice Bionda si sollev in punta di piedi sui pattini per baciare
sulla bocca il Drammaturgo.
E quella notte nel suo appartamento sulla East 11th Street l'Attrice Bionda, nuda, dopo aver fatto l'amore tremando per l'emozione, e con le guance rigate di lacrime, prese le mani del Drammaturgo nelle proprie, carezz le sue dita e le port alle labbra, e le copr di baci. Le tue belle mani, sussurr. Le tue belle, belle mani.
Il Drammaturgo era terribilmente commosso. Sconvolto fin dentro il cuore.
Si sarebbero sposati in giugno, subito dopo il suo divorzio dalla moglie, e dopo il trentesimo compleanno dell'Attrice Bionda.
...
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IL MISTERO. L'OSCENIT.
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L'intrecciarsi tra patologia personale e l'insaziabile appetito di una cultura capitalista-consumista.
Com' possibile comprendere questo mistero? Quest'oscenit?
Queste parole accorate avrebbe scritto un giorno il Drammaturgo.
Ma dopo dieci anni buoni.
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Chrie 1956.
...
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...
Io adoro Chrie!  cos coraggiosa!
Chrie non  una di quelle che bevono per combattere la paura. Che prendono
pillole. Perch Chrie  una che quando comincia una cosa sa perfettamente
come andr a finire. Dove andr a finire.
Chrie ha il terrore di dover tornare l da dove viene. Chiudo gli occhi e vedo
un banco di sabbia, un torrente fangoso e un albero gracile e solitario, con
le radici nodose che affiorano come vene. La famiglia abitava in una roulotte
semidistrutta, in un terreno brullo e abbandonato. Chrie con le sorelline e i
fratellini piccoli. Chrie che faceva da madre alle sorelline e ai fratellini. Che
cantava filastrocche per loro, che giocava con loro. Aveva lasciato la scuola a
quindici anni per occuparsi di loro. Forse aveva avuto un ragazzo, qualcuno
pi grande di lei, sulla ventina. Qualcuno che le aveva spezzato il cuore ma
non l'orgoglio. Non lo spirito. Chrie che fabbricava balocchi di panno per le
sorelline e i fratellini, e rammendava gli abiti di tutta la famiglia. I suoi costumini
da chanteuse ti spezzano il cuore tanto sono patetici. E quelle calze a rete
che vorrebbero essere provocanti! I capelli di Chrie non erano biondo platino,
erano castano chiaro. A quei tempi aveva un bel colorito sano, perch viveva
all'aria aperta, mentre invece adesso  pallidissima, di un pallore malsano.
Pallida come la luna. Forse  anemica? Quello zotico di Bo la vede e capisce
subito che Chrie  un angelo. L'angelo che cercava! Potrebbe essere anemica
da sempre, e come lei anche le sorelline e i fratellini. Carenza di vitamine. Uno
dei fratellini era ritardato. Una delle sorelline era nata col palato leporino e
non c'erano soldi per operarla. Da ragazza Chrie adorava ascoltare la radio.
Cantare sulle canzoni trasmesse dalla radio. Perlopi canzoni country-and-western.
Certe volte le veniva da piangere, perch la sua stessa voce le spezzava il
cuore. L'ho vista sollevare un bambino col pannolino sporco e portarlo nella
roulotte per cambiarlo. Sua madre guardava spesso la TV, sempre che il televisore
si degnasse di funzionare. Sua madre era una donna sulla quarantina, corpulenta
e flaccida, forte bevitrice e con la faccia grinzosa e gonfia come uno
gnocco. Il padre di Chrie era scappato. Chiss dove. Poi Chrie aveva deciso
di andare a Memphis. Con l'autostop. A Memphis c'era una delle sue stazioni
radio preferite, e lei sperava di fare amicizia con uno dei disc-jockey. Un viaggio
di quattrocento chilometri. Per risparmiare i soldi del pullman aveva
accettato un passaggio da un camionista. Sei molto carina, le aveva detto il camionista.
La ragazza pi carina che sia mai salita su questo camion. Chrie si era
finta sorda e scema, ritardata. Con una Bibbia ben stretta tra le mani.
Lui le aveva lanciato un'occhiataccia, le si era messa paura e aveva cominciato
a cantare inni religiosi. Al che era stato lui a mettersi paura, e l'aveva lasciata in pace.
Come mai a trent'anni Chrie fosse finita in una taverna dell'Arizona a stonare
Old Black Magic per un gruppo di mandriani beoni che manco la ascoltavano era proprio un mistero!
Tampinata da un mandriano pazzo di lei. Pazzo dell'angelo che cercava.
Sempre l a urlare, goffo come un giovane toro. Lei terrorizzata da lui, ma se ne innamorer, lo sposer.
Avr figli da lui, figli cui canter filastrocche e con cui giocher. E per loro fabbricher balocchi di panno e cucir vestitini.
Daddy, mi manchi da morire! Questo maledetto posto  cos lontano.
Tesoro, la settimana prossima vengo a trovarti. M'era sembrato che l ti piacesse.
Le montagne...
Le montagne mi fanno paura.
Ma non mi avevi detto che ti piacevano?
 successo qualcosa, Daddy.
Cosa, tesoro? Cos' successo?
Non lo so... per  successo.
 successo qualcosa sul set? Problemi col regista, con gli altri attori?
No.
Tesoro, mi stai facendo preoccupare. Ti senti bene?
Non lo so. Non so pi cosa significa bene.
Norma, tesoro mio, dimmi cosa ce che non va. Ti prego.
Tesoro, stai piangendo? Cosa c'? .
Daddy... non so come dirtelo. Vorrei che tu fossi qui.
Qualcuno si sta comportando male con te?  questo?
Vorrei che tu e io fossimo gi sposati. Vorrei che tu fossi mio marito e che adesso fossi qui con me.
Ci sar presto, tesoro. La settimana prossima. Ma adesso dimmi cosa c' che non va.
Penso... di avere paura.
Paura di cosa?
Tesoro, come posso aiutarti se non mi dici cosa c' che non va? Vorrei tanto aiutarti,
ma cos non so come fare.
Ma tu mi aiuti, Daddy. Gi col solo fatto di esserci.
Non  che stai prendendo troppe pillole, vero?
No.
Perch  meglio soffrire un po' d'insonnia che...
Lo so! Me l'hai gi detto mille volte, Daddy.
Non  che magari qualcuno ti ha offeso?
No,  solo che... ho paura. Certe volte sento il cuore che mi batte forte forte.
 l'eccitazione, tesoro.  per questo che sei un'attrice cos brava. Perch ti cali completamente nel ruolo.
Vorrei tanto che fossimo gi sposati! Vorrei che tu fossi qui e mi abbracciassi stretta.
Tesoro, cos finirai per spezzarmi il cuore. Dimmi se posso fare qualcosa per te.
Cos' che ti fa paura, tesoro? Qualcosa in particolare?
Tu non scriverai mai niente su di me, vero?
Certo che no. Perch mai dovrei fare una cosa del genere?
Perch gli altri lo fanno. Gli scrittori. Spesso.
Io non sono gli altri. Tu e io non siamo gli altri.
Lo so che non lo sei, Daddy. Ma certe volte ho troppa paura. Anche di dormire...
Non stai bevendo, vero?
No.
Perch tu non tolleri l'alcol, tesoro. Sei troppo fragile. Il tuo metabolismo, i nervi...
Non bevo. Soltanto champagne, quando c' qualcosa da festeggiare.
Festeggeremo presto, tesoro. Avremo un sacco di cose da festeggiare.
Vorrei tanto che fossimo gi sposati. Se fossimo gi sposati non credo che avrei paura.
Ma di cos' che hai paura, tesoro? Fa' uno sforzo, prova a dirmelo.
Tesoro, non riesco a sentirti. Parla un po' pi forte.
Credo... di aver paura di Chrie.
Chrie cosa?
Ho paura di lei.
Tesoro, credevo che quel ruolo ti piacesse.
E infatti mi piace! Io adoro Chrie. Chrie ... me stessa.
Tesoro, Chrie pu essere una parte di te stessa, ma soltanto una parte. Tu sei
molto pi di quanto Chrie potrebbe mai essere!
Davvero? Io non credo che sia cos.
Non essere assurda. Chrie  una donna buffa e malinconica. Chrie  una dolce
ragazza dell'Ozark, ingenua e del tutto priva di talento.  una cantante che
non sa cantare, una ballerina che non sa ballare.
Per  molto pi coraggiosa di me, Daddy. Lei non si lascia mai prendere dalla
disperazione.
Ma neanche tu ti lasci prendere dalla disperazione! Ti rendi conto di quello che
stai dicendo? Tesoro, tu sei una delle persone pi felici che abbia mai conosciuto.
Davvero, Daddy?
Certo.
Ti faccio ridere un sacco, vero? E faccio ridere anche il pubblico.
Infatti. Un giorno il mondo riconoscer in te una splendida attrice comica.
Dici che succeder?
Ci puoi scommettere.
Come Magda ti sono piaciuta, vero? Ti ho fatto ridere, e forse ti ho fatto anche
piangere, eh? Non te l'ho rovinato, quel ruolo.
Tesoro, come Magda sei stata splendida. Una Magda molto pi intensa di quella
che avevo creato io. E Chrie sar un'interpretazione ancor pi brillante.
Certe volte non riesco a capire cosa intendete quando parlate di interpretazione.
 quello che fanno gli attori completi, interpretano. Riempiono il proprio personaggio.
E tu riesci sempre a essere pi grande dei tuoi personaggi.
La gente ride di Chrie. Non la capiscono.
Ridono perch tu sei buffa. E perch rendi buffa Chrie. Non ridono per cattiveria, ridono per complicit. In te vedono se stessi.
Non ridono per cattiveria? Certe volte invece temo di s.
Non se tu non lo vuoi. Sei tu l'interprete, quindi sei tu che controlli il personaggio e le reazioni che suscita.
Per Chrie non sa di essere buffa. Lei crede di poter diventare una star.
 per questo che  buffa. ... inconsapevole.
Ed  giusto ridere di lei perch  inconsapevole?
Tesoro, perch te la prendi tanto? Stiamo parlando di un personaggio, non di
una persona in carne e ossa. Chrie  un personaggio buffo, e anche commovente.
Fermata d'autobus  un testo che fa ridere, ed  anche commovente. Ma  pur sempre una commedia, non una tragedia.
Il finale...
 allegro, no? Si sposano.
Per Chrie non ce nessun altro. Nessun altro che la ami.
Tesoro, Chrie  un ruolo,  soltanto il personaggio di una commedia!
No.
Che significa no?
Chrie, Magda... tutte le altre. Non sono soltanto personaggi.
Certo che lo sono.
Sono dentro di me. Io sono loro. Cio, sono personaggi ma sono anche persone
vere, persone che vivono nel mondo.
Tesoro, non riesco a capirti. E suppongo che tu non creda davvero a quello che dici.
Se quei personaggi non fossero in qualche modo anche delle persone reali, voi
autori non riuscireste a scrivere di loro. E nessuno li riconoscerebbe. Anche se sembrano diversi da come sono nella realt.
Credo di aver capito cosa vuoi dire.  un punto di vista molto poetico. Tu hai una sensibilit molto poetica.
In altre parole mi stai dicendo che sono una bionda svampita? Una bisteccona senza cervello?
Tesoro, ti prego!
O magari una stupida cagna, come mi ha detto qualcuno.
Tesoro...
A me Chrie piace da morire! E Marilyn invece non mi piace per niente.
Tesoro, di questo abbiamo gi parlato. Adesso cerca di non agitarti.
La gente ride di Chrie come se avesse il diritto di farlo. Perch  una fallita.
Non sa cantare, non sa ballare.
Non ridono perch  una fallita. Ridono perch ha delle ambizioni.
Le sue non sono ambizioni, sono speranze!
Tesoro, non mi sembra il caso di continuare a discutere in questo modo. Siamo
cos lontani. Se potessi essere l...
Tu e quelli come te ridete di Chrie. Perch ha delle speranze e non ha talento.
 una fallita.
... riuscirei a spiegarmi meglio. Tesoro, io ti amo, e quando non riusciamo a capirci sto male.
Noi ci capiamo benissimo. Solo che Chrie mi piace da morire, e voglio proteggerla.
Da una donna come Marilyn. Perch  proprio questo il problema, la gente ride di lei perch fa il paragone con Marilyn.
Tesoro, Marilyn non  altro che il tuo nome d'arte, non  una persona reale. E invece tu ne parli come se...
Certe volte, quando non riesco a dormire la notte, ce l'ho chiaro davanti agli occhi. Il mio primo sbaglio.
Quale sbaglio? Quando?
Qui la luna  cos luminosa che rischia di accecarti. E l'aria  cos fredda. Anche
quando chiudo le tende e mi copro gli occhi sento che mi trovo in un paesaggio diverso, anche di notte.
Tesoro, vuoi che venga qualche giorno prima? Se vuoi posso farlo.
Te l'ho raccontato che l'altro giorno siamo andati a Sedona?  a nord di Phoenix.
Sembrava il principio del mondo. Tutte quelle montagne rosse. E neanche
un'anima viva. E silenzio. O forse invece era la fine del mondo. Eravamo viaggiatori
nel tempo e ci eravamo spinti troppo in l e non potevamo pi tornare indietro.
Mi hai detto che ti era sembrato bello...
Sar bello alla fine del mondo. Col sole tutto rosso che occupa tutto il cielo, come
dicono che sar la fine del mondo.
Quello sbaglio di cui parlavi poco fa...
Lascia perdere, Daddy. A quell'epoca non ti conoscevo.
Tesoro, tutte le carriere implicano degli sbagli. Ma quello che conta sono le cose che riescono bene. E a te ne sono riuscite tante, credimi.
Dici sul serio, Daddy?
Certo che dico sul serio. Il fatto che tu sia famosa significher pur qualcosa, no?
Cosa significa, Daddy? Che sono una brava attrice?
Penso proprio di s.
Ma adesso sono diventata pi brava. Dopo New York.
 vero. Sei migliorata molto.
Dunque dovrei essere fiera di me, Daddy?
Credo che dovresti esserlo, s.
E tu, Daddy, sei fiero di te? Di quello che scrivi?
S. Certe volte. Almeno, mi sforzo.
Anch'io mi sforzo. Mi sforzo tantissimo, Daddy!
Lo so, tesoro. E credo che sia un bene.
Per adesso stanno tutti l con gli occhi puntati, e aspettano che faccia un passo
falso. Prima non era cos. Prima non ero nessuno. Adesso sono "Marilyn", e loro
stanno l ad aspettare. Come a New York...
Tesoro, a New York sei stata perfetta. Era la prima volta che affrontavi il pubblico
dal vivo, e li hai stesi tutti. Hai fatto colpo, erano tutti entusiasti.
Ma avevo una tale paura... Buon Dio, ero proprio terrorizzata.
Tesoro, era normale che avessi paura.  la paura del pubblico. Ce l'hanno tutti quelli che lavorano in teatro.
Credo proprio che non riuscirei ad affrontarla un'altra volta. Mi ha distrutta.
Comunque tieni presente che l'esperienza della lettura pubblica  molto particolare.
Normalmente prima di portare in scena un testo hai tutto il tempo per familiarizzarci.
Ci sono le prove. Minimo sei settimane.
Daddy, vorrei tanto riuscire a dormire, ma... ho paura dei miei sogni. Qui la
luna  cos luminosa, e le stelle. Io sono abituata a vivere in citt. Se tu fossi qui,
Daddy, riuscirei a dormire. Ne sono sicura! Dormirei e ti amerei e dormirei e ti amerei!
Devi avere soltanto un po' di pazienza, tesoro mio. La settimana prossima sar l con te.
Dormirei cos profondamente che forse non mi sveglierei pi.
Tesoro! Non dirlo neanche per scherzo.
Hai ragione. Perch se non mi svegliassi pi ti lascerei solo. E io non voglio lasciarti
solo. Quando saremo sposati non voglio passare neanche una notte lontano da te.
E non la passerai. Staremo sempre insieme.
Daddy, te l'ho detto di questa scena di rodeo che c' nel film? Con Chrie che
deve salire sulle gradinate, solo che non  facile, perch ha i tacchi alti e la gonna
stretta.  l'unica vestita cos. Ed  anche l'unica a essere cos pallida. Davvero,
Chrie  pallidissima. Per farla cos pallida hanno usato una crema speciale, sai?
Non solo per la faccia, me la spalmano dappertutto, gambe, braccia. In mezzo a
tutta quella gente con la pelle cotta dal sole, Chrie  l'unica pallida, talmente pallida
che sembra una luna. E una donna. Perch le altre sono tutte in jeans e camicia, come gli uomini. E si divertono.
Chrie non si diverte?
Come pu divertirsi? L in mezzo  una specie di marziana. E allora io ero l
che arrancavo su per le gradinate e a un certo momento m' venuto un giramento
di testa e ho cominciato a vomitare. Per fuori campo!
Nausea? Tesoro, stai poco bene?
 Chrie,  troppo tesa. Perch sa che la gente ride di lei anche se, come dici tu,
 inconsapevole.
Tesoro, guarda che quando ho detto inconsapevole non intendevo in senso negativo.
Volevo solo cercare di spiegarti...
Sono stufa di vergognarmi. C' sempre qualcuno che ride di me...
Mandali al diavolo! Chi sarebbe questo qualcuno che ride di te?
Non lo so. A Hollywood. Dappertutto.
Adesso non essere assurda. Perdio, tesoro, Time" sta preparando un servizio speciale
su Marilyn Monroe! Mi vuoi dire quanti attori hanno avuto l'onore di finire sulla copertina di Time?
Daddy, perch l'hai detto?
Detto cosa? Cosa ce che non va?
Avevo detto che era ancora troppo presto! Gliel'ho detto chiaro e tondo che non
volevo la foto in copertina. Non ancora. Non sono mica cos vecchia...
Certo che non sei vecchia. Non lo sei affatto.
... che bisognava aspettare il momento giusto. Quando me lo meriter.
Tesoro, adesso non dargli troppo peso.  soltanto la copertina di un giornale. 
pubblicit. Per Fermata d'autobus. Per il tuo ritorno a Hollywood". Non c' niente di male. Anzi, pu solo esserti d'aiuto.
Daddy, perch hai tirato fuori questa storia? E io che cercavo di non pensarci!
Ti prometto che legger l'articolo prima che vada in stampa. E comunque
quando esce nessuno ti obbliga a vedere la copertina, se non ti va.
Per la vedranno tutti. In tutto il mondo. La mia faccia in copertina! Mia madre
la vedr. E se scriveranno cose brutte sul mio conto? Sulla mia famiglia? Su... te?
Tesoro, sta' tranquilla che non scriveranno niente di brutto. E un articolo celebrativo,
Il ritorno di Marilyn Monroe a Hollywood.
Daddy, sono cos spaventata! Perch hai tirato fuori questa storia?
Tesoro, scusami. Ti prego. Lo sai che ti adoro.
Adesso non riuscir a prendere sonno. Ho troppa paura.
Tesoro, ti raggiunger prima possibile. Domattina organizzo tutto.
Adesso  peggio ancora. Peggio di prima. Ho davanti a me sei ore prima che
possa essere di nuovo Chrie. Daddy, devo riattaccare. Ti amo!
Aspetta, tesoro...
Convocando nella sua stanza d'albergo Doc Fell. Anche se era notte fonda.
Doc Fell che sorrideva mostrandole il kit di pronto soccorso.
Visione di un deserto rosso. Di giorno, foto sovraesposta. Di notte, cielo crivellato
di luci come urla lontane. Voglia non soltanto di coprirsi gli occhi ma
anche di tapparsi le orecchie.
Quello che stava capitando in Arizona sul set di Fermata d'autobus, quello che
era capitato a Los Angeles, quello che l'Attrice Bionda non poteva spiegargli
era troppo strano e sfuggente per avere un nome.
Era cominciato durante il lungo volo verso ovest. Dopo essersi congedata
dal Drammaturgo all'aeroporto LaGuardia e averlo baciato, baciato, baciato fino ad averne entrambi la bocca arroventata.
Lui aveva davanti a s l'incubo del divorzio. Lei aveva davanti a s il ritorno a Marilyn Monroe.
Sicch era cominciato durante il lungo viaggio verso ovest. Con l'aereo a
precedere il sole. Diverse volte l'Attrice Bionda aveva chiesto all'hostess (che
stava servendo da bere) che ore fossero a Los Angeles e a che ora sarebbero arrivati
e come dovesse regolare l'orologio. Non riusciva a capire se stessero viaggiando verso il futuro o verso il passato.
Aveva con s la sceneggiatura di Fermata d'autobus, tempestata di modifiche
e aggiunte e cancellature. L'Attrice Bionda aveva visto la commedia a
Broadway, interpretata da Kim Stanley, e dentro di s era convinta di poter essere
una Chrie pi convincente. Ma se fallisci. Aspettano solo questo. Aveva con
s anche l'ingombrante volume, acquistato di seconda mano, di L'origine delle
specie di Charles Darwin. Quante profonde verit vi aveva trovato! Sempre ansiosa
di apprendere. Il Drammaturgo sembrava molto colpito dalla sua conoscenza
di cos tanti libri, per talvolta lo vedeva sorridere come se lei avesse
detto qualcosa di sbagliato, o pronunciato male un nome. Ma con la sola lettura
com' possibile sapere qual  la pronuncia esatta di un nome? Quei nomi
nei romanzi di Dostoevskij! Quei nomi in Cechov! Quanta grandezza risuonava in quei nomi a pronunciarli per esteso!
L'Attrice Bionda era la Principessa Buona che faceva ritorno nel regno crudele
che l'aveva mandata in esilio. Ma lei, in qualit di Principessa Buona, ovviamente era pronta al perdono.
Sono cos contenta. Cos felice. Non vedo l'ora che "Marilyn" si rimetta al lavoro!
Screzi? Mai stato nessuno screzio! Io amo Hollywood, e spero che Hollywood ami me.
L'individuo, cos come le specie, se non vuole estinguersi deve adattarsi. Al
nuovo ambiente. E l'ambiente si rinnova di continuo! In una democrazia come
la nostra... tante scoperte gi solo nel mondo della scienza. Un giorno,
molto presto, arriveremo sulla luna! Rideva affannosamente, sopraffatta sia
dalla magnificenza di quelle rivelazioni sia dai microfoni spianati in faccia. E
un giorno sveleremo il mistero di tutti i misteri, l'origine della vita. Io sono ottimista per natura.
Certo, proprio come Chrie, il personaggio che interpreto nel film. Una
tenera chanteuse sperduta nel selvaggio West. Una vera ottimista. Una vera americana. Io adoro Chrie!
Eppure, prima di sbarcare al Los Angeles International Airport, doveva
esserci stato qualche istante di panico, il rifiuto di scendere dall'aereo. Delegati
dello Studio che salivano a bordo. Ad attendere lo sbarco di Marilyn Monroe
c'era tanta di quella gente - fotografi, giornalisti, cineoperatori, ammiratori.
Un rombo come di cascate le aggred le orecchie appena mise piede sulla scaletta.
Era Honolulu, era Tokyo. Ci vollero due ore e quaranta minuti perch la
scorta riuscisse a farla salire sulla limousine che l'avrebbe rapidamente portata
via. Lasciandosi dietro gli sguardi sgomenti di ignari viaggiatori ritrovatisi davanti
a quel putiferio di folla e transenne e polizia. Un terremoto? Un incidente
aereo? Un attacco atomico su Los Angeles? Una montatura per prendermi in
giro pens lei. Le foto e gli articoli sulla prima pagina dei giornali del mattino.
MARILYN MONROE RITORNA A HOLLYWOOD.
FOLLA IN TUMULTO ALL'AEROPORTO.
MARILYN MONROE TORNA AL CINEMA.
MARILYN FELICE DI ESSERE DI NUOVO A CASA.
Nelle foto l'Attrice Bionda replicata come una figura riflessa da una teoria di
specchi. Di fronte, di profilo, che sorrideva radiosa, che sorrideva ancor pi
radiosa, che scoccava baci con le labbra a cuoricino, che soffiava baci sulla mano.
In braccio un enorme mazzo di fiori. Sulla prima pagina del Los Angeles
Times cerano anche articoli che riferivano dell'incontro tra il Primo Ministro
inglese Anthony Eden e il Primo Ministro sovietico Nikolaj Bulganin, e dell'incontro
tra il Presidente Eisenhower e alcuni rappresentanti della neonata
Repubblica Federale della Germania Occidentale. Nonch un pezzo di colore
sulle famiglie degli scienziati di grido che avevano preso parte alla recente
sperimentazione di una bomba H (l'equivalente di 10 milioni di tonnellate di
TNT!) fatta esplodere su Bikini, minuscolo atollo nel Pacifico del Sud. Nonch,
fra le brevi, da Malibu la notizia di una valanga che aveva rapito tre vite
umane, e da Pasadena la notizia del composto e dignitoso corteo della
NAACP(9) guidato dal Reverendo Martin Luther King.
Per prendere in giro me pens. Quello che sono.
Marilyn Monroe aveva un nuovo agente, Bix Holyrod, della Swanson
Agency. Aveva una squadra di consulenti legali. Aveva un braccio finanziario.
Con l'anticipo ricevuto alla firma del contratto per Fermata d'autobus fece
il primo versamento di quello che col tempo sarebbe diventato un fondo fiduciario
da centomila dollari a beneficio di sua madre Gladys Mortensen.
Aveva una addetta-stampa fornita dallo Studio. Aveva un truccatore, un parrucchiere,
una manicure, un esperto in pelle-e-capelli diplomato all'UCLA, un
massaggiatore, una costumista, un autista, e un assistente generale. Era temporaneamente
alloggiata nello sfarzoso Bel-Air Towers, vicino a Beverly Boulevard,
dove spesso si ritrovava a vagare alla ricerca dell'ingresso del Building B.
Aveva problemi con le chiavi, che spesso dimenticava. Nell'appartamento ammobiliato
fornito dallo Studio c'erano una cameriera e una cuoca part-time,
che le si rivolgevano con sussurri adoranti e chiamandola Miss Monroe. Sotto
il fragrante profumo di fiori (perch l'appartamento era sempre pieno di
mazzi di fiori) aleggiava un lieve lezzo di fungicida. Aveva tassativamente vietato
di metterle fiori in camera da letto, poich temeva che potessero consumarle
tutto l'ossigeno. Nell'appartamento c'era una mezza dozzina di apparecchi
telefonici, ma il telefono non squillava quasi mai. Tutte le telefonate in arrivo
per Marilyn Monroe venivano filtrate. Quando l'Attrice Bionda sollevava
la cornetta per fare una telefonata, capitava spesso che la linea non ci fosse o
che si udisse quel crepitio che (cos le aveva detto il Drammaturgo) significava
che il telefono era sotto controllo. L'Attrice Bionda aveva raccomandato alla
cameriera di tenere costantemente chiuse le finestre e le tende. L'appartamento
era al terzo piano del fabbricato, e quindi era vulnerabile. Aveva raccomandato
alla cameriera di cucire un'etichetta su tutti i capi di abbigliamento e di controllare
scrupolosamente l'elenco degli indumenti che venivano mandati in lavanderia,
poich le era stato detto (da Bix Holyrod, che lo trovava divertente)
che esisteva un lucroso mercato nero degli indumenti intimi di Marilyn Monroe.
Partecipava a pranzi e cene in suo onore. In quelle occasioni le capitava
spesso di alzarsi tra una portata e l'altra per andare a telefonare al Drammaturgo
a New York, nel suo nuovo appartamentino in Spring Street. Uno dei pi
sontuosi di quei banchetti in onore di Marilyn Monroe venne organizzato da
Mr. Z, che adesso aveva una nuova villa in stile mediterraneo a Bel Air, nonch
una nuova moglie dalla chioma color bronzo e dal petto che pareva un'armatura.
Mr. Z era invecchiato straordinariamente bene. Anzi, sembrava pi
giovane di come lo ricordava lei. Di diversi centimetri pi basso di lei (Marilyn,
il mio bene pi prezioso), con una lieve gobba tra le scapole, adesso
Mr. Z sfoggiava una fluente chioma bianca del tipo che viene definito leonino,
e aveva maturato uno sguardo da Vecchio Saggio. Mr. Z era un pioniere di Hollywood, un pilastro della storia di Hollywood.
Come sempre, Mr. Z e Marilyn si scambiarono una serie di punzecchiature che gli astanti ascoltarono avidamente.
Come va l'aviario, Mr. Z? Ce l'ha ancora? Quei poveri uccellini morti!
Mia cara, io colleziono arte antica. Temo che tu mi confonda con qualche altro mentore.
Lei era un imbalsamatore, Mr. Z. Molti di noi avevano il sacro orrore delle sue mani.
Ho una collezione di busti romani che molti esperti reputano la pi pregiata di tutto il paese. Vuoi darle un'occhiata?
Una limousine la accompagnava a questi appuntamenti nelle lussuose zone
residenziali sulle colline sopra Los Angeles, cos come la accompagnava in
uscite meno mondane. Interviste, servizi fotografici, riunioni preparatorie allo
Studio. La prima volta che c'era salita, l'Attrice Bionda si era accorta con una
fitta di angoscia che al volante c'era l'Autista Rospo. Non me lo ricordavo pi.
Avevo dimenticato tutto. Anche l'Autista Rospo non sembrava invecchiato.
Quel portamento rigido e inappuntabile, quella pelle olivastra e grinzosa, quegli
occhi lustri e sporgenti. E offuscati. Berretto con visiera, livrea verde scuro
con bottoni di ottone simile a quella del Johnny della Philip Morris(10), ma, diversamente
da quel furfante di Johnny, il cui richiamo in falsetto  stato un segnale
per chiss quanti milioni di tabagisti americani di buona parte del ventesimo
secolo, l'Autista Rospo era silenzioso. L'Attrice Bionda gli sorrise senza
malizia. Salve! Si ricorda di me? Stava tremando, ma aveva comunque deciso
di essere allegra e alla mano, perch tutti noi desideriamo che, da morti, le
persone come l'Autista Rospo ci ricordino con affetto e parlino bene di noi.
Una volta mi ha accompagnata alla Casa dell'Orfano, a Los Angeles. Che
giornata meravigliosa! E poi in altri posti. Seduta sul sedile posteriore della limousine
che la portava in giro per la Citt di Sabbia, nascosta dai finestrini
fum mentre il mio cuore era a New York con l'amore mio che presto sarebbe diventato
mio marito e avrebbe scritto la storia della mia vita, la storia di una ragazza-del-popolo
americana. E nello stesso tempo, sfinita e leggermente brilla
(Marilyn Monroe beveva solo champagne, e solo Dom Prignon), sorrise
pensando: C'era una volta un bel principe che un crudele incantesimo aveva tramutato
in rospo. L'incantesimo si sarebbe rotto soltanto se una bella principessa l'avesse
baciato, e allora il bel principe e la bella principessa si sarebbero sposati e sarebbero vissuti felici e contenti.
Nel bel mezzo di quel sogno fiabesco si addorment. Giunti a destinazione,
l'Autista Rospo buss al pannello divisorio per svegliarla, finalmente costretto a parlare.
Miss Monroe? Siamo arrivati.
In genere era lo Studio. L'immenso impero cinto da mura; superando la
cancellata coi guardiani. Dove neanche dieci anni prima Marilyn Monroe
era venuta alla luce. Dove il destino di Marilyn Monroe era stato forgiato.
Dove, decenni prima, gli amanti fatali che avevano concepito Marilyn Monroe
si erano presumibilmente conosciuti. Lei era Gladys Mortensen, modesta
impiegata di laboratorio e bella come un'attrice. Lui era... (Agli intervistatori
che insistevano per avere notizie del suo misterioso padre, l'Attrice Bionda rispondeva
con la massima sincerit che s, era ancora vivo; s, lo conosceva; s,
erano in contatto, ma lui non voleva mettersi in mostra, e io rispetto i suoi desideri.)
Il suo vecchio camerino, gi appartenuto a Marlene Dietrich, era pronto
per lei. Mazzi di fiori la aspettavano. Mucchi di lettere, di telegrammi, di piccoli
doni confezionati con amore dagli ammiratori. Apr la porta e la richiuse, in preda a un attacco di nausea.
Doc Bob non lavorava pi allo Studio, scomparso come se non fosse mai
esistito. Si diceva che fosse in galera per omicidio, a San Quentin. (Una ragazza
gli  morta tra le mani, e lui ha rifiutato di liberarsi del cadavere come
gli avevano ordinato di fare.) Un nuovo medico, Doc Fell, aveva preso il suo
posto. Doc Fell era alto e belloccio, sul genere Cary Grant, fronte spaziosa e
atteggiamento forzatamente confidenziale. Faceva colpo sui pazienti citando
continuamente Freud; parlava di libido, di aggressivit infantile repressa, e delle
conseguenze nefaste del benessere - Cui non rinunceremmo mai, ma che
non ci d pace. Doc Fell era stato assegnato al set di Fermata d'autobus e successivamente
avrebbe seguito la troupe per le riprese in Arizona. Spesso, durante
le notti di insonnia da luna troppo luminosa, Chrie avrebbe convocato
in camera da letto un Doc Fell in pigiama e vestaglia da Cary Grant per farsi
dare qualcosa che la facesse dormire. Questa volta e poi basta. Soltanto questa
volta. Giuro, non diventer un'abitudine! Doc Fell era un prete cui in casi eccezionali
era consentito somministrare Nembutal liquido direttamente in vena;
poteva capitare che il semplice tocco di Doc Fell, il tocco del suo pollice in
cerca di una vena sulla morbida pelle all'interno dell'avambraccio di Chrie, fosse gi un sollievo. Oh, Dio! Grazie.
Inizialmente sul set di Fermata d'autobus l'atmosfera fu quella di un fervore
quasi magico. Lei era Norma Jeane che era Marilyn che era Chrie fino alla
punta dei capelli. Era un'attrice che al New York Ensemble aveva imparato a recitare
secondo il Metodo; era l'incarnazione della tecnica e della filosofia
attoriale di Stanislavskij. Interpretare sempre e soltanto il proprio io. Un io temprato
nella fornace della memoria. Conosceva Chrie fin nei rammendi dei suoi patetici
e ingenui costumini da chanteuse. Conosceva Chrie con la stessa intimit
con cui aveva conosciuto Norma Jeane Baker della Preene Agency, Miss Articoli
di Alluminio 1945, Miss Prodotti Caseari della California del Sud 1945,
Miss Ospitalit a dieci dollari al giorno, pronta a sorridere, a elargire sorrisi per
farsi amare. Ehi, guardatemi! Scritturatemi! Non era mai stata cos soddisfatta
di un ruolo cinematografico. Poich mai fino ad allora aveva potuto realmente
scegliersi un ruolo. Aveva dovuto subire i ruoli decisi per lei dallo Studio, come
una ragazza di bordello costretta ad accettare qualsiasi cliente le venisse destinato,
altrimenti a buscarle. Fino a quel momento. Vi far amare Chrie. Spezzer i
vostri cuori con Chrie. Riusciva a credere in se stessa e a concentrarsi come mai
prima di allora era riuscita a fare. I precetti di Pearlman le echeggiavano nelle
orecchie come comandamenti divini. Pi in profondit! Scendi pi in profondit.
Fino alla radice della motivazione. Fino ai ricordi sepolti come un tesoro. La
dolce voce forzatamente paterna del Drammaturgo le echeggiava nelle orecchie.
Non dubitare del tuo talento, tesoro. Del tuo dono incandescente. Non dubitare del
mio amore per te. Oh no, no che non ne dubitava!
Il regista era un distinto signore che lo Studio aveva scritturato su richiesta
dell'Attrice Bionda. Non era un mercenario dello Studio. Era un regista teatrale
molto stimato dal Drammaturgo, un professionista che aveva le idee
chiare e che sapeva il fatto proprio. Aveva ascoltato con molta attenzione i
consigli dell'Attrice Bionda, che l'aveva sbalordito per l'intelligenza e l'introspezione
psicologica con cui parlava del personaggio di Chrie, di come dovesse
essere illuminata e truccata, dell'acconciatura dei capelli e persino del
colorito della sua pelle. (Dev'essere una carnagione pellagrosa, di un pallore
lunare. Cio, deve dare questa sensazione. In maniera molto sfumata ma percettibile.)
Certo, il regista doveva a lei quell'incarico, il che potrebbe aver influito sul suo atteggiamento; fatto sta che, a differenza dei registi che l'avevano preceduto, non la tratt mai con condiscendenza. Eppure nell'attenzione con cui la ascoltava c'era qualcosa che la turbava. Le sembrava troppo scrupolosamente gentile; e, quando lei arrivava sul set vestita da Chrie, col suo patetico costumino da chanteuse e l'attaccatura del seno bene in vista e le gambe fasciate dalle calze a rete, la guardava un po' troppo estaticamente. L'Attrice Bionda sperava Iddio che quel tizio non si fosse innamorato di lei.
Finalmente una buona notizia! Forse migliore di quanto avesse meritato. Il servizio di Time era tutta Marilyn e niente lei.
Cristo, non avevo la minima idea che la Monroe potesse essere cos... carismatica.
Quella donna ti incantava come una fiamma viva. E non solo sul set. Certe volte
la guardavo e non riuscivo pi a capire dove diavolo fossi. Dico, ormai era da un
bel po' di tempo che facevo il regista, e se non dalla bellezza femminile in s mi ritenevo
immune quantomeno dal rischio dei pivelli che si lasciano irretire dalla
sensualit delle attrici, ma la Monroe era diversa, la Monroe era al di l tanto della
bellezza quanto della sensualit. Certi giorni sembrava ardere di talento. In lei
c'era una febbre che bramava di esprimersi. Qualcosa di molto vicino al genio, e si
sa che il genio diventa qualcosa di morboso quando non riesce a esprimersi, il che
suppongo sia quello che l'ha fregata, visto lo sfacelo degli ultimi anni. Ma io la
Monroe l'ho avuta nel suo momento migliore. Era incredibile. Ogni singola sfumatura
che dava al suo personaggio era indovinata. Era cos insicura che mi chiedeva
di rigirare all'infinito ogni scena, per farla perfetta. Quando la scena veniva
perfetta, lei lo capiva al volo. Mi sorrideva, e io a mia volta capivo che andava bene
cos. Certe volte per era talmente terrorizzata che arrivava sul set con ore di ritardo.
O che proprio non riusciva ad arrivarci. Soffriva di tutti i malanni possibili:
influenza, mal di gola, emicrania, laringite, bronchite. Ricordo che andammo
fuori di brutto rispetto al budget. Secondo me ne valse la pena fino all'ultimo centesimo.
Quando era nel suo elemento la Monroe sembrava un sommozzatore in
apnea: se si fosse fermata per respirare sarebbe annegata. Forse mi ero innamorato
di lei. Di sicuro mi piaceva da impazzire. Mi aspettavo una puledra tutta tette e
niente cervello, e invece mi ero ritrovato davanti una specie di
angelo che mi prendeva le mani e diceva che la sceneggiatura non era un granch, era stucchevole e
superficiale e prevedibile, ma che lei sarebbe riuscita a riscattarla e a farne un
gioiellino che mi avrebbe spezzato il cuore, e c'era riuscita eccome!
Per quel ruolo non ebbe nemmeno la candidatura all'Oscar. Eppure se la meritava,
a detta di tutti. Quelle teste di cazzo.
Aveva detto all'amore suo che era successo qualcosa, per non osava dirgli che
ogni giorno che passava ci voleva sempre pi tempo per far uscire dallo specchio la sua Amica Magica.
Invece quand'era ancora una ragazza le bastava semplicemente lanciare
un'occhiata in quell'abisso argentato, e subito ecco uscirne la sua amica, radiosa
e affascinante e ansiosa di essere baciata e abbracciata.
Invece quand'era ancora una fotomodella le bastava semplicemente mettersi
in posa. Seguire i consigli del fotografo. Scivolando in trance mentre l'Amica Magica usciva dallo specchio.
Invece quand'era ancora un'attrice alle prime armi le bastava semplicemente
arrivare sul set, entrare nel camerino e prepararsi per la parte, ed ecco che davanti
all'obbiettivo della macchina da presa avveniva l'incantesimo, e dal suo
cuore si sprigionava un fiotto di sangue pi potente del sesso. Recitando quelle
battute, memorizzate senza sforzo e spesso senza neanche accorgersi di averle
memorizzate, una nuova vita animava quel corpo preso in prestito, ed ecco
che in un marasma di eccitazione e terrore l'Attrice Bionda diventava Nell, diventava
Rose, diventava Lorelei Lee, diventava la Ragazza del Piano di Sopra.
Persino sulla grata della metropolitana, con l'Ex-Atleta che fremeva assistendo
alla sua degradazione, era riuscita a diventare compiutamente la Ragazza del
Piano di Sopra, quell'essere primordiale che si crogiolava nella propria gioia di vivere. Guardatemi! Io sono come sono.
Mentre adesso, stranamente, in quello che riteneva essere il ruolo migliore
della sua carriera, il principio di una nuova carriera da vera attrice, era sopraffatta
dal dubbio. Ansiosa, sconvolta dalla paura. Trascinandosi gi dal letto solo quando venivano a bussare per l'ennesima volta, solo quando era gi abbondantemente
in ritardo per le riprese del mattino. Guardandosi allo specchio;
Norma Jeane e non Marilyn. Pelle giallastra, occhi iniettati di sangue, e l'inizio
di qualcosa di inesorabilmente gonfio intorno alla bocca. Perch sei qui?
Chi sei? Sentiva una risatina bassa, soffocata. Il ghigno beffardo di un uomo.
Cagna patetica.
Sempre pi tempo per far uscire Marilyn dallo specchio.
A Whitey, il suo truccatore, che la conosceva pi intimamente di qualsiasi
amante o marito, confess: Ho perduto il mio coraggio. Il coraggio di essere giovane.
La reazione scandalizzata di Whitey.
Miss Monroe! Lei  una donna giovanissima.
Con questi occhi? No, non pi.
Whitey sbirci gli occhi nello specchio, ed ebbe un brivido.
Miss Monroe, aspetti che finisca di truccarli. Poi vedremo.
Certe volte a Whitey la magia riusciva. Certe volte no.
Da principio, per prepararsi alla macchina da presa sul set di Fermata d'autobus,
l'Attrice Bionda ci metteva solo poco pi di quanto fosse ragionevole
aspettarsi. Quella giovane donna era cos naturalmente bella, la sua pelle era
cos morbidamente luminosa, i suoi occhi erano cos intensi, che avrebbe potuto
quasi affrontare l'obbiettivo senza neanche un velo di cipria, di rossetto,
di trucco. Ma ben presto cominci a metterci sempre pi tempo. Whitey stava
perdendo il suo tocco magico? La pelle dell'attrice non andava bene, quindi
bisognava rimuovere delicatamente col latte detergente il trucco e stenderlo
daccapo. Certe volte a non andare bene erano i capelli. (Ma cosa poteva esserci
di sbagliato nei capelli?) Quindi bisognava inumidirli e riacconciarli e asciugarli
daccapo con l'asciugacapelli. Mentre Norma Jeane sedeva immobile davanti
allo specchio, con gli occhi abbassati in preghiera.
Ti prego, vieni. Ti prego!
Non abbandonarmi. Ti prego!
Proprio colei che aveva deriso. Quella Marilyn che tanto disprezzava.
Il Drammaturgo vol in Arizona per stare con lei. Anche se la sua vita era a
pezzi. Anche se (aveva il terrore di dirglielo) era stato convocato nuovamente a
Washington, nella Caucus Room dell'Old House Office Building, per render
conto del proprio coinvolgimento in presunte attivit politiche sovversive e
clandestine risalenti a vent'anni prima.
Rimase turbato vedendo l'Attrice Bionda cos sconvolta, cos... diversa. In
quella donna non c'era pi traccia della biondina dalla risata d'oro.
Oh, aiutami. Tu puoi aiutarmi!
Tesoro, cosa c' che non vai Io ti amo.
Non so. Vorrei tanto che Chrie vivesse. Che non morisse.
Il cuore del Drammaturgo era gonfio d'amore per lei. Era una bambina!
Dipendeva da lui esattamente come anni prima i suoi figli. Forse anche di pi,
perch i suoi figli avevano Esther, ed Esther gli era stata vicina molto pi di lui.
Sdraiati per ore nella sua stanza d'albergo, le imposte chiuse sul riverbero
del deserto. Sussurrando, baciandosi e facendo l'amore, e consolandosi, lui
consolando lei ma anche lei lui, poich per il Drammaturgo vivere senza l'Attrice
Bionda era stato terribile, anche lui aveva paura del mondo. Sdraiati per
ore in un dormiveglia sognante. Immaginavano (ma forse non era immaginazione)
di entrare ciascuno nei sogni dell'altro, come se entrassero ciascuno nell'anima
dell'altro. Stringimi. Amami. Non lasciarmi mai. Il paesaggio surreale
del deserto, montagne di roccia rossa e creste simili a quelle dei crateri lunari.
Il cielo notturno, vasto e minaccioso eppure inebriante come l'aveva descritto l'Attrice Bionda.
Sento che con te guarirei. Con te qui. Se fossimo sposati. Oh, quand' che
ci sposiamo? Ho il terrore che succeda qualcosa che ce lo impedisca.
Cingendole la vita col braccio, il Drammaturgo le parl del cielo notturno.
Dicendole quello che gli passava per la mente. Parlandole di un universo parallelo
dove lei e lui erano gi sposati e avevano dodici figli. Facendola ridere.
Baciandole le palpebre. Baciandole il seno. Portandosi alle labbra la sua mano
e baciando le dita. Le parl di quel poco che sapeva della costellazione dei Gemelli
- perch lei gli aveva detto di essere nata sotto il segno dei Gemelli. Gemelli
non in guerra bens legati da un affetto enorme, fedeli e devoti l'uno all'altro.
Anche dopo la morte.
Venne notato come l'Attrice Bionda avesse ripreso vita dopo appena un
giorno dall'arrivo del Drammaturgo. Il Drammaturgo, gi eroe per qualcuno,
divenne ancor pi eroe. Era come se l'Attrice Bionda avesse ricevuto una trasfusione
di sangue. Ma non per questo sottraendone al Drammaturgo, che,
anzi, sembrava anche lui rinvigorito, ringiovanito. Un miracolo!
Quei due erano cos innamorati. Bastava guardarli, per capire quant'erano
innamorati... bastava vedere come lei gli si appendeva al braccio, come lo guardava.
Come lui guardava lei.
Qual era il segreto del Drammaturgo? Discutere con l'Attrice Bionda come
mai nessun altro uomo aveva fatto. S, la abbracciava e la consolava; s, la coccolava
e la vezzeggiava come altri uomini avevano fatto prima di lui; ma era
anche capace di parlarle con molta franchezza. Cosa che a lei piaceva da morire!
Dicendole bruscamente che doveva essere realistica. Che doveva comportarsi
in maniera professionale. Che era una delle attrici pi pagate del mondo
e aveva firmato un contratto per portare a termine un lavoro. Cosa c'entravano
le emozioni? Cosa c'entrava l'insicurezza? Tu sei un'adulta responsabile, Norma, e devi comportarti in maniera responsabile.
In silenzio lei lo baci sulle labbra.
Oh s, aveva proprio ragione.
Avrebbe quasi voluto che la prendesse per le braccia e la scuotesse, brutalmente.
Come aveva fatto l'Ex-Atleta, per svegliarla.
Ma il Drammaturgo non aveva ancora finito. Aveva cominciato la sua carriera
teatrale scrivendo monologhi, e per lui il monologo era un modo di parlare come
un altro, probabilmente pi naturale di ogni altro. Non l'aveva forse messa
in guardia contro l'eccesso di teoria? Per me la tua fortuna  quella di essere
un'attrice naturale, tesoro. E l'intellettualizzazione pu soltanto rovinare la tua
naturalezza. A New York hai lavorato ossessivamente sul tuo modo di recitare,
con l'unico risultato di sfinirti dopo qualche settimana. Tipico dei dilettanti. Lo
zelo eccessivo. Secondo me invece l'attore dovrebbe sempre lasciare qualcosa di
grezzo e inesplorato nel ruolo che interpreta. Che poi era il segreto di John
Barrymore. E lo  anche di Marlon Brando. Tu che sei sua amica dovresti saperlo.
Lasciare sempre qualcosa di incompleto, magari addirittura non imparare
perfettamente le battute, essere costretti a inventarle, purch con la lingua del
personaggio. Ecco perch le interpretazioni dei grandi attori di teatro cambiano
da una replica all'altra. I grandi attori di teatro non recitano le battute, le pronunciano
come se le sentissero per la prima volta. Ecco cos'avrebbe dovuto consigliarti
Pearlman se non si fosse fissato con il "metodo" Stanislavskij. Che a mio
avviso  una stronzata solenne. Pensi che se un colibr avesse la piena consapevolezza
del battito delle proprie ali riuscirebbe a volare? Pensi che se fossimo consapevoli
di ogni parola che pronunciamo riusciremmo a parlare? Lascia perdere
Pearlman. Lascia perdere Stanislavskij. Lascia perdere le stronzate teoriche. Il
peggior pericolo per un attore  quello di essere troppo perfetto. In alcuni allestimenti
di miei lavori il regista ha preteso troppo dagli attori, col risultato di fargli
dare il massimo nella prova generale per poi perdere lo slancio e andar gi di
piatto dalla prima in poi. Ovviamente sto parlando di Pearlman. Che tutti elogiano
perch riesce a cavare il sangue dagli attori - stronzate anche queste. Tesoro,
ricordi quando mi dicevi di conoscere intimamente Chrie, di conoscerla
"come una sorella"? Ecco, forse non era l'approccio giusto. Forse non era neanche
vero. Secondo me sarebbe stato meglio se ti fossi accorta che per te Chrie aveva
ancora qualcosa di misterioso. Come Magda per me, quando mi hai rivelato che
in lei c'era molto pi di quanto io credessi di sapere. Perch non provi a lasciar
respirare un po' la tua Chrie? Lascia che domani sul set Chrie ti sorprenda.
Ancora una volta, tremante di gratitudine, l'Attrice Bionda si allung sulla
punta dei piedi per baciare sulle labbra il Drammaturgo.
Oh s. Grazie a Dio. Aveva proprio ragione.
E l'indomani mattina giunse sul set la pallidissima e biondissima Chrie, con
la pacchiana camiciola di pizzo nero, l'attillatissima gonna di seta nera con
l'alta cintura nera, le calze a rete nere e le scarpe nere coi tacchi a spillo. Occhi
bistrati, sensuale bocca rosso vermiglio, tremante e contrita. Ecco Marilyn,
stranamente in orario! No, ecco Chrie. Guardammo quella splendida donna
che si rosicchiava le unghie come una ragazzina a scuola di recitazione, o forse
pi come una ragazza normalissima, cosciente di essersi comportata male e
pronta a farsi rimproverare.
Era arrivata trascinandosi dietro il boa di piume tutto inzaccherato, proprio
come Chrie. Proprio come Chrie parl con quel rude accento dell'Ozark, a
voce talmente bassa che quasi non riuscimmo a sentire cosa diceva. Mi dispiace.
Mi dispiace enormemente. Vi prego di perdonarmi. Ho fatto quello
che Chrie non avrebbe mai fatto, mi sono lasciata prendere dalla disperazione.
Mi sono comportata in maniera irresponsabile, mancando di rispetto a
tutti voi. Mi vergogno da morire!
Che diavolo! Dimenticammo in un baleno la frustrazione di quei giorni, la
rabbia nei suoi confronti. Applaudimmo. Adoravamo la nostra Marilyn.
Con il mio nuovo film le cose vanno benone, anche se all'inizio sembrava proprio
il contrario; si intitola Fermata d'autobus. Spero che ti piacer!
Da figlia affettuosa aveva preso l'abitudine di scrivere cartoline a Gladys, a
Lakewood. Aveva cominciato quando era ancora a New York.
Questa citt mi piace molto. Non  come la Citt di Sabbia. Se ti va di venire a
trovarmi qui a New York dimmelo, cos organizzo tutto. Ogni giorno ci sono un
sacco di aerei che vanno e vengono da l.
Ma dopo la partenza da Los Angeles aveva trovato sempre pi difficile telefonare
a Gladys. Era convinta che Gladys ce l'avesse con lei perch si sentiva abbandonata.
Anche se al telefono Gladys non aveva mai accennato a niente del
genere. Norma Jeane l'aveva chiamata da New York quando si era innamorata
del Drammaturgo e aveva capito che l'avrebbe sposato e che lui sarebbe stato il padre dei suoi figli.
Qui ho un sacco di nuovi amici tutti meravigliosi, uno  un famosissimo docente
di tecnica teatrale e un altro  uno dei pi importanti drammaturghi americani
e ha vinto anche il Premio Pulitzer! E ci sono anche alcuni miei amici di Hollywood, tra i quali Marlon Brando.
Aveva parlato a Gladys della Strand, la libreria dove andava a comprare libri
usati e dove aveva invano cercato i libri che le leggeva Gladys. Antologia della
poesia americana. Si intitolava cos? Quanto le era piaciuto quel libro! Cos come
tutte le poesie che Gladys le leggeva da piccola. Adesso che non c'era
Gladys, le poesie se le leggeva da sola, per con la voce della madre. Quando
gliel'aveva detto, Gladys aveva risposto, con un filo di voce Mi fa piacere, cara.
Da allora aveva smesso di telefonarle e si era limitata a spedirle cartoline illustrate del SouthWest.
Un giorno quando sar ricca ci verremo insieme. Qui sembra proprio la fine del mondo! ,
Norma Jeane aveva una tale paura di assistere alla proiezione dei giornalieri,
una tale paura di scoprirsi tradita da Marilyn, che a parte le proprie scene non
aveva la minima idea di come stesse venendo Fermata d'autobus. E le sue scene
venivano girate tante di quelle volte, ed erano talmente segnate dallo sforzo
dell'interpretazione e dall'impazzarle in petto di quel suo cuoricino da colibr,
che Norma Jeane non aveva la minima idea di come potessero risultare agli occhi
di un osservatore imparziale. Come Chrie, Norma Jeane si gettava a capofitto,
cieca e ottimista. Affidandosi all'istinto, come le aveva consigliato l'amore suo.
Sicch Norma Jeane non avrebbe visto Fermata d'autobus nella sua interezza,
cio dall'inizio farsesco e chiassoso al finale romantico e sentimentale, fino
all'anteprima allo Studio, all'inizio di settembre. Fino ad allora, mesi
dopo, sarebbe rimasta all'oscuro del livello di perfezione con cui era riuscita a impersonare Chrie.
Fino a quel giorno di settembre. Quando, ormai felicemente sposata,
si sarebbe ritrovata seduta accanto al marito nella prima fila della saletta
delle anteprime dello Studio. Avvolta nei fumi del Dom Prignon e del
Miltown. Norma Jeane era Marilyn, ma in versione tranquilla. Le crisi di quella
primavera in Arizona ormai remote come quelle di un estraneo. Sbalordita
nello scoprire quant'era riuscito bene Fermata d'autobus. Chrie era l'interpretazione
pi ispirata di tutta la sua carriera. Ancora una volta la paura le aveva
fatto raggiungere un risultato del quale non solo non avrebbe dovuto vergognarsi
ma probabilmente avrebbe potuto andar fiera. Anche se sapeva che era
comunque una vittoria da poco, come quella di un nuotatore che a fatica riesce
a superare le acque turbolente di un fiume senza farsene travolgere. Che
approda alla riva, sfinito; mentre il pubblico, che non ha rischiato niente, applaude il pubblico dell'anteprima applaud.
Il Drammaturgo la strinse a s con fare paterno, passandole un braccio intorno
alle spalle scosse dai singhiozzi. Tesoro, perch piangi? le sussurr.
Sei stata splendida. Sei splendida. Non senti che accoglienza? Hollywood ti adora!"
Perch piangevo? Forse perch nella vita reale Chrie avrebbe bevuto troppo.
Avrebbe avuto i denti marci. Le sarebbe toccato andare a letto con quei bastardi.
Riuscire a evitarli era possibile solo grazie a una sceneggiatura stucchevole e
sdolcinata e al fatto che nel 1956 non si poteva rischiare la censura della
Legion of Decency. Nella vita reale, Chrie sarebbe stata picchiata e probabilmente
anche stuprata. Se la sarebbero passata l'uno con l'altro. Non ditemi
che il selvaggio West non  cos, non ditemi che gli uomini non sono cos,
perch io conosco bene entrambi. L'avrebbero usata e abusata, fino a distruggerla.
Non ci sarebbe stato nessun aitante e gorgheggiante Bo a caricarsela sulle
spalle e a portarla via con s nel suo bel ranch di diecimila acri. Avrebbe
continuato a bere e a prendere pillole per tener duro fino al giorno in cui non
sarebbe pi riuscita ad alzarsi dal letto, pi riuscita a tenere gli occhi aperti, e allora sarebbe morta.
...
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Note.
9. National Association for th Advancement of Coloured People, Associazione nazionale per il progresso della gente di colore.
10. Johnny Roventini, un fattorino d'albergo nano che per anni fu uno degli emblemi pubblicitari della Philip Morris, celebre soprattutto per la particolarissima voce con cui si esibiva fingendo di annunciare una telefonata per Philip Morris!
Fine note.
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LA BALLERINA (AMERICANA) 1957.
...
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...
Miss Monroe! Questa  la prima volta che viene in Inghilterra. Che effetto le fa?
Era il Regno dei Morti. I cui sudditi si muovevano silenziosi come spettri.
Facce pallide come quel cielo opalescente e quell'aria opaca e priva d'ombra. E
in mezzo a loro lei, l'Attrice Bionda (americana), vittima dello stesso sortilegio.
In quelle Isole nel Mare del Nord poteva essere indifferentemente inverno o
primavera. Non c'era modo di prevederlo da un giorno all'altro. Pur nel gelo
pi intenso sbocciavano intrepidamente giunchiglie e crochi dai colori vivaci.
Il sole era una gracile mezzaluna nel cielo nebbioso.
Dopo un po' non ci badavi pi.
Tesoro, cosa c' che non va? Vieni qui.
Oh, Daddy. Ho tanta nostalgia di casa.
Il principe e la ballerina. Co-protagonista il celebre attore inglese O.
Lei era la ballerina (americana). In una compagnia itinerante, in un fiabesco
paese dei Balcani. Petto prosperoso, anca turbinosa e gambe scattanti rivestite
di raso scintillante. La prima volta che vediamo la Ballerina, mentre si affretta
a prender posto in fila per fare la riverenza al monocoluto Granduca, una delle
spalline del corpetto si spezza rischiando di denudare il suo splendido seno.
 robetta. Scenette da variet. Da fratelli Marx. t
Tesoro,  una commedia.
L'Attrice Bionda interpretava un'intrepida biondona americana di origine
irlandese di Milwaukee, Wisconsin. Era Cenerentola, era la Serva Stracciona.
La cui implausibile conoscenza della lingua tedesca complicava la fragile trama.
O era l'altezzoso Principe Reggente. Interpretato dal celebre attore inglese
con il brio e la finezza di un balocco a molla.
Ma come recita quell'uomo? Non riesco a capirlo. Sta facendo una parodia?
No, non credo che la sua recitazione sia volutamente parodistica. Credo
che interpreti la sceneggiatura come una commedia brillante, il che implica un
certo stile teatrale. Una certa sfumatura artificiosa. Anche perch  tutt'altro
che un attore stanislavskijano...
Sta sabotando il film? Ma perch? Il regista  lui!
Tesoro, non sta "sabotando" il film. Ha una tecnica diversa dalla tua, tutto qua.
Il Principe e la Ballerina erano destinati dalla sceneggiatura di quella fiaba a
innamorarsi l'uno dell'altro. Solo che il loro innamorarsi era credibile quanto
quello tra due bambole meccaniche.
 come se la sua parte gli facesse schifo. E anche la mia.
 solo una tua impressione.
Guardalo! Guardagli gli occhi.
Riflessa nell'algido monocolo di O, l'Attrice Bionda era costretta a vedere se
stessa: la procace attrice americana, chioma di zucchero filato e labbra rosso
fuoco, tutta smorfie e recitazione sopra le righe. La Ballerina era la schietta ragazza
del popolo (americano). Il Principe era lo sprezzante e retrogrado aristocratico
(europeo). Fuori dal set, O trattava l'Attrice Bionda con gelida cortesia,
in certi momenti persino con qualche slancio di simpatia, ma sul set, davanti
alla macchina da presa, la umiliava. In mezzo a tutti quegli attori shakespeariani
usciti dall'Accademia, l'Attrice Bionda era fuori luogo quanto lo sarebbe
stata la povera chanteuse Chrie.
Marilyn Monroe, secondo l'idea che O aveva del lusso hollywoodiano, era
la gallina (americana) dalle uova d'oro. Il disprezzo di O per Hollywood e per
Marilyn era un odore che tutti i disperati profumi dell'Attrice Bionda non riuscivano a coprire.
Quel suo modo di dire Mari-lyn.
O: regista di quel film fatale, nonch interprete principale. Il suo accento
inglese come una lama sulla porcellana.
Rivolgendosi a lei come ci si potrebbe rivolgere a un bambino ritardato. Ma
senza sorridere. Mari-lyn. Tesoro, non potresti sforzarti di articolare un po'
pi chiaramente? Meno confusamente.
Lei non ribatt. Sentendosi come se si fosse chinato su di lei e le avesse sputato
in faccia. Era Norma Jeane Baker infilata in un abito che mostrava troppo
il seno, col cuoio capelluto in fiamme per il quotidiano ritocco di perossido, e
col cervello lento come un orologio che avesse esaurito la carica. Improvvisamente
sprofondata in un sogno. Quel giorno, quattro ore e quaranta minuti
di ritardo. Divorata dalla tosse, costringendoli a rigirare quasi tutte le scene.
Annaspando in cerca delle battute; aveva cominciato a dimenticare anche i
dialoghi pi elementari. Lei che non aveva mai avuto problemi di memoria.
Lei che un tempo memorizzava anche le battute degli altri attori. Sentiva un
velo d'unto trasudare dalla pelle della fronte e del naso nonostante la barriera della cipria.
O la fissava attraverso il monocolo. Abbass il monocolo e si costrinse a una smorfia che voleva essere un sorriso.
Voleva fare dello spirito. Spirito da commedia brillante.
Mari-lyn, cara ragazza. Sii sexy.
La settimana prima era stata male di stomaco. Aveva vomitato tutta la
notte. Il Drammaturgo era la sua balia, il suo devoto e ansioso marito. Era dimagrita
di sei chili. Avevano dovuto adattarle i costumi. Adesso aveva il volto scavato.
Le scene gi girate andavano rifatte? La settimana prima era riuscita a lavorare
solo un giorno, dalla mattina fino al tardo pomeriggio. Gli altri attori la
guardavano comprensivi ma diffidenti. Come se potessi contagiarli. Oh, e io che
volevo che mi amassero!
Era una vendetta deliziosa. La vendetta della ragazza americana. Il celebre
attore inglese O si era aspettato scenate e scatti isterici; lo avevano avvisato che
l'Attrice Bionda era difficile. Non si era aspettato una vendetta cos passiva e letale.
Pensando che fossi quella bionda svampita di Desdemona. Il mio segreto  che Marilyn  Iago!
Andava a rintanarsi nel camerino per ridere di lui. No, ci andava perch era sconvolta dall'umiliazione e dalla confusione.
 lui a farmi ammalare. Mi ha fatto un incantesimo.
Non dire sciocchezze, tesoro. O ti ammira...
Quando  costretto a toccarmi gli viene la pelle d'oca. E arriccia il naso. Te
lo giuro. L'ho visto coi miei occhi.
"Norma, adesso stai esagerando. Devi tener presente che...
Cos', puzzi? Eh? Perch mi tratta cos?
Il fatto, Marilyn,  che hai trovato un uomo che non ti desidera. Un uomo che
non sei riuscita a conquistare. Uno che piuttosto che scopare te preferirebbe scopare una mucca. Uno su un milione.
Il Drammaturgo! Cosa doveva pensare, e cosa doveva fare?
Sua moglie, quella donna. L'Attrice Bionda, sua moglie.
L in Inghilterra stava cominciando a rendersi conto della natura del compito
che aveva di fronte. Simile a un esploratore che, mentre il terreno cambia e
davanti a lui si apre un paesaggio improvviso, inatteso e sbalorditivo, pian piano
comincia a rendersi conto della sfida che lo attende.
In un batter d'occhio era diventato la sua balia! Il suo unico amico.
Tuttavia era anche amico di O. E antico ammiratore di O. I suoi lavori non
erano adatti al tipo di recitazione di O; nondimeno il Drammaturgo ammirava
O e gradiva sia la sua compagnia sia la sua conversazione. Era convinto che
O avesse accettato quel progetto soprattutto per una questione di soldi; tuttavia
riteneva che O fosse troppo professionale come attore e troppo corretto come
uomo per non recitare al meglio delle proprie possibilit.
Da uomo di teatro, il Drammaturgo si era preparato a subire il fascino del
cinema e a ricavarne qualche lezione utile per il proprio lavoro. Aveva addirittura
cominciato a scrivere una sceneggiatura, la sua prima sceneggiatura.
Una sceneggiatura per sua moglie l'Attrice Bionda.
Ma l in Inghilterra aveva scoperto che il cinema lo sconcertava. Non si era
aspettato tutto quel trambusto, quell'agitazione incessante. Tutta quella
gente! Lo spazio illuminato dove recitavano gli attori era circondato da uno stuolo di tecnici, di operatori, di assistenti. Le scene iniziavano e venivano interrotte,
per poi ricominciare e daccapo essere interrotte, e cos via, apparentemente
all'infinito; c'era una costante e ossessiva e frenetica preoccupazione
per il trucco e l'acconciatura degli attori; e su tutto aleggiavano un'artificiosit
e una sciatteria e un'approssimazione che lo offendevano profondamente.
Cominciava a capire come mai O, straordinario attore di teatro, dedicasse alla
macchina da presa una recitazione cos manierata e caricaturale. Il Principe
era tanto artificioso quando la Ballerina era naturale. In certi momenti
sembrava che i due parlassero lingue diverse; o che due generi radicalmente
diversi, la commedia brillante e un certo tipo di realismo, fossero stati abbinati
a forza. In effetti, di tutti gli attori del cast, solo l'Attrice Bionda sembrava
sapere come recitare per la macchina da presa pur comportandosi come se
stesse recitando per gli altri attori; tuttavia, con l'entusiasmo smorzato dal gelo di O, con la sicurezza scossa sin dai primi giorni di riprese, anche lei aveva perduto il ritmo giusto.
Daddy, tu non riesci a capire. Questo non  teatro. ...
La voce dell'Attrice Bionda si affievol. Perch in realt cosa stava cercando di dire?
Pi tardi, quella notte, avvicinandosi a lui e tirandolo per il braccio come se
avesse preparato quelle battute per recitargliele. Ascoltami, Daddy! Quello
che faccio  dirmi che sono sola. E che con me c' un'altra persona, o forse pi
di una. E io non so chi sono, per so che c' uno scopo. Nel nostro esserci.
Perch se ci troviamo in quel posto che dovrebbe essere una stanza, ma che
potrebbe essere anche una piazza o l'interno di una macchina, una logica c'.
E allora tutti noi cerchiamo di capire quale sia questa logica e cosa significhiamo
gli uni per gli altri, e lo facciamo recitando la scena. Gli sorrise, inquieta.
Lui si sent toccare il cuore da quel sorriso; quanta ansia di essere capita! Le carezz
la guancia febbricitante. Eh, Daddy?  come me e te qui, adesso. Stiamo
dando un senso alla nostra presenza, tu e io insieme qui, da soli. Ci siamo
innamorati... e siamo venuti qui insieme per capire perch. Prima era impossibile
saperlo, no? Noi due siamo in un cerchio di luce, e fuori da questo cerchio
c' il buio, e noi siamo soli in questo mare di buio come se stessimo galleggiando
su una barca, no? E tutto questo ci farebbe paura se non ci fosse una
logica. Perch una logica c'! Sicch, anche quando ho paura, come ho paura
adesso qui in Inghilterra, con tutta questa gente che mi odia... Stanislavskij dice "Questa  solitudine in pubblico".
Il Drammaturgo era sconvolto dalle parole della moglie, anche se non aveva
capito quasi nulla di ci che gli aveva detto. La strinse a s, con forza. Quel
mattino le avevano schiarito nuovamente le radici dei capelli, che adesso emanavano
un odore pungente e acre che fece arricciare il naso al Drammaturgo.
Quell'odore, l'Attrice Bionda aveva smesso di sentirlo da un pezzo.
Cominciando adesso a sprofondarci, in quel Regno dei Morti. Il midollo delle
ossa trasformato in piombo. Nel gelido regno sottomarino abitato da esseri simili a pesci, che la atterrivano.
Mi odiano. Quegli occhi!
Il Drammaturgo era ambasciatore di O cos come era, o sperava di essere,
amico di O. Tanto il Drammaturgo quanto il celebre attore inglese avevano sposato attrici capricciose.
Qualcuno stava ridendo di lei! Il Drammaturgo declam, come un personaggio
serio in un film dei fratelli Marx: Non  niente, tesoro. Sono solo le tubature.
Le tubature! Non pot fare a meno di ridere.
Tesoro, che hai? Mi fai paura.
L'Attrice Bionda sogn pitoni di piombo che svolgevano le loro spire sul
pavimento accanto al suo letto. Nei sontuosi interni di quella casa antica sita
nel regno dell'umidit perenne. Era vero, le vecchie tubature gemevano, fremevano,
scatarravano. Le risate di scherno percorrevano quei tubi di piombo
come se fossero megafoni. Il Drammaturgo alternava preoccupazione e lusinghe
e ansia e rimproveri e preghiere e quasi minacce, e poi di nuovo preoccupazione
e ansia e comprensione e lusinghe e impazienza e pazienza e preghiere sul ciglio della disperazione.
Nonna gi in strada c' una macchina che ti aspetta da pi di un'ora ti prego
alzati ti fai una doccia e ti vesti Vuoi che ti dia una mano tesoro ti prego svegliati.
Lei lo allontan, rabbrividendo. Aveva le palpebre incollate. Quella voce le
arrivava come attraverso un batuffolo di bambagia. Una voce che vagamente
ricordava di avere amato, cos come ascoltando una vecchia registrazione si ricordano
le misteriose emozioni che un tempo essa ha suscitato.
Pi tardi, mentre il pomeriggio sfumava rapidamente e la voce filtrata dalla
bambagia si faceva sempre pi insistente. Tesoro dico sul serio mi stai facendo
preoccupare tutte le loro speranze concentrate su di te non puoi deluderli.
Sprofondata in un sogno. Oh, aveva smesso di essere ansiosa! La nuova medicina
penetrava nel midollo delle sue ossa, e ci rimaneva a lungo.
Il Drammaturgo era angosciato; che fare? Che fare?
In quel gelido luogo inospitale cos lontano da casa. In quella casa antica
prestata da amici, dove le tubature gemevano e dai vetri delle finestre trasudava incessante la bruma.
Quei sintomi inconfondibili: sguardo vitreo, occhi iniettati di sangue.
Quando le sollevava col pollice una palpebra, lei non vedeva. Il pollice lasciava
nella pelle gonfia un'infossatura che tardava a livellarsi. Come la pelle dei morti.
Quando finalmente le riusc di scendere dal letto, barcoll, forse incapace
di reggersi in equilibrio. Sudava, eppure stava tremando. E quell'alito, come monete di rame tenute a lungo in un pugno.
Il Drammaturgo si chiese perch mai gli fosse venuta in mente, angosciante,
la Bovary in punto di morte. Quell'orrenda agonia senza fine. La lingua
gonfia, lo strazio di quel volto pallido ma bello di fronte all'incombere della fine.
L'umore nero che colava dalla bocca della Bovary agonizzante.
Il Drammaturgo si vergogn di quei pensieri.
Perch l'ho sposata,? Perch mi sono illuso di essere abbastanza forte?
Il Drammaturgo si vergogn di quei pensieri.
Io adoro questa donna. Devo aiutarla.
Pieno di vergogna, frugando alla ricerca di pillole negli scomparti delle valigie di lei.
Eccole, le sue pillole di scorta. La provvista segreta di cui lui avrebbe dovuto
essere all'oscuro, portata di nascosto in Inghilterra.
Lei si dimen, scalci, furiosa e in lacrime. Perch non la lasciava in pace?
Lasciami morire! Non  quello che volete tutti quanti?
Di ogni pi piccola cosa facevi un'occasione per mettere alla prova la mia fedelt.
il nostro amore.
E lo chiami piccola cosa non avermi difesa da quei bastardi?
Non sempre era chiaro da che parte stesse il torto.
Quell'uomo disprezzava Marilyn!
No. Eri tu a disprezzare Marilyn.
Ma se Daddy fosse riuscito a metterla incinta, lei sarebbe tornata ad amare Daddy.
Che gran voglia di un figlio! Nel suo sogno pi bello il cuscino sgualcito diventava
una creatura, morbida e tenera. Il suo seno era gonfio e pieno di latte.
Eccolo l, Baby, sul limitare del cerchio di luce. Baby con gli occhi che luccicavano.
Baby che sorrideva riconoscendo la madre. Baby, bisognoso d'amore, e d'amore soltanto suo.
Aveva fatto uno sbaglio, anni prima. Aveva perduto Baby.
Aveva perduto anche la piccola Irina. Non aveva salvato Irina dalla sua Madre Morte.
Niente di tutto ci poteva spiegare a suo marito, cos come a nessun altro uomo.
Rannicchiandosi chiss quante volte tra le braccia del marito, sfilandogli gli
occhiali (come nella scena di un film, con lui al posto di Cary Grant) per baciarlo
e coccolarlo e, con quella sua timida sfrontatezza da ragazzina, palpargli
la patta dei pantaloni per farglielo venir duro pi di quanto fosse mai riuscita
a fare (possibile?) qualunque altra donna prima di lei. Oh, Dad-dy! Oddio.
S che l'avrebbe perdonato se l'avesse messa incinta. L'aveva sposato per restare
incinta e avere un figlio da lui, un figlio da quel Drammaturgo Americano
che lei tanto ammirava. (I suoi libri sugli scaffali delle librerie. Persino a
Londra! Che glielo facevano amare ancor di pi. Cos fiera di lui. Con tanto
d'occhi, chiedendogli che effetto facesse vedere il proprio nome sulla copertina
di un libro. Passare in rassegna gli scaffali di una libreria senza aspettarsi di
trovare il proprio nome sul dorso di un libro, e invece eccolo l! - che effetto
fa? Io sarei al settimo cielo, non sarei mai pi infelice n indegna in vita mia.)
S che l'avrebbe perdonato. Per aver preso le parti dell'inglese O che la odiava e
di quella maledetta cricca di attori inglesi che la trattavano con condiscendenza.
E invece continuava a insistere. Pregandola di ragionare. Come se fosse questione di logica.
Tesoro ma tu hai la febbre non hai mangiato Tesoro adesso chiamo un medico.
Fu cos che torn sul set. Quello era ormai il suo lavoro, ed era un dovere e un
impegno e un modo per espiare. Silenzio al suo ingresso! - come nei postumi,
o nei prodromi, di un cataclisma. Da qualche parte in fondo al teatro di posa
qualcuno applaud seccamente, sarcasticamente. E quanto tempo ci volle,
quanto diligente e infaticabile tempo ci volle per fare uscire dallo specchio del
camerino una splendida Marilyn, ci vollero non una bens due ore, con le mani
sacrali di Whitey che finalmente avevano compiuto l'incantesimo.
Davvero, per noi era proprio incredibile. Quella donna debole, incerta. Noi cos
forti, sicuri, e lei che a parte l'aspetto fisico non aveva niente di niente. E invece, sia
nei giornalieri sia nel film finito, ecco una persona completamente diversa. La pelle
della Monroe, i suoi occhi, i suoi capelli, le sue espressioni, il suo corpo cos vivo... Era
riuscita a fare della Ballerina, di quel personaggio che la sceneggiatura aveva appena
abbozzato, una creatura in carne e ossa. Era l'unica di tutti noi ad avere esperienza di
cinema, e infatti accanto a lei sullo schermo eravamo tutti delle schiappe. Manichini
che articolavano dialoghi perfettamente vuoti in una lingua perfettamente scandita.
S, durante le riprese la odiavamo, ma vedendo il film ce ne innamorammo tutti
quanti. Persino O, costretto ad ammettere di averla giudicata male. Nelle scene in cui
sono insieme, lei in pratica lo annienta! Eravamo tutti convinti che la Monroe stesse
rovinando quel film ridicolo, e invece fu lei a salvarlo - buffo, eh? Proprio buffo.
Quindi daccapo su quel maledetto set. Altro che commedia brillante, per
lei era l'inferno! L'altezzoso Principe e la Ballerina sono finalmente soli, e il
Principe spera di sedurre la Ballerina, ma la Ballerina rifugge la seduzione, e
c' quel maledetto scalone da salire e discendere, daccapo salire e daccapo discendere,
sempre con l'attillato abito di raso che in questa fiaba melensa la
Ballerina  costretta a indossare in tante di quelle scene da finire per odiarlo.
La Ballerina come Serva Stracciona. La Ballerina come Corpo di Femmina.
Peggio ancora, alla Ballerina non era permesso ballare! Perch? - la sceneggiatura
non lo prevede. Perch? - nella versione teatrale non c'. Perch? - ormai
 troppo tardi, costerebbe troppo. Perch? - ci vorrebbero secoli per girare
quelle scene, Marilyn. Perch? - tu preoccupati di ricordare le tue battute,
Marilyn. Perch? - perch ti odiamo. Perch? - perch vogliamo i tuoi soldi americani.
In quel Regno dei Morti dove le avevano fatto un incantesimo.
Voglio tornare a casa! Mi manca casa mia.
Sullo scalone all'improvviso la Ballerina cadde, malamente. Un tacco a
spillo impigliato nell'orlo dell'abito. Un gemito mentre cadeva. Aveva mandato
gi un bel po' di benzedrina per bilanciare l'effetto del Nembutal e del
Miltown, e aveva aggiunto al t caldo qualche goccia di gin, e il Drammaturgo
non ne sapeva un accidenti di niente (cos avrebbe dichiarato in seguito), e rovin
gi per lo scalone mentre sul set la gente gridava e un assistente correva
in suo aiuto. Il Drammaturgo, fin l osservatore ansioso sul limitare del set,
corse anch'egli in suo aiuto, e si inginocchi accanto a lei. Strazio d'amore.
Il polso! Non si sentiva il polso!
A pochi metri da l, sul ballatoio, il borioso Principe in alta uniforme scrutava la scena attraverso il monocolo.
Sono le pillole. Fatele una bella lavanda gastrica.
Mai l'avrebbero perdonato.
...
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...
IL REAME SUL MARE.
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1.
...
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...
Era un'isola incantata quella dove la port, Galapagos Cove, sulla costa del Maine, ottanta chilometri a nord di Brunswick.
Bench fossero sposati da pi di un anno e fossero stati insieme in un sacco
di posti, lei era ancora la sua fidanzatina. Ancora da conquistare completamente.
Era una cosa che a lui piaceva molto, quella continua sensazione di scoperta,
sorpresa, soddisfazione. Non temeva i suoi sbalzi d'umore, i suoi sbalzi d'umore sapeva ormai padroneggiarli.
Nel vedere la casa che lui aveva affittato per l'estate, e il panorama dell'oceano
sotto la casa, la reazione di lei fu eccitata, fanciullesca. Oh! Guarda che bello! Oh Daddy, restiamo qui per sempre!
Nella sua voce il tono implorante di un bambino. Lo abbracci e lo baci, a
lungo. Lui sent in lei la calda impazienza della vita, quella stessa calda impazienza
della vita che anni prima aveva sentito abbracciando il corpo dei propri
figli. Certe volte sentiva l'amore pervaderlo con una intensit tale, e con un tale
senso di responsabilit, da restarne fisicamente turbato. Gli sembrava che la sua stessa identit se ne offuscasse.
Svettava alto e con un sorriso fiero mentre guardava sotto di s la riva rocciosa
e pi in l la distesa dell'Atlantico, come se tutto ci gli appartenesse.
Quello era un dono per sua moglie. Da lei accolto come dono, come offerta
d'amore. Quel pomeriggio il vento rendeva turbolente le onde. La luce riverberava
dall'acqua come da una superficie metallica. Che nel giro di pochi
istanti o di pochi metri passava dal grigio ardesia al blu scuro, a uno sfolgorio
di verde marcio, con qua e l il bianco dei flutti e il giallo delle alghe. L'aria era
tersa e salmastra e umida d'acqua soffiata dal vento, proprio come nei suoi ricordi,
e il cielo era di un azzurro pallido come d'acquarello, screziato di rapide
nubi vaporose. S, era veramente bello; era il suo regalo per lei; col cuore gonfio di felicit e di attesa.
Ritti fianco a fianco rabbrividendo nel vento fresco di quel giugno ancora
agli inizi. Abbracciati stretti, fianco a fianco. Sopra di loro, i gabbiani vorticavano
battendo forte le ali e levando stridi acuti come per l'oltraggio di veder violato il proprio territorio.
I cerchi aerei dei gabbiani di Galapagos Cove, come pensieri remoti.
Oh, io ti amo."
Pronunciando quelle parole con un tale impeto, come se le pronunciasse
per la prima volta. Alzando il viso verso di lui, suo marito, e sorridendogli.
Noi ti amiamo.
Prendendo la sua mano e portandosela al ventre.
Un ventre caldo e arrotondato; era ingrassata.
Baby nel suo grembo da due mesi e sei giorni.
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2.
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A letto lui strofin la guancia sul suo ventre nudo e lo baci. Stupito per quella
pelle pallida gi tesa come un tamburo, cos presto. Quanta salute in quel corpo,
cos piena di vita! Si era ripromessa di seguire una dieta ferrea, per nutrire bene
Baby fin dall'utero. Aveva smesso di prendere pillole, tranne quelle di vitamina.
Si era ritirata dalla sua carriera nel mondo (come la definiva non con disprezzo o
con rimpianto o con rabbia bens con la pragmaticit di una suora che parli della
propria trascorsa e ripudiata vita secolare nel mondo) per dedicarsi a una vita
vera nel matrimonio, e nella maternit. Lui la baci, finse di sentire Baby dentro
di lei, un cuoricino fantasma. No? S? Sfiorandole il ventre con la mano, sfiorando
la breve cicatrice smerlata, ricordo dell'appendicectomia subita anni prima. E
quanti aborti avrebbe dovuto avere! Stando a quello che raccontavano di lei. Io ovviamente
avevo sempre rifiutato di crederci, anche prima di innamorarmi di lei.
Giuro. Il bisogno che sentiva di proteggerla era bisogno di proteggerla anche da
quel suo modo di ricordare un passato confuso e sconsiderato e promiscuo eppure innocente come il passato di un bambino ribelle.
Smarrendo se stesso in un'estasi di stupore davanti alla bellezza del corpo di lei. Quella donna, sua moglie. Sua!
La deliziosa morbidezza della pelle, involucro pulsante della sua bellezza.
Simile al mare, quella bellezza mutava continuamente. Come per effetto della
luce, delle gradazioni della luce. O della forza di attrazione della luna. La sua
anima, fonte per lui di mistero e di paura, era come una sfera in precario equilibrio
in cima a un getto d'acqua: vacillante e mutevole, ora su ora gi, e daccapo
su... In Inghilterra aveva deciso di morire. Se lui non avesse chiamato un medico,
pi di una volta... Al momento del tracollo, appena terminate le riprese, era
smunta, sconvolta, sembrava invecchiata di dieci anni; eppure, una volta tornata
negli Stati Uniti, nel giro di poche settimane si era ripresa del tutto. Adesso, incinta
da due mesi, era sana come non l'aveva mai vista. Persino gli attacchi di
nausea mattutini sembravano metterle allegria. Com'era normale! E come stava
bene, quand'era normale! C'erano in lei una semplicit e una schiettezza che
non le vedeva da quando aveva letto la parte di Magda nel suo dramma.
Lontana dalla citt. Lontana dalle aspettative degli altri. Dall'incessante scrutinio degli altri. In attesa di un figlio da lui. Per lei ho fatto questo. Riportarla alla vita. Ma adesso devo esserne all'altezza. Nuovamente padre, dopo cos tanti anni. A quasi cinquantanni.
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3.
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A Galapagos Cove il Drammaturgo c'era andato spesso, in estate, con un'altra
donna. Una moglie. Da giovane. Il ricordo lo incup. Ma cosa stava ricordando?
Non era tanto un ricordare. Piuttosto un frugare tra carte ingiallite, abbozzi
di drammi buttati gi nella foga dell'ispirazione e subito accantonati;
poi dimenticati. Nel fervore dell'ispirazione  impossibile credere che un giorno
il proprio sentire muter, tantomeno che lo si dimenticher. Sospir, a disagio.
Rabbrivid in quell'aria pungente e intrisa di oceano. No, era felice.
Guard la sua nuova e giovane moglie scendere verso la riva ghiaiosa, agile e
appena un po' avventata, come una bambina. Non era mai stato cos felice, ne era sicuro.
Il verso dei gabbiani. Cos' che aveva smosso quei pensieri indesiderati?
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4.
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Daddy, vieni!
Era scesa gi per la scogliera fra rocce piene di muschio e resti di oceano. La
riva era pi ghiaiosa che sabbiosa. Flutti spumeggianti venivano a rompersi ai
suoi piedi. Sembrava che bagnarsi i piedi non le desse fastidio. L'orlo dei pantaloni
chiari bagnato e sporco di fango. I biondi capelli che garrivano nel vento.
Gocce luccicanti sulle guance, perch quei suoi occhi sensibili erano facili
alle lacrime. Ehi, Daddy! Il fragore delle onde, tale da coprire quasi del tutto le sue parole.
Non gli era piaciuto vederla scendere cos precipitosamente, ma aveva preferito
non richiamarla, n allarmarla. Perch sapeva che era meglio non
ristabilire quel malsano rapporto tra loro, non perpetuare quel confronto tra atteggiamento
autodistruttivo della moglie e atteggiamento paterno dei suoi rimproveri.
Mai pi! Il Drammaturgo era troppo furbo per ricaderci.
Rise e la segu per la breve scarpata. Gli scogli, bagnati e scivolosi, erano infidi.
Gli spruzzi gli arrivavano in faccia, appannando gli occhiali. Il dislivello
era di una decina di metri, niente di terribile, per era difficile mantenere l'equilibrio.
L'aveva stupito vederla scendere cos in fretta, agile come una scimmia.
Pens Non la conosco, continuo a non conoscerla. Un pensiero che gli veniva
decine di volte al giorno, fulmineo e non richiesto, anche di notte, quando
gli capitava di svegliarsi per come lei gemeva accanto a lui, o uggiolava o talvolta
anche rideva nel sonno. Fu l l per perdere l'equilibrio e magari slogarsi
una caviglia. Ansimava, aveva il cuore che batteva all'impazzata, eppure continuava
a sorridere di felicit. Anche lui era agile, per l'et che aveva.
Prima o poi l a Galapagos Cove la gente avrebbe finito per sapere chi erano,
ma fino ad allora li avrebbero presi per padre e figlia.
Al Whaler's Inn, pi avanti lungo la costa, dove quella sera l'avrebbe portata
a cena. Mano nella mano, al lume di candela. Una ragazza bionda molto bella
e coi lineamenti delicati, in abito estivo bianco; un uomo alto, un po' curvo,
sulla cinquantina, educato, voce garbata e guance incavate. Quella coppia. La donna mi ricorda qualcuno...
Atterr di schianto accanto a lei, i talloni affondati nella ghiaia. Il rumore
delle onde era assordante. Lei gli pass un braccio intorno alla vita; infilato
sotto il maglione, sotto la camicia, aderente alla pelle. Indossavano maglioni
blu marino scelti da lei su un catalogo di vendite per corrispondenza. Ansimavano
e ridevano con una strana sensazione di sollievo, come se fossero sfuggiti
per un pelo a qualche pericolo; ma c'era stato davvero un pericolo? Lei si allung
sulla punta dei piedi e lo baci sulla bocca, forte. Oh Daddy! Grazie!
Questo  il giorno pi bello della mia vita.
Non c'era il minimo dubbio, lo pensava davvero.
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5.
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Nella zona era nota come Captain's House, certe volte anche come Yeager
House, costruita nel 1790 su un promontorio a picco sull'oceano, per un capitano
di lungo corso. Un'alta siepe di lill la riparava dal traffico, d'estate molto intenso, della Route 130.
La Captain's House era una tipica casa del New England, due piani in legno e
pietra rosi dalla salsedine, tetti spioventi, strette finestre a piantoni, e ambienti
rettangolari stranamente oblunghi; le camere al piano di sopra erano piccole e
piene di spifferi; cerano camini di pietra grandi abbastanza da contenere un uomo
in tutta la sua altezza, e pavimenti in legno coperti da tappeti di corda intrecciata,
tappeti cos vecchi da far tenerezza, come sbiadite attestazioni di un'et
remota. I battiscopa e il corrimano della scala interna erano fatti a mano. I mobili
erano perlopi sedie e tavoli e armadietti artigianali, reperti del New England
del XVII secolo, superfici piatte, linee sobrie, un'aria di temperanza e riserbo
molto puritani. Alle pareti delle stanze al pianterreno c'erano vari dipinti
con scene di mare e ritratti di uomini e donne cos goffamente riprodotti da non
poter essere altro che esempi di arte popolare; cerano cuscini fatti all'uncinetto
e topponi cuciti a mano. C'erano diversi orologi antichi: pendole e orologi da
nave, congegni tedeschi racchiusi in teche di vetro, carillon, orologi di porcellana
e smalto nero resi opachi dal tempo. (Oh, guarda! Si sono fermati tutti a
orari diversi, disse Norma.) La cucina e i bagni e le apparecchiature elettriche
erano tutti relativamente moderni, poich l'immobile era stato ristrutturato pi
volte, e con costi notevoli; tuttavia la Captain's House sapeva di vecchiaia, aveva
l'odore tanto delle devastazioni quanto della saggezza del Tempo.
Specialmente la cantina, bassa, senza finestre e col pavimento sudicio. Per
andarci bisognava scendere una scala di legno dai gradini malfermi, aiutandosi
con una torcia elettrica il cui fascio di luce stentava a penetrare le spesse cortine
delle ragnatele. C'era un pungente odore di qualcosa di dolce e umido, come mele marce.
Ma che bisogno c'era di scendere in cantina? L sotto c'era la caldaia, che per
fortuna nei mesi estivi non serviva. E allora niente cantina. Rimasero seduti per
un po' sulla veranda, a pochi metri dall'oceano; bevendo gassosa al limone e tenendosi
per mano e parlando dei mesi che li aspettavano. La casa era silenziosa;
il telefono non era stato ancora allacciato, ed entrambi fantasticavano di farne a
meno - Per cosa? Per gli altri, che vogliono chiamare noi." Ma ovviamente l'avrebbero
fatto allacciare. Non potevano farne a meno: il Drammaturgo era
profondamente, appassionatamente attaccato al proprio lavoro. Dopo un po'
salirono al piano di sopra e disfecero le valigie nella stanza da letto pi grande e
ariosa, con un bel camino di pietra, carta da parati dall'aspetto seminuovo, e
soprattutto una spettacolare vista sull'oceano. Il letto era enorme, con tanto di
baldacchino e imponente testata in noce intagliato. Nello specchio ovale appeso
alla parete dirimpetto al letto, i loro volti sorridenti. Lui aveva fronte e naso e
guance scottati dal sole, lei no; lei anzi era pallida, perch aveva avuto cura di
riparare dal sole la propria pelle sensibile con l'ampia tesa di un cappello di paglia.
Gli spalm un po' di crema sul viso, e lo massaggi delicatamente. Si era
scottato anche le braccia? Gli pass un po' di crema sugli avambracci, e baci il
dorso delle mani. Indic i loro volti nello specchio ovale, e rise. Sono una coppia
felice. E sai perch? Perch hanno un segreto. Alludeva a Baby.
In realt, Baby non era un segreto assoluto. Il Drammaturgo ne aveva
parlato con gli anziani genitori e con gli amici pi cari di Manhattan. Sforzandosi
di tener fuori dal proprio tono qualsiasi accento di fierezza; e soprattutto qualsiasi
traccia di preoccupazione e di imbarazzo. Sapeva cos'avrebbero detto di
lui, anche chi gli voleva bene e sperava che il suo nuovo matrimonio gli portasse
fortuna. Un figlio! Alla sua et! Che uomo, ragazzi. Un uomo con una moglie
bella e giovane. Norma Jeane non l'aveva detto a nessuno. Come se la notizia
fosse troppo preziosa per essere condivisa. O forse perch era superstiziosa.
(Tocchiamo ferro! esclamava spesso, con una risatina nervosa.)
Norma aveva deciso che presto avrebbe telefonato alla madre. E magari
Gladys sarebbe potuta venire a farle visita, pi in l, durante la gravidanza. O dopo il parto.
Il Drammaturgo non conosceva Gladys. L'idea di incontrare quella donna
non molto pi anziana di lui lo metteva a disagio.
Passarono buona parte del pomeriggio sdraiati sul letto a baldacchino, vestiti
di tutto punto tranne le scarpe; il materasso era di crine, comicamente duro e resistente.
Sdraiati nella loro posizione preferita, con il braccio di lui sotto le spalle
di lei e con la testa di lei sulla spalla di lui. Spesso si mettevano cos quando Norma
si sentiva fiacca, o sola, o a corto di affetto. Certe volte si mettevano cos e si
appisolavano; certe volte facevano l'amore; certe volte si appisolavano e quando
si svegliavano facevano l'amore. Adesso erano svegli e ascoltavano il silenzio della
casa, un silenzio che entrambi sentivano misterioso e complesso, come stratificato;
un silenzio che cominciava nella sudicia cantina che puzzava di mele marce
per poi, attraverso le assi del pavimento, librarsi su per le varie stanze e fino alla
soffitta sopra le loro teste, coibentata con uno stranissimo materiale argentato
che pareva carta da regalo natalizia. Il Drammaturgo era convinto che il Tempo,
librandosi dalla terra, si facesse pi lieve, meno fatale.
Dietro il misterioso silenzio della Captain's House, che avevano affittato fino
ai primi di settembre, si udiva il ritmico pulsare della risacca, simile al battito
di un cuore gigantesco. Di tanto in tanto, sull'altro lato dell'edificio, si
udiva il traffico sulla strada nazionale.
Il Drammaturgo pensava che si fosse addormentata, e invece la sua voce risuon
sveglia ed eccitata. Sai una cosa, Daddy? Voglio che Baby nasca qui. In questa casa.
Il Drammaturgo sorrise. Il parto era previsto per met dicembre, quando
gi da un pezzo avrebbero fatto ritorno a Manhattan, nell'appartamento che
avevano affittato sulla West 12th Street. Ma non volle contraddirla.
Lei disse, come se il Drammaturgo avesse pensato a voce alta: Guarda che
non mi spaventerebbe affatto. Il dolore fisico non mi fa paura. Certe volte penso
che di per s il dolore non esista, e che lo facciamo esistere noi con l'averne
paura. Davvero. Potremmo farlo nascere qui, con l'aiuto di una levatrice.
Una levatrice?
Io odio gli ospedali. Daddy, non voglio morire in un ospedale!
Il Drammaturgo si volt a guardarla, stranito. Cos'aveva detto?
...
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...
6.
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S, per tu hai ucciso Baby.
Non l'aveva ucciso! Non di proposito.
S, l'hai ucciso di proposito. La decisione  stata tua.
Non la stessa creatura. Non questa creatura...
Ovviamente ero io. Sono sempre io.
Sapeva di doversi tenere alla larga da quella sudicia cantina che sapeva di mele marce. Baby era gi l, ad attenderla.
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7.
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...
Com'era contenta! Felice! Sana. Nella Captain's House l'umore del Drammaturgo
miglior sensibilmente. In quel bel posticino sul mare, d'estate. Non era
mai stato cos innamorato di sua moglie. E contento.
 splendida. La gravidanza le dona. Persino le nausee mattutine le mettono
allegria. Dice: " cos che funziona, no?" Il Drammaturgo scoppi a ridere.
Adorava talmente tanto la moglie da godere anche nell'imitare quella sua vocetta
melodiosa, leggera, lirica. Era pur sempre il Drammaturgo: affascinato
dalle pi o meno sottili discrepanze tra una voce e l'altra. Ho un solo rammarico: il tempo passa troppo in fretta.
Stava parlando al telefono. Mentre in un'altra stanza nella loro casa spaziosa,
o forse sul retro, nel giardino rigoglioso, lei cantava tra s e s, assorta, e non avrebbe sentito.
Certo, aveva avuto qualche momento di angoscia. Se non proprio di angoscia, di preoccupazione.
Le sue emozioni, i suoi sbalzi d'umore. La sua fragilit. La sua paura di essere
derisa. La sua paura di essere spiata - fotografata a sua insaputa o senza il
suo permesso. Per lui il suo comportamento in Inghilterra era stato un vero
incubo. Un comportamento per il quale si era trovato del tutto impreparato,
come nell'Antartico un esploratore equipaggiato per una passeggiata in Central
Park. Le uniche donne che conosceva intimamente erano la madre, la ex
moglie e la figlia pi grande. Certo, anche loro erano capacissime di improvvisi
scoppi di rabbia, ma senza mai superare il limite della ragionevolezza, o della
cosiddetta ragione. Norma era diversa da loro, diversa al punto che sembrava
appartenere a un'altra specie. Colpiva alla cieca, ma ferocemente.
Lasciami morire! Non  quello che desiderate tutti quanti?
Il Drammaturgo rifletteva su quanto, in un dramma, quell'accusa sarebbe
suonata vera. Facilmente confutabile e strenuamente confutata, ma il pubblico l'avrebbe sentita vera. S,  proprio cos.
Per nella vita reale le strategie della drammaturgia non trovavano applicazione.
Negli eccessi dell'emozione scappavano dette cose che non erano vere e
che non si ritenevano vere, cose che erano soltanto espressione di dolore, di
rabbia, di smarrimento, di paura; volatili emozioni, non incrollabili verit.
Profondamente offeso, il Drammaturgo non aveva potuto fare a meno di chiedersi:
Norma Jeane credeva davvero che gli altri potessero desiderare la sua
morte? Credeva davvero che lui, suo marito, potesse desiderare la sua morte?
Voleva crederlo? Gli faceva orrore l'idea che sua moglie, la donna che amava
pi della vita stessa, potesse o volesse credere una cosa del genere.
Ma a Galapagos Cove, lontano dall'Inghilterra, quei brutti ricordi non interferivano.
Era raro che parlassero della carriera di Norma. Di Marilyn. L
lei era Norma, e l'avrebbero conosciuta con quel nome. Era felice come non
l'aveva mai vista, e sana come non l'aveva mai vista; e il Drammaturgo non
voleva rischiare di turbarla parlando di soldi, di affari, di Hollywood o del suo
lavoro. Era sbalordito dalla sua capacit di isolare con tanta determinazione e
tanta efficacia quella porzione della propria vita. Era convinto che nessun uomo
sarebbe stato capace di fare altrettanto, o avrebbe voluto fare altrettanto.
Sicuramente non lui.
Ma ovviamente il Drammaturgo non vedeva la propria carriera come un incubo.
La sua identit pubblica gli piaceva. Era fiero del proprio lavoro e pieno
di speranze per il futuro. Malgrado il naturale riserbo non aveva problemi ad
ammettere di essere un uomo ambizioso. Sorridendo ironicamente tra s e s,
pensando che s, un po' pi di successo e un po' pi di soldi gli avrebbero fatto comodo.
Quell'anno, con un dramma in scena a Broadway e varie produzioni locali
in scena in tutto il paese, aveva guadagnato s e no quarantamila dollari. Lordi.
Aveva rifiutato di rispondere alle domande dell'HUAC. Aveva rifiutato di
permettere che Marilyn venisse fotografata insieme al presidente del Comitato.
(Nonostante gli avessero detto chiaro e tondo che in cambio di quella foto
il comitato ci sarebbe andato leggero con lui. Quei ricattatori!) Il suo rifiuto
di rispondere gli era costato l'accusa di oltraggio al Congresso e la conseguente
sentenza di un anno di prigione e mille dollari di multa, con ovvio ricorso
in appello che, stando ai suoi avvocati, avrebbe ribaltato la sentenza; tuttavia
nel frattempo gli toccava pagare le spese legali, e la questione rimaneva
aperta. L'HUAC lo tormentava ormai da sei anni. Non era per caso che
l'IRS(11) aveva cominciato a fare le pulci ai suoi introiti. E doveva pure pagare gli alimenti
a Esther, visto che intendeva comportarsi da ex coniuge corretto e responsabile.
Anche considerando le entrate di Marilyn Monroe, non avevano
molti soldi. Contando le spese mediche, e con la gravidanza di Norma e la nascita del bambino sarebbero aumentate sensibilmente.
"Per il genere umano l'economia  destino"... Non  forse un tema ricorrente dei miei lavori?
Norma sembrava aver rinunciato una volta per tutte alla propria carriera.
Come attrice poteva anche avere talento, diceva, ma non aveva n il temperamento
n i nervi adatti. Dopo Il principe e la ballerina aveva rifiutato anche
solo di pensare all'ipotesi di girare un altro film. Se l'era cavata, diceva, era riuscita
a salvare la pelle - ma solo per un pelo.
Sicch aveva preso sul ridere l'avventura in Inghilterra. Maliziosamente e
distrattamente, e soprattutto senza aver l'aria di sapere, o forse determinata a
non voler sapere, la gravit di ci che era successo veramente. La lavanda gastrica.
Una quantit letale di sostanza chimiche nel suo sangue. E il medico inglese
che gli chiedeva se sua moglie non avesse tentato di suicidarsi. No, Norma non lo
sapeva davvero. E a lui mancava la forza di dirglielo, o forse il coraggio.
Temeva di soffocare lo slancio di quella ripresa. Della sua nuova felicit.
Quando aveva saputo di essere incinta, Norma era tornata dallo studio medico
ed era corsa a cercare il marito (nel suo studio, a casa, dove quasi tutti i giorni
si chiudeva a lavorare) per sussurrargli all'orecchio la dolce notizia. Daddy, 
successo. A me, finalmente. Avr un bambino. Lo aveva abbracciato, piangendo.
Di gioia, di sollievo. E lui sgomento, per felice per lei. S, certo, era felice
per lei. Un figlio! Il suo terzo figlio, a quasi cinquantanni; in una fase della sua
carriera in cui si sentiva privo di ispirazione, bloccato... Comunque s, certo, era
felice per lei. Non avrebbe mai permesso che sua moglie non lo pensasse felice
quanto lei. Perch Norma l'aveva tanto desiderato. Parlava quasi esclusivamente
di quello; continuando a guardare estasiata i bambini che incontravano per strada;
finch lui aveva quasi cominciato a compatirla, e a temere quel suo ossessivo
voler fare l'amore. Ma alla fine tutto si era risolto per il meglio, no? Come in
una commedia borghese dal meccanismo perfettamente oliato.
Quantomeno per i primi due atti.
Come moglie e futura madre, Norma aveva trovato il proprio ruolo ideale.
Non era un ruolo fascinoso da Marilyn Monroe. Nondimeno era un ruolo per
il quale, fisicamente, sembrava portata. Girava per casa tutta nuda ostentando
quel seno che si faceva sempre pi grosso e sodo. Era fiera del pancione, grande
come un melone. Da quando erano arrivati nel Maine le capitava spesso di
ridere senza altra ragione che quella di essere felice. Mangiavano quasi sempre
in casa, pranzetti preparati da lei. Al mattino presto saliva a portare una tazza
di caff e un fiore al Drammaturgo, che lavorava al secondo piano in una stanzetta
che dava sull'oceano. Quando venivano a trovarlo i suoi amici, lei li accoglieva
con garbo, ma anche con una strana ritrosia; parlava poco, perlopi
ascoltava con grande attenzione le loro mogli raccontarle le proprie esperienze
di gravidanza e di parto, cose di cui erano ben contente di parlare, e diffusamente;
una volta il Drammaturgo ud la moglie raccontare a una di loro di
quando sua madre le aveva detto che per lei essere incinta era stata un'esperienza
meravigliosa, perch era l'unico momento in cui la donna riuscisse a
sentirsi veramente comoda nel proprio corpo, e anche nel mondo -  vero?
Il Drammaturgo non si sofferm ad ascoltare la risposta; chiedendosi cosa potesse
significare per un uomo quella rivelazione. Che noi non siamo mai comodi
nel nostro corpo? E nel mondo? A parte durante l'atto sessuale, quando trasmettiamo
alla donna il nostro seme?
Che visione triste, riduttiva! Quella squallida mistica sessuale non meritava la minima attenzione.
Norma era la madre scrupolosissima di un bimbo non ancora nato. Non
permetteva che si fumasse vicino a Baby. Continuava ad aprire finestre o a
chiudere finestre per evitare spifferi. Era lei per prima a ridere di tutto quello
zelo, ma non poteva farne a meno. Io interpreto i desideri di Baby. Che li
esprime tramite me. Ci credeva davvero? Certe volte per reagire agli attacchi
di nausea mangiava sei o sette volte al giorno, pasti modesti ma sostanziosi.
Masticava fino a ridurre in poltiglia ogni singolo boccone. Beveva litri di latte,
lei che, diceva, il latte l'aveva sempre odiato. Andava matta per la farina d'avena
e lo zucchero di canna e il pane di segale, per le bistecche quasi crude, per
le uova crude, per le carote crude, per le ostriche crude, e per i cantalupi, che
divorava fin dentro la scorza. Trangugiava cucchiaiate di pur di patate sbattuto
nel frullatore con tocchi di burro appena tolto dal frigo. A tavola ripuliva
sia il proprio piatto sia, spesso, quello di lui. Daddy, sono o non sono una
brava bambina? gli chiedeva con un'espressione tenera che lo commuoveva.
Lui sorrideva e la baciava. Ricordando con una fitta di piacere i baci che anni
prima dava a sua figlia come premio per aver ripulito il piatto.
Quando sua figlia aveva due o tre anni.
Tu sei la mia brava bambina, tesoro. Il mio unico amore.
Assai meno gli piaceva, ma lo teneva per s, che Norma avesse comprato
nella libreria della Christian Science nella Fifth Avenue a Manhattan alcuni libri
di Mary Baker Eddy e un opuscolo intitolato The Sentinel, nel quale i seguaci
di quella setta partecipavano le proprie esperienze di preghiera-e-guarigione.
In quanto razionalista liberale, nonch ebreo agnostico, il Drammaturgo
provava un profondo disprezzo per quella sorta di religione, e sperava che
per Norma fosse soltanto un modo per distrarsi, come quello di setacciare i dizionari,
le enciclopedie, i libri usati, persino i cataloghi di vendita per corrispondenza
di abbigliamento e materiale per il giardinaggio - in cerca di... cosa?
Qualche perla di saggezza da adottare a beneficio di Baby? Il Drammaturgo
era particolarmente impressionato dalle lunghe liste di parole copiate dal
vocabolario che spesso gli capitava di trovare su fogli lasciati in giro per casa
nei posti pi strani, sul bordo screpolato della vecchia vasca di porcellana, o in
cima al frigorifero, o sul primo gradino della scala che portava in cantina, parole
bislacche e arcaiche trascritte nel suo stampatello infantile: obbligatario,
obcordato, obduzione, obelisco, oblare, obrettizio. (Daddy, io mica sono
diplomata come te e gli amici tuoi! Per non parlare di laurea. Questa roba mi serve...
come se dovessi prepararmi per gli esami!) Scriveva anche poesie, seduta
per lunghe ore trasognate davanti a una finestra nel soggiorno della Captain's
House, poesie che lui non avrebbe mai osato leggere senza il suo permesso.
(Pur domandandosi cosa la sua Norma, la sua semianalfabeta Magda, potesse mai scrivere!)
La sua Norma, la sua Magda, la sua ammaliante mogliettina. Il colore sintetico
dei capelli di Marilyn stava lentamente svanendo dalle radici; i suoi capelli
veri erano ondulati, e di un bel biondo scuro. E quei sontuosi seni dai grossi
capezzoli, turgidi come se fossero gi pronti per allattare il bimbo. E la febbre
dei suoi baci, e le mani che in un'estasi di gratitudine lo carezzavano, lui, il
maschio, il padre-del-bambino. Fuori e dentro gli indumenti. Lasciando scorrere
agilmente le mani sotto la camicia, dentro i pantaloni, mentre si chinava
su di lui per baciarlo. Oh, Daddy. Oh."
Era la sua geisha. (Una volta, a Tokyo, ho conosciuto un paio di geishe.
Che classe!)
Era la sua shiksa(12) (Gi la parola stessa era suggestiva e impudica in bocca a
lei, che non la pronunciava mai esattamente - Allora  per questo che mi
ami, Daddy? Perch sono la tua bionda shik-sa?)
Lui, il marito, il maschio, si sentiva al tempo stesso privilegiato e negato.
Felice e atterrito. Sin dal loro primo contatto, dal loro primo inconfondibile
contatto sessuale, dal loro primo vero bacio, aveva sentito che in quella donna
c'era un potere superiore che rischiava di impossessarsi di lui. Lei era la sua
Magda, la sua ispirazione, eppure... talmente tanto altro ancora!
Come un fulmine, quel potere. In grado di giustificare la sua esistenza sia
come drammaturgo sia come uomo, ma anche di distruggerla.
Un giorno, verso la fine di giugno, dopo che gi da tre idilliache settimane
abitavano nella Captain's House, il Drammaturgo scese al pianterreno molto
prima del solito, all'alba, destato da un temporale passeggero i cui tuoni avevano
scosso la casa. Eppure, dopo pochi minuti, il peggio sembrava passato; le
finestre della casa accese dalla luce vaporosa di un'alba subitanea. Norma gi
scomparsa dall'enorme letto a baldacchino. Sulle lenzuola soltanto il suo odore.
Due o tre suoi capelli, sfavillanti. La gravidanza le provocava improvvisi attacchi
di sonnolenza, e quando il sonno la soverchiava si addormentava dovunque
le capitasse, come un gatto; per si svegliava sempre molto presto, all'alba
o anche prima dell'alba, al primo cinguettare degli uccelli in giardino,
spinta all'azione da Baby. Sai una cosa? Baby ha fame. Vuole che la sua mammina mangi."
Il Drammaturgo discese le scale della vecchia casa. Piedi nudi sul nudo
legno degli scalini. Tesoro, dove sei? Uomo di citt, abituato all'aria insalubre
e agli incessanti rumori di Manhattan, inal con soddisfazione e con una specie
di gioia padronale l'arietta gelida e tersa dell'oceano. L, l'Oceano Atlantico!
Il suo oceano. Era stato il primo (cos credeva) a portare Norma in riva all'Atlantico;
sicuramente era stato il primo ad attraversare con lei l'Atlantico, fino
all'Inghilterra. Quante di quelle volte durante gli abbracci pi intimi e con
le guance rigate di lacrime gli aveva sussurrato: Oh, Daddy. Prima di te non ero nessuno. Non ero nata!
Dov'era andata a ficcarsi Norma? Il Drammaturgo si ferm nel salotto,
stanza oblunga dal pavimento incredibilmente sconnesso, per guardare fuori
dalle finestre il cielo dell'alba. Che effetto potente dovevano avere avuto quelle
scene sugli uomini primitivi! - come se un dio fosse sul punto di apparire, per
mostrarsi al genere umano. Il cielo dell'alba, sul ciglio dell'oceano. Una spettacolare
vampata di luce. Un rosseggiare dorato che pareva ricacciare il resto del
cielo nella livida oscurit delle nubi del temporale. Ma le nubi si stavano allontanando.
Davanti a quella scena il Drammaturgo si chiese se Norma fosse
scesa appunto per godersi quello spettacolo. Avvert un fremito d'orgoglio al
pensiero di poterle fare, lui, suo marito, regali cos belli. A lei che conosceva
cos poco del mondo. Di cieli come quello a Manhattan non ne esistevano. Di
cieli come quello non ne esistevano neanche a Rahway, New Jersey - nemmeno
nell'innocenza dell'infanzia. Attraverso le finestre striate di pioggia la luce
dell'alba riverberava sulle pareti del salotto in ciocche e ricci di fuoco. Come se
la luce fosse viva, vivente. La pendola di mogano intagliato, che Norma era
abilmente riuscita a riportare in vita, ticchettava pacatamente, il pesante pendolo
lustro d'oro oscillava senza fretta. La Captain's House era un comodo vascello
che navigava su un mare verde come l'erba, e il Drammaturgo, l'uomo
di citt, era il Capitano. Che conduce la sua famiglia in un porto sicuro. Finalmente!
Il Drammaturgo nell'innocenza della vanit del maschio. Nella cecit
della speranza. Sentendosi in quell'istante come se avesse penetrato gli opachi
strati del Tempo per entrare in comunione con generazioni di uomini che per
decenni avevano abitato quella casa, mariti e padri come lui.
Norma? Tesoro, dove sei?
La vaga idea che potesse essere in cucina, poich gli era parso di sentire lo
sportello del frigorifero aprirsi e richiudersi; ma l non c'era. Era fuori? Usc in
veranda, scivolando sulla stuoia zuppa; goccioloni di pioggia simili a gemme
luccicavano sulle sedie di metallo verde nel prato. Nessuna traccia di Norma,
neanche l, e allora il Drammaturgo si chiese se fosse scesa in riva al mare. Cos
presto? Con quel gelo, e quel vento? Su, a nord, le nubi cariche di tuoni erano
state ricacciate indietro. Il cielo era quasi tutto acceso da un color bronzo-
oro brillante, striato di arancione. Oh, perch mai era un uomo di lettere -
perch non un artista, un pittore? Un fotografo? Qualcuno capace di rendere
omaggio alla bellezza del mondo naturale anzich rovistare tra le follie e le miserie
umane. Da liberale qual era, da convinto assertore della grandezza
dell'uomo, perch mai continuava a sottolineare i fallimenti di quello stesso uomo,
dando al capitalismo e alla politica la colpa della cattiveria dell'animo
umano? Nella natura, invece, non esisteva alcun male, alcuna bruttura. Norma
 natura. In lei non pu esserci alcun male, alcuna bruttura. Norma? Vieni a vedere.
Il cielo...! Torn nella cucina semibuia. Attraversando la cucina e il
guardaroba e dirigendosi verso il garage; ma l, prima della porta del garage,
c'era quella per andare in cantina, ed era aperta; e una sagoma femminile, in
bianco, era seduta sul primo gradino, sul limitare dell'ombra. La luce della
cantina, che si accendeva da un interruttore accanto alla porta, era molto fioca;
per scendere in cantina occorreva una torcia elettrica. Ma Norma non aveva
nessuna torcia elettrica, ed era chiaro che non aveva neanche intenzione di
scendere in cantina. Stava parlando con qualcuno. Da sola? Indossava soltanto
la camicia da notte bianca, e i suoi capelli, scuri alle radici, erano scarmigliati.
Il Drammaturgo stava per pronunciare ancora una volta il suo nome, ma esit
non volendo spaventarla, e in quel preciso istante Norma si volt, gli occhi
blu sbarrati e le pupille dilatate, come cieche. Il Drammaturgo not che tra le
mani stringeva un piatto, e sul piatto c'era un mucchio di carne trita cruda,
sanguinolenta; stava mangiando carne cruda, come un gatto, e si leccava il
sangue colato da un angolo della bocca. Lo vide, il suo marito sbigottito.
Scoppi a ridere.
Oh, Daddy! Mi hai messo paura.
Nel suo utero Baby stava per compiere tre mesi.
...
.
...
8.
...
.
...
Era cos eccitata! Presto sarebbero arrivati gli ospiti.
Amici. Del Drammaturgo. I suoi amici di Manhattan, tutti intellettuali:
drammaturghi, commediografi, scrittori, registi, poeti, editori. Sentiva (oh, ma
sicuramente era una sciocchezza!) che gi il solo star vicino a gente di livello cos
alto non avrebbe potuto non avere un benefico effetto sulla creatura che aveva
in grembo. Come quelle parole copiate dal vocabolario e solennemente recitate
per memorizzarle. Come i brani copiati da Cechov, Dostoevskij, Darwin,
Freud. (A Galapagos Cove, in una bottega di libri usati che in realt era la maleodorante
e stracolma cantina di qualcuno, aveva trovato una copia di Civilization
and Its Discontents di Freud, e l'aveva acquistata per cinquanta centesimi
- Buon Dio,  proprio un miracolo! Era esattamente il libro che cercavo.)
C'era un nutrimento per il corpo e c'era un nutrimento per lo spirito e l'intelletto.
Sua madre l'aveva fatta crescere in un ambiente pieno di libri, di musica,
di persone di alto livello anche se, come nel caso di Zia Jess e Zio Clive, si trattava
di modesti dipendenti dello Studio, e la sua creatura sarebbe stata nutrita
ancor meglio di cos, era un suo preciso dovere. Io ho sposato un genio. Baby
 l'erede di un genio. La sua vita lo porter fin dentro il Ventunesimo secolo,
quando della guerra non esister pi nemmeno il ricordo.
La Captain's House, due acri di terreno a picco sopra l'oceano. Era proprio
una casa da luna di miele. Norma sapeva che non sarebbe andata cos, ma ci
non le imped di fantasticare sulla possibilit che Baby nascesse in quella casa,
sul letto a baldacchino, partorito (con l'aiuto di una levatrice?) con tutto il dolore
e il sangue necessari e senza che a Norma sfuggisse un solo lamento. Conservava
l'agghiacciante ricordo (ne aveva parlato con Carlo, che non soltanto
sembrava crederle ma le aveva altres detto di avere lui stesso un ricordo in tutto
e per tutto simile al suo) delle grida terribili della madre mentre la metteva
al mondo, dell'orrore fisico di quella scena, che chiss perch ricordava come
una lotta di pitoni impazziti che si stritolassero l'un l'altro; un'esperienza che
non aveva nessuna intenzione di far vivere a Baby, risparmiandogliene cos anche l'orribile ricordo.
Ospiti in arrivo per il fine settimana! Norma Jeane era diventata una vera
donna di casa, ed era letteralmente elettrizzata da quel ruolo; un ruolo che al
cinema non aveva mai interpretato, e che tuttavia sembrava essere quello per
cui era nata. Donna e padrona di casa decisamente migliore della prima moglie
del Drammaturgo (cos le aveva detto lui), e felicissima di esserlo, stupita
e fiera di esserlo. Sposare un'attrice difficile, e per di pi lunatica, che rischio!
Una bionda bomba del sesso, che rischio! Voleva che il marito si rendesse
conto che invece non era affatto un rischio, e questo, almeno secondo il
Drammaturgo, gi di per s la gratificava. Sapendo che qualche suo amico lo
aveva preso in disparte per dirgli: Ehi, ma lo sai che la tua Marilyn  una ragazza
adorabile? Sul serio! Chi se lo sarebbe mai aspettato! E altri, stupefatti:
Ehi, ma lo sai che Marilyn  intelligente! E pure colta! Abbiamo appena discusso
su... Adesso alcuni di loro la chiamavano Norma anzich Marilyn.
Ehi, Norma  proprio colta! Pensa, ha letto anche il mio ultimo libro.
Le piacevano da morire, gli amici del marito. In genere non apriva bocca se
prima non erano loro a rivolgerle la parola e a farla uscire dal suo guscio. Parlava
a bassa voce, esitante, talvolta incerta su come pronunciare anche le parole
pi semplici! Timida e imbarazzata come in preda al panico da palcoscenico.
Forse era un po' impaurita, e tesa. E dentro di lei Baby, che si avvinghiava
disperatamente alle sue carni. Stavolta non mi farai del male, vero? Non come l'altra volta, vero?
Era fuori, nel prato. Scalza, in pantaloni di tela chiara non troppo puliti e camicia
del marito annodata alta sotto il seno a scoprirle la pancia; anche il cappello
di paglia era annodato, con una fascia sotto il mento. Avvertiva quella
strana e inquietante sensazione che significava (forse) che qualcuno stava guardandola.
Un'inquadratura aerea, dal secondo piano della Captain's House. Dallo
studio del Drammaturgo, dalla finestra davanti alla quale aveva sistemato la
scrivania. Mi ama. Altroch se mi ama! Per me morirebbe. L'ha detto lui. Le piaceva
l'idea che suo marito la guardasse, mentre invece non le piaceva affatto l'idea
che magari stesse scrivendo di lei, perch Con gli scrittori  sempre cos, non fanno
in tempo a vedere una cosa che gi ci scrivono sopra.  la loro natura, come per
gli scorpioni, che pungono non per far male ma perch sono fatti cos. Stava raccogliendo
fiori per metterli nei vasi. Camminava guardinga perch sapeva che il
prato era cosparso di ogni sorta di cose: pezzi di giocattoli, frammenti di metallo,
assicelle di legno. I proprietari della Captain's House erano persone gentili e
per bene, una coppia di signori anziani che abitavano a Boston e affittavano la
loro casa sul mare, ma gli inquilini che li avevano preceduti dovevano essere
persone decisamente menefreghiste e sciatte, avevano disseminato di ossi e resti
di cibo il prato proprio sotto la veranda, chiss, magari l'avevano addirittura
fatto apposta perch Norma li calpestava e si facesse male.
Tuttavia quel posto le piaceva proprio tanto! La vecchia casa segnata dal tempo,
cos simile a quelle che si vedono nei libri di fiabe, e il modo in cui incombeva
su di lei per via della forte pendenza del prato. Il terreno che si estendeva
fino alla scogliera, e poi gi la sabbia ghiaiosa. Le piaceva la pace di quel posto.
Si sentivano le onde e si sentiva il traffico sulla superstrada poco pi in l, ma
erano rumori soffocati, e avevano qualcosa di protettivo. Non c'erano silenzi
bruti. Non c'erano silenzi abbacinanti. Come in ospedale, quando si era svegliata
in quel Regno dei Morti fortunatamente ormai cos lontano da lei. E il
medico inglese in camice bianco, a lei ignoto, che la squadrava come se fosse
un cadavere sul tavolo anatomico. Per poi chiederle con tono serafico se fosse
consapevole di ci che le era successo; se ricordasse quanti barbiturici aveva ingerito;
se avesse volutamente messo a repentaglio la propria vita. Chiamandola
Miss Monroe. Dicendole di aver molto apprezzato alcuni suoi film.
Senza aprir bocca lei aveva scosso la testa. No no no.
Avrebbe potuto mai voler morire? Rinunciando a mettere al mondo la sua
creatura, e a realizzare la propria vita!
Carlo le aveva fatto promettere, l'ultima volta che si erano parlati per telefono,
di chiamarlo, cos come lui avrebbe chiamato lei. Se a qualcuno dei due
fosse venuta la tentazione di fare quello che Carlo chiamava il grande passettino verso l'ignoto.
Carlo! L'unico uomo che era riuscito a farla ridere. Dopo che Cass ed Eddy G erano scomparsi dalla sua vita.
(No, Carlo non era l'amante di Norma. Anche se alcuni giornali di Hollywood
l'avevano ipotizzato e avevano pubblicato foto che li ritraevano insieme,
a braccetto e sorridenti. La Monroe e Brando: la coppia pi calda di Hollywood
o soltanto buoni amici? Quella notte nel letto di Norma non avevano
fatto l'amore, ma si era trattato di una dimenticanza esclusivamente tecnica,
come quando si spedisce una lettera trascurando di chiudere la busta.)
Norma aveva in una mano una zappetta presa nel garage e nell'altra un paio
di cesoie che aveva trovato appese a un gancio in cantina. Gli ospiti non sarebbero
arrivati prima di sera. Ancora non era neanche mezzogiorno, sicch aveva
un sacco di tempo. La prima volta che aveva visto il prato della Captain's
House si era ripromessa di tenere le aiuole pulite e di non lasciarle soffocare
dalle erbacce, ma... accidenti, le erbacce ricrescevano cos in fretta! Dentro di
s, con la cadenza dello schioccare delle cesoie, sent una poesia inerpicarsi come un'erbaccia.
Erbacce d'America
Sanguinella, cardo rosso
tira, tira a pi non posso
Strappalana, peucedano
noi da qui non ce ne andiamo
Se ti va puoi avvelenarci
se ti va puoi maledirci
Tanto erbacce siamo noi
e ammazzarci non potrai
Erbacce d'America?
No! NOI SIAMO L'AMERICA!
Scoppi a ridere. A Baby quella poesia sarebbe piaciuta. Quel ritmo semplice e
infantile. Ne avrebbe fatto una canzoncina da suonare al pianoforte.
Tra i fiori nelle aiuole c'erano alcune ortensie azzurro, appena fiorite. Il fiore
preferito di Norma Jeane! Vivido si fece strada il ricordo del giardino di casa
Glazer, con le ortensie in fiore. E Mrs. Glazer che diceva, con quella curiosa
enfasi solenne con cui in genere parliamo come se la banalit stessa delle parole
che diciamo fosse una testimonianza della nostra sincerit, nonch una supplica
affinch le suddette parole sopravvivano alla nostra fragile e precaria esistenza:
L'ortensia  il fiore pi bello, Norma Jeane.
...
.
...
9.
...
.
...
Nulla  pi drammatico di un fantasma.
Il Drammaturgo si era sempre domandato cos'avesse voluto dire T. S. Eliot.
Quella frase non gli era mai piaciuta, perch nei suoi drammi non c'erano fantasmi.
Stava osservando Norma raccogliere fiori nel prato. La sua bella moglie incinta.
Per decine di volte ogni giorno si ritrovava a contemplarla, rapito. C'era
la Norma che parlava con lui e la Norma a qualche metro da lui. La prima era
oggetto di emozione, l'altra oggetto di ammirazione estetica. Che ovviamente
 anch'essa una sorta di emozione, non meno intensa. La mia bella moglie incinta.
Indossava un paio di pantaloni chiari, e una camicia del Drammaturgo, e
un cappello di paglia con la tesa larga per proteggere dal sole la pelle sensibile,
per era scalza, e questo al Drammaturgo non piaceva, e non si era messa i
guanti da giardinaggio, e anche questo al Drammaturgo non piaceva. Le sue
morbide mani stavano riempiendosi di calli! Il Drammaturgo non si era affacciato
per guardare Norma. Si era affacciato per guardare l'oceano, e il cielo
tempestato di nuvolette, ciascuna con un suo particolare livello di luminosit e
di opacit, e aveva provato una piacevole eccitazione per il lavoro appena fatto,
scene sparse e bozzetti per un nuovo dramma, o forse potevano servire per imbastirci
una sceneggiatura (non si era mai cimentato con le sceneggiature) che
un giorno potesse essere un veicolo per la moglie. E in quel momento lei era
apparsa sul prato. Con in mano una zappetta e un paio di cesoie. Lavorava
goffamente ma con metodo. Era completamente assorta in quello che faceva,
cos com'era completamente assorta nella gravidanza; la certezza della propria
felicit pervadeva il suo corpo come una potente luce interiore.
Il Drammaturgo aveva il terrore che potesse succederle qualcosa - a lei e al
bambino. Il solo pensiero gli riusciva insopportabile.
Quanta salute sembrava esserci in lei, come in una donna di Renoir nel fiore
della bellezza fisica. Ma in realt non era una donna forte: era spesso vittima
di infezioni, problemi respiratori, emicranie tremende e disturbi di stomaco.
Attacchi di nervi! Ma non qui. Qui mi sento tranquilla.
S, tesoro. Anch'io.
Si appoggi coi gomiti al davanzale e continu a osservarla. In scena, ciascuno
di quei suoi movimenti maldestri avrebbe suggerito un significato; fuori
dalla scena no, quei gesti erano destinati all'oblio, perch mancava il pubblico.
Quanto avrebbe resistito Norma nel limbo di non-Attrice? Aveva ripudiato i
film di Hollywood, per c'era ancora il teatro, per il quale aveva un talento
naturale; forse addirittura un genio. (Aiutami a non tornare indietro, Daddy,
lo aveva implorato stretta dalle sue braccia, nuda fra le sue braccia a letto,
non voglio mai pi essere lei) Il Drammaturgo era sempre stato affascinato
dalla personalit strana e instabile dell'Attore. Cos' in realt recitare, e perch
quando qualcuno recita bene reagiamo come reagiamo? Pur sapendo che
l'attore recita cerchiamo di dimenticare che l'attore recita, e davanti ad attori
particolarmente capaci riusciamo a dimenticarlo in un batter d'occhio. 
un mistero, un enigma. Come possiamo dimenticare che l'attore recita? L'attore
recita per conto nostro? Il sottotesto del recitare dell'attore  sempre e
per sempre il nostro riposto (e negato) recitare? Uno dei tanti libri che Norma
aveva portato con s dalla California era Il manuale dell'attore e la vita dell'attore
(del quale il Drammaturgo non aveva mai sentito parlare), e in ogni
singola pagina di quel bizzarro compendio di aforismi apparentemente anonimi
il Drammaturgo aveva trovato perlomeno un'annotazione di Norma. Era
evidente che per lei quel libro era la Bibbia! Le pagine erano stazzonate, piene
di orecchie, di ditate, di macchie d'inchiostro. La data di pubblicazione era il
1948, l'editore era un oscuro tipografo di Los Angeles. Glielo aveva regalato
qualcuno di nome Cass - Alla Bella Norma-Gemella con Eterno Amore Zodiacale.
Sul frontespizio Norma aveva copiato un aforisma, ormai quasi completamente sbiadito.
L'attore  felice solo nel suo spazio sacro: la scena.
Era vero? Per Norma era vero? Se era vero, allora era una scoperta ben amara
per qualsiasi innamorato. Una ben amara rivelazione per qualsiasi marito.
Ma la verit di un attore  solo la verit di un istante fugace. La verit di un attore  "dialogo".
Questo, pens gi pi convinto il Drammaturgo, era vero.
Norma aveva finito di raccogliere fiori e stava dirigendosi verso la casa. Il
Drammaturgo si chiese se avrebbe alzato lo sguardo scoprendolo affacciato a
osservarla, e ci fu una frazione di secondo in cui ebbe la tentazione di ritirarsi
e non farsi vedere, ma poi s, Norma alz lo sguardo e gli fece un cenno di saluto; e lui ricambi, sorridendo.
Tesoro mio.
Strano come gli fosse venuta in mente quella frase di T. S. Eliot. Non vi  nulla che sia pi drammatico di un fantasma.
Niente fantasmi nelle nostre vite.
Sin dall'avventura in Inghilterra, il Drammaturgo continuava a chiedersi
quale sarebbe stato il futuro di Norma. Aveva ripudiato il mestiere di attrice, e
per: quanto avrebbe resistito, da non-attrice? Da donna di casa, e presto madre,
senza una carriera? Aveva troppo talento per accontentarsi della vita privata,
il Drammaturgo lo sapeva. Ne era certo. Per, riconobbe, non poteva tornare
a Marilyn Monroe; prima o poi Marilyn l'avrebbe uccisa.
Eppure il Drammaturgo stava scrivendo una sceneggiatura. Per lei.
E avevano bisogno di soldi. O ne avrebbero avuto, presto.
Scese dabbasso, per darle una mano in cucina. Ecco l Norma, affannata,
col mazzolino di fiori stretto al petto e un velo di sudore sul viso. Aveva raccolto
una ventina di ortensie blu e quattro o cinque rose rampicanti, rosse e
con le foglie deturpate da un fungo nero. Daddy! Guarda qui che bei fiori ho raccolto!
Aspettavano una coppia di suoi amici di Manhattan, in visita. Aperitivo in
veranda, cena al Whaler's Inn. La schiva e bella moglie del Drammaturgo
avrebbe messo vasi di fiori in tutta la casa, compresa la stanza degli ospiti.
I fiori fanno sentire graditi gli ospiti. Desiderati.
Lui stava riempiendo d'acqua i vasi, Norma cercava di disporre i fiori nei
vasi, per c'era qualcosa che non andava, le ortensie continuavano a cader fuori.
Tesoro, le hai tagliate un po' troppo corte. Vedi? Non era una critica, n
tantomeno era un rimprovero, eppure Norma ne fu smontata. Il suo buonumore svan di colpo.
Oh, mi spiace... Credevo che.
Niente di male. Il danno  presto rimediato.
Accidenti! Non avrebbe dovuto usare la parola danno. Aveva ulteriormente
mortificato Norma, che indietreggi come un bambino offeso.
Il Drammaturgo sistem i fiori dentro alcune ciotole piene d'acqua, in maniera
che galleggiassero in superficie. (Le ortensie avevano superato da un pezzo
il momento di massima fioritura. Non avrebbero resistito pi di un giorno.
Ma Norma sembrava non essersene accorta.) Le rose rampicanti, anch'esse tagliate
in malo modo, una volta eliminate le foglie guaste finirono tra le ortensie.
Ecco, non trovi che stiano bene anche cos? Fa molto Giappone, eh?
Norma era rimasta a osservarlo a pochi metri di distanza, a osservare in silenzio
le abili mani del marito. Stava carezzandosi la pancia, mordendosi piano
il labbro inferiore. Ansimava, e sembrava non aver sentito le parole del marito.
Dopo qualche secondo disse, dubbiosa: Sei sicuro che sia giusto metterli
cos? Con quei gambi cos corti? Non far un po' ridere?
Il Drammaturgo si volt a guardarla. Ridere? E perch mai qualcuno dovrebbe ridere?
La sua espressione era incredula. Ridere di me?
...
.
...
10.
...
.
...
Andando a vedere se si fosse nascosta in cucina.
Se non in cucina, allora in garage.
Se non in garage, in cima alla scala della cantina.
(Che idea, nascondersi in quel posto cos umido e puzzolente! Anche se
Norma non avrebbe mai ammesso di essersi nascosta.)
Tesoro, non vieni a sederti di l con noi? In veranda? Che ci fai qui?
Oh, Daddy, arrivo subito. Stavo solo...
Aveva salutato gli ospiti e poi era scappata via quasi subito come un gatto
selvatico, per lasciarlo coi suoi amici. Era una forma di panico da palcoscenico?
Il Drammaturgo non l'avrebbe sgridata. Norma, cos non fai altro che dargli
modo di sparlare di noi!
Intendendo Di sparlare di te.
No, il Drammaturgo era un marito comprensivo e sorridente. Pronto a
scherzare simpaticamente sulla famigerata timidezza di Marilyn Monroe. La
trov in cucina, intenta a spianare i sacchetti della spesa. Gli ospiti avevano visitato
la casa ed erano seduti in veranda. Il Drammaturgo baci la fronte della
moglie, per calmarla. Quando sudava, un leggero lezzo di medicinale si levava
dai suoi capelli, nonostante fosse ormai da mesi che non li ossigenava.
Attento a parlarle con delicatezza. Senza criticarla. Vedeva davanti a s quel
loro dialogo come se l'avesse scritto lui.
Tesoro, sembri cos in ansia. Non dovresti dare tutta quest'importanza alla
visita di Rudy e Jean. E poi, scusa, non dicevi che ti stanno simpatici?
Sono io che non sto simpatica a loro, Daddy. Sono venuti a trovare te.
Norma, non essere assurda. Sono venuti a trovare noi.
(No: doveva evitare ogni traccia di irritazione. A quella donna infantile doveva
parlare come anni prima aveva parlato ai propri giovanissimi e
vulnerabilissimi figli, che lo adoravano e tuttavia lo temevano, il loro paparino.)
Oh, guarda che non do la colpa a loro! Non a loro. In fondo sono amici tuoi, no?
Be', li conosco da pi tempo di te, ma ci non toglie che...
Lei scoppi a ridere, scuotendo la testa e alzando le mani coi palmi rivolti
all'ins. Un gesto che era al tempo stesso arrendevole e polemico: Scusami
tanto... ma perch mai questi tuoi amici, che fra l'altro sono due intellettuali,
scrittore lui ed editrice lei, dovrebbero aver voglia di vedere me?"
Tesoro, adesso non mettiamoci a discutere. Su, per favore, vieni di l, che ci stanno aspettando.
Di nuovo lei scoppi a ridere e scosse la testa. Guardandolo in tralice. Simile
a un gatto impaurito, impaurito senza motivo, ma pronto a scattare, e pericoloso.
Ma il Drammaturgo rifiut di dar peso al suo assurdo sospetto, e piuttosto
cominci a implorarla, pacatamente, dolcemente, carezzandole la fronte
con il pollice, chinandosi per agganciare il suo sguardo in quel modo che,
spesso, con lei funzionava come una specie di ipnosi. Tesoro, vieni di l con
me, per favore. Oggi sei particolarmente bella.
Era una bella donna spaventata dalla propria bellezza. Sembrava che ne soffrisse,
che le pesasse l'idea che la sua bellezza potesse essere confusa con lei.
Eppure il Drammaturgo non aveva mai conosciuto una donna cos ansiosa di
apparire bella, soprattutto davanti a estranei.
Norma l'aveva ascoltato con attenzione. Rabbrivid, e rise, e sfreg sul
mento di lui la propria fronte leggermente sudata, e infine and a prendere
dal frigorifero un largo piatto di portata colmo di verdure crude, accuratamente
disposte secondo le rispettive gradazioni di colore, e con al centro la
scodella con lo speciale condimento che aveva preparato per l'occasione. Era
un gran bel colpo d'occhio, e il Drammaturgo glielo disse mentre disponeva
su un vassoio i bicchieri per gli aperitivi. Di colpo ecco che tutto era tornato
a posto! Sarebbe andata a meraviglia. Come quando sul set di Fermata d'autobus
l'aveva vista allontanarsi in preda al panico, tremante e pronta a mollare
tutto, e poi era tornata quasi subito, trasformata in una Chrie pi intensa,
pi viva, pi fiammeggiante e convincente che mai. I loro amici Rudy e Jean,
che stavano ammirando la vista dell'oceano, si voltarono e videro avvicinarsi
quella coppia eccezionale. Il Drammaturgo e l'Attrice Bionda. La donna che
voleva essere semplicemente Norma era di una bellezza radiosa (un clich
impossibile da evitare, come Rudy e Jean avrebbero dichiarato in seguito),
con la carnagione fresca e burrosa della gravidanza; i capelli erano di un biondo
scuro molto brillante, e ondulati; indossava un abitino stampato a fiori
arancione, svasato sui fianchi e piuttosto scollato; calzava sandali bianchi col
tacco a spillo, e sorrideva come se fosse abbacinata dai flash, e proprio in
quell'istante inciamp sull'unico ma piuttosto alto gradino della veranda, e
allora il piatto le cadde frantumandosi tra schegge di porcellana e schizzi di salsa.
...
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11.
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...
Di ogni pi piccola cosa facevi un'occasione per mettere alla prova la mia fedelt.
Il nostro amore.
E lo chiami piccola cosa la mia vita?
Appunto, era come se in ballo ci fosse sempre e soltanto la tua vita. Puro ricatto.
Il fatto  che tu non mi hai mai difesa. Mai, da nessuno di quei bastardi.
Non era chiaro chi avesse bisogno di essere difeso. Sempre tu?
Mi disprezzavano! I tuoi cosiddetti amici.
No. Eri tu a disprezzarti.
...
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12.
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Per gli anziani genitori del Drammaturgo li adorava.
E, con grande stupore del Drammaturgo, i suoi anziani genitori adoravano lei.
Al loro primo incontro, a Manhattan, la madre del Drammaturgo, Miriam,
lo aveva preso da parte e, stringendogli forte il polso, gli aveva
mormorato all'orecchio in tono trionfale: Quella ragazza  identica a me alla sua et. Cos ottimista.
Quella ragazza! Marilyn Monroe!
Si sarebbe scoperto, con grande stupore e tardivo disappunto del Drammaturgo,
che nessuno dei suoi genitori era mai stato granch entusiasta della
sua prima moglie, Esther. Oltre vent'anni di povera Esther che aveva dato loro
quei nipoti che adoravano. Di povera Esther ebrea e con il loro stesso retroterra.
Mentre Norma - Marilyn Monroe - era la quintessenza della shiksa bionda.
Ma l'anno di quell'incontro era il 1956, non il 1926. Nel frattempo molte
cose erano cambiate nella cultura ebraica, e nel mondo.
Il Drammaturgo aveva notato, cos come gli aveva detto Max Pearlman, che
le donne prendevano in simpatia Norma molto pi di quanto ci si sarebbe
aspettato. Ci si sarebbe aspettato gelosia, invidia, antagonismo; invece le donne
avvertivano una strana affinit in Norma, o Marilyn; possibile che guardassero
lei e in qualche modo vedessero se stesse? Una forma idealizzata di se
stesse? Un uomo avrebbe sorriso di quell'abbaglio. Di quell'illusione, o di
quell'equivoco. Ma cosa mai poteva capirne un uomo? Anche perch se mai
c'era qualcuno capace di resisterle, quel qualcuno era proprio un certo tipo
d'uomo; quello che si sentiva sessualmente attratto da lei ma che era anche abbastanza
equilibrato da capire di non avere la minima possibilit di successo. Il
Drammaturgo sapeva perfettamente quante strategie di ironia e disprezzo scaturissero dall'orgoglio virile minacciato.
Non era forse vero che, se l'Attrice Bionda non fosse stata cos evidentemente
attratta da lui, il Drammaturgo ne avrebbe parlato con sufficienza?
Non male, per essere un'attrice del cinema. Ma troppo debole per il teatro.
E cos la madre del Drammaturgo si era innamorata della seconda moglie
del figlio. Perch Norma, con quel suo sorriso cos timido, era una ragazza
apparentemente abbastanza giovane, e ancor pi giovane d'aspetto, da suscitare
in quella settantacinquenne un'ondata di ricordi e nostalgie della sua lontana
giovinezza. Il Drammaturgo aveva udito la madre confidare a Norma di
avere avuto, alla sua et, i capelli esattamente come i suoi - Proprio della
stessa sfumatura, e ondulati. Aveva udito la madre confidare a Norma di essersi
sentita anche lei, durante la prima gravidanza, come una regina, una volta tanto!.
Norma non ebbe mai paura che i suoceri, che non erano degli intellettuali, potessero ridere di lei.
Nella cucina del loro appartamento a Manhattan, e l nella Captain's House.
Miriam che parlava in continuazione, e Norma che assentiva sottovoce.
Miriam insegn a Norma come preparare la zuppa di pollo con le polpettine
di matzoh(13) e come preparare il fegato tritato con le cipolle. Il Drammaturgo
non andava matto per bagel(14) e lox(15), tuttavia quei suoi presunti manicaretti
preferiti cominciarono ad apparire sempre pi spesso nel men del pranzo domenicale. Insieme al borscht(16).
Miriam il borscht lo faceva con le barbabietole, ma certe volte anche col cavolo.
Miriam il brodo di manzo lo faceva in casa. Sosteneva che era semplice come aprire dieci lattine di brodo Campbell's.
Miriam il borscht lo serviva bollente o ghiacciato, a seconda della stagione.
Miriam aveva una ricetta d'emergenza per il borscht, una ricetta a base di
omogeneizzati di barbabietola. Un pizzico di zucchero, non troppo. Succo di limone. E aceto. Non se ne accorge nessuno.
Il loro borscht era squisito come i borscht di un tempo.
...
.
...
13.
...
.
...
L'Oceano
Ho rotto uno specchio
e i pezzi
han navigato fino in Cina.
Addio!
...
.
...
14.
...
.
...
E giunse quella terribile sera di luglio quando Norma torn da una capatina in
paese e lui, il marito, al suo posto vide Rose.
Rose, la moglie adultera di Niagara.
Ovviamente era solo la sua immaginazione!
Aveva preso la giardinetta per andare a Galapagos Cove, o forse a Brunswick.
Per comprare roba da mangiare, frutta fresca, o forse qualcosa in farmacia.
Vitamine. Capsule di olio di fegato di merluzzo. Per aumentare i globuli
bianchi, gli sembrava che avesse detto. Parlava spesso del suo stato; in un certo
senso era il suo unico argomento di conversazione. Una creatura che ti cresce in
grembo. Preparandosi a nascere. Che felicit! Si faceva visitare una volta ogni
quindici giorni da un ostetrico di Brunswick, un amico personale del suo ginecologo
di Manhattan. O forse era andata a farsi i capelli, o le unghie. Era
difficile che girasse per negozi di abbigliamento (a Manhattan la riconoscevano
sempre, e le toccava scappar via di corsa), ma adesso che era incinta, e che
la gravidanza cominciava a notarsi, parlava sempre pi spesso di abiti nuovi.
Abiti premaman, camicioni. Perch ho paura che poi tu non mi voglia pi bene.
Se non sono carina.  cos Daddy? Era uscita di casa dopo avergli preparato
il pranzo, e alle tre del pomeriggio non era ancora tornata.
Il Drammaturgo, preso dalla scrittura, rapito in una fase particolarmente
ispirata (lui che difficilmente riusciva a scrivere pi di una pagina di dialoghi
al giorno, e quella pagina comunque provvisoria e comunque insoddisfacente),
quasi non si era accorto dell'assenza della moglie, fino all'improvviso trillare del telefono.
Daddy? Lo so, sono terribilmente in r-ritardo. Ma sto tornando a casa.
Era trafelata, e dispiaciuta. Lui le disse: Non preoccuparti, tesoro. Certo, ero
un po' in pensiero. Ma adesso tu non metterti a correre, mi raccomando, guida
con prudenza. La litoranea era stretta e piena di curve, e certe volte, anche in pieno giorno, spazzata da folate di nebbia.
Se Norma avesse avuto un incidente, in quello stato!
Per quanto ne sapeva il Drammaturgo, Norma era una guidatrice molto
prudente. Al volante della vecchia giardinetta Plymouth (che lei trovava enorme
e rigida come un pullman) si chinava in avanti, aggrottando la fronte e
mordendosi le labbra. Aveva la tendenza a frenare troppo presto, e bruscamente.
Aveva la tendenza a reagire in modo eccessivo alla presenza di altri veicoli.
Quando c'era un semaforo rosso aveva il brutto vizio di fermarsi molto prima
dell'incrocio, quasi temendo di poter investire i pedoni anche con la macchina
ferma. Per non andava mai a pi di ottanta all'ora, neanche in autostrada, a
differenza del Drammaturgo, che invece guidava veloce e, come quasi tutti i
maschi e i newyorkesi, si distraeva facilmente, parlando mentre guidava e talvolta
addirittura togliendo le mani dal volante per gesticolare. No, come guidatrice
Norma era molto pi affidabile di lui, ne era certo!
Solo che adesso, dopo quella telefonata, il Drammaturgo aveva cominciato
ad aspettare consapevolmente il suo rientro. Impossibile riprendere il lavoro.
Avrebbe aspettato altre due ore e venti minuti.
Da Galapagos Cove alla Captain's House c'erano s e no dieci minuti di
macchina. Ma Norma da dove gli aveva telefonato, da Galapagos Cove o da
Brunswick? Era troppo confuso per riuscire a ricordarlo.
Pi volte immagin di sentire la macchina svoltare nel ripido vialetto di
ghiaia che conduceva alla casa. Per infilarsi nel garage con quella serie di caute
manovre tipiche di Norma. Lo sbattere dello sportello. I passi. La voce sussurrata
che saliva a lui tra le assi del pavimento - Daddy? Sono tornata.
Incapace di resistere, il Drammaturgo corse gi in garage. Ovviamente la Plymouth non c'era.
Tornato in casa pass davanti alla porta della cantina, che era socchiusa. La
chiuse con una pedata. Perch quella maledetta porta era sempre aperta? Eppure
il chiavistello funzionava, doveva averla lasciata aperta Norma. Dalla cantina
arrivava un denso tanfo di marciume; di terra, di putredine, e di Tempo.
Il Drammaturgo rabbrivid.
Norma diceva di odiare la cantina -  cos cattiva,. Era l'unica cosa che
non le piacesse della Captain's House. Tuttavia il Drammaturgo era sicuro che
almeno una volta Norma in cantina ci fosse scesa, in perlustrazione, con tanto
di torcia elettrica, come una bambina puntigliosa decisa a stanare quella cosa
che tanto la atterriva. Solo che Norma non era pi una bambina, era una donna
di trentadue anni. Perch mai avrebbe dovuto sfidare le proprie paure? E per giunta in quello stato.
Non sarebbe mai riuscito a perdonarla, pens il Drammaturgo. Se avesse attentato alla loro felicit.
Finalmente, poco dopo le sei, il telefono squill. Il Drammaturgo afferr
subito la cornetta. Quella vocina fioca e trafelata. Ohhh, Daddy. Sei arrabbiato c-con me?
Norma, che succede? Dove sei?
Non riusciva a cacciar via dalla propria voce la paura.
Sai, mi sono bloccata con queste persone...
Quali persone? Dove?
Oh, ma non c' nessun problema, Daddy.  solo che mi sono... Cosa?
Qualcuno le stava parlando, e lei rispose coprendo la cornetta col palmo della
mano. Il Drammaturgo, tremante, ud in sottofondo un gran baccano di voci.
E di musica martellante, rock-and-roll. Norma Jeane torn a rivolgersi a lui,
ridendo. Ohhh, qui sono proprio tutti matti, sai Daddy? Ma anche tanto
tanto simpatici. Parlano una specie di francese, possibile? E poi ci sono due sorelle
uguali identiche, sai? Pensa un po', sono gemelle.
Norma, che hai detto? Ti sento malissimo. Sorelle?
Per adesso torno a casa sul serio. E ti preparo la cena. Promesso!
Norma...
Daddy, mi vuoi bene? Non sei arrabbiato con me?
Norma, per l'amor del cielo.
Finalmente, alle sei e quaranta, la giardinetta imbocc il vialetto d'accesso,
con Norma che lo salutava gesticolando da dietro il parabrezza.
Lui la aspettava, col volto tirato dall'ansia. Si sentiva come se l'aspettasse da
tutto il giorno. Eppure il cielo era ancora dominato da quel bel chiarore estivo.
Solo nella parte orientale dell'orizzonte, sul remoto limitare dell'oceano, il
buio aveva cominciato ad allargarsi come un'enorme macchia sulle nuvole basse e spesse.
Ed ecco Norma che si affrettava verso di lui. Norma in veste di Ragazza del
Piano di Sopra. O forse di Rose camuffata da Ragazza del Piano di Sopra.
Col cappello di paglia a falde larghe compostamente annodato sotto il mento.
In camiciola premaman bianca con boccioli di rosa rosa, e un paio di bermuda
di tela bianca stranamente inzaccherati. Gett le braccia intorno al collo
rigido del Drammaturgo, e lo baci con trasporto sulla bocca. Oddio, Daddy. Non hai idea di quanto sia dispiaciuta.
Le sue labbra avevano un sapore dolciastro. Agli angoli della bocca c'erano due ombre chiare. Aveva bevuto?
Adesso armeggiava sul sedile posteriore della Plymouth, per prendere i sacchetti
con la spesa. Glieli pass, e lui li prese senza dire una parola. Il cuore gli
martellava in petto con la foga dei postumi di quelle ore di angoscia. Se fosse
successo qualcosa a Norma! E al loro bambino! Quella donna era diventata il
centro della sua esistenza senza che lui se ne rendesse conto.
Come si era sdegnato, incredulo. Quando gli avevano raccontato sull'ultimo
marito di Norma. L'Ex-Atleta che assoldava investigatori privati per farla spiare.
Adesso eccola tornata a casa, incolume, sorridente, e contrita. Guardandolo,
il suo marito crucciato, con la coda dell'occhio. Producendosi in un'interminabile
e sconclusionata storia dove lei dava un passaggio a due ragazze che facevano
l'autostop sulla superstrada, e le portava a Galapagos Cove dov'erano
dirette, e poi da l a casa di qualcuno dove l'avevano convinta a fermarsi un
po'. E mi avevano riconosciuta tutti quanti, mi chiamavano "Marilyn", ma io
continuavo a dire "No, no, io non sono Marilyn, io sono Norma" - era una
specie di gioco, perch continuavamo a ridere, come quando ero con le mie
compagne di liceo a Van Nuys... Dio come mi mancano le mie compagne.
Quelle due gemelle erano molto carine e abitavano con la madre, divorziata, in una casa mobile sgangheratissima in piena campagna, e una delle gemelle, Janice, aveva un figlio di tre mesi che si chiamava Cody - il padre  nella marina mercantile e non ha mai voluto sposarla, pensa, e a un bel momento l'ha piantata l e si  imbarcato. Si erano fermate un'oretta nella casa mobile, poi erano risalite in macchina e... Indovina un po' dove siamo andati a finire, Daddy. In quel Safeway gigantesco, hai presente? Tutti insieme, compreso il bimbo. Perch avevano bisogno di un sacco di cose, poverine, a cominciare dal cibo. Ho speso tutti i soldi che avevo. C'era un tono di scusa, nel suo racconto; ma anche un tono di sfida. Era una ragazzina contrita, ma anche  tutt'altro che contrita, anzi, fiera della sua scappatella. Ma senza mai dire: Sono i soldi di Marilyn, Daddy. E ci faccio quello che mi pare.
Sospirando, come se non riuscisse a crederci. Tutti i soldi che avevo nel portafoglio. Buon Dio!
Il Drammaturgo costretto a chiedersi quanto profondamente e disperatamente amasse quella donna. Quella donna strana e imprevedibile. Che adesso aspettava un figlio da lui. Quando in realt lui non aveva mai desiderato un altro figlio. A Manhattan, al New York Ensemble e durante le loro uscite teatrali, gli era parso di conoscerla; adesso non ne era pi tanto sicuro. All'inizio della loro storia d'amore gli era parso che lei lo amasse pi di quanto lui potesse mai essere capace di amarla; adesso si amavano con pari intensit, con la stessa terribile famelicit. Per mai fino a quel giorno il Drammaturgo aveva considerato la possibilit che venisse un momento in cui si sarebbe ritrovato ad amare Norma pi di quanto lo amasse lei. Come avrebbe fatto a sopportarlo?
Mentre riponeva nella credenza le provviste, Norma lo guardava con la coda dell'occhio. A teatro, cos come al cinema, quella scena avrebbe contenuto un poderoso sottotesto. Ma  raro che la vita reale si accordi con l'arte,  specialmente
con le forme e le convenzioni dell'arte. Ma nondimeno, e angosciosamente, Norma gli faceva venire in mente la Rose di Niagara, che menava per il naso (o per qualche altra parte dell'anatomia maschile) l'infatuato marito Joseph Cotten.
Norma continuava a raccontare la sua storia, con un fremito di eccitazione
nella voce trafelata. Stava mentendo? Il Drammaturgo era convinto di no. Era
una storia cos innocente, cos scialba. Appunto, e allora come mai quel fremito
di eccitazione? Se non per l'emozione della menzogna. Mi ha tradito. Ha
commesso adulterio. Con una fitta di orrore credette di interpretare le macchie
sui suoi bermuda bianchi, chiazze che potevano essere di sangue mestruale,
oddio, che fossero il segno di un aborto spontaneo? Ma lei, vedendo la sua
espressione, si guard i bermuda e fece una risatina imbarazzata. Hai visto? 
colpa dei lamponi. Ci siamo ingozzati di lamponi, come dei veri maialini.
Ma il Drammaturgo era sconvolto. Il suo viso scavato, abbronzato dal sole
estivo, era terreo. La montatura degli occhiali gli era scivolata sulla punta del
naso. Norma tolse dal sacchetto che aveva in mano una coppetta di lamponi,
ne prese un paio e li avvicin alle labbra del Drammaturgo. Oh, Daddy, non
fare quella faccia triste. Assaggia e dimmi se non sono squisiti.
Vero. I lamponi erano proprio squisiti.
...
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15.
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Non era sufficiente sottolineare quelle parole profetiche che aveva trovato in Il bisogno delle civilt. Norma non pot fare a meno di trascriverle sul suo quaderno. Non siamo mai cos inermi di fronte alla sofferenza come quando amiamo, mai cos irrimediabilmente infelici come quando abbiamo perduto l'oggetto del nostro amore o il suo amore.
...
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16.
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Il Regno sul Mare
C'era una volta nel Regno sul Mare
La povera e grama Serva Stracciona
Cui il fato crudele un giorno intim:
Trasformarti dovrai in Principessa Buona.
Ohim! esclam la Serva Stracciona,
Che maleficio davvero spietato!
Rise di gusto l'infida matrigna:
E il peggio non  ancora arrivato!
Un Principe spi la Principessa
Passeggiare accorata nel bosco antico.
Le disse: Mi sembrate cos sola.
Volete compagnia da un amico?
Il Principe le fece allora la corte
Per tante notti ed un sol giorno.
La Principessa il Principe adorava
Eppur... che dirgli mai se non di scorno?
La Principessa Buona io non sono
Misera e serva io son, Serva Stracciona.
L'amore tuo lo stesso mi daresti?
Il Principe rise e disse: Perdona ...
Raggomitolata sulla poltroncina davanti alla finestra nella stanza di Baby, in
cima alle scale, trasognata e colma di felicit, asciugandosi le lacrime mentre in
alto il vasto e cavernoso cielo incombeva su di lei e in basso la sudicia cantina
era talmente remota che non si sentiva nulla del suo soffocato brusio, Norma
Jeane prov e riprov, con tutte le forze, ma non sarebbe mai riuscita a completare la filastrocca.
...
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17.
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...
La stanza di Baby. Ovviamente sapeva che la creatura sarebbe nata a Manhattan.
Al Columbia Presbyterian Hospital. Sempre che tutto andasse come previsto.
(La data magica era il 4 dicembre!) Eppure, l nella Captain's House a
Galapagos Cove, nel Maine, tanta era la solitudine e tanta in quell'estate la sua
felicit di sogno, che Norma aveva creato un'immaginaria nursery dove andava
sistemando i vari oggetti che acquistava nelle botteghe di antiquariato e dai rigattieri
di Galapagos Cove. Una culla a dondolo per Baby, in vimini color
bianco panna decorato con primule blu. (Non era quasi identica alla culla che Gladys aveva comprato per lei?) Balocchi e animali di panno. Una trottola garantita d'epoca. Vecchi libri per bambini, libri di fiabe che la inghiottivano per ore e ore di sogno. C'era una volta...
Nella stanza di Baby, raggomitolata sulla poltroncina davanti alla finestra,
Norma Jeane sognava la propria vita. Scriver splendidi drammi. Per farmeli interpretare.
Ruoli che mi faranno maturare. E rispettare. Quando morir, nessuno
rider.
...
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18.
...
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...
Certe volte sentiva bussare alla porta. Non aveva altra scelta, doveva per forza
dirgli di entrare. Ma lui aveva gi aperto la porta e infilato la testa nella stanza.
Sorridendo. Tanto di quell'amore nei suoi occhi! Mio marito.
Nella stanza di Baby, Norma Jeane riempiva pagine, e pagine del suo diario
da liceale, il diario che era la sua vita segreta. Appunti, frammenti poetici. Liste
di parole copiate dal vocabolario. Nella stanza di Baby, raggomitolata sulla
poltroncina davanti alla finestra, Norma Jeane leggeva Scienza e salute di Mary
Baker Eddy, e le affascinanti (sempre che fossero vere!) testimonianze di The
Sentimi, leggeva libri che aveva portato con s da Manhattan, pur sapendo che non sempre il Drammaturgo approvava quelle letture.
Il Drammaturgo pensava che un cervello come quello di Norma (suscettibile,
sensibile, facilmente influenzabile) fosse come un pozzo. Acqua pura, e
preziosa. Bisognava stare attenti a non inquinarla con sostanze tossiche. Mai e poi mai!
Quei colpetti discreti alla porta, e lui gi l'aveva aperta, sorridendole ma subito
smettendo di sorridere quando vedeva (lei non osava nasconderlo) cosa stava leggendo.
Un pomeriggio la trov che leggeva La vergogna d'Europa: storia degli ebrei
del Vecchio Continente. (Almeno non era una di quelle pubblicazioni delle Christian
Science che suo marito odiava con tutto il cuore!)
La reazione del Drammaturgo a quei libri, ai suoi libri ebraici, era complessa.
Le labbra gli si torcevano in un sorriso nervoso, quasi un sorriso di
paura. Sicuramente un sorriso di disagio. O di irritazione. Era come se involontariamente
(oh, non l'aveva fatto apposta! era terribilmente dispiaciuta) gli
avesse sferrato un calcio nello stomaco. Il Drammaturgo si avvicinava a lei, le
si inginocchiava accanto e cominciava a sfogliare il libro, indugiando per qualche
istante davanti alle foto. Il cuore di lei batteva all'impazzata. Nel volto dei
morti fotografati, Norma Jeane vedeva i lineamenti del marito; vedeva persino,
talvolta, la sua espressione perplessa. Quali che fossero le emozioni che il
Drammaturgo stava provando, per lei assolutamente impossibili da decifrare
(se lei fosse stata ebrea come lui, cos'avrebbe provato in quei momenti? Probabilmente
non ce l'avrebbe fatta a sopportarlo), riusciva a nascondergliele. Certo,
qualche volta gli si incrinava la voce. Gli tremava la mano. Ma quando le
parlava lo faceva sempre col tono dell'uomo che la amava e che per lei, e per la
loro creatura, si augurava ogni bene. Le diceva: Norma, credi che sia giusto
che tu, nello stato in cui sei, ti faccia sconvolgere da queste atrocit?
Lei protestava, debolmente: Oh, Daddy, ma io voglio sapere.  sbagliato?
E lui, baciandola: Tesoro, no che non  sbagliato voler "sapere". Solo che tu
"sai" gi. Sai dell'Olocausto, e sai dei program, e sai perfettamente quanto sangue
ha versato la "civile" Europa cristiana. Sai dei nazisti tedeschi e sai anche
dell'indifferenza degli inglesi e degli americani quando si  trattato di salvare
gli ebrei. Tutto questo tu lo sai, lo sai in generale anche se magari non nei dettagli.
Tu sai, Norma.
Era vero? Era vero.
Il Drammaturgo era il mago delle parole. Quando entrava in una stanza le
parole scorrevano via da lui come limatura di ferro attratta da una calamita.
Norma Jeane, farfugliante e confusa, non aveva nessuna possibilit di tenergli testa.
E allora lui poteva accennare alla pornografia dell'orrore.
Poteva accennare al crogiolarsi nel dolore, al crogiolarsi nelle sofferenze.
Poteva crudelmente accennare al godere del dolore altrui.
Oh, ma anch'io sono ebrea. Non posso essere ebrea anch'io? Si deve per forza nascere
ebrei? Non si pu esserlo dentro, nell'anima?
Ascoltava. Ascoltava compunta. Senza mai interrompere. Se fosse stata una
lezione di recitazione si sarebbe stretta al petto quel libro, se lo sarebbe stretto
sul cuore palpitante. Quella non era una lezione di recitazione, ma nondimeno
poteva stringersi al petto quel libro, stringerselo sul cuore palpitante; o meglio
ancora poteva chiuderlo di colpo e sbatterlo sul davanzale. Contrita e
umiliata, per non offesa, poich sapeva di non avere alcun legittimo diritto di
sentirsi offesa. No, non sono ebrea. Temo proprio di no.
Il fatto era che suo marito l'amava. Pi ancora: l'adorava. Ma aveva anche
paura per lei. Stava cominciando a diventare possessivo nei confronti delle sue
emozioni. Dei suoi nervi sensibili. (Ricordi cosa stava per succedere in Inghilterra?)
Aveva diciott'anni pi di lei, ovvio che fosse suo dovere proteggerla.
In quelle occasioni il Drammaturgo si stupiva per l'intensit del proprio sentimento.
Vedeva i suoi begli occhi blu luccicare di lacrime. Vedeva le sue labbra
tremanti. Anche in quei momenti di trasporto, per, il Drammaturgo non poteva
fare a meno di ripensare alle parole del regista di Fermata d'autobus, che si
era invaghito di lei, quando si stupiva per la capacit di Marilyn Monroe di
piangere a comando. La Monroe non aveva mai bisogno di glicerina. Le lacrime erano gi l, autentiche.
La scena si trasform di colpo in un'improvvisazione.
Lei stava dicendo: Ma, Daddy... se nessuno lo fa? Cio, adesso? Non dovrei farlo io?
Fare cosa?
Sapere. Pensarci. Anche in una giornata bella come questa. Qui, in riva
all'oceano. Mentre sono felice. Non dovrei perlomeno guardare quelle foto, e p-pensarci?
Non essere assurda, Norma. Tu non "devi" fare niente.
Non pensi che dovrebbe esserci sempre qualcuno che guarda queste cose?
Da qualche parte nel mondo? In ogni istante? Per evitare che vengano dimenticate?
Tesoro,  assai improbabile che l'Olocausto venga dimenticato. E comunque
ricordarlo non rientra tra le tue responsabilit.
Il Drammaturgo sogghignava. Il suo viso si stava imporporando.
Oh, Daddy. Lo so che pu sembrare un atteggiamento assurdo. Cio... -
stava scusandosi, ma al tempo stesso faceva il contrario - Cio, com' che diceva
Freud? "Chi soffre di fissazioni non le riconosce mai come tali,"  cos?
Sicch uno pu avere la fissazione che gli altri stiano facendo quello che spetterebbe
a lui di fare, e cos evita di farlo, no? Mi segui?
No, non ti seguo affatto. L'unica cosa chiara, comunque,  che ti stai crogiolando nel dolore altrui.
Dici?
Gi, e in tutto questo c' un elemento di compiacimento morboso, tesoro.
Conosco un sacco di ebrei che fanno la stessa cosa. L'ebbrezza cosmologica dell'accanimento della Storia. Stronzate! E comunque io non ho sposato una donna morbosa, ho sposato una donna morbida.
Norma rise. Morbida e non morbosa.
Una ragazza bella e morbida, non una ragazza morbosa.
Ehi, una ragazza morbida non pu essere anche morbosa?
No. Non pu. Le ragazze morbide non sono mai morbose.
OK, allora soltanto morbida.
Alzando il viso per farsi baciare. La sua bocca perfetta.
Quando si improvvisa non si sa dove si va a finire. Ma certe volte  un bene.
Non  me che ama. Ama qualcosa di biondo che esiste solo nella sua testa. Non me."
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19.
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Allontanandosi come un cane bastonato. E con Baby rannicchiato in grembo,
fattosi piccolo per la gran vergogna.
Dopo, facevano sempre la pace. Di notte, nel letto a baldacchino. Il materasso
di crine comicamente duro, le molle scricchiolanti. Momenti deliziosi
che il Drammaturgo avrebbe ricordato per tutta la vita, folgorato dalla capacit
che l'amore fisico, il piacere sessuale, ha di riverberare nel tempo ben oltre
la morte di chi l'abbia generato dal proprio corpo bramoso e tormentato.
Sarebbe stata Rose per lui, se era Rose che lui voleva.
Era sua moglie, sarebbe stata chiunque! Per lui.
Lo baci e ribaci fino a baciargli via anche il respiro. Gli succhi la lingua
come per strapparla. Percorrendo con le mani il suo corpo, il suo snello e spigoloso
corpo che cominciava ad appesantirsi sui fianchi, baciandolo famelicamente
sul torace, sui folti peli del torace, baciando e succhiando i suoi capezzoli, ridendo
e facendogli il solletico e carezzandolo arditamente. Le sue mani capaci.
Esperta (lo eccitava pensarla cos, vero o falso che fosse) come una pianista alle
prese con le scale sulla tastiera. Era Rose di Niagara. La moglie adultera, la moglie
assassina. La bionda donna dall'eccezionale bellezza e dal prodigioso fascino
sessuale sulla quale aveva posato lo sguardo anni e anni prima, molto prima di
avere anche solo la possibilit di conoscerla. E che assurdit, immaginare di poterla
conoscere! Quando si era identificato con Joseph Cotten, marito tradito e
impotente. Anche alla fine del film si era identificato con Cotten. Quando
Cotten strangola Rose. Una scena agghiacciante, con quello strangolamento muto,
da incubo. Una danza di morte. L'espressione sul volto perfetto della Monroe
quando si rende conto. Sta morendo! Suo marito  la Morte! Il Drammaturgo,
guardando in silenzio quelle immagini che sfarfallavano sullo schermo, si era
turbato come mai prima di allora davanti a un film. (In genere i suoi giudizi sul
cinema come mezzo di comunicazione erano tutt'altro che positivi.) Non aveva
mai visto nessuna donna come quella Rose. Era andato a vedere Niagara da solo,
in un cinema di Times Square, e aveva avuto la certezza che in platea non c'era
nessun uomo che potesse avere una sensazione diversa da quella che stava provando
lui. Non esistono uomini all'altezza di quella donna. Deve morire.
Nel loro letto, nella loro casa estiva in riva all'oceano a Galapagos Cove, lei
si era adagiata sopra di lui, sua moglie, la sua moglie incinta, e il corpo di lei si
era adattato al suo. Il suo dolce alito da bambina. I suoi dolci versi strozzati -
Oh, Daddy! Oh Dio mio! - che non capiva se fossero autentici o finti. Non l'avrebbe capito mai.
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20.
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Il Drammaturgo apr la porta del bagno senza sapere che lei era dentro.
Un asciugamano avvolto intorno ai capelli a mo' di turbante, nuda e scalza,
la pancia impercettibilmente arrotondata, si volt verso di lui sorpresa. Oh! Ehi. Nel palmo di una mano quattro o cinque pillole, e nell'altra mano un bicchiere di plastica. Si gett in bocca le pillole con un gesto rapido, e altrettanto rapidamente le mand gi con un sorso d'acqua, e lui le disse: Tesoro, non mi avevi detto che con quella roba avevi smesso? Una volta per tutte? e lei rispose, incrociando il suo sguardo nello specchio: Daddy, guarda che queste sono vitamine. E capsule di olio di fegato di merluzzo.
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21.
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Il telefono squill. Erano in pochi ad avere il loro numero di telefono l a Galapagos Cove, e lo squillo del telefono li fece trasalire.
Rispose Norma. Il suo volto sgomento. Muta, pass la cornetta al Drammaturgo, e si allontan rapidamente dalla stanza.
Era Holyrod, l'agente di Hollywood. Scusandosi per il disturbo. Dicendo di
sapere perfettamente che in quel periodo Marilyn non aveva nessuna intenzione
di girare film. Ma quello era un progetto speciale! Intitolato A qualcuno
piace caldo, una commedia farsesca con uomini vestiti da donna e il ruolo
principale scritto espressamente per Marilyn Monroe. Quelli dello Studio
scalpitavano per finanziare il progetto, e avrebbero riconosciuto a Marilyn un compenso minimo di centomila dollari...
Grazie. Ma te l'abbiamo gi detto: attualmente mia moglie non  interessata
a Hollywood. A dicembre avr il nostro primo figlio.
Che piacere in quelle parole! Il Drammaturgo sorrise.
Il nostro primo figlio. Nostro!
Che piacere, anche se di l a poco avrebbero avuto un gran bisogno di soldi.
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22.
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Desiderio
Poich tu mi desideri
Io non sono
Questo, Norma timidamente mostr al marito che gi pi volte le aveva chiesto
di fargli leggere qualche sua poesia.
Il Drammaturgo lesse quei pochi versi, e li rilesse, e sorrise perplesso essendosi
aspettato da lei qualcosa di molto diverso. Sicuramente qualcosa in rima!
E invece, che dire? L'intenzione era di incoraggiarla, conoscendo la sua ipersensibilit,
sapendo quanto fosse facile ferirla. Tesoro,  un attacco molto forte
e drammatico.  molto... promettente. Ma dove si va da qui?
Norma stava gi annuendo, come se si fosse aspettata quella critica. No, ovviamente
non era una critica, era un incoraggiamento. Prese dalle mani di lui
il foglio, lo ripieg fino a farne un quadratino minuscolo, e disse, ridendo alla
maniera della Ragazza del Piano di Sopra: "Dove si va da qui?" Oh, Daddy.
Hai proprio ragione. Credo che sia il mistero della vita di tutti noi!
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23.
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Poco lontano, sotto le assi della vecchia casa, un lamento fioco, come un miagolio.
Un uggiolio di Aiuto! Aiutami.
L sotto non c' niente. E io non sento niente. Lo so.
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24.
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Era la fine di luglio, tardo pomeriggio. Un amico del Drammaturgo era venuto
dal paese per portarlo a pescare. Norma era sola nella Captain's House. Sola
con Baby: noi due soli. Era di buon umore, non si era mai sentita cos bene. Da
giorni non scendeva in cantina, non aveva neanche lanciato la solita occhiata
gi per le scale. L sotto non c' niente. Lo so!  solo perch al mio paese non
esistono le cantine. Non ce n' bisogno.
Aveva l'abitudine, quand'era sola in casa, di parlare a voce alta.
Era a Baby, che parlava. Il suo migliore amico!
Era quello che era mancato a Nell la baby-sitter: un figlio. La ragione per
cui voleva buttare gi dalla finestra quella bambina. Se avesse avuto un figlio...
(Ma cos'era successo a Nell? Non era riuscita a tagliarsi la gola. L'avevano
portata via, per metterla in prigione. Arresa senza battere ciglio.)
Fine di luglio, tardo pomeriggio. Una giornata afosa. Caldo opprimente.
Norma Jeane entr nello studio del Drammaturgo sentendo un fremito di eccitazione,
come chi violi un terreno altrui. Ma il Drammaturgo non si sarebbe
arrabbiato se lei avesse usato la sua macchina per scrivere. Perch avrebbe dovuto
arrabbiarsi? Quella non era una scena improvvisata, per il semplice motivo
che l'aveva programmata. Aveva deciso di scrivere una lettera per Gladys, a
Lakewood, e di farne una copia. Quel mattino si era svegliata con una fitta di
pena pensando che Gladys doveva avere una gran nostalgia di lei. Era stata
lontana per cos tanto tempo! L'avrebbe invitata a venirli a trovare a Galapagos
Cove! Perch era certa che ormai Gladys si fosse ripresa abbastanza da poter
viaggiare, sempre che ne avesse voglia; quello era il quadro di sua madre che
aveva presentato al Drammaturgo, ed era un quadro che riteneva ragionevole.
Il Drammaturgo le aveva detto che Gladys gli sembrava una persona molto interessante
e che aveva una gran voglia di conoscerla. Norma Jeane avrebbe
scritto due lettere, entrambe con copia carbone. Una per Gladys e una per il direttore della clinica di Lakewood.
Ma il fatto che a dicembre avrebbe dato alla luce un figlio lo avrebbe scritto solo a Gladys.
Finalmente sarai nonna. Oh, non vedo l'ora!
Norma Jeane si sedette alla scrivania del Drammaturgo. La macchina da
presa si sarebbe alzata dietro di lei, per sbirciare le sue dita sui tasti della Olivetti
portatile. Adorava la vecchia e fedele Olivetti del Drammaturgo, con il
nastro tutto consumato. Quei fogli in disordine sulla scrivania erano cos reali
- come pensieri sparsi di un genio. Erano appunti? Frammenti di dialogo? Il
Drammaturgo non amava parlare del materiale cui stava lavorando. Probabilmente
per scaramanzia. Ma Norma Jeane sapeva che stava occupandosi di due
o tre progetti contemporaneamente, compresa la sua prima sceneggiatura. (Lei
era riuscita a convincerlo, e ne era felice e fiera.) Cercava un foglio bianco da
infilare nella macchina per scrivere quando il suo sguardo si sofferm involontariamente su...
X.: Sai una cosa, Daddy? Voglio che Baby nasca qui. In questa casa.
Y.: Tesoro, avevamo detto che...
X.: Potrei farmi aiutare da una levatrice! Dico sul serio.
(X., eccitata e con gli occhi dilatati; si tiene la pancia con entrambe le mani, come se fosse gi gonfia)
Su un'altra pagina, con diverse correzioni...
X. (rabbiosa): Non mi hai difesa! Mai, neanche una volta.
Y.: Non sempre era chiaro chi fosse ad avere torto.
X.: Quell'uomo mi disprezzava!
X.: No. Eri tu a disprezzarti.
(X. non sopporta l'idea che un uomo possa guardarla senza desiderarla.
Ha 32 anni e teme che la sua giovinezza stia finendo)
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25.
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Dove vai quando sparisci? Aveva sentito quel rumore in cantina. Glielo aveva
detto senza guardarlo in faccia, sapendo che non le credeva, che non desiderava
crederle. Lui l'aveva toccata per tranquillizzarla, e lei si era irrigidita. Che c',
Norma? Lei non riusciva a parlare. Lui era sceso gi in cantina a controllare,
con tanto di torcia elettrica, ma non aveva trovato niente. Lei per quel rumore
lo sentiva. Un miagolio fioco, lagnoso. Talvolta uno scalpiccio. Un fruscio, un
trambusto. Ricordava (era stato un sogno? la scena di un film?) un singolo urlo
di neonato. Al mattino presto e durante il giorno quando era sola al pianterreno,
e spesso anche nel pieno di nottate altrimenti tranquille, quando si svegliava
grondante di sudore e con la necessit impellente di andare in bagno. Pensava
che potesse essere un gatto selvatico o un procione - Qualcosa intrappolata
l sotto. Che muore di fame. La riempiva di terrore l'idea che una creatura vivente
potesse trovarsi intrappolata in quella cantina orrenda, come in fondo a
un pozzo. Il Drammaturgo l'aveva vista sinceramente sconvolta, e voleva fugare
le sue paure. Non voleva che le venisse la tentazione di scendere a controllare,
in quel buio opprimente. Tesoro, ti proibisco di scendere l sotto! Aveva scoperto
che con lei il tono scherzoso era la strategia pi azzeccata: in quel modo
scatenava la Norma di buon senso contro la Marilyn irrazionale. Stringendosi il
naso per non sentire la puzza (pi che di mele marce, adesso il tanfo era di carne
rancida, misto a odore di terra e di Tempo), scese daccapo gi in cantina e
sond ogni angolo con la luce della torcia elettrica, e torn su da lei ansimante
e irritabile (perch era una giornata incredibilmente calda e umida per quella
regione del Maine) e strappandosi dalla fronte manciate di ragnatele, per parlandole
gentilmente e insistendo che no, l sotto non c'era niente di niente,
niente che fosse riuscito a scoprire, e non aveva nemmeno sentito quei rumori
che lei gli diceva di sentire cos spesso. Norma Jeane era parsa tranquillizzata da
quelle parole. Sollevata. Gli aveva preso d'impulso una mano e se l'era portata
alle labbra per baciarla, facendolo sentire a disagio.
Oh, Daddy. Quanti capricci le donne incinte, eh?
In realt, sin dalla seconda settimana dal loro arrivo alla Captain's House
Norma aveva cominciato a dar da mangiare ai gatti randagi della zona. Contravvenendo
ai consigli del Drammaturgo. All'inizio aveva dato da mangiare
solo a un gatto, un maschio scheletrico col pelo nero e le orecchie smozzicate;
poi al maschio si era aggiunta una femmina, altrettanto scheletrica ma chiaramente
gravida; ben presto i gatti erano diventati una decina, tutti schierati davanti
alla porta sul retro, in paziente attesa di mangiare. Stranamente silenziosi
e accovacciati a una certa distanza gli uni dagli altri; aspettavano che Norma
disponesse i piatti sul prato, scattavano come molle e ripulivano il piatto rapidi
e metodici come automi, per poi scapparsene via di corsa. Dapprima Norma
aveva cercato di familiarizzare, di carezzarli, ma quelli le avevano soffiato
contro rinculando e mostrando i denti. Alla cantina si poteva accedere anche
da una porta esterna, quindi non era assurdo pensare che uno dei gatti potesse
essere entrato e non fosse pi riuscito a uscire. Se le cose stavano cos, allora la
creatura doveva essersi nascosta proprio bene.
quando il Drammaturgo era sceso per portarla in salvo.
Tesoro, forse dovresti smettere di dar da mangiare a quei gatti, le aveva detto il Drammaturgo.
Oh, s! Te lo prometto.
Altrimenti ne verranno sempre pi. Non puoi dar da mangiare a tutti i gatti del Maine.
Lo so, Daddy. Hai ragione.
E invece aveva continuato, per tutta l'estate, esattamente come lui si era
aspettato che facesse. Non voleva neanche immaginare quanti fossero i gatti
scheletrici e famelici che ogni mattina si presentavano per farsi nutrire da lei.
Quella sua strana ostinazione. La sua formidabile forza di volont. Il Drammaturgo
sapeva che nelle cose essenziali quella donna era capace di annientarlo.
Lui la superava solo nelle cose da poco.
Il Drammaturgo era al primo piano, intento a scrivere queste parole o parole
molto simili a queste, quando ud un grido. Lo capii subito. Capii subito cos'era successo.
Corse dabbasso e la trov riversa in fondo alla scala della cantina, che gemeva
e si contorceva. La torcia elettrica, cadutale di mano, proiettava il proprio fascio di luce nelle profondit della cantina come in un oblio di buio vago e informe.
Lei gli grid di salvarla, di salvare la creatura. Quando lui si chin su di lei, lei gli afferr le mani, gli tir le mani. Come se gli chiedesse di far nascere la creatura.
Il Drammaturgo chiam un'ambulanza. La portarono all'ospedale di Brunswick.
Aborto spontaneo alla quindicesima settimana di gravidanza.
La data era il 1 agosto.
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Note.
11. Internal Revenue Service, l'equivalente del nostro Ministero delle Finanze.
12. Termine dispregiativo di origine ebraica per definire le donne gentili o le ebree che non rispettano
il comportamento tradizionale ebraico.
13. In Yiddish, galletta di farina non lievitata.
14. In yiddish, focaccine morbide.
15. In yiddish, salmone affumicato.
16. In yiddish, zuppa di verdure.
Fine note.
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L'ADDIO.
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Fu allora che cominciammo a morire, vero? Tu davi la colpa a me.
Mai. Non a te.
Perch non ero riuscito a salvare te e la creatura.
Non a te.
Perch non ero stato io quello che aveva sofferto. Dissanguandosi.
Non a te. A me. Quello che avevo fatto per meritarmelo. Avevo ucciso Baby gi
una volta, Baby era gi morto.
Lei, la povera donna, rimase una settimana in ospedale. Aveva avuto una brutta
emorragia e aveva rischiato di morire appena arrivata al pronto soccorso.
Commozione cerebrale. Aveva la pelle terrea, cerchi scuri intorno agli occhi,
escoriazioni e tagli sul viso, sulla gola, sulle braccia. Cadendo si era slogata un
polso. Si era rotta un paio di costole. Quando il suo terrorizzato marito l'aveva
vista priva di sensi sulla barella del pronto soccorso aveva creduto che fosse
morta; che quel corpo fosse un cadavere. Adesso, in quella stanza d'ospedale
preclusa a tutti tranne che a lui, con la schiena appoggiata a due guanciali,
bianca come il camice che le avevano infilato, cannule da endovena infilate
negli avambracci e tubicino dell'ossigeno nel naso, sembrava sopravvissuta a
un qualche disastro: terremoto, bombardamento. Una sopravvissuta priva del
linguaggio adatto a descrivere a cosa fosse sopravvissuta.
E invecchiata. La sua giovent  finita una volta per-tutte.
La tenevano sotto osservazione perch, come spiegarono al Drammaturgo,
nel delirio aveva pi volte manifestato la volont di togliersi la vita.
E tuttavia com'era gaia la stanza di quella paziente! Piena di fiori.
Bench la paziente fosse registrata sotto falso nome. Un nome che non aveva
niente in comune con nessuno dei suoi nomi.
Il personale del Brunswick General Hospital non aveva mai visto mazzi di fiori cos belli.
Ovviamente il Brunswick General Hospital non aveva mai avuto tra i propri pazienti una celebrit di Hollywood.
Ovviamente era vietato l'accesso a giornalisti e fotografi. Tuttavia una foto
di Marilyn Monroe sarebbe apparsa sulla copertina del "National Enquirer, la
povera donna nel suo letto d'ospedale, fotografata dalla soglia della stanza, a
circa cinque metri di distanza.
MARILYN MONROE PERDE IL FIGLIO AL QUARTO MESE
DI GRAVIDANZA. SI TEMONO TENTATIVI DI SUICIDIO.
Un'altra foto simile venne pubblicata dall'Hollywood Tader insieme a una
esclusiva intervista telefonica con la Monroe, firmata dal cronista, o dalla
cronista, che si faceva chiamare Keyhole.
Questi affronti, e altri, il Drammaturgo glieli avrebbe tenuti nascosti.
Parlando ansiosamente e ossessivamente al telefono coi suoi amici di Manhattan:
Ho sottovalutato la paura di Norma. E adesso non riesco a perdonarmi.
No, non per la gravidanza: non aveva nessuna paura di fare un figlio. Parlo
della sua attrazione per l'Olocausto, per "l'essere ebrei". La sua attrazione per la
storia. Adesso mi rendo conto che la sua paura non era immaginaria, n esagerata.
La sua paura non era altro... non  altro che l'inevitabile conseguenza
della sensibilit con cui... Tacendo di botto, confuso. Aveva il fiato corto, era
sul punto di crollare, come gi pi volte dal giorno della disgrazia era crollato,
in pubblico, incapace di capire quale parola stesse cercando. In quella situazione
di sofferenza, il Drammaturgo, mago delle parole, aveva perduto buona
parte dei propri poteri; vedeva se stesso come un bambino alle prese con concetti
che gli fluttuavano nella mente come palloncini capricciosi, decisi a non
farsi acchiappare. Molti di noi imparano a convivere con questa paura. A superare
questo senso tragico della storia. Perch noi sopravvissuti siamo necessariamente
superficiali! Ma Marilyn... cio, Norma...
Oddio, ma cosa diavolo voleva dire?
In ospedale, perlopi silenziosa. Sdraiata con gli occhi pesti semichiusi, come
un corpo fluttuante a pochi centimetri dal pelo dell'acqua. Una misteriosa pozione
stillava dentro le sue vene, e dalle vene fluiva al suo cuore. Respirava talmente
piano che spesso per lui era quasi impossibile capire se davvero stesse
respirando, e, quando gli capitava di scivolare in uno di quei suoi sonni leggeri,
ipnotici come veli bianchi davanti agli occhi - poich era un uomo sfinito,
un uomo non pi giovane, un uomo che stava consumando uno dopo l'altro i
quasi dieci chili di troppo che aveva messo su da quando si era sposato - si destava
di colpo col terrore che la moglie avesse cessato di respirare. Le afferrava
le mani, ancorandola alla vita. Le massaggiava quelle dita inerti e remissive. Le
sue povere mani ferite! Notando con raccapriccio quanto le sue mani fossero
piccole e sproporzionate, mani qualsiasi, con le unghie rotte e sudicie. I suoi
capelli, i suoi famosi capelli, sempre pi scuri alla radice, erano secchi e fragili
e cominciavano a diradarsi. Le sussurr piano, come al capezzale di una bambina:
Ti amo, Norma amore mio. Ti amo, certo che lo sentisse. E che lo
amasse, e che l'avrebbe perdonato. E poi a un tratto la sera del terzo giorno eccola
sorridergli. E stringergli le mani e riaversi all'improvviso.
Il genio dell'attore! La capacit di spremere energia dai meandri pi profondi
dell'anima. Noi non siamo in grado di capirvi. Ecco perch vi temiamo. Immobili
e impotenti sulla riva, con le mani protese verso di voi, in perpetua soggezione.
Ci riproveremo, vero Daddy? Ancora e poi ancora, vero? Lei che non parlava
da giorni adesso parlava come se non avesse mai smesso. Fiera e insistente
sfrenata. Lui, il marito, avrebbe voluto abbassare lo sguardo davanti al suo.
Non ci arrenderemo mai, vero Daddy? Mai, vero? Me lo prometti?
...
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FINE Parte 4.